{"id":495086,"date":"2026-05-17T17:18:28","date_gmt":"2026-05-17T17:18:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/495086\/"},"modified":"2026-05-17T17:18:28","modified_gmt":"2026-05-17T17:18:28","slug":"usa-cina-il-punto-di-vista-di-marco-follini-per-adnkronos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/495086\/","title":{"rendered":"Usa-Cina, il punto di vista di Marco Follini per Adnkronos"},"content":{"rendered":"<p class=\"art-text\" id=\"\">&#8220;Il grande palcoscenico mondiale ci distrae dalle piccole cronache di casa nostra. Cos\u00ec ora l\u2019incontro tra Trump e Xi Jing Ping, appena sparecchiato, ci consente di alzare lo sguardo oltre lo steccato di casa e di fare i conti &#8211; o almeno, cercare di farli &#8211; con tutti gli interrogativi globali che infine decideranno anche di noi e delle nostre sorti. Ai tempi di Mao e di Nixon  1972) gli Stati Uniti e la Cina erano (assieme all\u2019Urss) i due poli della disputa globale. Tutto sembrava molto ordinato. Di qua la democrazia, di l\u00e0 il comunismo. Di qua il mercato, di l\u00e0 lo statalismo economico. Di qua le libere elezioni, di l\u00e0 le parate. All\u2019epoca si trattava solo di far convivere, non senza una certa fatica, questi due opposti modi di vedere le cose. Ora quella nettezza si \u00e8 un po\u2019 perduta. Non perch\u00e9 i due sistemi si assomiglino di pi\u00f9. Ma perch\u00e9 hanno perso, questo s\u00ec, alcune delle loro caratteristiche. Dando vita a un nuovo duello, privo di alcune delle rigidit\u00e0 tipiche di certi nostri trascorsi ideologici. Cos\u00ec, la Cina sembra fare proprie molte delle modalit\u00e0 dell\u2019economia di mercato, senza per questo mai allentare le briglie del controllo politico sui suoi cittadini. Mentre l\u2019America nella versione di Trump appare assai meno partecipe dei valori e dei diritti pi\u00f9 tipici delle democrazie. Valori e diritti che anche la vecchia guardia repubblicana a suo tempo aveva saputo custodire con una certa coerenza.<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"http:\/\/adnk.news\/discoverContent\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" style=\"width:100%;\" alt=\"CTA\" src=\"\/images\/logo-adn-cta.png\" class=\"BSFbmU\"\/><\/a><\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Cos\u00ec oggi \u00e8 cambiato per entrambi il terreno di gioco. Con una differenza, per\u00f2. E cio\u00e8 che la Cina sta ampliando il perimetro delle sue relazioni e si offre ormai come un riferimento strategico per il cosiddetto &#8216;sud globale&#8217;, e cio\u00e8 quell\u2019insieme di paesi che vogliono contendere al vecchio e malandato occidente il suo primato negli affari del mondo. Mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, stanno a poco a poco sfilacciando quella vecchia e preziosa rete di complicit\u00e0 e di amicizie che hanno lungamente accompagnato e sottolineato la sua egemonia nel mondo che si \u00e8 cercato di ricostruire all\u2019indomani della fine della seconda guerra mondiale (e ancor pi\u00f9 all\u2019indomani della vittoria nella guerra fredda).<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">A suo tempo Nixon e Mao avevano percorso la strada della reciproca convenienza, trovando tra loro una sorta di equilibrio geopolitico. Mentre \u00e8 piuttosto chiaro che nell\u2019amichevole (?) match tra Trump e Xi \u00e8 stato il secondo a trarre in maggior vantaggio dai colloqui. Infatti il cinese ha potuto sottolineare indisturbato che quello di Taiwan \u00e8 un affare interno cinese, ed ha evitato con cura di agevolare il suo interlocutore americano infilatosi nel pantano dell\u2019Iran e dello stretto di Hormuz.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">La stessa evocazione della famosa trappola di Tucidide, e cio\u00e8 la regola del conflitto che fin dai tempi di Sparta e di Atene tendeva a prodursi tra una potenza egemone in declino e una potenza sfidante in ascesa, \u00e8 sembrata fatta apposta per tagliare su misura agli Stati Uniti il vestito grigio del paese in mesto declino e alla Cina l\u2019abito scintillante del paese in pieno sviluppo di potenza. E&#8217; pur vero che il leader cinese ha concesso che forse questa volta, a differenza che nell\u2019antica Grecia, quella &#8216;trappola&#8217; si sarebbe potuta e ancora si potrebbe evitare. Ma solo a patto di lasciare ampio spazio al nuovo potere globale a spese del vecchio.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Dunque si pu\u00f2 dire che tra i due l\u2019uno abbia tratto un probabile vantaggio e l\u2019altro si trovi invece a fare i conti con una difficolt\u00e0 in pi\u00f9. Il fatto \u00e8 che la debolezza americana in questo contesto ha qualcosa di &#8216;ideologico&#8217;. O almeno, cos\u00ec sembra a chi coltiva il ricordo della storia. L\u2019ascesa degli Usa nell\u2019ordine mondiale era legata infatti assai largamente al suo significato politico e perfino ideologico. Al suo essere cio\u00e8 il luogo e il portabandiera della &#8216;liberaldemocrazia&#8217;. Fu questa la matrice ideale del conflitto rovente, caldissimo contro il nazifascismo e poi del conflitto freddo ma non freddissimo contro il socialismo reale. Oggi che quella bandiera appare stinta e quasi priva di significato -innanzitutto a coloro che pi\u00f9 si erano dati da fare per farla sventolare, qualche volta perfino a sproposito- tutto quel mondo appare ormai in ritirata. Ideale ancor prima che strategica. Con tutte le conseguenze, anche economiche, che finiscono per discendere sopra ognuno di noi. Quanto all\u2019Europa, \u00e8 piuttosto ovvio che se non ci si pone ora all\u2019altezza di questo dilemma, e di questi rischi, non andremo lontani. Ma questo, si sapeva anche prima&#8221;. (di Marco Follini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8220;Il grande palcoscenico mondiale ci distrae dalle piccole cronache di casa nostra. 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