{"id":509147,"date":"2026-05-26T13:56:22","date_gmt":"2026-05-26T13:56:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/509147\/"},"modified":"2026-05-26T13:56:22","modified_gmt":"2026-05-26T13:56:22","slug":"lagarde-a-che-tempo-che-fa-rigore-ue-e-scontro-sulla-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/509147\/","title":{"rendered":"Lagarde a Che tempo che fa: rigore Ue e scontro sulla Cina"},"content":{"rendered":"<p><strong>Codraro <\/strong>ha chiesto che la scuola prenda provvedimenti contro lo studente, ma ha deciso di non denunciarlo. Ricevendo per questo il plauso del segretario generale della Flc Cgil di Pordenone, <strong>Giuseppe Mancaniello<\/strong>, che ha dichiarato al Gazzettino: \u00abL\u2019insegnante si \u00e8 comportato bene non denunciando, perch\u00e9 in questo caso si trattava di giovanissimi sotto i 14 anni\u00bb.<\/p>\n<p> \u00c8 la stessa decisione che hanno preso, a Parma, i due professori pesantemente malmenati da un gruppo di maranza in un parco fuori da un istituto tecnico. Sdegno s\u00ec, ma niente vie legali. Sulle prime anche il provveditore di Parma, <strong>Andrea Grossi<\/strong>, aveva caldeggiato la linea morbida, spiegando che la scuola \u00abeduca ma non sanziona\u00bb. Poi per\u00f2, forse riflettendoci un poco di pi\u00f9, ha cambiato opinione: \u00abLa scuola educa anche sanzionando\u00bb. <\/p>\n<p>Sulla rissa di  Pordenone interviene invece <strong>Silvia Burelli<\/strong>, vicepreside della scuola secondaria di primo grado Terzo Drusin, che afferma: \u00abDa domani ci attiveremo per tutte quelle azioni educative che possiamo avviare, in accordo con la famiglia. Azioni che prevedono attivit\u00e0 con le tante associazioni del territorio che ci supportano\u00bb. Insomma, il ragazzino picchiatore se la caver\u00e0 con un po\u2019 di volontariato. <\/p>\n<p>\u00c8 un fatto: ogni volta che esplodono casi di violenza adolescenziale si assiste a un profluvio di dichiarazioni di tenore pi\u00f9 o meno analogo. C\u2019\u00e8 chi sostiene che si ascoltino poco e male i giovani, chi propone ore di educazione affettiva, chi se la prende con gli adulti che fanno la guerra. E pu\u00f2 anche darsi che ci sia del vero in tutte queste affermazioni. Il problema, nel frattempo, resta e peggiora. Il che suggerirebbe, forse, di cambiare prospettiva. <\/p>\n<p>A Parma il disastro era annunciato. Anzi \u00e8 stato preceduto da altri e numerosi disastri. Sono anni che dal territorio si levano voci allarmate riguardo all\u2019esorbitante presenza di maranza intemperanti. Fuori dal coro e altre trasmissioni hanno dedicato servizi alla (un tempo) placida citt\u00e0 emiliana. Le denunce pubbliche di cittadini e politici, negli anni, sono state fin troppe. Il fenomeno \u00e8 talmente evidente che l\u2019anno scorso qualcuno ha avuto la brillante idea di girare un video musicale in stile trap intitolato Parma citt\u00e0 di maranza, interpretato da studenti anche minorenni. Una operazione perfino divertente a testimonianza di una situazione drammatica. Segno che qualche provvedimento si poteva e si doveva prendere anche prima. Il massimo che le istituzioni sono riuscite a escogitare \u00e8 l\u2019introduzione dei cosiddetti \u00abstreet tutor\u00bb, figure a met\u00e0 tra gli addetti alla sicurezza delle discoteche (da cui in effetti sembra che alcuni provengano) e i mediatori culturali che dovrebbe occuparsi di \u00abprevenzione dei rischi e mediazione dei conflitti\u00bb, anche grazie alla conoscenza dell\u2019arabo. Insomma, vigilantes anti maranza che per\u00f2 non sono vigilantes e non hanno compiti di polizia ma di mediazione culturale. Boh. <\/p>\n<p>\u00c8 chiaro: non esistono soluzioni semplici e immediatamente efficaci. Tuttavia, \u00e8 abbastanza ovvio che servano due approcci congiunti: uno politico (pi\u00f9 misure di sicurezza) e uno culturale. Quest\u2019ultimo potrebbe seguire alcune direttrici che vari analisti nel corso del tempo hanno indicato. Tra questi c\u2019\u00e8 il filosofo <strong>Stefano Zecchi,<\/strong> che sul tema dei maranza e della violenza giovanile ha le idee piuttosto chiare. <\/p>\n<p>\u00abCominciamo dalla scuola e dalla famiglia che sono le due istituzioni che educano i ragazzi\u00bb, dice. \u00abIn entrambe quello che viene a mancare ormai da tanti anni \u00e8 l\u2019autorit\u00e0, il senso del rispetto di un\u2019autorit\u00e0 che oltrepassa, trascende le singole persone. Questa autorit\u00e0 \u00e8 stata sostituita da uno sfrenato individualismo, per cui ognuno pensa per s\u00e9 e pensa di raggiungere da solo certi risultati. Questo porta evidentemente a situazioni paradossali, come nei casi in cui i genitori  fanno da schermo per evitare danni ai figli oppure essi stessi aggrediscono i professori\u00bb.