{"id":508891,"date":"2026-05-26T10:21:18","date_gmt":"2026-05-26T10:21:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508891\/"},"modified":"2026-05-26T10:21:18","modified_gmt":"2026-05-26T10:21:18","slug":"orsini-confindustria-europa-a-rischio-deserto-industriale-salari-troppo-bassi-ma-da-soli-non-possiamo-alzarli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/508891\/","title":{"rendered":"Orsini (Confindustria): \u00abEuropa a rischio deserto industriale, salari troppo bassi ma da soli non possiamo alzarli\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Massimiliano Jattoni Dall\u2019As\u00e9n e Rita Querz\u00e8<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">All\u2019assemblea annuale di Confindustria, davanti a Sergio Mattarella, il presidente degli industriali chiede stop all\u2019Ets, debito comune europeo e una spending review da 20 miliardi per crescita, scuola e sanit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella sala romana del Convention Center La Nuvola, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, <b>Emanuele Orsini<\/b> sceglie un tono insolitamente duro per un\u2019assemblea degli industriali. \u00abIl momento della verit\u00e0 \u00e8 arrivato\u00bb, scandisce nella relazione 2026, trasformando il tradizionale appuntamento annuale di <b>Confindustria<\/b> in un lungo <b>allarme sulla tenuta industriale dell\u2019Europa e dell\u2019Italia<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra maxi schermi, scenografia monumentale e l\u2019enorme logo di Confindustria all\u2019ingresso, l\u2019assemblea ha il tono delle grandi occasioni. Ma la relazione di Orsini \u00e8 tutt\u2019altro che celebrativa.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    L\u2019allarme deindustrializzazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il punto politico del discorso (in platea ci sono anche la premier <b>Giorgia Meloni<\/b> e il ministro <b>Adolfo Urso<\/b>, Montezemolo e Marcegaglia, mentre la presidente del Parlamento europeo <b>Roberta Metsola<\/b> interviene con un videomessaggio) \u00e8 tutto nella parola che ritorna pi\u00f9 volte: <b>deindustrializzazione<\/b>. Orsini la descrive come un processo gi\u00e0 in corso, non pi\u00f9 come un rischio teorico. \u00abNell\u2019ultimo biennio abbiamo assistito a un vero e proprio smottamento del sistema industriale europeo\u00bb, dice, accusando Bruxelles di <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/aziende\/26_maggio_25\/la-cina-si-sta-mangiando-il-made-in-italy-e-l-europa-perche-abbiamo-paura-di-difenderci-7e9de69b-d1b3-49e1-a55f-24592075exlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">avere \u00abspalancato i mercati ai prodotti cinesi\u00bb<\/a><\/b> mentre le imprese europee facevano i conti con energia cara, regole eccessive e costi ambientali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019immagine evocata \u00e8 quella di un continente che arretra mentre la Cina avanza. \u00ab<b>La Cina \u00e8 oggi l\u2019unica vera superpotenza industriale<\/b>\u00bb, osserva il presidente di Confindustria, ricordando che Pechino produce da sola il 35% della manifattura mondiale. E subito dopo arriva il passaggio pi\u00f9 netto: \u00abLa Cina sta colonizzando i nostri mercati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 uno dei momenti in cui la platea reagisce con pi\u00f9 convinzione. Gli applausi pi\u00f9 lunghi arrivano poco dopo, quando Orsini sostiene che gli italiani \u00absanno accettare anche decisioni difficili\u00bb, purch\u00e9 inserite in una prospettiva chiara di crescita e competitivit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E il punto, per Orsini, non riguarda soltanto alcuni comparti in crisi. \u00ab<b>Tutta l\u2019industria di base europea \u00e8 sotto pressione<\/b>\u00bb, avverte il presidente di Confindustria, citando carta, acciaio, vetro, chimica, cemento e ceramica come settori ormai schiacciati tra costi energetici, regole europee e concorrenza asiatica.<\/p>\n<p>    L\u2019Europa federale che non c\u2019\u00e8<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui la critica, molto esplicita, all\u2019Unione europea. \u00abBruxelles non ha chiaro cosa significhi competitivit\u00e0\u00bb, attacca Orsini, sostenendo che l\u2019Europa abbia perso in pochi anni centinaia di migliaia di posti nella manifattura.