{"id":504064,"date":"2026-05-23T07:30:16","date_gmt":"2026-05-23T07:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/504064\/"},"modified":"2026-05-23T07:30:16","modified_gmt":"2026-05-23T07:30:16","slug":"cosa-sono-le-soap-opera-da-un-minuto-che-stanno-divorando-netflix-e-su-cui-ha-investito-maria-de-filippi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/504064\/","title":{"rendered":"Cosa sono le soap opera da un minuto che stanno divorando Netflix e su cui ha investito Maria De Filippi"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Arrivano dalla Cina i \u00abduanju\u00bb, i microdrama verticale che nel 2025 hanno generato undici miliardi di dollari. ReelShort tiene gli utenti incollati allo schermo pi\u00f9 di qualsiasi grande piattaforma. E in Italia \u00e8 Maria De Filippi la prima a capire dove tira il vento<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un formato audiovisivo che, secondo i dati di <b>Omdia<\/b> presentati al MIPCOM, nel 2025 ha generato undici miliardi di dollari di ricavi nel mondo e di cui in Italia si parla appena. Si chiama <b>microdrama<\/b>. \u00c8 verticale, fatto per lo schermo del telefono, dura da uno a tre minuti a episodio, arriva a centocinquanta puntate a stagione e costruisce colpi di scena emotivi con la stessa sistematica premeditazione con cui Lost costruiva quelli narrativi. La Cina lo chiama <b>\u00abduanju\u00bb<\/b> e ne ha fatto un&#8217;industria che nel 2024 ha superato per la prima volta gli incassi del botteghino cinematografico nazionale. Il resto del mondo lo ha adottato di corsa, magari cambiando gli attori e adattando i costumi ma tenendo intatta la formula. Una formula che, a dirla tutta, non \u00e8 particolarmente complicata. Episodi brevissimi, uno scrolling che porta dall&#8217;uno all&#8217;altro senza soluzione di continuit\u00e0, archetipi narrativi che stanno a met\u00e0 tra la soap opera e il melodramma ottocentesco: il marito miliardario con la doppia vita, l&#8217;erede segreta, la protagonista umiliata che si riscatta, il fidanzato manipolatore che verr\u00e0 punito. Storie che non chiedono attenzione ma la catturano comunque, costruite su una grammatica del cliffhanger cos\u00ec condensata da garantire almeno tre colpi di scena al minuto. Lo si guarda in autobus, in coda alle poste, nei cinque minuti prima di addormentarsi.<\/p>\n<p>    Trentasei minuti contro venticinque: i numeri che spaventano Netflix<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E si guarda a lungo. Questo \u00e8 il dato che fa pi\u00f9 impressione. Secondo le rilevazioni di Omdia citate da Tubefilter, negli Stati Uniti gli utenti di ReelShort (la principale app di microdrama occidentale, creata dal gruppo cinese COL) trascorrono sulla piattaforma trentasei minuti al giorno. <b>Netflix<\/b> si ferma a venticinque, <b>Prime Video<\/b> a ventisette, <b>Disney+<\/b> a ventitr\u00e9. Per capire cosa significhi questo numero bisogna considerare che Netflix ha dodici milioni di utenti mobili mensili attivi negli Stati Uniti, mentre ReelShort ne conta appena un milione e centomila. Meno utenti, ma pi\u00f9 del doppio del tempo pro capite. La guerra dell&#8217;attenzione, misurata in minuti e non in abbonamenti, la stanno vincendo loro.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il paradosso \u00e8 che questo risultato viene ottenuto con produzioni che costano una frazione di quello che spendono i grandi streamer. Sessanta episodi (una stagione intera) si realizzano con meno di trecentomila dollari. Le riprese durano quattro giorni. Gli attori sono quasi sempre sconosciuti. Non c&#8217;\u00e8 una star da pagare n\u00e9 tantomeno una campagna marketing milionaria da sostenere. Tutto ruota attorno a un qualcosa di molto pi\u00f9 moderno e per certi versi pi\u00f9 spietato: un sistema di ottimizzazione basato sui dati. Dopo la pubblicazione degli episodi, i data analyst analizzano le metriche di performance (tempo di visione, tasso di abbandono per singolo episodio, punti di drop-off) e su quella base decidono se rigirare le puntate deboli, cambiare gli attori, modificare il ritmo narrativo. Il prodotto non \u00e8 mai definitivo. Evolve in tempo reale, come un algoritmo.<\/p>\n<p>    \u00abNoi siamo McDonald&#8217;s, loro il ristorante francese\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il <b>Ceo di ReelShort<\/b>, in una frase diventata quasi un manifesto del settore, ha paragonato la televisione e il cinema a un ristorante francese di lusso: costosi, lenti, per occasioni speciali. Il microdrama, nel suo schema, \u00e8 <b>McDonald&#8217;s<\/b>: veloce, economico, disponibile ovunque. La metafora \u00e8 deliberatamente prosaica e deliberatamente efficace.<br \/>Il mercato si distribuisce principalmente su due canali. Da un lato le grandi piattaforme generaliste (<b>Instagram<\/b>, <b>TikTok<\/b>, <b>YouTube<\/b>) dove i microdrama circolano liberamente e accumulano visualizzazioni. Dall&#8217;altro le app dedicate, come <b>ReelShort<\/b> e <b>DramaBox<\/b>, che adottano un modello freemium: i primi sei-dieci episodi sono gratuiti, poi scattano i micropagamenti. \u00c8 un sistema che ricorda pi\u00f9 i giochi mobile che lo streaming tradizionale, e i numeri lo confermano: il ricavo medio per utente pu\u00f2 raggiungere venti dollari a settimana, ottanta al mese. Pagamenti frammentati, quasi invisibili, molto difficili da smettere di fare quando la storia \u00e8 nel mezzo di un colpo di scena.