{"id":50514,"date":"2025-08-16T08:22:11","date_gmt":"2025-08-16T08:22:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/50514\/"},"modified":"2025-08-16T08:22:11","modified_gmt":"2025-08-16T08:22:11","slug":"ci-sono-piu-avvocati-che-idraulici-la-denuncia-della-cgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/50514\/","title":{"rendered":"ci sono pi\u00f9 avvocati che idraulici. La denuncia della Cgia"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi 10 anni il <strong>numero degli artigiani<\/strong> presenti nel nostro Paese ha subito un crollo verticale di quasi 400 mila unit\u00e0. Se nel 2014 ne contavamo 1,77 milioni, l&#8217;anno scorso la platea \u00e8 scesa a 1,37 milioni (-22 per cento). Pertanto, afferma la CGIA che in due lustri quasi un artigiano su quattro ha gettato la spugna. Anche nell&#8217;ultimo anno la contrazione \u00e8 stata importante: tra il 2024 e il 2023 il numero \u00e8 sceso di 72mila unit\u00e0 (-5 per cento).\u00a0<\/p>\n<p>La riduzione ha interessato tutte le regioni d&#8217;Italia, nessuna esclusa. Nell&#8217;ultimo decennio le aree pi\u00f9 colpite da questa \u201cemorragia\u201d sono state le Marche (-28,1 per cento), l&#8217;Umbria (-26,9), l&#8217;Abruzzo (- 26,8) e il Piemonte (-26). Il Mezzogiorno, invece, \u00e8 stata la ripartizione geografica che ha subito le \u201cperdite\u201d pi\u00f9 contenute. Grazie, in particolare, agli investimenti nelle opere pubbliche legati al PNRR e agli effetti positivi derivanti dal Superbonus 110 per cento, il comparto casa ha \u201cfrenato\u201d la caduta del numero complessivo degli artigiani di questa ripartizione geografica. La denuncia \u00e8 sollevata dall&#8217;Ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati dell&#8217;INPS e, per quanto concerne il numero delle imprese artigiane attive, di Infocamere\/Movimprese.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Sono a rischio le riparazioni\/manutenzioni<\/strong><br \/>Gi\u00e0 oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l&#8217;antenna della Tv trovare un professionista del settore \u00e8 molto difficile, figuriamoci fra qualche anno. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, \u00e8 molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione\/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sar\u00e0 un&#8217;operazione difficilissima. \u00a0<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Crollo dovuto anche a fusioni e acquisizioni di impresa<\/strong><br \/>Va comunque segnalato che questa riduzione in parte \u00e8 anche riconducibile al processo di aggregazione\/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008\/2009, 2012\/2013 e 2020\/2021. Purtroppo, questa \u201cspinta\u201d verso l&#8217;unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all&#8217;ins\u00f9 anche la produttivit\u00e0 di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Pi\u00f9 avvocati che idraulici<\/strong><br \/>Negli ultimi decenni tante professioni ad alta intensit\u00e0 manuale hanno subito una svalutazione culturale; questo processo ha allontanato molti ragazzi dal mondo dell&#8217;artigianato. Il tratto del profondo cambiamento avvenuto, ad esempio, \u00e8 riscontrabile dal risultato che emerge dalla comparazione tra il numero di avvocati e di idraulici presenti nel nostro Paese. Se i primi sono poco pi\u00f9 di 233 mila unit\u00e0 , si stima che i secondi siano \u201csolo\u201d 165mila. \u00c8 evidente che la mancanza di tante figure professionali di natura tecnica siano imputabili a tante criticit\u00e0. A nostro avviso le principali sono: lo scarso interesse che molti giovani hanno nei confronti del lavoro manuale; la mancata programmazione formativa verificatasi in tante regioni del nostro Paese e l&#8217;incapacit\u00e0 di migliorare\/elevare la qualit\u00e0 dell\u2019orientamento scolastico che, purtroppo, \u00e8 rimasto ancorato a vecchie logiche novecentesche. Ovvero, chi al termine delle scuole medie inferiori ha dimostrato buone capacit\u00e0 di apprendimento \u00e8 \u201cconsigliato\u201d dal corpo docente a iscriversi a un liceo. Chi, invece, fatica a stare sui libri viene \u201cinvitato\u201d a intraprendere un percorso di natura tecnica o, meglio ancora, professionale; creando, di fatto, studenti di serie a, di serie b e, in molti casi, anche di serie c.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Le cause delle chiusure<\/strong><br \/>L&#8217;invecchiamento progressivo della popolazione artigiana, provocato in particolar modo anche da un insufficiente ricambio generazionale, la feroce concorrenza esercitata nei decenni scorsi dalla grande distribuzione e in questi ultimi anni in particolare dal commercio elettronico, il peso della burocrazia, il boom del costo degli affitti e delle tasse nazionali\/locali hanno costretto molti artigiani ad alzare bandiera bianca. Una parte della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d, comunque, \u00e8 ascrivibile anche ai consumatori che in questi ultimi tempi hanno cambiato radicalmente il modo di fare gli acquisti, sposando la cultura dell&#8217;usa e getta, preferendo il prodotto fatto in serie e consegnato a domicilio. La calzatura, il vestito o il mobile fatto su misura sono ormai un vecchio ricordo; il prodotto realizzato a mano \u00e8 stato scalzato dall&#8217;acquisto scelto sul catalogo on-line o preso dallo scaffale di un grande magazzino.