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il presidente di Confindustria ammette che servirebbe un salto politico enorme: \u00ab<b>Un\u2019Europa veramente federale<\/b>\u00bb, anche perch\u00e9 \u00abla dimensione europea \u00e8 l\u2019unica in grado di reggere l\u2019urto\u00bb. Ma subito dopo aggiunge che <b>non c\u2019\u00e8 tempo per aspettare riforme istituzionali <\/b>lunghe e incerte. La soluzione proposta \u00e8 allora quella della \u00ab<b>cooperazione rafforzata<\/b>\u00bb, cio\u00e8 un gruppo di Paesi pronti a muoversi insieme subito su energia, mercato dei capitali e politica industriale comune. \u00c8 probabilmente <b>il passaggio pi\u00f9 politico<\/b> dell\u2019intera relazione, perch\u00e9 implica la presa d\u2019atto che<b> l\u2019Europa a 27, cos\u00ec com\u2019\u00e8, rischia di non riuscire a reagire abbastanza rapidamente alla competizione globale<\/b>.<\/p>\n<p>    Lo scontro sull\u2019energia e la richiesta sull\u2019Ets<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma il terreno dove Orsini alza davvero il tono \u00e8 quello energetico. Qui la relazione si trasforma quasi in un atto d\u2019accusa contro le politiche climatiche europee. \u00abIl Sistema Ets ha reso la decarbonizzazione un prodotto di speculazione finanziaria\u00bb, afferma, definendo \u00abuna vera pazzia\u00bb il meccanismo che costringe le imprese europee ad acquistare certificati sulle emissioni mentre competono con aziende americane e cinesi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui la richiesta pi\u00f9 forte: <b>sospendere immediatamente l\u2019Ets<\/b>. Non soltanto riformarlo, ma congelarlo per evitare &#8211; sostiene Orsini &#8211; altre chiusure e delocalizzazioni. Un messaggio che arriva mentre il prezzo dell\u2019energia torna a salire per effetto delle tensioni geopolitiche e del blocco di Hormuz evocato nella relazione. Orsini, poi, prova a\u00a0portare a sostegno della sua tesi esempi concreti. Nel distretto ceramico emiliano, dice, il costo dell\u2019energia superiore del 40% rispetto alla media europea mette a rischio \u00ab40 mila posti di lavoro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Orsini attribuisce all\u2019Europa le principali responsabilit\u00e0 sul fronte della competitivit\u00e0, ma sul nodo energetico punta il dito anche contro i ritardi italiani: dal no storico al nucleare ai blocchi locali sulle rinnovabili.<\/p>\n<p>    Il nodo dei 1.200 miliardi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui la richiesta di un salto di scala europeo. \u00ab<b>Per la competitivit\u00e0 europea servono 1.200 miliardi di euro l\u2019anno<\/b>\u00bb, sostiene Orsini, osservando che oggi Bruxelles ne gestisce appena 280, da dividere tra 27 Paesi. La proposta \u00e8 un <b>nuovo debito comune europeo<\/b> destinato per\u00f2 &#8211; precisa &#8211; non alla spesa corrente ma<b> a infrastrutture energetiche, reti digitali, intelligenza artificiale, difesa, nucleare e materie prime strategiche<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E sul nucleare Orsini sceglie parole nette: \u201c\u00abnutile \u00e8 ogni anno, ogni mese, che si perde\u00bb. Il presidente di Confindustria chiede di <b>accelerare sul ritorno dell\u2019atomo civile<\/b> e assicura la disponibilit\u00e0 delle imprese a ospitare piccoli reattori modulari nei propri stabilimenti e distretti industriali.<\/p>\n<p>    \u200bZes, software e cloud<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Guardiamo al modello della Zes Unica che ha dimostrato quanto semplificazione e velocit\u00e0 amministrativa siano decisive per dare slancio agli investimenti, sostiene Orsini, citando oltre 55 miliardi di impatto economico generati in poco pi\u00f9 di due anni.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra le aperture pi\u00f9 concrete della relazione c\u2019\u00e8 anche la richiesta di includere negli incentivi dell\u2019iperammortamento gli investimenti in software e cloud, considerati ormai strumenti essenziali per la digitalizzazione industriale e per l\u2019adozione dell\u2019intelligenza artificiale. Un\u2019estensione che segnerebbe un allargamento importante della politica industriale italiana verso l\u2019economia digitale.