{"id":505783,"date":"2026-05-24T09:55:29","date_gmt":"2026-05-24T09:55:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/505783\/"},"modified":"2026-05-24T09:55:29","modified_gmt":"2026-05-24T09:55:29","slug":"cosa-facciamo-davvero-con-chatgpt-gemini-co-i-dati-del-primo-studio-sugli-utenti-italiani-dei-chatbot-genai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/505783\/","title":{"rendered":"Cosa facciamo (davvero) con ChatGpt, Gemini &#038; co? I dati del primo studio sugli utenti italiani dei chatbot GenAI"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Le attivit\u00e0 pi\u00f9 comuni sono la richiesta di spiegazioni, la generazione di immagini e la scrittura di email. Ma c&#8217;\u00e8 anche chi li usa per fact checking e consigli medici (soprattutto tra gli utenti pi\u00f9 anziani)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cosa fanno gli italiani e le italiane con ChatGpt, Claude, Gemini &amp; co?<\/b> Chiedono spiegazioni, delegano la scrittura di mail, cercano informazioni. A volte, generano immagini o si fanno aiutare con il linguaggio di programmazione. E, in alcuni casi, chiedono consigli su questioni personali e persino mediche. Tutti utilizzi di cui si parla da tempo, ma che ora, grazie a uno<b> studio promosso dalla rete di ricercatrici e ricercatori italiani RiTA<\/b>, \u00e8 possibile quantificare &#8211; e contestualizzare &#8211; come mai prima.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Genere, et\u00e0, conoscenza pregressa dell\u2019AI, frequenza d\u2019uso: grazie a questa ricerca &#8211; basata su un campione di quasi 2 mila partecipanti, coinvolti anche attraverso <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_maggio_31\/cosa-fanno-gli-italiani-con-chatgpt-gemini-co-un-sondaggio-per-indagare-l-uso-reale-dell-ai-e-aiutare-la-ricerca-6a9ba2d6-5fab-4d3d-8056-ee10e3738xlk.shtml\" title=\"Cosa fanno gli italiani con ChatGpt, Gemini &amp; co? Un sondaggio per indagare l&#039;uso (reale) dell&#039;AI. E aiutare la ricerca\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un articolo pubblicato proprio da Corriere LogIn<\/a> &#8211; sappiamo questo e molto altro di chi usa i chatbot alimentati dall\u2019intelligenza artificiale generativa (GenAI). Il risultato \u00e8 una mappa capace di portare alla luce questioni spinose. Come il fatto che<b> a chiedere consigli di natura medica a ChatGpt &amp; co siano soprattutto gli utenti meno attrezzati a valutare criticamente i risultati<\/b>. Oppure che le donne sono pi\u00f9 restie degli uomini a buttarsi nell\u2019usare questi strumenti. <b>Dati &#8211; concreti &#8211; che impongono una serie di riflessioni. Soprattutto &#8211; per citare il paper di ricerca &#8211; su \u00abchi \u00e8 in lizza per beneficiare dei chatbot genAI\u00bb e chi no. \u00ab<\/b>Chi ha avuto possibilit\u00e0 di formarsi rispetto all\u2019AI generativa ne fa un uso pi\u00f9 strumentale, che produce valore aggiunto\u00bb, spiega la ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler <b>Beatrice Savoldi<\/b>, tra le promotrici dello studio. \u00abChi non l\u2019ha avuta, invece, se ne serve per lo pi\u00f9 per attivit\u00e0 passive, per puro intrattenimento o per cercare informazioni\u00bb. Con conseguenze potenzialmente enormi, in termini di rischi, ma soprattutto di opportunit\u00e0 perse.<br \/>&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Gli strumenti scalzati dai chatbot<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il primo dato sorprendente che emerge dalla ricerca \u00e8<b> la velocit\u00e0 con cui i chatbot GenAI sono riusciti a farsi largo nelle nostre abitudini<\/b>: l\u201980% degli intervistati dichiara di averli usati almeno una volta nei 12 mesi precedenti all\u2019indagine, superando gli assistenti vocali come Alexa e Siri (73%), che pure esistono da molto pi\u00f9 tempo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca indaga anche se e quanto i chatbot abbiano sostituito altri strumenti. Come gli <b>assistenti alla scrittura<\/b> (per intenderci: i software come Grammarly), abbandonati del tutto (20%) o in parte (24%) a favore dei chatbot. O i <b>motori di ricerca<\/b>, per cui le percentuali sono pi\u00f9 basse ma comunque non trascurabili: sostituzione parziale per il 34% del campione, totale per il 5%.<b> Tra i motivi, i pi\u00f9 citati dagli utenti sono la comodit\u00e0 e la personalizzabilit\u00e0, e non la fiducia nella qualit\u00e0 dei risultati. <\/b>\u00abGli utenti, insomma, sembrano scegliere i chatbot principalmente perch\u00e9 sono accessibili e user friendly\u00bb, commenta Savoldi.