{"id":501226,"date":"2026-05-21T13:19:17","date_gmt":"2026-05-21T13:19:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/501226\/"},"modified":"2026-05-21T13:19:17","modified_gmt":"2026-05-21T13:19:17","slug":"amarga-navidad-la-recensione-del-film-di-pedro-almodovar-a-cannes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/501226\/","title":{"rendered":"\u2018Amarga Navidad\u2019: la recensione del film di Pedro Almod\u00f3var a Cannes"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl cinema \u00e8 premonitore\u00bb, dice Elsa in Amarga Navidad. Pu\u00f2 essere premonitore anche all\u2019interno dello stesso film. Segni, accidenti, rimandi che, si capisce fin dal principio, verranno utili dopo. Per capire dove va la trama, certamente, ma soprattutto per capire chi siamo noi, mentre guardiamo quella storia.<\/p>\n<p>Nel suo nuovo film \u2013 in concorso a Cannes e nelle sale dal 21 maggio \u2013 Pedro Almod\u00f3var mette, toglie, conduce, depista. Lo fa con lo spettatore (per fargli capire dove va la trama), lo fa soprattutto con s\u00e9 stesso (per capire chi \u00e8 lui, e di rimando chi siamo noi). \u00c8 un discorso partito con il lucente Dolor y gloria e sviluppato nei film successivi. C\u2019\u00e8 il senso, per\u00f2 sempre vitale, dell\u2019approssimarsi della fine (anche qui: malanni, crisi, pastigliette per l\u2019ansia). C\u2019\u00e8 l\u2019idea, meta-cinematografica per\u00f2 sempre fisica, che l\u2019arte non possa mai prescindere dalla vita. C\u2019\u00e8 la rivelazione, a poco a poco, del meccanismo dietro le storie: e se il confine tra l\u2019opera di genio e il bluff fosse, in fondo, sottilissimo?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029126\" class=\"size-full wp-image-1029126\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1779369554_74_amarga.jpg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029126\" class=\"wp-caption-text\">B\u00e1rbara Lennie e Victoria Luengo. Foto: Iglesias M\u00e1s\/El Deseo<\/p>\n<p>Il protagonista maschile di Amarga Navidad, Ra\u00fal (Leonardo Sbaraglia), \u00e8 un regista iconograficamente molto simile al vero Pedro, come lo era Antonio Banderas in Dolor y gloria. Chioma grigia scapigliata, maglie di Prada, reverenza m\u00e1xima da parte del pubblico cinefilo globale. \u00c8 icona gay (scusate), gli danno premi alla carriera, potrebbe smettere di lavorare e starsene nella sua bella villa brutalista. Scopriamo che sta invece scrivendo la storia di Elsa (B\u00e1rbara Lennie), che \u00e8 altro da lui ma molto simile a lui. Ha anche lei un fidanzato giovane e figo, attacchi di panico forse per paura della morte (la morte sua, la morte degli altri, la morte dell\u2019ispirazione), soprattutto amiche (Victoria Luengo e Milena Smit) a cui ruba pezzi di vita per farci i suoi film. Le loro strade convergono e poi procedono parallele, col burattinaio che apre e chiude porte, fa entrare e uscire personaggi: dal suo copione, dalla sua vita.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tantissimo cinema, in Amarga Navidad. Almod\u00f3var ironizza sul significato di \u00abregista di culto\u00bb (e risponde, pi\u00f9 o meno: \u00abSolitamente \u00e8 uno che ha fatto un paio di film che non ha visto nessuno, ma quei pochi son diventati dei feticisti\u00bb; Elsa, anche lei regista, dopo quei due film si \u00e8 trovata per\u00f2 a girare spot per campare). Gioca col suo cinema degli inizi: le ragazze del mucchio, gli striptease di maschi sexy, la movida che oggi \u00e8 pi\u00f9 infrattata forse perch\u00e9 il mondo \u00e8 diventato pi\u00f9 conformista (nei club dove una volta ci si spogliava allegramente, oggi si va \u00abper scopare\u00bb oscuramente). Disseziona il suo film dall\u2019interno: \u00abForse due scene totalmente costruite su due canzoni di Chavela Vargas sono un po\u2019 troppo\u00bb, pronunciata dopo che noi abbiamo visto, dentro il film-nel-film, due scene (bellissime) totalmente costruite su due canzoni di Chavela Vargas. Si lascia persino andare a un\u2019amorevole autocritica: \u00abI tuoi film migliori li hai gi\u00e0 fatti\u00bb, dice a Ra\u00fal la sua amica e assistente (Aitana S\u00e1nchez-Gij\u00f3n) prima di liquidarlo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029124\" class=\"size-full wp-image-1029124\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/amarga-3.jpg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029124\" class=\"wp-caption-text\">Una scena del film ambientata a Lanzarote. Foto: Iglesias M\u00e1s\/El Deseo<\/p>\n<p>Ma, anche qui, \u00e8 un cinema che non prescinde mai dalla vita. Una fuga a Lanzarote, una festa con Barenboim e \u00abtanta cocaina\u00bb (favoloso cameo di Rossy de Palma), un letto d\u2019ospedale con una mamma morente che sorride, una bottiglia di mezcal al parco: \u00e8 sempre altro a svelare davvero chi sono i personaggi (le persone) e il loro relazionarsi agli altri e al mondo. \u00c8 sempre altro a indirizzarne il destino. Il cinema, in fondo, \u00e8 solo quello che (ci) vogliamo raccontare.<\/p>\n<p>Almod\u00f3var i suoi film migliori probabilmente li ha gi\u00e0 fatti, ma che significa poi \u201cmigliori\u201d? In molti non gli riconoscono certi grandi risultati anche recenti (per quanto mi riguarda: praticamente tutti). \u00c8 diventato un regista di culto molto presto ed \u00e8 riuscito a restare tale nonostante le trasformazioni del cinema e del mondo, ma senza mai compiacersene. Pi\u00f9 di tutto, non si \u00e8 ammalato di quella senilit\u00e0 creativa che prende quasi tutti, a un certo punto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029125\" class=\"size-full wp-image-1029125\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/amarga-2.jpg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029125\" class=\"wp-caption-text\">Aitana S\u00e1nchez-Gij\u00f3n e Leonardo Sbaraglia. Foto: Iglesias M\u00e1s\/El Deseo<\/p>\n<p>Usa ancora il cinema come spazio di confronto con s\u00e9 stesso e con la vita (e, ribadisco, sempre di pi\u00f9 con la morte), come lavagna bianca su cui prendere appunti e poi cancellarli, tela di Penelope da fare e disfare, teatro di marionette da comporre e scomporre a piacimento, con amarezza (il titolo del film, cio\u00e8 \u201cNatale amaro\u201d, sempre da una canzone di Chavela), dolcezza (per un attimo la storia potrebbe chiamarsi Dulce Elsa), e anche cattiveria.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 cinema senza vita, e viceversa. In queste due storie paralelas che si parlano, si inseguono, si copiano, si tradiscono, il finale \u2013 che ovviamente non vi svelo \u2013 \u00e8 per\u00f2 solo della vita. Due personaggi in una casa che non sanno pi\u00f9 che cosa dirsi: nel film di Almod\u00f3var che pi\u00f9 di tutti celebra e combatte la creazione artistica, le battute pi\u00f9 difficili da scrivere restano quelle della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abIl cinema \u00e8 premonitore\u00bb, dice Elsa in Amarga Navidad. Pu\u00f2 essere premonitore anche all\u2019interno dello stesso film. 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