<\/p>\n<p>    Il tema dei salari bassi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella parte finale della relazione emerge anche un tema sociale che Confindustria negli ultimi anni aveva affrontato con molta cautela: quello dei <b>salari<\/b>. E forse \u00e8 uno dei passaggi pi\u00f9 significativi della giornata, perch\u00e9 <b>raramente dal vertice degli industriali era arrivato un riconoscimento cos\u00ec esplicito<\/b> del fatto che in Italia le retribuzioni siano diventate troppo basse per trattenere giovani e sostenere la domanda interna. \u00abLe basse retribuzioni allontanano i giovani dall\u2019Italia\u00bb, riconosce Orsini. E ancora: \u00abI salari bassi incidono negativamente sulla qualit\u00e0 della vita delle persone, sulla natalit\u00e0 e frenano la domanda interna\u00bb, ma\u00a0\u00abnoi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciremo a risolverli\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parole che segnano un cambio di tono significativo. Anche se, nel concreto, le proposte restano soprattutto indirette: lotta ai contratti pirata, investimenti, crescita dimensionale delle imprese, politiche per la casa. Pi\u00f9 che un impegno diretto sugli stipendi, una strategia di contesto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi un altro passaggio politicamente significativo: <b>la proposta di rivedere detrazioni, agevolazioni e spese fiscali per recuperare 20 miliardi di euro da riallocare<\/b>\u00a0\u00abun terzo alla crescita, un terzo alla sanit\u00e0, un terzo alla scuola\u00bb. Una sorta di spending review selettiva che Orsini presenta come alternativa a nuovo debito nazionale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ed \u00e8 forse qui che si misura il doppio binario della relazione di Orsini: toni drammatici sul rischio industriale europeo, richieste molto forti rivolte a Bruxelles e alla politica, ma un coinvolgimento <b>pi\u00f9 prudente quando il discorso entra nel terreno delle responsabilit\u00e0 immediate<\/b> del sistema imprenditoriale.<\/p>\n<p>    Meloni: \u00abPosizioni diverse, ma l&#8217;obiettivo \u00e8 lo stesso\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dopo l\u2019intervento di Orsini prende la parola la premier Giorgia Meloni, che ringrazia Mattarella, definendo la sua presenza \u00abun richiamo all\u2019importanza dell\u2019industria italiana non solo sul piano economico ma anche storico, identitario e culturale\u00bb, e rivendica il lavoro dell\u2019esecutivo sul fronte industriale. \u00abVoglio ringraziare il presidente Orsini e voi per aver riconosciuto gli sforzi del governo, non lo considero scontato\u00bb, dice la premier, aggiungendo che tra governo e imprese <b>possono esserci \u00abposizioni diverse\u00bb, ma \u00abl\u2019obiettivo \u00e8 lo stesso\u00bb.<br \/><\/b><br \/>Meloni insiste poi sul ruolo delle imprese e dei lavoratori nella reputazione internazionale del Paese: \u00abSe l\u2019Italia \u00e8 universalmente riconosciuta come la patria del bello, del buono e del ben fatto \u00e8 merito delle nostre imprese e dei lavoratori\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma soprattutto, la presidente del Consiglio rilancia molte delle critiche emerse nella relazione di Orsini contro Bruxelles. <b>L\u2019Unione europea viene definita \u00abun gigante burocratico\u00bb <\/b>che \u00abha sacrificato la competitivit\u00e0 e la crescita strategica sull\u2019altare di approcci ideologici e tecnocratici\u00bb. E ancora: \u00abL\u2019Europa \u00e8 stata inarrestabile nella capacit\u00e0 di moltiplicare le regole, ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La sintonia politica emerge anche nella frase con cui Meloni prova a suggellare il rapporto con il mondo industriale: \u00abAbbiamo dimostrato che anche partendo da posizioni diverse ci si pu\u00f2 scoprire una squadra se l\u2019obiettivo \u00e8 mettere la nazione nelle condizioni migliori per affrontare le sfide di questo tempo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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