<\/p>\n<p>    Le attivit\u00e0 svolte (e da chi)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Veniamo ora alle attivit\u00e0 svolte con i chatbot GenAI. La pi\u00f9 comune \u00e8 la <b>richiesta di spiegazioni <\/b>(il 53% degli utenti dichiara di essersene servito per questo motivo almeno una volta nei 12 mesi precedenti), seguita dalla <b>generazione di immagini<\/b> (47%) e dalla <b>scrittura di email <\/b>(47%).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Significative anche le percentuali di chi usa i chatbot per generare idee e fare <b>riassunti <\/b>(42%), <b>analizzare dati <\/b>(31%), ricevere <b>supporto nella programmazione<\/b> (27%). Seguono attivit\u00e0 come scrittura creativa (23%) o accademica (25%), progettazione di viaggi (23%), creazione di quiz (12%).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un discorso a parte merita il<b> fact checking<\/b>, indicato dal 22% degli utenti bench\u00e9 non sia un\u2019attivit\u00e0 per cui i chatbot GenAI sono ottimizzati (\u00abLa fattualit\u00e0 non \u00e8 il loro punto di forza\u00bb, chiosa Savoldi). I dati mettono in luce come ad affidarsi a questi strumenti per la ricerca di informazioni fattuali siano soprattutto gli utenti pi\u00f9 anziani e meno alfabetizzati sui temi del digitale. E vale lo stesso per la <b>richiesta di consigli medici<\/b> (24%). Il pericolo, osserva Savoldi, \u00e8 che questi utenti siano vittime di un equivoco di fondo: <b>scambiare i chatbot per \u00abversioni avanzate dei motori di ricerca\u00bb, fidandosi pi\u00f9 del dovuto dei risultati proposti. Che invece andrebbero sempre &#8211; \u00e8 bene ricordarlo &#8211; presi cum grano salis.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tornando all\u2019elenco delle attivit\u00e0, il 23% del campione conversa con ChatGpt &amp; co di <b>questioni personali<\/b>, il 10% per avere <b>supporto emotivo<\/b> (10%), non mancano la <b>chat filosofica<\/b> (7,5%) o <b>romantica <\/b>(1.3%). Tutte percentuali, avverte Savoldi, che oggi potrebbero essere pi\u00f9 alte. \u00abI nostri dati sono stati raccolti nell\u2019estate del 2025\u00bb, spiega, \u00abma tutti gli studi usciti da allora dicono che l\u2019uso personale sta aumentando pi\u00f9 velocemente di quello professionale\u00bb. Motivo in pi\u00f9 per mettere a fuoco le criticit\u00e0. \u00ab<b>Questi strumenti, ormai \u00e8 noto, hanno la tendenza ad  assecondare chi li consulta. Ma molte persone, soprattutto quelle che hanno competenze pi\u00f9 fragili in materia di AI generativa, potrebbero non rendersene conto. <\/b>E questo pu\u00f2 avere esiti anche tragici: ci sono casi, ancora oggetto di indagine, in cui si sospetta che i chatbot possano aver giocato un ruolo in suicidi, ad esempio\u00bb. E la responsabilit\u00e0, enfatizza, \u00abnon \u00e8 solo degli utenti ma anche di chi questi strumenti li ha creati\u00bb.<\/p>\n<p>    Le piattaforme pi\u00f9 usate<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>ChatGpt \u00e8 in testa (74,5%), seguita &#8211; a distanza &#8211; da Gemini (37,4%).<\/b> Importante sottolineare che tutti i dati dello studio di RiTA riguardano in modo specifico gli utenti italiani, a prescindere dal chatbot che usano. \u00abFinora\u00bb, precisa Savoldi, \u00abla maggior parte delle ricerche sono state fatte su campioni anglofoni. Oppure su dataset delle aziende, limitati per definizione: raccontano solo le abitudini degli utilizzatori di questo o quel chatbot, e non ci dicono nulla su chi questi strumenti non li usa\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;identikit dell&#8217;utilizzatore tipo (e dei &#8220;non-user&#8221;)<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per i membri di RiTA, invece, i cosiddetti non-user sono interessanti quanto gli utenti assidui. Grazie ai dati socio demografici raccolti, Savoldi traccia un identikit di entrambi: \u00ab<b>L\u2019utilizzatore tipo \u00e8 un giovane uomo, con un titolo di studio elevato e un reddito alto<\/b>, spesso gi\u00e0 a suo agio con le tecnologie del linguaggio; mentre <b>a non usare questi strumenti \u00e8, tipicamente, una donna over 65 non laureata, priva di esperienza in materia di AI, dal reddito medio o basso<\/b>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Guardando ai dati, emerge una spaccatura tra chi non si approccia a questi strumenti perch\u00e9 sente di non avere le competenze necessarie per farlo (il 40% circa) e chi se ne tiene alla larga deliberatamente.<b> \u00abDati che ci spingono a chiederci se il modo in cui questi chatbot sono stati creati stia tagliando fuori i bisogni dei non-user\u00bb.