{"id":507220,"date":"2026-05-25T09:16:26","date_gmt":"2026-05-25T09:16:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/507220\/"},"modified":"2026-05-25T09:16:26","modified_gmt":"2026-05-25T09:16:26","slug":"la-cina-si-sta-mangiando-il-made-in-italy-e-leuropa-perche-abbiamo-paura-di-difenderci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/507220\/","title":{"rendered":"La Cina si sta mangiando il Made in Italy (e l\u2019Europa): perch\u00e9 abbiamo paura di difenderci?"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Fubini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">La crescita cinese non garantisce affatto nuovi mercati all\u2019Europa. Semmai, il contrario. La Cina sta metodicamente espellendo i produttori europei, ecco come<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo articolo \u00e8 tratto dalla newsletter settimanale \u00abWhatever It Takes\u00bb di Federico Fubini. Per iscriversi questo \u00e8 il <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">link<\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Donald       Trump, i suoi eccessi, i suoi abusi, le sue guerre e i suoi dazi hanno       catalizzato talmente l&#8217;attenzione nell&#8217;ultimo anno e mezzo da far       dimenticare in Europa un&#8217;altra realt\u00e0. Eppure \u00e8 almeno altrettanto       urgente: <b>la Cina sta mangiando il nostro pasto<\/b>.<b> Sta spiazzando i produttori europei <\/b>&#8211; tedeschi e       italiani in primo luogo &#8211;<b> in settori a sempre maggiore valore aggiunto e       in produzioni tradizionali per l&#8217;industria manifatturiera del continente.<\/b>       Auto, macchinari e macchine utensili, chimica: l&#8217;Italia e l&#8217;Europa in genere fanno e faranno       sempre pi\u00f9 fatica a competere in settori che valgono milioni di posti di       lavoro. Quello che si configura &#8211; <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/web-only\/z\/w22atm5q0vo904?uid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18&amp;txnid=c3ff825a-4769-4403-8546-31564b3fb8be&amp;mid=774a60c6-81f0-47f6-aa39-a77ecb412448&amp;utid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-25T04%3A00%3A41Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1517&amp;bsft_lx=3\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">secondo<\/a> <b>Brad       Setser e Sander Tordoir <\/b>&#8211; \u00e8 un secondo choc cinese per il sistema industriale europeo. Il primo       all&#8217;inizio del secolo riguardava beni a pi\u00f9 basso valore aggiunto,       giocattoli o tessile. Ma stavolta \u00e8 diverso. Pi\u00f9 pesante, pi\u00f9 capillare. <\/p>\n<p>Secondo       la teoria economica prevalente di una trentina di anni fa, non ci sarebbe niente di male in questo se si       trattasse di una vittoria conseguita ad armi pari. Se i produttori della Repubblica popolare       semplicemente sapessero fare macchinari, auto e altri beni industriali       meglio di noi europei e a costi pi\u00f9 bassi. Al contrario, si tratterebbe       di un fenomeno potenzialmente positivo: la crescita cinese aprirebbe un       nuovo mercato verso il quale le imprese europee ed italiane potrebbero       vendere altri prodotti, in uno scambio reciprocamente benefico.<\/p>\n<p>Ma       questa era la teoria di trent\u2019anni fa, per un sistema internazionale       liberale e aperto immaginato allora dai vincenti della guerra fredda.       Oggi siamo nel mondo delle politiche di potenza, del collasso del diritto       internazionale, del mercantilismo, del protezionismo e della coercizione       economica con obiettivi politici. <b>Possiamo ancora permetterci di lasciare che il       secondo choc cinese desertifichi interi distretti?<\/b> E se non possiamo, perch\u00e9 allora l&#8217;Europa (Italia       inclusa) sta reagendo cos\u00ec lentamente?    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"La vera guerra commerciale \u00e8 l\u2019attacco della Cina al Made in Italy (e all\u2019Europa): perch\u00e9 abbiamo paura di difenderci?\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6a13e90f6c0b7.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6a13e90f6c0b7.