{"id":49664,"date":"2025-08-15T20:13:09","date_gmt":"2025-08-15T20:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/49664\/"},"modified":"2025-08-15T20:13:09","modified_gmt":"2025-08-15T20:13:09","slug":"pensioni-riforma-complicata-dai-numeri-la-vita-media-lavorativa-ai-minimi-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/49664\/","title":{"rendered":"Pensioni, riforma complicata dai numeri: la vita media lavorativa ai minimi dell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di pensioni, un conto \u00e8 la teoria, un altro la pratica. Lo ricorda un&#8217;analisi del Centro studi Cna: in teoria l&#8217;et\u00e0 per il ritiro \u00e8 fissata a 67 anni, ma nella pratica la vita lavorativa media italiana \u00e8 tra le pi\u00f9 basse d&#8217;Europa, appena 32,8 anni, contro i 37,2 anni dell&#8217;Ue a 27. Solo la Romania fa peggio. In Paesi come Olanda, Svezia e Danimarca si superano i 42 anni di lavoro, la Germania arriva a 40, la Francia a 37,2.<\/p>\n<p>Un dato che si intreccia con un contesto demografico critico: et\u00e0 media pi\u00f9 alta d&#8217;Europa (48,7 anni nel 2024), bassa natalit\u00e0 e un indice di dipendenza in crescita. Ci sono, infatti, 38,4 over 64 ogni 100 persone in et\u00e0 lavorativa. &#8220;Nel 2050 ogni lavoratore dovr\u00e0 mantenere un pensionato&#8221;, avverte l&#8217;Inapp. Con una spesa previdenziale gi\u00e0 oggi al 15,5% del Pil, la pi\u00f9 alta del Vecchio Continente, l&#8217;equilibrio tra entrate contributive e uscite pensionistiche si fa sempre pi\u00f9 fragile.<\/p>\n<p>Su questo scenario si innesta la proposta del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon (in foto), di fissare a 64 anni l&#8217;et\u00e0 di uscita per tutti. &#8220;I 64 anni possono diventare la vera soglia di libert\u00e0 pensionistica&#8221;, ha sostenuto, ipotizzando anche l&#8217;uso del Tfr come rendita integrativa e il blocco dell&#8217;aumento automatico dell&#8217;et\u00e0 legato alla speranza di vita previsto dalla riforma Fornero.<\/p>\n<p>Secondo le stime del Centro studi di Unimpresa, per\u00f2, la misura comporterebbe un impatto immediato e strutturale: tra 120 e 160mila nuovi pensionati in pi\u00f9 ogni anno, con una spesa aggiuntiva di 0,3 punti di Pil gi\u00e0 dal primo anno e un aggravio cumulato fino a 180 miliardi entro il 2045. Un onere che rischia di ridurre i margini per gli investimenti e le politiche di crescita.<\/p>\n<p>Oggi il ritiro a 64 anni \u00e8 possibile con 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno tre volte l&#8217;assegno sociale (1.616 euro nel 2025), soglia ridotta per le donne con figli. Ma dal 2030 il requisito salir\u00e0 a 3,2 volte l&#8217;assegno sociale. Le esperienze recenti di flessibilit\u00e0, come Quota 103 (62 anni e 41 di contributi con calcolo interamente contributivo), non hanno avuto grande successo: nel 2024 le adesioni sono state appena 1.153.<\/p>\n<p>Il nodo di fondo resta il mercato del lavoro: in Italia l&#8217;occupazione giovanile \u00e8 al 19%, contro il 51% della Germania, e l&#8217;ingresso stabile avviene spesso oltre i 30 anni. Questo riduce la durata della vita contributiva e aumenta la pressione sui conti previdenziali. Le micro e piccole imprese, dove oltre un dipendente su cinque ha meno di 30 anni, possono essere una leva per invertire la tendenza, ma servono politiche che facilitino l&#8217;assunzione e la stabilizzazione dei giovani.<\/p>\n<p>La sfida, dunque, non \u00e8 solo fissare un&#8217;et\u00e0 di uscita pi\u00f9 bassa, ma garantire che un sistema previdenziale gi\u00e0 sotto pressione per l&#8217;invecchiamento e la bassa natalit\u00e0 resti sostenibile.\n<\/p>\n<p> Ed \u00e8 molto difficile raggiungere questi obiettivi in un Paese dove l&#8217;accesso al lavoro \u00e8 lento, soprattutto per i giovani, e dove la vita lavorativa si interrompe spesso ben prima dell&#8217;et\u00e0 di vecchiaia prevista dalla legge.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando si parla di pensioni, un conto \u00e8 la teoria, un altro la pratica. 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