{"id":511100,"date":"2026-05-27T18:02:25","date_gmt":"2026-05-27T18:02:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511100\/"},"modified":"2026-05-27T18:02:25","modified_gmt":"2026-05-27T18:02:25","slug":"bolivia-nel-caos-morales-guida-le-proteste-contro-paz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511100\/","title":{"rendered":"Bolivia nel caos: Morales guida le proteste contro Paz"},"content":{"rendered":"<p>Innanzitutto va notata una cosa: <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> ebbe un vasto popolo di seguaci, imitatori, anche maldestri, tra letterati, dandy e borghesi e tra militari e arditi, ma gli scrittori e intellettuali che vengono a torto o ragione intruppati nella definizione di cultura di destra in larga parte non lo sopportavano. In fondo per <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> accadde la stessa cosa che avvenne sul piano filosofico con <strong>Gentile<\/strong>: un regime autoritario, con tratti totalitari, riconobbe nel primo il Poeta soldato per antonomasia e nel secondo il Filosofo istituzionale del regime. Ma <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> e <strong>Gentile<\/strong> ebbero in ambito letterario e filosofico pi\u00f9 nemici che amici, pi\u00f9 critici, avversari e perfino denigratori che ammiratori e seguaci.<\/p>\n<p>Nel caso di <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> la rassegna che fa <strong>Parlato<\/strong> \u00e8 vasta e impietosa.  A parte il controverso rapporto con il duce e con il fascismo, che personalmente risolvo in questo modo: <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> non fu fascista ma il fascismo fu dannunziano, si ispir\u00f2 a lui. Con <strong>Mussolini<\/strong> ebbe poi un rapporto di consonanza, contrasto e competizione.<\/p>\n<p>Ma la parte pi\u00f9 interessante \u00e8 la critica e il sarcasmo che raccolse in quel mondo che pure sembrava cresciuto all\u2019ombra del suo mito. Da l\u2019Italiano di <strong>Longanesi<\/strong> al Selvaggio di <strong>Mino Maccari<\/strong>, da l\u2019Universale di <strong>Berto Ricci<\/strong> agli strali di <strong>Giovanni Papini<\/strong>, <strong>Ardengo Soffici<\/strong>, <strong>Giuseppe Prezzolini<\/strong>; persino il dannunziano sui generis <strong>Curzio Malaparte<\/strong>, che studi\u00f2 a Prato nello stesso liceo di <strong>D\u2019Annunzio<\/strong>, il famoso Cicognini. Anche <strong>Luigi Pirandello<\/strong> lo detestava. Che don <strong>Benedetto Croce<\/strong> avesse in antipatia <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> \u00e8 comprensibile, era il suo esatto contrario, nella vita, nella prosa, nell\u2019interventismo. E poi, come nota <strong>Parlato<\/strong>, <strong>Croce<\/strong> attaccava <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> \u00abtutto falso e commediante\u00bb non potendo attaccare <strong>Mussolini<\/strong> e il regime. Ma che fossero antidannunziani tanti autori in vario modo portatori di idee, militanze e visioni vicine alle sue, quello s\u00ec, sorprende. Il problema \u00e8 che <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> \u00e8 troppo ingombrante, occupa intera la scena, oscura gli altri, ha quell\u2019Ego sconfinato, quella prosa ridondante e quella poesia \u00abampollosa\u00bb pur nella grandezza dei versi, da suscitare reazioni di fastidio, ironia e rivolta. Anche chi gli era in apparenza pi\u00f9 vicino lo criticava ed era a sua volta da lui criticato: come <strong>Marinetti<\/strong>, con cui volarono definizioni come \u00abcretino fosforescente\u00bb e \u00abcretino con lampi d\u2019imbecillit\u00e0\u00bb.  Sulla scia di <strong>Marinetti<\/strong>, anche il giovane pittore dadaista <strong>Julius Evola<\/strong> defin\u00ec <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> \u00abun grande imbecille\u00bb. E pi\u00f9 tardi precis\u00f2 la sua critica verso il suo culto estetizzante degli eroi e dei geni, il suo esibizionismo, la smania d\u2019originalit\u00e0 e la vanit\u00e0 del suo io.<\/p>\n<p><strong>D\u2019Annunzio<\/strong> influenz\u00f2 la giovent\u00f9 della belle \u00e9poque e quella che fece la Prima guerra mondiale e poi il fascismo; ma la generazione che si form\u00f2 sotto il fascismo, come notava <strong>Augusto del Noce<\/strong>, non lo considerava un riferimento \u00abideale\u00bb, lo riteneva al pi\u00f9 un precursore ottocentesco, pi\u00f9 vicino ai <strong>Carducci<\/strong> e ai <strong>Pascoli<\/strong> che all\u2019epoca del fascismo e del comunismo. Lo stronc\u00f2 pure il Dizionario di politica del Partito fascista, con una nota del critico letterario <strong>Giovanni Macchia<\/strong>. Perfino l\u2019Omaggio a d\u2019Annunzio, pubblicato in pieno regime dalla rivista Letteratura a un anno dalla sua morte con l\u2019intento di celebrarlo, a cura di <strong>Giuseppe de Robertis<\/strong> ed <strong>Enrico Falqui<\/strong>, ebbe la met\u00e0 degli interventi, tra una sessantina in tutto, critici verso di lui. Fu riscoperto in extremis al tempo della Repubblica sociale, ripubblicando i suoi discorsi ai soldati d\u2019Italia e nella passione dannunziana di militari come il principe <strong>Junio Valerio Borghese<\/strong> che costitu\u00ec nella Decima Mas, definizione coniata dal poeta &#8211; Memento audere semper &#8211; la \u00abCompagnia D\u2019Annunzio\u00bb. Nel dopoguerra sorse la questione del Vittoriale finito in mani antidannunziane, che sollev\u00f2 <strong>Giovannino Guareschi<\/strong> sul Candido, poi ripresa dall\u2019esponente missino <strong>Ezio Maria Gray<\/strong> sul Nazionale. Ma <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> non fu molto presente nel Msi, se non come icona del combattentismo.