<\/b> Ovvero? \u00abOggi come oggi, questi strumenti riflettono gli interessi dei loro sviluppatori: \u00e8 inevitabile. E, <b>poich\u00e9 vengono ottimizzati sulla base degli utilizzi attuali, in prospettiva potrebbero allontanarsi ancora di pi\u00f9 dalle necessit\u00e0 dei non-user<\/b>\u00bb. In sostanza, se gi\u00e0 ora i vantaggi della GenAI non sono distribuiti in modo uniforme &#8211; nemmeno tra coloro che gi\u00e0 la utilizzano &#8211; la situazione potrebbe peggiorare in futuro. Perch\u00e9 i   bisogni di chi potrebbe usarla, ma non lo fa, non vengono presi in considerazione.<\/p>\n<p>    Il gender gap<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca mostra che le donne sono significativamente meno propense a usare la GenAI, e il divario che le separa dagli utenti di sesso maschile si amplia con l&#8217;et\u00e0. <b>Anche quando si servono di questi strumenti, poi, lo fanno con minore frequenza rispetto agli uomini, anche a parit\u00e0 di esperienza o competenze. <\/b>Come se, a frenarle, fossero barriere pi\u00f9 profonde, ancora tutte da indagare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per ora, si possono solo fare ipotesi sulle possibili cause: i pregiudizi che vedono la tecnologia come \u201cuna cosa da uomini\u201d, i carichi extra di responsabilit\u00e0 domestiche che riducono il tempo a disposizione per sperimentare nuovi strumenti, ma anche la cosiddetta<b> \u201ctechnological anxiety\u201d<\/b>. \u00abNelle universit\u00e0\u00bb, osserva Savoldi, \u00ab\u00e8 stata osservata una tendenza: se l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale viene autorizzato ufficialmente,<b> le studentesse colmano il gap rispetto agli studenti, come se a frenarle fosse una maggiore paura di essere accusate di aver barato<\/b>\u00bb. Illuminante, in questo senso, un dato che viene da un\u2019altra ricerca: nel mondo accademico, dopo l&#8217;arrivo di ChatGpt, la produttivit\u00e0 dei ricercatori \u00e8 aumentata del 6,4% in pi\u00f9 rispetto a quella delle ricercatrici.\u00a0<\/p>\n<p>    Il nodo della formazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo abbiamo gi\u00e0 visto: le competenze e la formazione eventualmente ricevuta non si limitano a determinare se gli utenti usano i chatbot GenAI, ma possono anche influenzarne l\u2019uso. Risultato: <b>per qualcuno, stanno gi\u00e0 diventando una leva strepitosa, capace di velocizzare processi, potenziare competenze e moltiplicare risultati; per altri portano poco valore aggiunto e possono addirittura risultare dannosi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Savoldi insiste in particolare sul rischio di tante &#8211; troppe &#8211; opportunit\u00e0 perse. E, per spiegarsi, usa un esempio: \u00abI chatbot AI sono come i robot da cucina. Chi sa usarli, perch\u00e9 ha studiato le istruzioni, ha fatto tanta pratica o ha gi\u00e0 usato strumenti simili in passato, pu\u00f2 cucinare pi\u00f9 cose &#8211; magari anche sofisticate &#8211; molto pi\u00f9 in fretta e con meno fatica. Chi ha sfogliato il libretto potrebbe giusto farci la pasta. Tutti gli altri, hanno un\u2019opportunit\u00e0 in meno. E questo potrebbe penalizzarli\u00bb. <b>Conoscere poco i chatbot GenAI, prosegue, significa avere meno chance di \u00absfruttarli a nostro vantaggio sulle cose su cui sono pi\u00f9 forti\u00bb, ma anche correre pi\u00f9 rischi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo lo studio<b> enfatizza pi\u00f9 volte l\u2019importanza della formazione sull\u2019AI<\/b>. \u00abIn Italia ci si sta muovendo per formare la popolazione pi\u00f9 giovane e il corpo docente, ma \u00e8 importante trovare strategie per raggiungere tutti e tutte\u00bb, spiega Savoldi. E <b>sono gli utenti dei chatbot stessi a riconoscerlo<\/b>: interrogati rispetto all\u2019utilit\u00e0 di inserire progetti educativi ad hoc sull\u2019AI nelle scuole e nelle universit\u00e0, si sono detti &#8211; in maggioranza schiacciante &#8211; d\u2019accordo. \u00abIl punteggio pi\u00f9 alto\u00bb, precisa Savoldi, \u00ab\u00e8 per la voce \u201csono molto d\u2019accordo\u201d. Un dato che dice quanta consapevolezza ci sia, tra chi usa i chatbot, rispetto alla necessit\u00e0 di formarsi per farlo al meglio\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-23T15:08:00+02:00\">23 maggio 2026 ( modifica il 23 maggio 2026 | 15:07)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le attivit\u00e0 pi\u00f9 comuni sono la richiesta di spiegazioni, la generazione di immagini e la scrittura di 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