{"id":498411,"date":"2026-05-19T20:19:10","date_gmt":"2026-05-19T20:19:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/498411\/"},"modified":"2026-05-19T20:19:10","modified_gmt":"2026-05-19T20:19:10","slug":"oriente-occidente-di-rampini-a-che-punto-e-la-strana-guerra-in-iran-gia-quasi-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/498411\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | A che punto \u00e8 la \u00abstrana guerra\u00bb in Iran, gi\u00e0 quasi dimenticata"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Dopo un lungo girovagare per il mondo &#8211; dall\u2019Europa fino alla Cina &#8211; sono rientrato a New York, da Milano, su un volo della compagnia Emirates partito da Dubai. Tra il personale di bordo c\u2019era uno steward italiano che vive l\u00e0 da sette anni. Gli ho chiesto com\u2019\u00e8 la situazione, sul fronte di guerra. <b>La vita procede normale, molto diversa da certe narrazioni sui media<\/b>, mi ha detto. Dopo qualche giorno di cancellazioni, Emirates \u00e8 tornata quasi subito al 90% della sua operativit\u00e0. Non male per una linea aerea il cui hub globale \u00e8 a portata di missili e droni iraniani. Un mese fa, quando stavo programmando il mio viaggio e prenotando voli in Europa e in Asia, molti amici italiani volevano dissuadermi: <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/trasporti\/aerei\/26_maggio_19\/crisi-cherosene-voli-a-rischio-in-europa-le-compagnie-aeree-rassicurano-ma-gli-aeroporti-fanno-scorte-record-e-questo-falsa-i-6a0da2e9-b99c-42a4-9acb-3b38cc088xlk.shtml?vclk=BoardDWC%20Custom%20Economia_ZB2_PH20_N2\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sta per finire il cherosene<\/a>, dicevano, presto non si voler\u00e0 pi\u00f9. Ne avr\u00f2 presi una dozzina, non credo avessero i serbatoi vuoti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_maggio_19\/guerra-in-iran-le-ultime-notizie-in-diretta-trump-ho-sospeso-l-attacco-all-iran-in-programma-sono-in-corso-seri-negoziati.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta<\/a>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra le notizie che mi hanno colpito sulla stampa internazionale, altri segni di normalit\u00e0, o comunque di adattamento e resilienza. La Siria, passata nella sfera degli amici dell\u2019Occidente, si candida a ospitare nuove infrastrutture che trasportino energia dal Golfo verso il Mediterraneo, aggirando Hormuz. Gli Emirati progettano appunto \u2013 come l\u2019Arabia saudita \u2013<b> nuovi oleodotti terrestri per ridurre la vulnerabilit\u00e0 e vanificare il ricatto iraniano sullo Stretto<\/b>. Anche in Iran c\u2019\u00e8 un curioso segnale di normalizzazione: i preparativi per <b>riaprire la Borsa di Teheran<\/b>, chiusa dal 28 febbraio. Notizia assai pi\u00f9 tragica, anche se in qualche modo rientra nel tema del \u00abritorno alla normalit\u00e0\u00bb: <b>sono riprese condanne a morte ed esecuzioni di oppositori <\/b>da parte del regime.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La distanza fra i toni drammatici di molta informazione, e la vita reale, deve vaccinarci contro l\u2019allarmismo cronico. I mercati finanziari dal 28 febbraio hanno mostrato di avere i nervi pi\u00f9 saldi di molti media, e finora hanno avuto ragione loro. Non vorrei per\u00f2 esagerare nel senso opposto, professando un ottimismo euforico da \u00abscampato pericolo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra le notizie in controtendenza rispetto alla normalit\u00e0, sul fronte militare abbiamo Trump che convoca i vertici del Pentagono, annuncia che possono riprendere le ostilit\u00e0, poi dice di aver rinviato tutto su pressione dei suoi alleati arabi del Golfo; i quali per\u00f2 stanno prendendo in mano la propria difesa visto che Arabia saudita ed Emirati hanno lanciato le loro offensive militari (o forse rappresaglie a scopo dissuasivo) contro obiettivi iraniani.