{"id":499969,"date":"2026-05-20T18:48:26","date_gmt":"2026-05-20T18:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/499969\/"},"modified":"2026-05-20T18:48:26","modified_gmt":"2026-05-20T18:48:26","slug":"her-private-hell-la-recensione-del-film-di-nicolas-winding-refn-a-canne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/499969\/","title":{"rendered":"\u2018Her Private Hell\u2019: la recensione del film di Nicolas Winding Refn a Canne"},"content":{"rendered":"<p>A volte ritornano, ma non sempre come si spera. Nicolas Winding Refn, tra i cineasti pi\u00f9 divisivi e originali del nostro tempo, \u00e8 stato riaccolto al Festival di Cannes, dove ha presentato fuori concorso il suo nuovo film: Her Private Hell. Esattamente dieci anni fa era sempre qui, sulla Croisette, con quel The Neon Demon che ne conferm\u00f2 la visione radicale e personale, e che ne aument\u00f2 estimatori e critici in maniera esponenziale. Fu anche la sua ultima volta sul grande schermo, fino a quest\u2019ultimo lavoro, palesemente una rivendicazione di stile e di intenti, quelli che l\u2019hanno sempre reso divisivo. Refn ci guida in una sorta di futuro a met\u00e0 tra cyberpunk, hard-boiled e action orientale, dove conferma il suo credere in un cinema fatto di eccessi, di colori saturi, violenza, ironia pungente e dialoghi criptici.<\/p>\n<p>Her Private Hell \u00e8 ambientato in una Tokyo perennemente avvolta dalla nebbia e illuminata dalle immancabili luci al neon, con un\u2019estetica simile sia a Blade Runner che agli horror pi\u00f9 importanti di Argento e Bava. La storia segue una doppia linea. La prima riguarda Elle (Sophie Thatcher), un\u2019attrice tormentata e instabile, figlia del corrotto e oscuro Johnny Thunders (Dougray Scott) e con un rapporto ambiguo e complicato con la matrigna, Dominique (Havana Rose Liu). Sta girando un film che pare un incrocio tra Flash Gordon e Barbarella, ha fatto amicizia con l\u2019ingenua e un po\u2019 civettuola collega Hunter (Kristine Froseth), che si \u00e8 anche trasferita nella sua casa. L\u00ec dentro per\u00f2 l\u2019atmosfera \u00e8 tesa, grottesca, anche a causa di un serial killer, denominato Leather Man, che sta uccidendo in modo orribile molte donne. Intanto, il soldato Kay (Charles Melton) si aggira per quei vicoli, in cerca della figlia che gli \u00e8 stata sottratta e di cui non ha pi\u00f9 saputo nulla, scontrandosi contro la Yakuza.<\/p>\n<p>Her Private Hell \u00e8 stato accolto con grande perplessit\u00e0 dalla critica a Cannes. Per carit\u00e0, \u00e8 normale con Refn, regista che non ha mai avuto mezze misure e non si \u00e8 mai troppo curato di essere conciliante. Dopo The Neon Demon si era dato a spot pubblicitari, corti, aveva diretto un episodio di Circus Maximus e ci aveva offerto due serie tv: Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy. La prima fu un disastro, la seconda invece una delle pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni, presentata con successo alla Mostra di Venezia. Pareva voler aspettare l\u2019occasione o la storia giusta, e in effetti sulla carta questo Her Private Hell ha davvero tutto quello che di Refn il pubblico ha sempre amato: l\u2019eroe solo contro il mondo, la violenza che si impone su un universo patinato abitato da corpi femminili perfetti e sensuali, assediati dall\u2019orrore e dalla paura. Peccato per\u00f2 che il film ci confermi che assieme al talento, Refn ha sempre avuto un eccesso di manierismo e una mancanza di equilibrio costanti.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 un film cos\u00ec poco dialogato come altri suoi precedenti, il problema \u00e8 che i dialoghi sono non solo inutili o malfatti, ma anche mal recitati. Refn si aggrappa alle solite luci, all\u2019eleganza, al sesso, al neon, a una citt\u00e0 resa palco per marionette che lui manovra a proprio piacimento. La fotografia di Magnus Nordenhof J\u00f8nck crea un gigantesco labirinto in cui Refn si diverte a perdersi e a farci perdere. Il problema per\u00f2 \u00e8 nell\u2019incertezza del tono, nell\u2019eccesso con cui Refn cerca di enfatizzare momenti in fondo molto superficiali, privi di un qualsivoglia senso o pathos. Passa dall\u2019analizzare il tema della paternit\u00e0 a quello della sessualit\u00e0 repressa, per poi decidere di virare verso lo slasher e l\u2019action alla John Wick. Ma ne esce una narrazione contorta che non convince mai. Apprezzabile l\u2019omaggio ai nostri maestri con le musiche di Pino Donaggio, ma \u00e8 un altro espediente che non salva il film dal sembrare un\u2019opera strozzata, priva di un\u2019evoluzione coerente.<\/p>\n<p>Vada per i personaggi stilizzati e poco approfonditi, in fondo non \u00e8 mai stata una cosa a cui tenesse, ma certo fa riflettere che Refn, da imprevedibile e per certi versi follemente audace, ora sia diventato schiavo di una forma priva di un sottotesto realmente sviluppato, che sia ancora pi\u00f9 radicalmente convinto che lo stile pu\u00f2 supplire sempre e comunque a una narrazione meramente abbozzata. Tra tutte le sue opere, questa \u00e8 la pi\u00f9 prevedibile, la pi\u00f9 sgraziata anche a livello di scenografie e costumi, la pi\u00f9 artificiosa, qualcosa che da parte del principe del cinema estetico per eccellenza francamente non ci saremmo mai aspettati. Speriamo di non dover aspettare altri dieci anni per dargli un\u2019altra chance.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A volte ritornano, ma non sempre come si spera. 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