{"id":501907,"date":"2026-05-21T22:21:13","date_gmt":"2026-05-21T22:21:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/501907\/"},"modified":"2026-05-21T22:21:13","modified_gmt":"2026-05-21T22:21:13","slug":"morti-improvvise-tra-mutazioni-genetiche-e-cicatrici-nascoste-sul-cuore-ecco-gli-esami-che-aiutano-a-prevenirle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/501907\/","title":{"rendered":"Morti improvvise, tra mutazioni genetiche e cicatrici nascoste sul cuore. Ecco gli esami\u00a0che aiutano a prevenirle"},"content":{"rendered":"<p>Firenze, 21 maggio 2026 \u2013 Arresti cardiaci improvvisi in giovani apparentemente sani, spesso sportivi e <strong>senza alcun segnale clinico evidente,<\/strong> potrebbero avere origini finora sottostimate nella combinazione tra genetica e alterazioni strutturali del cuore. A indicarlo sono nuovi studi internazionali che mostrano come alcune mutazioni genetiche e la presenza di fibrosi del tessuto cardiaco \u2014 visibile esclusivamente <strong>attraverso la risonanza magnetica cardiaca<\/strong> con mezzo di contrasto \u2014 possano rappresentare indicatori precoci e decisivi del rischio di morte cardiaca improvvisa.<\/p>\n<p> <img alt=\"L'interno di una sala operatoria\" loading=\"lazy\" width=\"2000\" height=\"1314\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" style=\"color:transparent;max-width:100%;height:auto\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/l-interno-di-una-sala-operatoria.webp\"\/><\/p>\n<p>L&#8217;interno di una sala operatoria<\/p>\n<p>Le evidenze arrivano da tre ricerche coordinate dalla Societ\u00e0 Italiana di Cardiologia e pubblicate su JAMA Cardiology, European Heart Journal e Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure. Ai lavori ha partecipato anche l\u2019Universit\u00e0 di Firenze, all\u2019interno di una pi\u00f9 ampia rete internazionale. Nel complesso,<strong> gli studi ridisegnano il profilo di rischio delle aritmie fatali,<\/strong> mettendo in discussione il paradigma clinico tradizionale basato quasi esclusivamente sulla frazione di eiezione, cio\u00e8 la capacit\u00e0 del cuore di pompare sangue.<\/p>\n<p>Il limite dei parametri tradizionali e il ruolo della genetica <\/p>\n<p>\u00abLa stima, peraltro grossolana, <strong>della funzione sistolica del ventricolo sinistro<\/strong> ha rappresentato per decenni il principale parametro nella valutazione del rischio di aritmie fatali \u2013 spiega Gianfranco Sinagra, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Cardiologia \u2013 ma oggi stiamo ampliando i criteri di valutazione introducendo nuovi indicatori. Esistono pazienti con mutazioni genetiche ad alto rischio che, pur avendo un cuore apparentemente normale, possono andare incontro ad aritmie letali <strong>senza alcun sintomo premonitore<\/strong>, mentre altri con una funzione cardiaca gi\u00e0 compromessa possono non sviluppare eventi gravi. Questo significa che il solo parametro della capacit\u00e0 di pompa del cuore non \u00e8 sufficiente a guidare le decisioni cliniche\u00bb.<\/p>\n<p>Stiamo ampliando i criteri di valutazione introducendo nuovi indicatori<\/p>\n<p>Il primo filone di ricerca si concentra sul ruolo della genetica. Lo studio pubblicato su JAMA Cardiology ha analizzato 308 portatori di varianti della proteina Filamin C (FLNC), reclutati in 19 centri internazionali <strong>specializzati nelle cardiomiopatie<\/strong>. La proteina ha un ruolo strutturale essenziale nel mantenere la stabilit\u00e0 delle fibre muscolari durante la contrazione cardiaca: quando il gene presenta varianti \u201ctroncanti\u201d, la proteina risulta incompleta o assente, rendendo le cellule cardiache pi\u00f9 vulnerabili alle aritmie maligne.<\/p>\n<p>\u00abUn paziente pu\u00f2 avere un cuore normale per dimensioni e funzione, ma restare comunque ad alto rischio di eventi fatali\u00bb, sottolinea Sinagra, co-autore dello studio. In questo contesto, anche i criteri tradizionali<strong> basati sull\u2019ecocardiografia<\/strong> mostrano limiti, perch\u00e9 non intercettano il rischio elettrico legato alla struttura cellulare.