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uno studioso che stimo molto, lo storico britannico <b>Niall Ferguson della Hoover Institution<\/b> (universit\u00e0 di Stanford), di recente ha spiegato perch\u00e9 questa pu\u00f2 rivelarsi una \u00ab<b>strana guerra\u00bb<\/b>, con ripercussioni a scoppio ritardato. Dr\u00f4le de guerre, fu la definizione che gli storici diedero del periodo iniziale nella seconda guerra mondiale, tra il settembre 1939 e il maggio 1940, quando all\u2019invasione nazista della Polonia e alla dichiarazione di guerra anglo-francese segu\u00ec una sorta di stallo in cui sembrava non accadesse nulla.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ecco una sintesi dell\u2019analisi di Ferguson, riferita al conflitto attuale nel Golfo. Lui parte da un interrogativo: che fine ha fatto \u00abOperation Economic Fury\u00bb, il nome dato alla strategia americana per strangolare economicamente l\u2019Iran? La sua risposta \u00e8 che la guerra economica contro Teheran funziona, ma molto pi\u00f9 lentamente di quanto sperino i suoi promotori. E soprattutto rischia di produrre effetti collaterali sull\u2019economia mondiale, compresa quella americana.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il punto di partenza \u00e8 la convinzione, condivisa da alcuni esperti e da analisti finanziari come Robin Brooks, che <b>il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nello stretto di Hormuz stia davvero infliggendo danni seri all\u2019economia iraniana<\/b>. La strategia americana consiste nel soffocare il commercio estero della Repubblica islamica, impedendo soprattutto le esportazioni petrolifere. Tuttavia Ferguson ricorda che <b>la guerra economica ha sempre tempi lunghi, molto pi\u00f9 lunghi delle operazioni militari<\/b>. Le sanzioni raramente producono un collasso immediato del nemico. Vedi il precedente delle sanzioni occidentali contro la Russia dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina nel 2022. Allora molti governi e commentatori occidentali predissero che le misure economiche avrebbero paralizzato la macchina bellica di Vladimir Putin. Non and\u00f2 cos\u00ec. Lo storico britannico cita l\u2019analisi di Nicholas Lambert, secondo cui quelle sanzioni erano soltanto \u00abun livello 3 della scala Richter\u00bb. La ragione \u00e8 semplice: <b>nessuna potenza pu\u00f2 infliggere sofferenze economiche a un avversario senza subirne a sua volta le conseguenze<\/b>. Gli Stati Uniti e l\u2019Europa non ebbero il coraggio di interrompere del tutto il commercio energetico con Mosca, perch\u00e9 temevano un\u2019esplosione dell\u2019inflazione e una recessione. L\u2019amministrazione Biden, in particolare, aveva paura che prezzi troppo elevati del petrolio aggravassero il malcontento sociale interno.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo stesso schema si sta ripetendo oggi con l\u2019Iran. \u00abOperation Economic Fury\u00bb sta causando dolore economico a Teheran, ma la chiusura dello stretto di Hormuz \u00e8 una sorta di impresa congiunta americano-iraniana che colpisce l\u2019intera economia mondiale. Chi riesce a sopportare il dolore pi\u00f9 a lungo? <b>Chi possiede la soglia di resistenza pi\u00f9 alta?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nell\u2019ottobre 2025 l\u2019Iran disponeva di circa 26 miliardi di dollari di riserve ufficiali. A queste si aggiungono circa 100 miliardi di asset congelati dalle sanzioni internazionali. Le perdite commerciali provocate dal blocco di Hormuz vengono stimate attorno ai 120 milioni di dollari al giorno: 270 milioni di esportazioni mancate, compensate solo parzialmente da 150 milioni di importazioni bloccate. Se queste cifre fossero corrette, <b>l\u2019Iran potrebbe esaurire le sue riserve nel giro di sei-quattordici mesi<\/b>, a seconda dell\u2019accesso ai fondi detenuti all\u2019estero, soprattutto in Cina.