<\/p>\n<p>    Maria De Filippi \u00e8 la prima in Italia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In Italia, il mercato si era tenuto a distanza da tutto questo. Poi \u00e8 arrivata <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/spettacoli\/cards\/maria-de-filippi-compie-64-anni-la-laurea-in-giurisprudenza-il-primo-incontro-con-maurizio-costanzo-8-segreti\/linizio-della-carriera-televisiva.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Maria De Filippi<\/a>.\u00a0<\/b>Il 13 aprile di quest&#8217;anno la <b>Fascino PGT<\/b>\u00a0(la societ\u00e0 di produzione partecipata al cinquanta per cento dalla conduttrice e al cinquanta per cento da <b>Mediaset<\/b>) ha pubblicato <b>\u00abTutto in una notte\u00bb<\/b> sulle piattaforme di <b>WittyTV<\/b>, <b>TikTok<\/b>, <b>YouTube<\/b> e <b>Instagram<\/b>. Cinquantaquattro episodi da uno a due minuti in formato verticale, girati in 9:16, concepiti per essere fruiti scrollando. La storia \u00e8 quella di una ragazza che festeggia i diciotto anni, intrappolata tra un fidanzato narcisista e una madre ossessivamente attenta alle apparenze, al punto da accarezzare l&#8217;idea di gettarsi dal balcone nel mezzo della festa. Tutti gli ingredienti del genere ci sono: il dramma emotivo condensato, il colpo di scena alla fine di ogni episodio, i protagonisti giovani e fotogenici, la messa in scena essenziale ma curata. Insieme alla serie \u00e8 nata anche <b>Witty Drama<\/b>, una sezione autonoma della piattaforma della <b>De Filippi<\/b> interamente dedicata a questo formato, con l&#8217;intenzione esplicita di farne un progetto duraturo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La scelta della <b>De Filippi<\/b> non stupisce chi la segue da vent&#8217;anni. La donna che ha capito prima di chiunque altro come funzionasse il meccanismo televisivo, che ha costruito format capaci di parlare contemporaneamente a quattordicenni e sessantenni, che ha trasformato <b>WittyTV<\/b> in un ecosistema capace di registrare picchi straordinari di utenti unici durante la messa in onda di <b>Amici<\/b> e <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/spettacoli\/17_luglio_16\/temptation-island-reality-che-incuriosisce-soprattutto-giovani-sud-3b08b8ca-6973-11e7-8ca5-a296e06be357.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><b>Temptation Island<\/b>,<\/a> si \u00e8 mossa ancora una volta con un anticipo che gli altri osservatori del mercato televisivo italiano devono ancora metabolizzare. La differenza rispetto ai concorrenti cinesi e anglosassoni c&#8217;\u00e8, per\u00f2, ed \u00e8 significativa: <b>\u00abTutto in una notte\u00bb<\/b> \u00e8 gratuita. Una scelta strategica che punta a fare massa critica sulla piattaforma proprietaria anzich\u00e9 monetizzare direttamente il singolo episodio. Il modello commerciale \u00e8 invece il branded content: nella trama della serie \u00e8 integrato il <b>brand Vigorsol<\/b> come sponsor, una soluzione coerente con le logiche del gruppo e con le abitudini di un&#8217;azienda che ha sempre saputo come far convivere intrattenimento e comunicazione commerciale.<\/p>\n<p>    Le leggi della narrativa non cambiano<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Rimane aperta la questione di quanto questo formato sia destinato a radicarsi anche in Europa. Il salto dalla Cina agli Stati Uniti \u00e8 stato facilitato dalla gi\u00e0 consolidata abitudine alle serie brevi su <b>TikTok<\/b> e da una cultura del micropagamento digitale pi\u00f9 avanzata. L&#8217;Europa (e l&#8217;Italia in particolare) ha storicamente resistito a certi modelli di monetizzazione mobile, almeno nelle prime fasi di adozione. Ma i numeri globali sono difficili da ignorare, e il fatto che sia <b>De Filippi<\/b> a fare da apripista significa che il tema \u00e8 gi\u00e0 entrato nell&#8217;agenda dei produttori che contano. Quello che i microdrama dimostrano, al di l\u00e0 delle cifre e delle curiosit\u00e0 di genere, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 strutturale: i meccanismi narrativi che tengono le persone attaccate a uno schermo sono gli stessi da quando esiste la narrazione seriale. Ritmo, colpi di scena, serialit\u00e0, risonanza emotiva degli archetipi. Cambiano i formati, cambiano i processi produttivi, cambia la lunghezza degli episodi. Ma quello che spinge uno spettatore a guardare il prossimo episodio (quella trazione sottile e quasi fisiologica che la buona narrativa popolare ha sempre saputo esercitare) non \u00e8 cambiato affatto. Il microdrama non ha inventato niente. Ha solo ridotto tutto al minimo indispensabile e messo il risultato nel posto in cui le persone gi\u00e0 stavano guardando: lo schermo del telefono.<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-21T11:34:18+02:00\">22 maggio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Arrivano dalla Cina i \u00abduanju\u00bb, i microdrama verticale che nel 2025 hanno generato undici miliardi di dollari. 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