{"id":50693,"date":"2025-08-16T10:31:15","date_gmt":"2025-08-16T10:31:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/50693\/"},"modified":"2025-08-16T10:31:15","modified_gmt":"2025-08-16T10:31:15","slug":"recensione-the-black-keys-no-rain-no-flowers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/50693\/","title":{"rendered":"Recensione: The Black Keys &#8211; No Rain, No Flowers"},"content":{"rendered":"<p>Immagina: sei a Nashville o nel New Mexico o, se preferisci, nei sobborghi di Londra o Edimburgo. In un\u2019afosa notte d\u2019estate, entri in un cocktail bar dal sapore vintage; qualcuno mette su dei vecchi vinili del secolo scorso, un po\u2019 blues, un po\u2019 rock anni \u201860-\u201970, un po\u2019 soul, persino un po\u2019 funk. Prendi il tuo drink ghiacciato e una locandina dalla grafica pop retr\u00f2 psichedelica ti dice che sei finito ad uno dei famosi \u201cRecord Hangs\u201d, quei dance parties organizzati dai membri dei <strong>The Black Keys<\/strong>, che si alternano alla consolle, durante il dj set, per suonare ai fan estasiati rari vinili 45 giri, estratti dalla loro collezione. Hai visualizzato l\u2019atmosfera, riesci a sentire il groove?\u00a0<\/p>\n<p>Ecco! Questo \u00e8 ci\u00f2 che si respira e si sente in \u201c<strong>No Rain, No Flower<\/strong>\u201d, tredicesimo album in studio del duo statunitense di <strong>Daniel Auerbach<\/strong> (voce e chitarra) e <strong>Patrick Carney<\/strong> (batteria).<\/p>\n<p>Per un disco fatto artigianalmente alla vecchia maniera, prodotto e registrato agli Easy Eye Sound Studios di Nashville dalla band stessa, maniacalmente curato nei dettagli, che non faccia rimpiangere il sound dei vinili rari tanto amati, <strong>Auerbach<\/strong> e <strong>Carney<\/strong> si sono affidati, nella scrittura, a collaborazioni di tutto rispetto che arricchiscono con discrezione e dedizione l\u2019eclettismo musicale di questo lavoro: si passa da<strong> Rick Nowels<\/strong>, produttore di Lana Del Rey, con cui <strong>Dan <\/strong>aveva lavorato al tempo di \u201cUltraviolence\u201d (di Lana Del Rey), ai producer e songwriter <strong>Desmond Child<\/strong>, <strong>Daniel Tashian<\/strong> e <strong>Scott Storch<\/strong>.<\/p>\n<p>Il culto per tutto ci\u00f2 che \u00e8 analogico si percepisce fin dall\u2019estetica vintage, fedele al consueto gusto dei <strong>The Black Keys<\/strong>, scelta per l\u2019artwork del disco. Per la copertina sono riproposti font tipografici retr\u00f2 che campeggiano, con il titolo dell\u2019opera, su un nastro in un tatuaggio old school con una rosa rossa (unica nota di colore su un fondo bianco e nero) sul petto di un biker che fuma e che bagna con le sue lacrime il fiore reciso. La stessa grafica aveva gi\u00e0 accompagnato i primi singoli estratti (No Rain, No Flowers, Babygirl, The Night Before).<\/p>\n<p>Come se non bastasse, \u201c<strong>No Rain, No Flowers<\/strong>\u201d sar\u00e0 disponibile, oltre che nella versione in CD, in diverse edizioni limitate su vinile 12\u201d colorato, con incluso un poster pieghevole con illustrazioni in stile tattoo old school, una per ogni brano.\u00a0<\/p>\n<p>Il duo dell\u2019Ohio pare voglia avvertirci che senza lacrime che li bagnino come pioggia, non possano nascere fiori. Cos\u00ec sentenziano sia il titolo dell\u2019album, che giunge dopo un 2024 difficile, sul piano personale e artistico, tra un disco non clamoroso malgrado le blasonate collabs (\u201cOhio Players\u201d, che ha visto la partecipazione, ad esempio, di Beck e Noel Gallagher), la rottura con il management e un tour annullato, sia la title track electro-rock, che delinea perfettamente la filosofia abbracciata dal duo, necessaria per superare le maree avverse della vita e ritrovare il sole dopo i momenti bui (\u201cBaby, the damage is done \/ It won\u2019t be long \u2018til we\u2019re back in the sun\u201d), perch\u00e9 da maggior dolore non pu\u00f2 che derivare maggior forza.