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La situazione interna iraniana appare gi\u00e0 drammatica<\/b>. Il rial continua a precipitare sul mercato nero, arrivando vicino alla soglia di due milioni per dollaro. L\u2019inflazione ufficiale ha superato il 62%, mentre quella alimentare sfiora il 100%. Ferguson cita testimonianze secondo cui <b>a Teheran i prezzi del cibo aumenterebbero addirittura del 25% al giorno<\/b>. Tutto questo sembrerebbe avvicinare il regime a un punto di rottura.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ferguson invita alla cautela. <b>L\u2019economia iraniana possiede almeno quattro \u00abvalvole di sfogo\u00bb<\/b> che potrebbero permetterle di sopravvivere molto pi\u00f9 a lungo del previsto. <b>La prima riguarda la logistica<\/b>. Tra un terzo e met\u00e0 delle importazioni non petrolifere iraniane arrivano via terra o via aerea, quindi sfuggono al blocco navale. La seconda consiste nel ricorso <b>crescente al baratto<\/b>: Teheran pu\u00f2 scambiare petrolio, prodotti petrolchimici e manufatti industriali con beni essenziali, soprattutto alimentari. <b>La terza \u00e8 l\u2019uso delle criptovalute<\/b>. Negli ultimi cinque anni l\u2019Iran ha investito molto nel mining di Bitcoin e nello sviluppo di reti finanziarie alternative. <b>La quarta \u00e8 la relazione con la Cina<\/b>. Circa il 30% delle importazioni iraniane proviene da aziende cinesi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il successo di \u00abOperation Economic Fury\u00bb dipende dalla capacit\u00e0 americana di saturare gli impianti di stoccaggio petrolifero iraniani. <b>L\u2019Iran produce ancora tra 3 e 3,2 milioni di barili al giorno<\/b>. Prima della guerra ne esportava circa 1,7 milioni. Una parte importante del greggio pu\u00f2 essere raffinata internamente in diesel e benzina, riducendo cos\u00ec la necessit\u00e0 di esportazione immediata. Circa 2 milioni di barili raffinati vengono consumati sul mercato domestico, mentre altre quantit\u00e0 vengono contrabbandate attraverso le frontiere terrestri.<b> Il vero nodo \u00e8 lo stoccaggio<\/b>. L\u2019Iran dispone di circa 50-55 milioni di barili di capacit\u00e0 di deposito terrestre, gi\u00e0 in gran parte riempiti. Inoltre pu\u00f2 utilizzare petroliere ferme nel Golfo Persico come depositi galleggianti. Nei primi otto giorni del blocco quindici petroliere vuote sono entrate nel Golfo dirette verso porti iraniani. Secondo Ferguson, <b>Teheran avrebbe bisogno di una nuova petroliera ogni due giorni per evitare il collasso logistico<\/b>. Nel frattempo una quota significativa di esportazioni continua a sfuggire al controllo americano attraverso piccole imbarcazioni che navigano nelle acque omanite. La conclusione provvisoria dello storico \u00e8 prudente: <b>il collasso economico e politico dell\u2019Iran \u00e8 possibile, ma non rappresenta lo scenario pi\u00f9 probabile nel breve termine<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mentre Washington aspetta che le sanzioni producano i loro effetti, un\u2019onda d\u2019urto si propaga per\u00f2 nel resto del mondo. Non si tratta solo di petrolio e gas naturale liquefatto. Lo stretto di Hormuz \u00e8 essenziale anche per il commercio globale di fertilizzanti, zolfo, elio e numerose materie prime industriali. La Banca Mondiale prevede un aumento medio dei prezzi delle materie prime del 16% nel 2026. I prezzi dell\u2019energia crescerebbero del 24%, quelli dei fertilizzanti del 31%. Tutto questo si tradurrebbe inevitabilmente in rincari alimentari e industriali. I metalli industriali e preziosi potrebbero raggiungere livelli record. E queste stime presuppongono una riapertura relativamente rapida dello stretto. Le economie emergenti sarebbero le pi\u00f9 colpite, ma Ferguson sottolinea che anche gli Stati Uniti rischiano conseguenze serie. Le riserve americane di benzina e distillati sono gi\u00e0 basse. I consumatori si aspettano rincari del carburante, ma probabilmente sottovalutano gli aumenti di prezzo che riguarderanno praticamente tutti i beni di consumo, \u00abcompreso tutto ci\u00f2 che vende Walmart\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come