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    La foto della realt\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Brad Setser \u00e8 un economista       americano che ha lavorato nelle amministrazioni di Barack Obama e Joe       Biden. \u00c8 stato al Tesoro, al National Economic Council della Casa Bianca       e all&#8217;Ufficio del Commercio. Con il collega europeo Sander Tordoir ha       tracciato per il Center for European Reform un quadro approfondito di       quanto sta accadendo, in particolare, fra la Cina e la Germania. Ma <b>la loro       lezione si applica in genere all&#8217;intera Unione europea e, in maniera       molto specifica, all&#8217;Italia<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il loro grafico       sopra mostra come i produttori di auto dell&#8217;intero continente       si trovino schiacciati tra due forze: i dazi di Trump sulle auto europee       sono cresciuti di sei volte (intanto l&#8217;Europa ha praticamente eliminato i       propri), mentre il presidente ha cancellato gli incentivi dell&#8217;Inflation       Reduction Act di Biden che spingevano i consumatori americani a importare       auto a batteria dall&#8217;Europa. Risultato:<b> l\u2019export di auto europee       verso gli Stati Uniti sta crollando<\/b>. Nel frattempo       <b>l\u2019export di auto cinesi verso l&#8217;Europa sta crescendo cos\u00ec rapidamente che       ha superato i fatturati dei costruttori europei negli Stati Uniti<\/b>. C\u2019\u00e8 un       dettaglio in pi\u00f9 su una misura che, in particolare, non ha funzionato:       anche l&#8217;Unione europea ha messo dazi \u00abantidumping\u00bb sulle auto       elettriche cinesi, compatibili con le norme dell&#8217;Organizzazione mondiale       del Commercio (Wto) ai danni di prodotti di cui si pu\u00f2 dimostrare che       siano sussidiati dallo Stato. Ma Bruxelles lo ha fatto<b> dimenticando       di avviare una parallela inchiesta per sussidi sulle auto ibride cinesi<\/b>.<\/p>\n<p>    I sussidi\u00a0\u00abasimmetrici\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La conseguenza \u00e8 arrivata       subito. <b>Gli stessi produttori sussidiati della Repubblica popolare &#8211; Byd,       Saic, Geely &#8211; hanno \u00abcambiato corsia\u00bb e ora si godono       un\u2019esplosione del 155% delle loro vendite di auto ibride nell&#8217;Unione       europea<\/b>. Su di esse non gravano dazi \u00abantidumping\u00bb, anche se       grava con ogni probabilit\u00e0 il dumping stesso. In settori strategici per       Pechino come l\u2019auto, i semiconduttori, i macchinari o gli aerei, il       governo cinese a vari livelli garantisce sussidi a tutto campo: terreni e       capannoni, credito a basso costo, mezzi di produzione a basso costo. Si       tratta di un reticolo di aiuti spesso impossibile da decifrare nei       dettagli dall&#8217;esterno. Ma una recente analisi del Fondo monetario       internazionale <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/web-only\/z\/wf2rtk580bou04?uid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18&amp;txnid=c3ff825a-4769-4403-8546-31564b3fb8be&amp;mid=774a60c6-81f0-47f6-aa39-a77ecb412448&amp;utid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-25T04%3A00%3A41Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1517&amp;bsft_lx=4\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">stima<\/a> che i sussidi       pubblici ai produttori industriali cinesi valgano il 4,4% del prodotto       lordo del Paese. Un&#8217;enormit\u00e0: circa 800 miliardi di dollari l&#8217;anno.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La conclusione di Setser e       Tordoir \u00e8 drastica e va oltre il settore auto e la Germania di cui essi       parlano. Riguarda anche i macchinari, settore molto sensibile nel nostro       Paese: \u00abSenza un intervento politico &#8211; scrivono Setser e Tordoir &#8211; <b>un ampio       insieme di fabbriche, ospedali e snodi delle infrastrutture in Germania       finir\u00e0 per essere equipaggiato con macchinari e robot cinesi<\/b>,       mentre i costruttori di macchinari tedeschi sono destinati a perdere i       loro mercati di esportazione in Europa\u00bb. Trovate, se vi riesce, la       differenza con l&#8217;Italia. Nel Nord-Est sento imprenditori che preferiscono       ormai macchine utensili cinesi che costano la met\u00e0 o a un sesto di quelle       dei produttori dei loro stessi distretti.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"La vera guerra commerciale \u00e8 l\u2019attacco della Cina al Made in Italy (e all\u2019Europa): perch\u00e9 abbiamo paura di difenderci?\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6a13e9cd78f68.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/6a13e9cd78f68.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    I mercati chiusi di Xi Jinping<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019altro aspetto, in piena       contraddizione con le teorie economiche di trent\u2019anni fa, \u00e8 che la       crescita cinese non garantisce affatto nuovi mercati a noi. Semmai, il       contrario. <b>La Cina sta metodicamente espellendo i produttori europei.