{"id":499912,"date":"2026-05-20T17:58:17","date_gmt":"2026-05-20T17:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/499912\/"},"modified":"2026-05-20T17:58:17","modified_gmt":"2026-05-20T17:58:17","slug":"senza-figli-non-ce-sviluppo-la-frana-demografica-che-soffoca-il-mondo-e-linspiegabile-tabu-dellimmigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/499912\/","title":{"rendered":"Senza figli non c\u2019\u00e8 sviluppo, la frana demografica che soffoca il mondo e l\u2019inspiegabile tab\u00f9 dell\u2019immigrazione"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Luca Angelini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Negare che l&#8217;immigrazione possa creare problemi sarebbe ingenuo. Numeri e analisi, per\u00f2, sembrano suggerire che sarebbe molto meglio sfidarsi su come gestirla, anzich\u00e9 su come impedirla<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su La Rassegna del Corriere, la newsletter che il Corriere riserva ai suoi abbonati. Per leggerla occorre iscriversi a Il Punto: lo si pu\u00f2 fare <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><b>qui<\/b><\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa         frana demografica che sta caratterizzando la nostra epoca sta         guadagnando velocit\u00e0 e terreno &#8211; ha scritto qualche giorno fa, <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wa26t6560x8904?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=12\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sul         Financial Times<\/a>, John Burn-Murdoch, in una ricca analisi dei trend         mondiali -. In oltre due terzi dei 195 Paesi del mondo, il numero         medio di figli per donna \u00e8 sceso al di sotto del &#8220;tasso di         sostituzione&#8221; di 2,1, necessario per mantenere stabile la         popolazione senza immigrazione. In 66 Paesi, la media \u00e8 ora pi\u00f9 vicina         a uno che a due. In alcuni, il numero pi\u00f9 comune di figli per donna \u00e8         zero. (&#8230;) Ormai quasi tutto il mondo ne \u00e8 colpito. Fino a poco tempo         fa, tassi di natalit\u00e0 estremamente bassi e in rapido calo erano una         preoccupazione principalmente per i Paesi ricchi, ma ora molti Paesi in         via di sviluppo hanno tassi di fecondit\u00e0 inferiori a quelli di Paesi         molto pi\u00f9 ricchi. Nel 2023 il tasso di natalit\u00e0 del Messico \u00e8         sceso per la prima volta al di sotto di quello degli Stati Uniti, come         poi \u00e8 successo per quelli di Brasile, Tunisia, Iran e Sri Lanka. I         Paesi a basso e medio reddito stanno invecchiando prima di arricchirsi\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    L\u2019inverno demografico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8         vero che per decenni lo spettro \u00e8 stato quello della \u00abbomba         demografica\u00bb e che l&#8217;aumento della popolazione, in molti Paesi in via         di sviluppo, ha rappresentato un macigno verso il traguardo         dell&#8217;uscita dalla povert\u00e0. Adesso, per\u00f2, \u00e8 l&#8217;inverno demografico a         costituire un ostacolo alla crescita. Emblematico, ricorda         Burn-Murdoch, \u00e8 il caso del Giappone: \u00abLa stagnazione a partire dagli         anni &#8217;90 \u00e8 quasi interamente <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wo25th5t07su04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=13\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">spiegata<\/a>         dai bassi tassi di natalit\u00e0 che hanno ridotto la popolazione in et\u00e0         lavorativa\u00bb.<\/p>\n<p>    Produttivit\u00e0 in calo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto         sommato, meglio cos\u00ec, si potrebbe pensare, guardando magari alla lotta         al cambiamento climatico. Burn-Murdoch cita, per\u00f2, uno <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wi2ct85d0y7b04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=14\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">studio<\/a>         pubblicato dal National Bureau of Economic Research, secondo il quale l&#8217;impatto         del calo demografico sul climate change sar\u00e0 modesto         (contano ovviamente di pi\u00f9 i livelli di consumo). Non sar\u00e0, invece,         modesto l&#8217;impatto economico e sociale. Tanto per cominciare, \u00abla pressione         fiscale derivante dalla crescente spesa per pensioni e assistenza         sociale riduce anche gli investimenti nelle infrastrutture, <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wg2ut3550p4v04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=15\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">contribuendo<\/a>         a creare un senso di declino che alimenta le politiche antisistema\u00bb.         \u00c8 inoltre abbastanza intuitivo che societ\u00e0 pi\u00f9 \u00abvecchie\u00bb tendono a         diventare meno produttive, creative e dinamiche (anche se         l&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita non \u00e8 di sicuro una cattiva         notizia).<\/p>\n<p>Se         Elon Musk, con la sua abituale moderatezza, definisce il calo         del tasso di fecondit\u00e0 \u00abil pi\u00f9 grande rischio per la civilt\u00e0\u00bb, anche Jes\u00fas         Fern\u00e1ndez-Villaverde, professore di economia all&#8217;Universit\u00e0 della         Pennsylvania e uno dei principali ricercatori sulle <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w52gtq5y06xp04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=16\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">conseguenze<\/a>         del cambiamento demografico, sostiene che quasi tutti i problemi pi\u00f9         urgenti derivano da l\u00ec: \u00abIl declino della fecondit\u00e0 \u00e8 la grande         questione del nostro tempo.Tutto il resto ne \u00e8 una conseguenza\u00bb.<\/p>\n<p>    Il ruolo del digitale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Partendo         da un <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wm2qt95c0zew04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=17\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">articolo<\/a>         pubblicato il mese scorso da Nathan Hudson e Hernan Moscoso-Boedo         dell&#8217;Universit\u00e0 di Cincinnati, Burn-Murdoch, con dovizia di grafici e         dati, si sofferma, in particolare, sull&#8217;impatto che la diffusione         degli smartphone avrebbe avuto sul calo demografico, riducendo i         contatti \u00abdi persona\u00bb, nel mondo reale (pur non trascurando altri         impatti, ad esempio l&#8217;esplosione del costo degli alloggi nei Paesi ad         alto reddito). Per Melissa Kearney, docente di Economia all&#8217;Universit\u00e0         di Notre Dame, \u00e8 \u00abdel tutto plausibile che il moderno ambiente dei         media digitali abbia avuto effetti profondi sulla societ\u00e0, portando a         un declino delle relazioni di coppia\u00bb. E il demografo Lyman         Stone aggiunge: \u00abSe passi molto tempo a socializzare con i tuoi         coetanei nel mondo reale, i tuoi standard [per un potenziale partner]         sono ancorati al mondo reale. Se passi il tuo tempo su         Instagram, i tuoi standard sono ancorati a un senso artificiale di         ci\u00f2 che \u00e8 normale\u00bb.<\/p>\n<p>    Immigrazione e demografia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In         attesa che qualcosa cambi negli stili di vita (il primo consiglio in         proposito di Rana Foroohar, sempre del Financial Times, \u00e8 \u00abdite         ai vostri figli di mettere gi\u00f9 il telefonino e andare a fare una         passeggiata, preferibilmente con un partner\u00bb), il rimedio pi\u00f9 a portata         di mano nel breve termine per riassestare gli squilibri demografici \u00e8 l&#8217;immigrazione.         Lo hanno scritto anche i demografi di Eurostat nel <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w72pt25a041p04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=18\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">rapporto<\/a>         sulla popolazione Ue, pubblicato il mese scorso: \u00abUn saldo         migratorio positivo elevato e persistente \u00e8 l&#8217;unico fattore         che contribuisce alla crescita demografica per quei Paesi che si         prevede avranno una crescita demografica nel periodo compreso tra il         2025 e il 2100. Nei Paesi dell&#8217;Ue caratterizzati da un saldo migratorio         positivo, \u00e8 possibile che il processo di invecchiamento della         popolazione venga rallentato, poich\u00e9 le popolazioni migranti spesso         presentano un&#8217;elevata percentuale di persone in et\u00e0 lavorativa\u00bb.