spiegare il contrasto tra l\u2019euforia dei mercati finanziari e la fragilit\u00e0 dell\u2019economia reale? Il Nasdaq \u00e8 salito del 14% rispetto alla vigilia dell\u2019operazione \u00abEpic Fury\u00bb. Molti investitori sembrano convinti che l\u2019intelligenza artificiale sia pi\u00f9 importante dello shock petrolifero. Un hedge fund manager sintetizza questa convinzione con una formula brutale: <b>\u00abAI batte shock petrolifero\u00bb<\/b>. Ferguson non si fida di questo ottimismo e utilizza proprio l\u2019intelligenza artificiale di Gemini per simulare tre scenari economici.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel primo scenario lo stretto riapre subito<\/b>. Anche in questo caso i danni sarebbero consistenti: fertilizzanti ed energia rimarrebbero costosi per mesi, l\u2019inflazione americana salirebbe tra il 3,2% e il 3,5%, la crescita del Pil rallenterebbe leggermente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel secondo scenario la chiusura prosegue fino al 4 luglio<\/b>. Qui, secondo Ferguson, l\u2019economia globale entrerebbe in zona di rottura. Giappone e Corea del Sud, dipendenti dal Golfo per energia e materie prime petrolchimiche, rischierebbero fermate industriali sistemiche. Una carenza di elio bloccherebbe parte della produzione mondiale di semiconduttori. Le fabbriche automobilistiche americane potrebbero fermarsi per mancanza di alluminio e plastiche speciali. L\u2019inflazione salirebbe oltre il 4%, mentre la crescita americana rallenterebbe drasticamente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il terzo scenario \u00e8 quello pi\u00f9 cupo: chiusura dello stretto per sei mesi<\/b>. In questo caso Ferguson parla di stagflazione e collasso del commercio internazionale dei fertilizzanti. Gli Stati Uniti subirebbero rincari permanenti di beni industriali e sanitari, la Federal Reserve sarebbe costretta a rialzare i tassi nonostante il rallentamento economico e il Paese potrebbe entrare in recessione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ed \u00e8 qui che Ferguson pone la domanda decisiva: perch\u00e9 mai gli iraniani dovrebbero accettare un compromesso negoziale con gli Stati Uniti? Anche a Teheran esistono fazioni diverse: da una parte il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sembrano favorevoli a trattare; dall\u2019altra i Pasdaran preferiscono continuare l\u2019escalation militare. Ma entrambe le correnti potrebbero convergere su un punto: trascinare i negoziati il pi\u00f9 a lungo possibile, almeno fino a quando l\u2019economia americana non entrer\u00e0 nello scenario peggiore descritto da Ferguson. <b>Se Washington rischia recessione, inflazione e caos politico, il tempo potrebbe giocare a favore di Teheran.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019ultima riflessione \u00e8 di carattere generale. Le guerre, ricorda Ferguson, iniziano pi\u00f9 facilmente di quanto ci si aspetti e durano pi\u00f9 a lungo di quanto i governi immaginino. Alcuni conflitti finiscono presto, ma molti si trascinano per anni. Le trattative di pace della prima guerra mondiale, della Corea, del Vietnam o del conflitto israelo-egiziano richiesero tempi lunghissimi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ferguson non esclude una vittoria americana, n\u00e9 il collasso del regime iraniano.<\/b> Ma avverte che la strategia di strangolamento economico potrebbe trasformarsi in una guerra di logoramento globale, dove anche l\u2019Occidente paga un prezzo e dove il fattore tempo potrebbe favorire proprio il nemico che Washington sperava di piegare in fretta.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-19T15:51:15+02:00\" content=\"2026-05-19\">19 maggio 2026, 11:21  &#8211; modifica il 19 maggio 2026 | 15:51<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo un lungo girovagare per il mondo &#8211; dall\u2019Europa fino alla Cina &#8211; sono rientrato a New 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