<\/p>\n<p>L\u2019euforico groove di The Night Before celebra l\u2019inebriante fascino della notte e ci racconta il risveglio di un memorabile e allucinante post sbornia (\u201cI\u2019m seeing stars everywhere I go\u201d), con tanto di caduta dal letto. Il singolo \u00e8 stato accompagnato da un divertente video in bianco e nero diretto da Running Bear, che vede il facchino e la cameriera di un hotel risvegliarsi, dopo che la notte prima hanno abbandonato le proprie mansioni e infranto tutte le regole, assaltando la lavanderia, rubando l\u2019alcool dal frigobar della stanza di un ospite, ballando e correndo per i corridoi, saltando sui letti, per poi tenersi al caldo l\u2019un l\u2019altra a luci spente (\u201cI got a girl who treat me right \/ Who keep me warm when I turn out the light\u201d). L\u2019ode alla notte come dimensione di evasione negli eccessi e, insieme, di smarrimento si ritrover\u00e0 anche in A Little Too High.<\/p>\n<p>La presenza femminile domina con elegante sensualit\u00e0 Babygirl in cui \u00e8 descritta con leggerezza la donna desiderata (\u201cI just wanna put my arms around you \/ To tell you you\u2019re my babygirl\u201d), ancora pi\u00f9 bella quando \u00e8 persa nei suoi sogni ad occhi aperti. Un amore luminoso e ancora in divenire trova spazio nella ballad funky All My Life, mentre desiderio e rimpianto trasudano dalla pi\u00f9 cupa Down to Nothing: chitarre pi\u00f9 sporche e basso distorto per dolore della perdita e solitudine spesi in bar solitari, dopo una relazione finita. A queste sensazioni si aggiunge, in On Repeat, la difficolt\u00e0 di dimenticare momenti, immagini, parole, addii (\u201cOn repeat \/ I keep seeing you saying goodbye\u201d) che si ripropongono ossessivamente a ripetizione, giorno dopo giorno davanti agli occhi e nel labirinto di pensieri intrusivi, il cui andamento ciclico \u00e8 reso dal ritmo funk ipnotico del brano. L\u2019accattivante Make You Mine dal gusto pop psichedelico anni \u201870 si fa pi\u00f9 esplicita, ma risulta meno sexy di quanto vorrebbe. Risulta molto pi\u00f9 seducente, con la voce rauca di <strong>Dan<\/strong>, Man on a Mission, un pezzo che riporta alle vibes di \u201cEl Camino\u201d. Kiss It, invece, ci diverte, presentandosi ironicamente sfacciata e provocatoria.<\/p>\n<p>In maniera del tutto inaspettata, infine, arriva in chiusa una vulnerabile ballad folk acustica alla Dylan: introspettiva e raffinata, Neon Moon, parla di solitudine e smarrimento per le strade della vita in un mondo artificiale in cui non ci sono pi\u00f9 punti di riferimento saldi da seguire sulla volta celeste, quando si viaggia di notte. Tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 riportarti a casa \u00e8 solo una pallida insegna al neon, una luna certamente meno mutevole e incostante di quella vera.\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<strong>No Rain, No Flowers<\/strong>\u201d esplora scenari e disposizioni d\u2019animo gi\u00e0 consueti nella pluridecennale produzione del duo, ma con rinnovato autentico piacere nella ricerca del suono e nel consolidamento della propria matura identit\u00e0 artistica. Lasciando intravedere il percorso, compiuto dentro la fucina degli artisti, di fioritura emotiva e compositiva delle canzoni, accompagnate nella loro crescita e nutrite anche di lacrime e dolore, l\u2019album riscatta la band dalle difficolt\u00e0 recenti con qualche pezzo che magari sentiremo suonato abbastanza spesso in radio di qualit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Immagina: sei a Nashville o nel New Mexico o, se preferisci, nei sobborghi di Londra o Edimburgo. 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