{"id":508858,"date":"2026-05-26T09:53:17","date_gmt":"2026-05-26T09:53:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508858\/"},"modified":"2026-05-26T09:53:17","modified_gmt":"2026-05-26T09:53:17","slug":"oriente-occidente-di-rampini-non-si-fanno-bilanci-sulla-fine-della-guerra-se-non-e-finita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508858\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Non si fanno bilanci sulla fine della guerra&#8230; se non \u00e8 finita"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 prematuro esercitarsi a fare bilanci sulla fine della guerra, chi l\u2019ha vinta e chi l\u2019ha persa. Soprattutto finch\u00e9 non sappiamo se la guerra \u00e8 davvero finita\u2026 In <b>Medio Oriente<\/b> come altrove nel mondo, di regola le guerre sono velocissime a scoppiare, lente a concludersi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli ultimi sviluppi fra America e Iran hanno confermato una verit\u00e0 che ha spesso accompagnato i conflitti mediorientali: <b>la diplomazia e l\u2019escalation militare avanzano insieme, spesso nello stesso giorno, talvolta nella stessa ora.<\/b> A Doha sono arrivati i negoziatori iraniani guidati dal ministro degli Esteri <b>Abbas Araghchi<\/b> e dal presidente del Parlamento <b>Mohammad Bagher Ghalibaf<\/b>. A Washington <b>Donald Trump<\/b> continua a parlare di <b>\u201cgrande accordo\u201d<\/b>. Contemporaneamente nel Golfo Persico gli scontri armati proseguono.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019episodio pi\u00f9 grave<\/b> \u00e8 avvenuto nello Stretto di Hormuz, due imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione iraniani sono state affondate dagli americani mentre cercavano di posare mine navali. Teheran ha reagito lanciando missili terra-aria contro arei statunitensi; gli Usa hanno risposto bombardando batterie missilistiche vicino a Bandar Abbas. Formalmente il Comando centrale americano parla ancora di \u201cazioni difensive\u201d e di \u201ccontenimento\u201d. <b>Ma la tregua di cui Trump parla sui social appare fragile.<\/b> (Inoltre sulla definizione di operazioni difensive pu\u00f2 pesare un vincolo di tipo legale: non avendo il Congresso autorizzato la guerra, le azioni di difesa sono quelle con cui pi\u00f9 facilmente la Casa Bianca aggira il problema del mandato parlamentare).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul tavolo negoziale si sta delineando una formula provvisoria. <b>L\u2019Iran dovrebbe riaprire Hormuz<\/b>, rinunciare almeno in parte alle sue scorte di uranio arricchito e accettare una negoziazione successiva sul futuro del programma nucleare. <b>In cambio Washington alleggerirebbe il blocco navale imposto ai porti iraniani<\/b> e aprirebbe la strada a un allentamento delle sanzioni. Marco Rubio ha descritto questo schema come <b>una prima intesa limitata<\/b>, pensata soprattutto per riaprire il traffico marittimo e congelare il conflitto.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Restano enormi zone d\u2019ombra. <b>Nessuno sa davvero cosa accadr\u00e0 alle migliaia di missili accumulati dall\u2019Iran.<\/b> Nessuno sa se Tehran accetter\u00e0 verifiche intrusive sul nucleare. Nessuno sa se Israele considerer\u00e0 sufficiente un accordo che lasci in piedi il regime degli ayatollah e parte delle sue capacit\u00e0 militari. <b>La guerra si \u00e8 ormai saldata a quella parallela contro Hezbollah in Libano<\/b>: Israele minaccia di intensificare le operazioni contro la milizia sciita, mentre Tehran insiste che i due dossier debbano essere trattati insieme.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Trump oscilla fra esigenze contraddittorie.<\/b> Vuole uscire da una guerra diventata impopolare negli Stati Uniti, aggravata dall\u2019aumento dei prezzi energetici e dai timori di recessione globale. D\u2019altro lato <b>teme le accuse della destra repubblicana pi\u00f9 interventista<\/b>, convinta che un compromesso con Tehran equivalga a salvare un regime indebolito ma ancora pericoloso. Ted Cruz, Lindsey Graham, Roger Wicker, Mike Pompeo e John Bolton hanno attaccato l\u2019ipotesi di accordo, denunciandola come <b>una replica mascherata dell\u2019intesa nucleare di Barack Obama (2015).<\/b>\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In risposta a queste critiche Trump ha rilanciato una visione molto pi\u00f9 ambiziosa:<b> trasformare il cessate il fuoco con l\u2019Iran in una rifondazione geopolitica del Medio Oriente.<\/b> Ha chiesto ad Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, Pakistan e Turchia di aderire agli Accordi di Abramo e normalizzare i rapporti con Israele. Gli Accordi di Abramo firmati nel 2020 durante il primo mandato di Trump videro la normalizzazione dei rapporti fra quattro nazioni islamiche (Emirati, Bahrain, Marocco, Sudan) e Israele. <b>\u00c8 una richiesta che appare largamente irrealistica. <\/b>L\u2019Arabia saudita continua a subordinare ogni apertura a Israele alla promessa di consentire in futuro la nascita di uno Stato palestinese. Il Qatar ribadisce che senza progressi sulla questione palestinese non esiste spazio politico per una normalizzazione.