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Rimettere al centro l&#8217;istruzione professionale<\/strong><br \/>Negli ultimi 45 anni c&#8217;\u00e8 stata una svalutazione culturale spaventosa del lavoro manuale. L&#8217;artigianato \u00e8 stato \u201cdipinto\u201d come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell&#8217;orientamento scolastico e nell&#8217;alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. Oggi, invece, sono percepiti dall&#8217;opinione pubblica come scuole di serie b e in certi casi addirittura di serie c. Per alcuni, infatti, rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno i ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio. Per altri costituiscono l&#8217;ultima chance per consentire a quegli alunni che provengono da insuccessi scolastici, maturati nei licei o nelle scuole tecniche, di conseguire un diploma di scuola media superiore. E nonostante la crisi e i problemi generali che attanagliano l&#8217;artigianato, non sono pochi gli imprenditori di questo settore che da tempo segnalano la difficolt\u00e0 a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Parrucchieri, estetiste, gelatai, pizzerie per asporto e informatici sono in controtendenza<\/strong><br \/>Non tutti i settori artigiani hanno subito la crisi. Quelli del benessere e dell&#8217;informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va altrettanto bene anche il comparto dell&#8217;alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle citt\u00e0 ad alta vocazione turistica.<\/p>\n<p>\u2022 <strong>Istituire un reddito di gestione delle botteghe artigiane<\/strong><br \/>I piccoli negozi e le botteghe artigiane giocano un ruolo fondamentale nei centri storici, nelle piccole comunit\u00e0 e nei borghi, contribuendo all&#8217;identit\u00e0 culturale, all&#8217;economia locale e al mantenimento del patrimonio storico. Queste attivit\u00e0, spesso situate in edifici storici, arricchiscono l&#8217;ambiente urbano con la loro presenza e le loro creazioni, attirando turisti e residenti interessati alla tradizione e all&#8217;artigianato di qualit\u00e0. Va ricordato, infine, che la decisa riduzione del numero degli abitanti che da qualche decennio sta interessando molte aree del Paese (territori di montagna, zone collinari, paesi di provincia, etc.), ha causato una forte contrazione del numero dei negozi\/botteghe artigiane. Un fenomeno molto complesso che ha deteriorato il tessuto urbano e la qualit\u00e0 della vita di molti contesti territoriali. Per questo sarebbe opportuno introdurre per legge un \u201creddito di gestione delle botteghe commerciali e artigiane\u201d per chi (giovane o meno) gestisce o apre una attivit\u00e0, compatibile con la residenzialit\u00e0, nei centri minori (fino a 10.000 abitanti).<\/p>\n<p>\u2022 <strong>La politica sta correndo ai ripari, in arrivo la riforma della legge quadro n\u00b0 443 del 1985<\/strong><br \/>A quarant&#8217;anni dall&#8217;entrata in vigore della legge quadro n\u00b0 443, il Parlamento ha avviato da alcuni mesi un percorso di riforma dell\u2019artigianato destinata a superare i vincoli normativi che limitano l&#8217;attivit\u00e0 di oltre 1,2 milioni di imprese artigiane presenti nel Paese. Tra le novit\u00e0 previste, vi \u00e8 la possibilit\u00e0, per quelle che operano nel settore alimentare, di vendere direttamente al pubblico i prodotti di propria produzione. Altro aspetto significativo riguarda la maggiore flessibilit\u00e0 nella costituzione dei consorzi, che potranno includere anche le Pmi non artigiane. Di rilievo \u00e8 inoltre la proposta di istituire un fondo biennale da 100 milioni di euro per facilitare l&#8217;accesso al credito, con il supporto di Confidi e della nuova Artigiancassa.\u00a0<\/p>\n<p>Infine, l&#8217;innalzamento del tetto occupazionale da 18 a 49 addetti consentirebbe all&#8217;Italia di allinearsi alle normative sull&#8217;artigianato presenti in gran parte dei 27 Paesi dell&#8217;UE. Riportiamo pi\u00f9 sotto alcuni punti che dovrebbero qualificare la riforma:<\/p>\n<ul>\n<li>incentrare la disciplina sulla figura dell&#8217;imprenditore artigiano;<\/li>\n<li>rivedere i vincoli societari relativi all&#8217;impresa artigiana;<\/li>\n<li>definire il perimetro di attivit\u00e0 del settore;\u00a0<\/li>\n<li>valorizzare il ruolo formativo dell&#8217;artigiano\/imprenditore;<\/li>\n<li>istituire una commissione consultiva per l&#8217;artigianato presso il Ministero del Made in Italy.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nell&#8217;<strong>ultimo anno le chiusure<\/strong> hanno interessato, in particolare, la dorsale adriatica: Ancona, Ravenna, Ascoli Piceno e Rimini. Tra il 2024 e il 2023 la provincia d&#8217;Italia che ha subito la contrazione pi\u00f9 importante del numero di artigiani \u00e8 stata Ancona con il -9,4 per cento (in valore assoluto pari a -1.254 persone). Seguono Ravenna e Ascoli Piceno entrambe con il -7,9 per cento. \u00a0Se la provincia romagnola ha subito una riduzione di 952 artigiani, quella marchigiana di 535. Al quarto posto scorgiamo Rimini con il -6,9 per cento (-835) e al quinto, a pari merito, Terni e Reggio Emilia con il -6,8 per cento. Se il nel capoluogo umbro abbiamo perso 384 unit\u00e0, in quello emiliano 1.464. Le diminuzioni pi\u00f9 contenute, invece, hanno interessato quasi esclusivamente le province del Mezzogiorno. Le meno colpite sono state Crotone e Ragusa ambedue con il -2,7 per cento. Se la realt\u00e0 calabrese ha visto scendere lo stock di artigiani di 78 unit\u00e0, quella siciliana di 164.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Negli ultimi 10 anni il numero degli artigiani presenti nel nostro Paese ha subito un crollo verticale di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":50515,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-50514","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50514"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50514\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}