{"id":508333,"date":"2026-05-26T00:49:18","date_gmt":"2026-05-26T00:49:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508333\/"},"modified":"2026-05-26T00:49:18","modified_gmt":"2026-05-26T00:49:18","slug":"trovati-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508333\/","title":{"rendered":"Trovati video del terrore nel cellulare di El Koudri"},"content":{"rendered":"<p>Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una profonda riflessione sul linguaggio e sul significato pi\u00f9 recondito della fotografia, che \u00e8 memoria visiva del genere umano, strumento in grado di raccontare ci\u00f2 che siamo stati, ci\u00f2 che siamo e ci\u00f2 che possiamo diventare. Ogni fotografia racconta \u00abla Storia\u00bb e \u00abuna storia\u00bb, il passato e il presente, le cadute e le rinascite, le tragedie e le grandi conquiste dell\u2019umanit\u00e0. Una foto pu\u00f2 immortalare un fatto di cronaca o essere opera d\u2019arte e sperimentazione pura, pu\u00f2 essere testimone veritiera o bugiarda, ambigua o chiarissima, ma in ogni caso, ogni immagine porta con s\u00e9 un momento preciso e una parte del mondo. Da 200 anni a questa parte. <\/p>\n<p>Era infatti il 1826 quando il francese <strong>Joseph Nic\u00e9phore Ni\u00e9pce<\/strong>, dopo ben 8 ore di esposizione, immortal\u00f2 la vista dalla finestra di casa sua a Le Gras, rivoluzionando per sempre \u2013 e forse inconsapevolmente \u2013 il mondo dell\u2019immagine e della comunicazione. Una storia lunga due secoli, che la bella mostra allestita al <strong>MUDEC <\/strong>narra con le 100 immagini che pi\u00f9 hanno arricchito l\u2019eredit\u00e0 del nostro tempo. Una scelta sicuramente impegnativa e non facile quella fatta da <strong>Denis Curti <\/strong>(curatore della mostre e autorevole voce critica della fotografia italiana e internazionale), ma che centra appieno l\u2019obiettivo di regalare al visitatore un viaggio per immagini nella storia. Dell\u2019uomo e della fotografia. O meglio, dell\u2019umanit\u00e0 che si fotografa mentre cambia\u2026 <\/p>\n<p><strong>La Mostra<\/strong><\/p>\n<p>Aperto da un\u2019 affascinante sala introduttiva che fa da spartiacque fra una \u00absociet\u00e0 senza immagini e una societ\u00e0 con le immagini\u00bb, il percorso espositivo vero e proprio ha inizio con la sezione dedicata alle sperimentazioni visive, dove trovano spazio i tentativi tecnici di <strong>Ni\u00e9pce e Daguerre<\/strong>, i ritratti visionari di <strong>Julia Margaret Cameron<\/strong>, le elaborazioni politiche e allegoriche di <strong>Hippolyte Bayard <\/strong>e le fotografie di <strong>Roger Fenton<\/strong>, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855: tra le immagini pi\u00f9 iconiche della sezione e degli albori della fotografia la notissima <strong>Femme a la balle<\/strong> (1887) dell\u2019inglese <strong>Eadweard Muybridge<\/strong>, pioniere della fotografia del movimento e di una nuova concezione del tempo e del corpo nell\u2019immagine, innovazioni tecniche che daranno poi un contributo fondamentale anche alla nascita del cinema.<\/p>\n<p>Senza seguire un ordine cronologico preciso, dalla nascita della fotografia si passa ad una modernit\u00e0 \u00ab pi\u00f9 spinta\u00bb, a quando le immagini si aprono alla sperimentazione, a nuovi linguaggi visivi e a una raffinata ricerca formale: \u00e8 qui, nella seconda sezione, che si incontrano i capolavori surrealisti di <strong>Man Ray<\/strong>, le inquadrature avanguardiste di <strong>Aleksandr Rodcenko<\/strong>, la raffinatezza di <strong>Horst P. Horst<\/strong> (in mostra la sua celebre Mainbocher Corset, Parigi, 1939), il <strong\/>Maestro<strong> Henri Cartier-Bresson <\/strong>e il grande ritrattista<strong> Philippe Halsman<\/strong>, rappresentato al <strong>MUDEC<\/strong> dal Dali Atomicus, una performance pi\u00f9 che una fotografia\u2026 Una sezione particolarmente interessante questa ( completata dalle \u00abcomposizioni\u00bb di <strong>Mario Giacomelli<\/strong> e dalla fotografia concettuale dello spagnolo<strong> Joan Fontcuberta<\/strong>), che raduna artisti di anni, nazioni e scuole diverse, tutti ugualmente importanti nell\u2019aprire la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive. <\/p>\n<p>Ma per chi, come la sottoscitta, al concettualismo e alla finzione preferisce la verit\u00e0 storica, sar\u00e0 nella terza sezione (Fotografia come documento) che trover\u00e0 \u00abLa Fotografia \u00bb che registra il mondo e gli eventi storici, dallo sbarco dell\u2019uomo sulla luna (documentata dalla celebre &#8211; e anche contestata &#8211; foto diffusa dalla NASA), a Ground Zero, dalle guerre ai fenomeni migratori. E\u2019 qui, in questa straordinaria sala, che trova spazio l\u2019intenso scatto di <strong>Dorothea Lange<\/strong> Migrant Mother (1936), l\u2018immagine in assoluto pi\u00f9 significativa della Grande Depressione; la drammatica foto