<\/p>\n<p>In tanti lo hanno detto: manca il padre simbolico, cio\u00e8 colui che fissa le regole e i limiti.  \u00abIl padre \u00e8 l\u2019autorevolezza, non voglio dire la parola autorit\u00e0 che oggi sembra sconcia, nella famiglia\u00bb, spiega <strong>Zecchi<\/strong>. \u00abNon dico che debba prendere le decisioni da solo,  deve certo condividerle, ma il suo compito \u00e8 cercare di portare una razionalit\u00e0 all\u2019interno della famiglia: soprattutto il padre ha questa funzione. Nella scuola vale lo stesso con la figura dell\u2019insegnante. Sento dire che la scuola educa,  ma non \u00e8 vero.  La scuola non educa,  deve insegnare. Ha un compito molto complesso, quello di insegnare e attraverso l\u2019insegnamento far capire i modi di comportamento. A scuola non vengono insegnate le buone maniere: si prende semmai, dico per fare un esempio, una poesia  di <strong>Pascoli<\/strong> e  attraverso quella poesia si comincia anche a capire il mondo e a rispettare gli altri\u00bb. <\/p>\n<p>La mancanza del padre non \u00e8 una banalit\u00e0 da psicologi: \u00e8 un tema serissimo che trova conferma nella rinuncia dei docenti alle denunce e a un approccio pi\u00f9 severo: sembra che l\u2019autorit\u00e0 debba essere sempre smorzata. <\/p>\n<p>Quanto alla mancanza di dialogo con gli adolescenti, <strong>Zecchi<\/strong> appare scettico. \u00abQuesto discorso lo sento fare in continuazione\u00bb, dice. \u00abMi sembra una via di fuga e anche una specie di giustificazione. Non \u00e8 che i ragazzi non vengano ascoltati, semmai i ragazzi non hanno intenzione di parlare. Oggi il mondo dei ragazzi \u00e8 una specie di recinto chiuso da questa ipnotica visione del cellulare che sostituisce i discorsi. Non \u00e8 che i genitori non ascoltano i figli, i figli non parlano con i genitori, questo \u00e8 il problema. Questa retorica di dare la colpa sempre ai genitori perch\u00e9 non ascoltano \u00e8 sociologistica, non riflette bene su ci\u00f2 che accade.  Io mi muovo a Milano con la metropolitana: non c\u2019\u00e8 una persona adulta, meno adulta, piccola, non piccola che non abbia in mano il cellulare.  L\u2019altro giorno sempre in metropolitana \u00e8 arrivata una banda di ragazzini delle elementari, erano proprio piccoli: erano festosi, gridavano, scherzavano tra di loro, toccavano&#8230; Il cellulare non esisteva. Ma piano piano,  andando avanti con l\u2019et\u00e0, tutto questo sparisce\u00bb. <\/p>\n<p>Forse allora bisogna pensare a limitazioni serie sull\u2019uso della tecnologia, e ragionare sul rapporto che hanno con essa anche gli adulti, non solo i pi\u00f9 piccoli. E poi c\u2019\u00e8 un altro tema enorme che non si pu\u00f2 eludere: l\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un elemento di rottura di uno schema convenzionale, tradizionale\u00bb, dice <strong>Zecchi<\/strong>. \u00abOrmai dobbiamo abituarci a convivere con questa realt\u00e0 e a scuola si fa molto per favorire l\u2019integrazione. Che per\u00f2 resta una cosa, come dire, non naturale. Non voglio usare parole troppo dure ma \u00e8 qualcosa fuori dalla naturalezza, a cui non c\u2019\u00e8 un\u2019adeguata preparazione. L\u2019integrazione in fondo \u00e8 una violenza, \u00e8 sradicare la persona dalla sua storia, dalla sua tradizione, dalla sua religione. Sono state tentate tante vie per l\u2019integrazione: c\u2019\u00e8 quella inglese, c\u2019\u00e8 quella tedesca e c\u2019\u00e8 quella francese&#8230; Non ha funzionato nessuna delle tre\u00bb. <\/p>\n<p>Come si vede, le questioni sono stratificate e complesse, e tocca agire a pi\u00f9 livelli. Ma una bussola, spiega <strong>Zecchi<\/strong>, l\u2019abbiamo: \u00abNon bisogna aver paura di sostenere l\u2019autorit\u00e0, di sostenere le figure paterne dentro la famiglia e gli insegnanti dentro la scuola\u00bb. <\/p>\n<p>Viene da dire che anche gli insegnanti, in questo senso, talvolta potrebbero offrire un maggiore contributo. Ai fini di difendere la presenza di una autorit\u00e0 non sembra molto utile evitare di denunciare chi picchia e bastona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Codraro ha chiesto che la scuola prenda provvedimenti contro lo studente, ma ha deciso di non denunciarlo. 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