<\/b>       Il grafico sopra mostra come le vendite nella Repubblica       popolare al contrario contino sempre di meno per le economie europee       (l&#8217;eccezione \u00e8 l&#8217;Olanda, grazie solo al campione mondiale di litografia       per semiconduttori Asml).<\/p>\n<p>In sostanza, abbiamo a che       fare con una superpotenza che si muove a tenaglia. <b>Occupa       sistematicamente gli spazi dei produttori europei sussidiando il proprio       export in Europa e nel mondo; intanto pratica un protezionismo pi\u00f9       subdolo<\/b>, ma non certo da meno di quello di Donald Trump.       Insomma, hanno pienamente ragione le colleghe Francesca Basso e Viviana       Mazza nel definire nella loro newsletter \u00abEurope Matters\u00bb l\u2019Europa un \u00abvaso di coccio\u00bb stretto fra l\u2019aggressivit\u00e0       commerciale delle due grandi superpotenze (<a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/web-only\/z\/w026t051074u04?uid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18&amp;txnid=c3ff825a-4769-4403-8546-31564b3fb8be&amp;mid=774a60c6-81f0-47f6-aa39-a77ecb412448&amp;utid=33a90363-2f47-4e00-a243-5307ddea2b18-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-05-25T04%3A00%3A41Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1517&amp;bsft_lx=5\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">qui per iscriversi<\/a>       alla newsletter di Francesca e Viviana). In questo l\u2019Italia \u00e8 presa nella       tenaglia e subisce gli effetti dello choc pi\u00f9 di altre economie europee.       Fra i Paesi principali dell&#8217;Unione siamo quello, secondo Eurostat, che ha       visto aumentare di pi\u00f9 le proprie importazioni dalla Cina in euro       correnti dal 2019 al 2025.<\/p>\n<p><b>*       ITALIA +91%<br \/><\/b>       <br \/>* Spagna +62%<\/p>\n<p>* media UE +54<\/p>\n<p>*Francia +43%<\/p>\n<p>* Germania +33% <\/p>\n<p>Ormai i produttori cinesi       fatturano molto pi\u00f9 in Italia (60,6 miliardi di euro nel 2025) che nella       pi\u00f9 grande economia della Francia (45,9 miliardi di euro). Nel frattempo       l\u2019export europeo verso la Cina fra il 2019 e il 2025 \u00e8 rimasto fermo       (+1%) in euro di valore correnti. In altri termini, \u00e8 collassato in       volumi e in termini di valore reale. Basta vedere <b>cosa \u00e8       successo all\u2019export manifatturiero italiano verso la Cina: gi\u00f9 del 27%       dal 2023. Nel frattempo l\u2019export manifatturiero dalla Cina in Italia \u00e8       raddoppiato, con squilibri commerciali enormi e crescenti       a favore di Pechino<\/b>. E questi dati non fotografano l&#8217;espulsione dai       mercati di Asia, Africa e America Latina delle auto tedesche o delle       macchine utensili italiane ad opera dei nuovi concorrenti della Repubblica       popolare. <\/p>\n<p>In certi prodotti questi       ultimi sono semplicemente pi\u00f9 bravi (provate a trovare un robot       tagliaerba elettrico made in Italy, se vi riesce). In altri, sono pi\u00f9       sussidiati. <b>Questo \u00e8 il quadro di un altro impatto socialmente durissimo nel       nostro Paese<\/b>, se non si interviene a proteggere almeno il       mercato europeo. Gi\u00e0, ma perch\u00e9 non si interviene?<\/p>\n<p>    La coercizione silente<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parlate con qualunque       funzionario europeo, e vi dir\u00e0 che non \u00e8 vero che non si interviene. Vi       dir\u00e0 che Bruxelles ha lanciato 33 indagini antidumping nel 2024 e trenta       l&#8217;anno scorso, in gran parte contro Pechino. Aggiunger\u00e0 che l&#8217;Europa si       sta dando una legislazione di \u00abpreferenza europea\u00bb (o di Paesi       con cui abbiamo trattati di libero scambio, come Canada e Mercosur) per       tagliare fuori soggetti cinesi e americani da un gran numero di aste e       appalti pubblici. Sento dire, quanto a questo, che <b>anche la       prossima asta per campi fotovoltaici in Italia potrebbe aprire solo a       produttori europei di pannelli <\/b>&#8211; non cinesi &#8211; <b>offrendo una posizione       automaticamente interessante per i prodotti della Gigafactory 3Sun di       Catania<\/b>. <\/p>\n<p>Ma sappiamo tutti che gli       interventi su singoli prodotti non bastano. Servono interventi pi\u00f9       diretti, pi\u00f9 rapidi di quelli legati alle inchieste antidumping. Servono       su intere categorie industriali. Dunque <b>ho un\u2019ipotesi       sulla ragione profonda che porta l&#8217;Europa a non reagire a Pechino:       abbiamo paura<\/b>. E ce l\u2019abbiamo esattamente per la stessa       ragione che ha permesso a Xi Jinping di piegare Donald Trump nelle guerre       commerciali del 2025, cio\u00e8<b> il rischio di perdere le forniture di terre       rate raffinate di cui la Cina ha quasi il monopolio mondiale<\/b>. Senza quei       materiali, intere filiere industriali europee dovrebbero fermarsi. Dunque       non reagiamo all&#8217;aggressione commerciale cinese solo  perch\u00e9 temiamo       ritorsioni.