<\/p>\n<p>Elemento,         quest&#8217;ultimo, tutt&#8217;altro che trascurabile, visto che, come ha scritto Mario         Draghi nel suo rapporto sulla competitivit\u00e0 europea, \u00abda qui al         2070, l\u2019offerta di lavoro diminuir\u00e0 del 12 per cento e le ore         lavorate medie del 9 per cento, nonostante il possibile effetto         mitigatore di riforme del mercato del lavoro e delle pensioni\u00bb.<\/p>\n<p>    Un allarme\u00a0\u00abincomprensibile\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quel         che \u00e8 economicamente suggeribile, non sempre \u00e8 per\u00f2 politicamente         digeribile, come ha fatto notare Oliver Grimm nella newsletter         Mattinale europeo: \u00abQuesti numeri raccontano una verit\u00e0 allarmante.         Eppure, nei palazzi del potere europeo, pochi sembrano disposti ad         agire di conseguenza. \u201cMigrazione\u201d, \u201clavoro\u201d, \u201ccompetenze\u201d, \u201cforza         lavoro\u201d: nessuna di queste parole compariva nell\u2019ultimo discorso sullo         Stato dell\u2019Unione pronunciato dalla presidente, Ursula von der Leyen.         L\u2019ultima volta che i governi nazionali hanno approvato una legge volta         a facilitare l\u2019immigrazione legale \u00e8 stato il 12 aprile 2024. La         revisione della direttiva sul Permesso Unico dovrebbe rendere pi\u00f9         semplice per i cittadini di Paesi terzi ottenere, con un\u2019unica         procedura, il diritto di soggiornare e lavorare nell\u2019Ue. Entro il 21         maggio \u2014 questo gioved\u00ec \u2014 gli Stati membri sono tenuti a recepirla. Lo         faranno tutti e 25? (La direttiva non si applica a Irlanda e         Danimarca). E il Parlamento europeo? Da quando, due anni fa, gli         elettori hanno spostato l\u2019asse politico verso destra, la migrazione         legale \u00e8 diventata un tema tossico. Nessun eurodeputato in pieno         possesso delle proprie facolt\u00e0 rischierebbe il proprio capitale         politico per difenderla. E poich\u00e9 von der Leyen dipende sempre pi\u00f9         spesso da maggioranze parlamentari rese possibili dal sostegno         dell\u2019estrema destra, non promuove neppure politiche che facilitino         l\u2019immigrazione legale\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure,         ancora il 26 giugno dell&#8217;anno scorso, Magnus Brunner,         commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, aveva         avvertito: \u00abSe oggi fermassimo tutta l\u2019immigrazione legale verso         l\u2019Europa, fra vent\u2019anni le nostre economie sarebbero pi\u00f9 povere del         9-15 per cento\u00bb. In uno scenario di immigrazione zero, aggiunse,         l\u2019Europa finirebbe economicamente alle spalle non solo di Cina e Stati         Uniti, ma persino di Brasile e India. \u00abNon \u00e8 questo ci\u00f2 che vogliamo\u00bb,         concluse. Anche Brunner, per\u00f2, sembra oggi <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/ww2bt65y0tqj04?uid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d&amp;txnid=b25ae136-e4e1-4311-994f-05cf1badaa9a&amp;mid=74792c25-eada-41e2-bdc2-14723fbb3304&amp;utid=54e33523-d5da-4f6c-adb8-c5cdeb30b16d-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-19T18%3A49%3A30Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1067&amp;bsft_lx=19\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">concentrato<\/a>         soprattutto su come aumentare i rimpatri.<\/p>\n<p>    Le politiche Ue<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La         conclusione di Grimm non \u00e8 rosea: \u00abDa quando l\u2019Ue ha iniziato a         irrigidire le proprie politiche migratorie e d\u2019asilo, i responsabili         politici hanno sempre sostenuto che frontiere pi\u00f9 rigide e         deportazioni pi\u00f9 rapide dei migranti irregolari dovessero andare di         pari passo con procedure semplificate per lavorare legalmente in         Europa. Ma questa seconda gamba della politica migratoria europea         si \u00e8 atrofizzata. Indebolita economicamente e insicura         culturalmente, l\u2019Europa avanza zoppicando verso un futuro prossimo con meno         persone che lavorano, creano, contribuiscono e sostengono il suo         modello di welfare. \u00c8 una conseguenza diretta della Migrationswende         \u2014 la svolta restrittiva sulle politiche migratorie sostenuta da von         der Leyen, Brunner e dalla corrente principale della politica europea.         Anche se non era la conseguenza desiderata\u00bb.