<\/p>\n<p>Nuovi modelli di rischio e medicina di precisione <\/p>\n<p>I dati del follow-up indicano inoltre <strong>una quota significativa di eventi:<\/strong> quasi un paziente su cinque ha presentato un evento maggiore, con un\u2019incidenza particolarmente elevata nei primi mesi dopo la diagnosi. Sono state individuate cinque variabili chiave \u2014 et\u00e0, sesso maschile, sincope, tachicardia ventricolare non sostenuta e frazione di eiezione \u2014 che, combinate, permettono di stimare il rischio individuale di aritmie nei successivi anni con maggiore precisione rispetto agli strumenti tradizionali.<\/p>\n<p>Il secondo studio, pubblicato su European Heart Journal, approfondisce le cardiomiopatie non dilatate del ventricolo sinistro (NDLVC),<strong> una forma riconosciuta solo recentemente dalle linee guida europee.<\/strong> In questi pazienti il cuore pu\u00f2 apparire normale all\u2019ecocardiogramma, ma la risonanza magnetica evidenzia la presenza di fibrosi miocardica, cio\u00e8 cicatrici nel tessuto cardiaco.<\/p>\n<p>Su oltre 500 pazienti complessivi tra coorte principale e validazione europea, circa il 15% ha sviluppato eventi aritmici maggiori entro cinque anni. Da questi dati \u00e8 stato costruito <strong>un nuovo sistema di stratificazione del rischio basato su sette parametri<\/strong>, capace di dividere i pazienti in quattro classi, con probabilit\u00e0 di eventi che vanno da meno del 5% fino a oltre il 40%, orientando cos\u00ec la decisione clinica sull\u2019eventuale impianto di defibrillatore.<\/p>\n<p>Si delinea un nuovo paradigma di medicina di previsione<\/p>\n<p>Il terzo studio <\/p>\n<p>Il terzo tassello arriva da JACC Heart Failure e riguarda il gene NEXN, che codifica per la proteina Nexilin. Le varianti di questo gene sono state associate a una possibile nuova forma di cardiomiopatia aritmogena,<strong> finora poco conosciuta.<\/strong> Lo studio, condotto in 12 centri internazionali e con la partecipazione anche delle universit\u00e0 di Udine, Brescia, Firenze e Trieste, ha mostrato una frequenza significativamente maggiore di tali varianti nei pazienti affetti rispetto alla popolazione generale.<\/p>\n<p>Anche in questo caso il quadro clinico pu\u00f2 risultare ingannevole: cuore non dilatato, funzione solo lievemente ridotta e <strong>assenza di sintomi evidenti. <\/strong>Tuttavia, nella maggior parte dei casi analizzati \u00e8 stata riscontrata un\u2019estesa fibrosi miocardica e un rischio significativo di aritmie ventricolari nel follow-up.<\/p>\n<p>Nel complesso, i tre studi convergono su una conclusione comune: la valutazione del rischio di morte cardiaca improvvisa nei giovani <strong>non pu\u00f2 pi\u00f9 basarsi su un singolo parametro funzionale,<\/strong> ma richiede un approccio integrato che combini genetica, imaging avanzato e storia clinica individuale.<\/p>\n<p>\u00abSi delinea un nuovo paradigma di medicina di precisione\u00bb, conclude Sinagra, \u00abin cui la prevenzione degli eventi fatali passa dall\u2019integrazione <strong>tra dati genetici e caratteristiche strutturali del cuore<\/strong>, anche quando gli esami tradizionali risultano normali\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Firenze, 21 maggio 2026 \u2013 Arresti cardiaci improvvisi in giovani apparentemente sani, spesso sportivi e senza alcun segnale&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":501908,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[83980,138221,6036,96321,239,162372,1537,90,89,770,84397,81995,278147,240],"class_list":["post-501907","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-aiutano","tag-cicatrici","tag-cuore","tag-genetiche","tag-health","tag-improvvise","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-morti","tag-mutazioni","tag-nascoste","tag-prevenirle","tag-salute"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116614902303964665","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/501907","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=501907"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/501907\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/501908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=501907"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=501907"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=501907"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}