<\/p>\n<p>    Doppia strategia sino-americana<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Si tratta senz\u2019altro di un       timore razionale. L&#8217;uso coercitivo della Cina del loro semi-monopolio       delle terre rare sta raggiungendo ormai livelli efferati di raffinatezza.       Ogni anno ormai il governo di Pechino inasprisce i requisiti per l&#8217;export       di terre rare e metalli critici. Chi vuole comprare (per esempio) gallio       o germanio per la prodotti della difesa, dell&#8217;industria spaziale o       aeronautica deve prima raccontare al governo cinese praticamente tutto di       s\u00e9: identit\u00e0 dell&#8217;acquirente; specifiche tecniche e design dei       semiconduttori, dei radar, dei missili o dei magneti avanzati per i quali       vogliono comprare materiali dalla Cina; e ci si deve impegnare a non       rivendere a terzi senza il permesso di Pechino. In sostanza, <b>Xi Jinping       sta facendo della sua forza nelle terre rare un sistema di spionaggio       istituzionalizzato, per accedere a informazioni industriali sensibili e       segreti commerciali europei<\/b>. Senz&#8217;altro, anche per       copiare e poi spiazzarci dalla prossima categoria di prodotti che oggi       sappiamo fare meglio noi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile immaginare che       un interlocutore cos\u00ec <b>blocchi l\u2019export di questi minerali       essenziali, se noi europei cerchiamo di reagire alla       deindustrializzazione<\/b> che i cinesi stessi stanno imponendo ai nostri       distretti.   <\/p>\n<p>E noi europei cosa facciamo,       cerchiamo di costruire una nostra filiera delle terre rare per       conquistare pi\u00f9 autonomia strategica? Sbagliato<b>. Ci       buttiamo nelle braccia degli americani, lato amministrazione Trump.<\/b> <b>Il 23       aprile la Commissione europea ha firmato (s\u00ec, alla chetichella) un \u00abMemorandum d\u2019Intesa\u00bb<\/b> con il segretario di       Stato Marco Rubio e il rappresentante al Commercio della Casa Bianca,       Jamieson Greer, per beneficiare dello sforzo degli Stati Uniti di       costruirsi una propria filiera sulle terre rare e i minerali critici.       Perch\u00e9 Trump, a differenza degli europei, ci sta lavorando sul serio. Lo       segnala persino l&#8217;incontro sorprendentemente lungo e cordiale che il 7       maggio ha avuto alla Casa Bianca con il suo omologo brasiliano Luiz       In\u00e1cio Lula da Silva. Tutto divide il tycoon da Lula: l\u2019ispirazione       politica operaista di questi, i dazi al 50% che Trump aveva schiaffato       sul Brasile, la carcerazione dell\u2019ex presidente populista di destra Jair       Bolsonaro. <\/p>\n<p>Invece nello Studio Ovale i       due sorridevano e si scambiavano piacevolezze (\u00abottima       chimica\u00bb, \u00abcolpo di fulmine\u00bb). Il motivo \u00e8 ovvio:<b> il Brasile       detiene le seconde riserve globali di terre rare, circa il 21% del       totale, superato solo dalla Cina<\/b>. Serve disperatamente al piano della       Casa Bianca di emanciparsi dalla dipendenza da Pechino       sui minerali critici. La risposta degli europei invece \u00e8 meno originale:       mettersi in coda a Trump anche sulle terre rare, incuranti delle       coercizioni, dei maltrattamenti e dei tradimenti subiti fin qui.       Incuranti, soprattutto, delle condizioni poste dagli americani per       entrare a far parte delle loro (future)  filiere:<b> vietato       comprare minerali critici da qualunque altro Paese a prezzi inferiori,       con la minaccia fin da ora di trovarsi dietro un altro muro di dazi       ancora pi\u00f9 alti di Trump<\/b>. <\/p>\n<p>Se follia \u00e8 provare pi\u00f9 e pi\u00f9       volte la stessa manovra fallimentare, aspettandosi risultati diversi,       l\u2019Europa avrebbe bisogno di un buono psichiatra. <b>E l\u2019Italia       avrebbe bisogno di nuovi temi pi\u00f9 veri e urgenti sui quali ingaggiare       battaglie politiche a Bruxelles<\/b>, che non siano quelli       ormai stantii delle regole di bilancio. Per esempio, che ne dite se       parliamo un po&#8217; di Cina e di autonomia strategica nei minerali       essenziali?   <br \/>Il feedback dei       lettori \u00e8 importante, la vostra &#8220;raccomandazione&#8221; pure. 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