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Walter Russell Mead<\/b>, storico americano e uno dei pi\u00f9 influenti strateghi conservatori di politica estera, invita a diffidare della retorica trionfale di entrambe le parti. <b>N\u00e9 Trump n\u00e9 la leadership iraniana, osserva, hanno interesse a dire la verit\u00e0 in questa fase.<\/b> Tutti vogliono diffondere l\u2019impressione che la pace sia vicina, perch\u00e9 i mercati finanziari reagiscono bene, il petrolio scende, le opinioni pubbliche si tranquillizzano. Ma dietro questa propaganda restano divergenze enormi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo Mead, la realt\u00e0 fondamentale \u00e8 che <b>Washington e Teheran sono entrambe stanche della guerra ma non possono permettersi di apparire deboli.<\/b> Trump teme di alienarsi definitivamente una parte del suo elettorato conservatore se accetter\u00e0 un accordo troppo morbido. Gli ayatollah e i Guardiani della rivoluzione islamica vogliono presentare qualsiasi tregua come una vittoria contro America e Israele, per rafforzare la legittimit\u00e0 interna di un regime in difficolt\u00e0 economica e politica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019analisi di Mead introduce poi un elemento poco discusso nei media occidentali ma cruciale per capire la posizione saudita: l\u2019acqua.<\/b> L\u2019Iran ha dimostrato di poter colpire infrastrutture vitali dei paesi del Golfo, non solo raffinerie e oleodotti ma anche gli impianti di desalinizzazione da cui dipende l\u2019approvvigionamento idrico di citt\u00e0 come Riad. <b>In Arabia Saudita gran parte dell\u2019acqua potabile arriva infatti dal Golfo attraverso giganteschi impianti industriali.<\/b> Se venissero distrutti o messi fuori uso, intere aree urbane diventerebbero invivibili nel giro di pochi giorni.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo potrebbe spiegare perch\u00e9 il principe saudita <b>Mohammed bin Salman<\/b>, inizialmente favorevole a una resa dei conti definitiva con Teheran, oggi spinga invece verso una de-escalation. <b>La monarchia saudita teme un attacco diretto alla sopravvivenza materiale delle sue citt\u00e0.<\/b> Mead ipotizza che questa paura possa incrinare il fronte anti-iraniano costruito da Washington e Israele. <b>Gli Stati del Golfo non vogliono un Iran nucleare, ma temono anche una guerra infinita <\/b>che li esponga a devastazioni economiche e civili. Da qui la pressione crescente su Trump affinch\u00e9 trovi un compromesso.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mead suggerisce che il nodo vero non sia nemmeno il nucleare. Il problema strategico centrale \u00e8 il futuro equilibrio di potenza nel Golfo Persico. <b>Se gli Stati Uniti non intendono accettare un\u2019egemonia iraniana sulla regione, dovranno garantire una protezione credibile ai loro alleati arabi. <\/b>E questo potrebbe significare una presenza militare americana permanente ancora pi\u00f9 massiccia, o addirittura una sorta di ombrello nucleare esteso ai paesi del Golfo. <b>La guerra che Trump sperava di chiudere rapidamente rischia di trasformarsi nell\u2019inizio di un nuovo sistema di sicurezza mediorientale dominato dalla paura reciproca.<\/b> Teheran ha dimostrato che pu\u00f2 minacciare il commercio mondiale bloccando Hormuz. Ma ha anche mostrato di poter colpire infrastrutture civili essenziali dei suoi vicini arabi. Gli Stati Uniti hanno dimostrato superiorit\u00e0 militare schiacciante. Per\u00f2 non sono riusciti a imporre una resa politica totale. <b>Il risultato \u00e8 un equilibrio precario. Nessuna delle parti vuole davvero continuare la guerra.<\/b> Nessuna delle parti pu\u00f2 dichiararsi sconfitta. E nessuna delle questioni decisive \u2014 nucleare, missili, Hezbollah, sicurezza del Golfo, relazioni Israele-Arabia Saudita \u2014 \u00e8 stata veramente risolta.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo Mead invita a guardare <b>oltre la nebbia della propaganda quotidiana.<\/b> Gli annunci di \u201cpace imminente\u201d potrebbero essere soprattutto strumenti tattici: servono a calmare i mercati, rassicurare le opinioni pubbliche, guadagnare tempo. <b>Cause e struttura profonda del conflitto restano intatte.<\/b> L\u2019Iran continua a usare la propria capacit\u00e0 di destabilizzazione regionale come leva negoziale. Gli Stati Uniti cercano una via d\u2019uscita che non appaia come un\u2019umiliazione. Israele teme che qualsiasi tregua lasci sopravvivere un nemico deciso a riarmarsi. Cos\u00ec, dietro il linguaggio dei negoziati, resta una realt\u00e0 pi\u00f9 cupa.<b> Il Medio Oriente sta entrando in una nuova fase storica<\/b> in cui petrolio, acqua, missili, commercio marittimo e deterrenza nucleare diventano parti di un\u2019unica partita strategica. Ed \u00e8 possibile che la tregua di oggi non sia la fine della guerra, ma soltanto un intervallo prima della prossima crisi.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-05-26T09:58:31+02:00\" content=\"2026-05-26\">26 maggio 2026, 09:57  &#8211; modifica il 26 maggio 2026 | 09:58<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 prematuro esercitarsi a fare bilanci sulla fine della guerra, chi l\u2019ha vinta e chi l\u2019ha persa. 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