<\/p>\n<p>Oggi si insiste molto sul <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> rivoluzionario, sull\u2019impresa fiumana, sul suo spirito trasgressivo, radicale e antiborghese; ma si deve riconoscere che l\u2019impronta pi\u00f9 forte che lasci\u00f2 <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> fu quella di poeta-soldato, nazionalista, comandante, aristocratico e superuomo, passione letteraria dei borghesi di provincia, con alcuni imitatori che raggiungevano fasce pi\u00f9 umili (come <strong>Guido da Verona<\/strong>, definito il \u00ab<strong>D\u2019Annunzio<\/strong> delle sartine\u00bb). Furono rari tra i neofascisti coloro che come <strong>Diano Brocchi<\/strong> videro nell\u2019impresa fiumana un annuncio della rivoluzione corporativa e sociale.<\/p>\n<p><strong>Parlato<\/strong> segue il solco di due storici che si erano occupati del <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> politico: <strong>Gioacchino Volpe<\/strong> che ne scrisse un libro-profilo sull\u2019italiano, il politico, il combattente, e <strong>Renzo De Felice<\/strong>, di cui <strong> Parlato<\/strong> fu allievo. Con la storicizzazione che ne fece <strong>De Felice <\/strong>si cominci\u00f2 a scoprire il <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> rivoluzionario, a partire da quando in Parlamento lasci\u00f2 i banchi della destra per andare a sinistra (\u00abvado verso la vita\u00bb, disse, ma non and\u00f2 verso la sua rielezione). Nota giustamente <strong>Parlato<\/strong>: \u00abManc\u00f2 alla destra e al neofascismo una riflessione complessiva\u00bb su <strong>D\u2019Annunzio<\/strong>. Rest\u00f2 il mito dell\u2019eroe e delle sue imprese di guerra, il poeta della Grande Italia e della parola alata, di cui fu fervente apostolo <strong>Giorgio Almirante<\/strong>, che non aveva cultura politica ma letteraria e citava <strong>Dante<\/strong> e <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> pi\u00f9 che la \u00abcultura di destra\u00bb. E a sinistra? Prevalse l\u2019anatema politico-ideologico, come &#8211; ad esempio &#8211; il Processo a <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> imbastito dall\u2019Espresso con <strong>Moravia<\/strong>, <strong>Pasolini<\/strong>, <strong>Sapegno<\/strong>, e la scontata condanna senza appello. Rest\u00f2 indigesto <strong>D\u2019Annunzio<\/strong>, fin nelle scuole, nel tempo della Repubblica italiana.<\/p>\n<p>Tra i pochi, a destra, che cercarono di andare oltre i santini ci fu <strong>Adriano Romualdi<\/strong> che lesse <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> in relazione con <strong>Nietzsche<\/strong>, criticando il generico patriottismo dannunziano. Nelle letture critiche pi\u00f9 recenti <strong>Parlato<\/strong> si riferisce ad alcuni scritti di <strong>Giano Accame<\/strong> e miei, a proposito della \u00abrivoluzione conservatrice\u00bb e al manifesto per un nuovo comunitarismo che lanciai sulla rivista Pagine Libere. A tenere viva la memoria dannunziana \u00e8 oggi soprattutto <strong>Giordano Bruno Guerri<\/strong> che guida da anni il Vittoriale dannunziano. <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> rest\u00f2 a cavallo tra passato e futuro, aristocrazia e popoli, rivoluzione e tradizione, come la sua vita si divise come un centauro per met\u00e0 nell\u2019Ottocento e met\u00e0 nel Novecento.<\/p>\n<p>Alla fine, <strong>Parlato<\/strong> conclude che non \u00e8 facile rispondere alla domanda se <strong>D\u2019Annunzio<\/strong> fu effettivamente un mito per la cultura di destra oppure no. Condivido la sua perplessit\u00e0 al proposito e non imprigionerei il Vate in quella casella. Ammesso poi che si possa parlare della cultura di destra come un\u2019entit\u00e0 reale e coesa. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Innanzitutto va notata una cosa: D\u2019Annunzio ebbe un vasto popolo di seguaci, imitatori, anche maldestri, tra letterati, dandy&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":511101,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[43622,14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-511100","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-bolivia","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-mondo","tag-news","tag-notizie","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116647857624685502","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511100","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=511100"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511100\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/511101"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=511100"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=511100"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=511100"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}