<\/p>\n<p>Negare         che l&#8217;immigrazione possa creare problemi, oltre a risolverne, sarebbe         ingenuo. Numeri e analisi, per\u00f2, sembrano suggerire che sarebbe molto         meglio sfidarsi su come gestirla, anzich\u00e9 su come impedirla. La         scorciatoia della retorica dell&#8217;\u00abinvasione\u00bb continua s\u00ec a pagare         elettoralmente, ma non cancella la \u00abverit\u00e0 allarmante\u00bb richiamata da         Grimm.<\/p>\n<p>    Le sfide da vincere<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Va anche aggiunto che non tutta l&#8217;immigrazione legale \u00e8 uguale. Come aveva scritto ancora Draghi, \u00abl\u2019Ue non riesce n\u00e9 ad attrarre migranti altamente qualificati dall\u2019estero n\u00e9 a trattenere i talenti locali. L\u2019Europa \u00e8 diventata uno dei principali esportatori di talenti e fatica ad attrarre e trattenere lavoratori altamente qualificati\u00bb. L&#8217;invecchiamento         non \u00e8 certo la sola causa del deficit di innovazione europeo, ma         di sicuro contribuisce. E la conseguenza \u00e8 che anche i ritocchi verso         l&#8217;alto nei numeri dei periodici decreti flussi, come sta         avvenendo in Italia, non riescono a cambiare i contorni della         fotografia scattata da Draghi. N\u00e9 a evitare situazioni di sfruttamento         del lavoro a bassa qualifica come quella denunciata oggi da Antonio         Averaimo su Avvenire: \u00abArrivavano in Italia in maniera         apparentemente legale, dopo aver fatto sborsare alle loro famiglie fino         a 13 mila euro, per risollevarsi dalla povert\u00e0, ma gi\u00e0 prima di toccare         il suolo italiano la loro sorte di vittime del caporalato era         segnata. Finivano poi a lavorare in aziende agricole e allevamenti         anche fino a 12 ore al giorno, con paghe irrisorie di pochi euro l\u2019ora,         esposti costantemente a ogni forma di ricatto e ridotti a vivere         nelle solite baracche di fortuna\u00bb. A scoprire l\u2019ennesima rete di sfruttamento         di lavoratori stagionali extracomunitari, messa in piedi da         un\u2019organizzazione criminale operante in Basilicata, Campania,         Emilia-Romagna e Lombardia (con ramificazioni fino in India), \u00e8 stata         la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. L&#8217;associazione a         delinquere sfruttava in modo criminale proprio le falle del Decreto         flussi: \u00abI migranti finiti nella rete del caporalato erano         continuamente ricattati a causa della necessit\u00e0 di onorare il debito         contratto con l\u2019organizzazione, fin dalla partenza dai loro Paesi di         provenienza, sotto minaccia di perdere il permesso di soggiorno         ottenuto. (&#8230;) Arrivati in Italia, attratti dalla possibilit\u00e0 di         ottenere un lavoro regolare attraverso il meccanismo del Decreto flussi         varato periodicamente dal governo per l\u2019ingresso dei lavoratori         extracomunitari, finivano invece in condizioni di vera e propria         schiavit\u00f9. Il sistema si era avvalso di datori lavoro complici che         presentavano domande di assunzione per i lavoratori stagionali, in         cambio di compensi stimati tra i 3 mila e i 4 mila euro per ogni         singola pratica\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl         lato repressivo delle norme funziona, ma bisogna proseguire il rafforzamento         degli strumenti preventivi verso chi sfrutta il Decreto flussi per         ricattare i lavoratori stranieri, superando il meccanismo del \u201cclick         day\u201d e implementando i controlli nella corrispondenza tra ingressi         concessi, fabbisogno di manodopera e contratti effettivamente         attivati\u00bb, dice il reggente della Fai-Cisl nazionale, Antonio         Castellucci. Per i segretari generali di Cgil Basilicata e Flai-Cgil         Basilicata, Fernando Mega e Vincenzo Pellegrino, il Decreto flussi \u00abnon         \u00e8 mai stato uno strumento per garantire ingressi legali e sicuri,         perch\u00e9 si basa sull\u2019incrocio tra domanda e offerta di lavoro a         distanza. Negli ultimi anni sono state introdotte alcune modifiche         positive che per\u00f2 non sono sufficienti a superare i ritardi cronici\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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