{"id":496160,"date":"2026-05-18T11:19:13","date_gmt":"2026-05-18T11:19:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/496160\/"},"modified":"2026-05-18T11:19:13","modified_gmt":"2026-05-18T11:19:13","slug":"che-diavolo-e-quella-cosa-svelato-il-mistero-della-sfera-dorata-trovata-negli-abissi-dellalaska-ecco-cose-loggetto-alieno-e-perche-divide-gli-scienziati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/496160\/","title":{"rendered":"&#8220;Che diavolo \u00e8 quella cosa?&#8221;. Svelato il mistero della sfera dorata trovata negli abissi dell&#8217;Alaska: ecco cos&#8217;\u00e8 l&#8217;oggetto &#8220;alieno&#8221; e perch\u00e9 divide gli scienziati"},"content":{"rendered":"<p>Per oltre due anni e mezzo, biologi e zoologi marini di tutto il mondo si sono posti la stessa domanda: <strong>\u201cChe diavolo \u00e8 quella cosa?<\/strong>\u201c. L\u2019oggetto in questione, ribattezzato \u201csfera dorata\u201d, era stato rinvenuto nell\u2019agosto 2023 dalla spedizione<strong> Seascape Alaska 5 della NOAA<\/strong> (National Oceanic and Atmospheric Administration). A circa <strong>3.250 metri di profondit\u00e0 nel Golfo dell\u2019Alaska,<\/strong> le telecamere di un robot sottomarino telecomandato dalla nave Okeanos Explorer avevano inquadrato<strong> un insolito bulbo color oro, liscio e morbido<\/strong>, fermamente ancorato a una roccia e dotato di un foro sulla parte superiore.<\/p>\n<p>Risucchiato in superficie e inviato allo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington per essere studiato<strong>, l\u2019oggetto aveva generato le ipotesi pi\u00f9 disparate:<\/strong> un uovo sconosciuto, una spugna aliena, una colonia di microbi. Ora, uno studio appena pubblicato sul server bioRxiv ha finalmente risolto il mistero: la sfera dorata non \u00e8 un uovo, ma un residuo organico (una porzione di cuticola) secreto dal disco pedale di un enorme anemone degli abissi, il Relicanthus daphneae. In pratica, \u00e8 l\u2019impronta adesiva che l\u2019animale utilizza per ancorarsi alla roccia e che abbandona quando decide di spostarsi.<\/p>\n<p>Le indagini: dalla morfologia all\u2019esame del DNA<\/p>\n<p>Il percorso per arrivare a questa conclusione \u00e8 stato un vero e proprio giallo scientifico. \u201cIl primo passo \u00e8 stato cercare l\u2019anatomia macroscopica\u201d, ha spiegato a Live Science Allen Collins, zoologo e direttore del National Systematics Laboratory della NOAA. \u201c<strong>C\u2019\u00e8 una bocca da qualche parte? Possiamo trovare dei muscoli?<\/strong> Qualcosa che ci dica che si tratta di un particolare tipo di animale. Ma non abbiamo trovato nulla di tutto ci\u00f2\u201d. L\u2019oggetto si presentava come una struttura fibrosa stratificata. Mettendo il campione sotto il microscopio, Abigail Left ha individuato la prima traccia decisiva: una densa concentrazione di nematocisti, ovvero cellule urticanti. Nello specifico, si trattava di spirocisti, esclusive della classe degli esacoralli (che include coralli e anemoni).<\/p>\n<p>A questo punto, si \u00e8 passati ai <strong>test genetici.<\/strong> Un primo tentativo ha fornito risultati confusi a causa della massiccia presenza di DNA microbico sulla superficie. I ricercatori hanno quindi sequenziato l\u2019intero genoma, ottenendo<strong> una corrispondenza superiore al 99,8% con il DNA mitocondriale del Relicanthus daphneae<\/strong>. Estefan\u00eda Rodr\u00edguez, curatrice degli invertebrati marini all\u2019American Museum of Natural History di New York e studiosa della specie, ha poi riconosciuto il tessuto come una cuticola. Analisi metagenomiche hanno inoltre rivelato che questa sorta di \u201ccolla abbandonata\u201d diventa un micro-ecosistema a s\u00e9 stante: la presenza di batteri in grado di ossidare l\u2019ammoniaca indica che questi residui contribuiscono attivamente al ciclo dell\u2019azoto negli abissi.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 il Relicanthus daphneae e perch\u00e9 divide gli scienziati<\/p>\n<p>Il Relicanthus daphneae \u00e8 una creatura gigantesca per gli standard degli abissi: pu\u00f2 raggiungere i 30 centimetri di diametro ed \u00e8 dotato di lunghissimi tentacoli. Vive a profondit\u00e0 estreme (tra i 1.600 e i quasi 4.000 metri), spesso nei pressi delle sorgenti idrotermali negli oceani Pacifico, Indiano e Antartico. La sua classificazione, tuttavia, \u00e8 ancora oggetto di dibattito. Jon Copley, ecologo marino dell\u2019Universit\u00e0 di Southampton, fa notare che i dati genetici di uno studio del 2019 lo collocano in un gruppo distaccato, motivo per cui andrebbe definito<strong> \u201csimile a un anemone<\/strong>\u201c. Estefan\u00eda Rodr\u00edguez, co-autrice di quello stesso studio, resta per\u00f2 convinta della natura dell\u2019animale: \u201cMorfologicamente \u00e8 un anemone, e credo che lo sia. <strong>Non abbiamo ancora abbastanza campioni per dimostrarlo<\/strong>\u201c, ipotizzando che si tratti di una stirpe ancestrale di anemoni, difficilissima da classificare proprio per la sua arcaicit\u00e0. Resta intatto il valore della scoperta: come ha ricordato il capitano William Mowitt (NOAA), risolvere questi enigmi \u00e8 possibile solo raccogliendo fisicamente i campioni. Senza il prelievo robotico e le indagini genetiche incrociate, la \u201csfera dorata\u201d dell\u2019Alaska sarebbe rimasta un mistero insoluto sul fondo dell\u2019oceano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.biorxiv.org\/content\/10.64898\/2026.04.17.719276v1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Qui lo studio completo: https:\/\/www.biorxiv.org\/content\/10.64898\/2026.04.17.719276v1<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per oltre due anni e mezzo, biologi e zoologi marini di tutto il mondo si sono posti la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":496161,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-496160","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116595311629495800","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/496160","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=496160"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/496160\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/496161"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=496160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=496160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=496160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}