della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da <strong>Carol Guzy<\/strong>; la tragedia dell\u201911 settembre catturata dall\u2019obiettivo di <strong>Joel Meyerowitz<\/strong> unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo quel disastro disumano. Immagini di storia contemporanea forti e potenti, che hanno scosso il mondo e contribuito a creare la nostra memoria collettiva. <\/p>\n<p>Scatti di fotoreporter e documentaristi che sono stati e sono \u00abgli occhi del mondo\u00bb, poli opposti dei \u00abmirror\u00bb ( esposti nella quarta sezione della mostra), magistrali indagatori del mondo interiore, del corpo e delle sue nudit\u00e0, dell\u2019altro rispetto al \u00abs\u00e8\u00bb, dell\u2019ambiguit\u00e0 e di una memoria che va altre il visibile. Le loro opere sono teatrali e trasgressive, a tratti disturbanti, nel caso di <strong>Robert Mapplethorpe <\/strong>(in mostra con una sola, significativa immagine, Bob Love del 1979) rasentano la perfezione di forme e proporzioni : solo lui, \u00abil Michelangelo della fotografia\u00bb, con rara potenza simbolica e formale ha saputo trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Con ironia, e una leggerezza che non \u00e8 superficialit\u00e0\u2026 <\/p>\n<p>\u00abOcchi del mondo\u00bb e \u00ab Mirror\u00bb, agli antipodi  sino a qualche decennio fa, nell\u2019ultimo quarto di secolo si sono uniti per dare vita a un linguaggio misto, in cui documentazione e introspezione non sono pi\u00f9 in contrapposizione, ma coesistono in una tensione continua. Oggi, in un tempo caratterizzato da una produzione incontrollata di immagini , la fotografia \u00e8 parte integrante delle nostre vite (ogni momento \u00e8 buono per un selfie, uno scatto con lo smart, un\u2019instagrammata\u2026), \u00e8 realt\u00e0 e finzione, \u00e8 il mondo com\u2019\u00e8 e come vorremmo che fosse. Il Novecento, oramai alle spalle, non \u00e8 sparito, ma vive in una sorta di memoria vibrante, accanto ad un futuro che impone nuovi scenari e orizzonti. Il passato si trasforma in una sorta di \u00abrisonanza emotiva\u00bb in cui la fotografia non rappresenta pi\u00f9 il fatto oggettivo, ma diventa metafora, evocazione e finzione. E\u2019 questo ci\u00f2 che racconta la quinta sezione, interamente dedicata all\u2019ambiguit\u00e0 del linguaggio visivo fotografico, a immagini che sono metafore, simboli, stratificazioni, opere che reinventano il reale attraverso la finzione: \u00e8 qui che, fra glia altri , sono esposte le scenografie visionarie di <strong>David LaChapelle<\/strong> e l\u2019immaginario surreale di <strong>Sandy Skoglund<\/strong>, in mostra con The Green House, stravagante rappresentazione onirica di cani viola adagiati in una stanza completamente verde, arredi compresi\u2026 A chiudere il percorso espositivo la sala dedicata all\u2019 \u00aboggi\u00bb, ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo: i temi affrontati sono quelli del nostro tempo ( dai conflitti ai disastri ambientali, dalle migrazioni alle identit\u00e0 di genere) e ad accomiatare i visitatori, i lavori dell\u2019artista visiva <strong>Alba Zari<\/strong> ; Hold Me Close, dell\u2019artista ghaneano <strong>Carlos Idun-Tawiah<\/strong>, intensissimo e commovente nel rappresentare il legame tra comunit\u00e0, affetti e storia individuale; la fragilit\u00e0 del rapporto tra essere umano e natura immortalata nella straordinaria immagine Lake Undecided del fotografo iraniano <strong>Ebrahim Noroozi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il valore di questa mostra<\/strong><\/p>\n<p>Una mostra di 100 scatti \u00e8 un azzardo. Potrebbe \u00ablasciartene addosso\u00bb nessuno, solo uno o pochi altri. In questo caso non si corre il rischio, perch\u00e9, al di l\u00e0 delle foto, ci\u00f2 che in questa mostra fa la differenza \u00e8 la filosofia che ne sta alla base, quell\u2019invito a fermarsi, rallentare e riflettere con calma sul senso delle immagini e della loro storia. Che \u00e8 anche la nostra\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":508334,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[174],"tags":[274196,203,204,1537,90,89,281561,281562],"class_list":["post-508333","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-intrattenimento","tag-el-koudri","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-modena-attentato","tag-modena-el-koudri"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116638132945174607","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/508333","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=508333"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/508333\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/508334"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=508333"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=508333"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=508333"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}