{"id":51135,"date":"2025-08-16T15:53:10","date_gmt":"2025-08-16T15:53:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51135\/"},"modified":"2025-08-16T15:53:10","modified_gmt":"2025-08-16T15:53:10","slug":"un-libro-al-giorno-autoritratto-istruzioni-per-sopravvivere-a-palermo-di-davide-enia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51135\/","title":{"rendered":"Un libro al giorno. Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo di Davide Enia"},"content":{"rendered":"\n<p>Hibakusha (\u88ab\u7206\u8005) \u00e8 un termine giapponese che significa letteralmente \u201cpersona colpita dall\u2019esplosione\u201d. Si riferisce a coloro che furono investiti dalle esplosioni atomiche a Hiroshima e Nagasaki: chi si trovava nelle citt\u00e0 al momento del bombardamento, chi vi entr\u00f2 poco dopo, chi nacque da madri irradiate. Persone che portano sul corpo e nella memoria il marchio della catastrofe e insieme della possibilit\u00e0 di sopravvivere.<\/p>\n<p>Quando sento per la prima volta questa parola \u00e8 <strong>Davide Enia<\/strong> a pronunciarla, parlando con me di Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo (Sellerio, 2025), pochi giorni prima che lo porti in scena al Baglio di Stefano, per le <strong>Orestiadi<\/strong> estive. Il termine hibakusha allora assume un valore traslato: quello di raccontare Palermo come se fosse una citt\u00e0 colpita da una deflagrazione morale e civile, e i suoi abitanti come superstiti di un\u2019esplosione che ha lasciato rovine visibili e invisibili. L\u2019immagine di copertina di Autoritratto, di <strong>Francesco De Grandi<\/strong> e <strong>Federico Lupo<\/strong>, \u00e8 il primo segnale di questa sopravvivenza macabra, gioiosa e problematica che il libro racconta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-1148926\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/ENIA_STAMPA-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"696\"  \/><\/p>\n<p>Tra i tanti bambini che popolano la letteratura su Palermo, David\u00f9 \u2014 il vezzeggiativo con cui Enia si mette in scena \u2014 occupa un posto speciale. Non \u00e8 solo un personaggio o un narratore, ma un doppio dell\u2019autore che si sposta da un testo all\u2019altro. In Autoritratto \u00e8 David\u00f9 che vede il suo primo morto per strada, tornando a casa da scuola, la sua \u201cprima ammazzatina\u201d che, poco alla volta, diventa racconto collettivo.<\/p>\n<p>Questo ritorno del bambino \u2014 pi\u00f9 precisamente del bambino che racconta o \u00e8 raccontato \u2014 non \u00e8 un fatto isolato. \u00c8 un tratto distintivo dell\u2019iconografia stessa di Palermo, da <strong>Enzo Sellerio<\/strong> a <strong>Letizia Battaglia<\/strong>, dalle bambine di <strong>Emma Dante <\/strong>a Nimbo di <strong>Giorgio Vasta<\/strong> ai bambini di <strong>Giosu\u00e8 Calaciura<\/strong>, in tutti i toni possibili, fino alla regressione spermatica con cui <strong>Pif<\/strong> avvia il racconto di La mafia uccide solo d\u2019estate, solo per fare alcuni esempi. De Grandi, in particolare, ha dipinto bambini che non sono mai solo bambini, ma creature ambigue, fragili e tossiche: figure dell\u2019infanzia isolate ed esposte all\u2019unica via della sopravvivenza.<\/p>\n<p>In una citt\u00e0 in cui la morte aspetta un tuo passo falso, i bambini si salvano solo seguendo apposite Istruzioni per sopravvivere a Palermo: sette, come i giorni della settimana, da tenere a memoria col corpo tutto prima che con la testa. Sette regole ma anche sette caratteristiche che tratteggiano un\u2019intera generazione: la capacit\u00e0 di gestire la propria angoscia quando tutti fanno finta di non capirti (a Palermo non c\u2019\u00e8 spazio per l\u2019angoscia), la capacit\u00e0 di ascoltare il quart\u00eco, l\u2019angelo custode palermitano che ti fa cambiare strada per ragioni che lui solo sa, la capacit\u00e0 di non scappare se c\u2019\u00e8 un morto per strada, perch\u00e9 devi verificare se lo conosci, la capacit\u00e0 di non tali\u00e0re (guardare) e, se \u00e8 il caso, di passare per un cretino qualunque, la capacit\u00e0 non entrare in una famiglia sbagliata, la capacit\u00e0 di mettere insieme i pezzi, anche a distanza di molto tempo, e, infine, la capacit\u00e0 di andartene altrove, in un\u2019altra citt\u00e0. Decine di anni di intercettazioni, e una discreta conoscenza del siciliano, non sapranno mai fare quello che fanno i bambini a Palermo. I bambini sanno che il re \u00e8 nudo, sanno che i riti di passaggio vanno vissuti, sanno che alla bestia si devono sacrifici, sanno che la mitezza esiste, e sanno essere la vittima perfetta. Qui il racconto si fa terribile.<\/p>\n<p>Forse Palermo \u00e8 pi\u00f9 stratificata e contraddittoria, pi\u00f9 meschina di quanto si possa dire, e mentre Enia racconta dei lenzuoli bianchi di protesta appesi ai balconi del 1992, in molti brindano ancora oggi agli omicidi di Falcone e di Borsellino. La citt\u00e0, in ogni sua versione, contiene sempre il suo opposto. Ma Enia la racconta con una lingua pulita e diretta, che le toglie retorica. \u00c8 il corpo a scrivere, infatti, con la sua memoria dello spazio scenico, e anzi la scrittura \u00e8 il gesto finale di un complesso rito di guarigione in cui un pezzo alla volta si pu\u00f2 comporre un insieme dotato di senso. Da questo punto di vista Autoritratto \u00e8 il tassello che d\u00e0 il senso all\u2019insieme pi\u00f9 grande di una citt\u00e0 teatro e alla sua drammaturgia corale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1148928\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/ph.-Tony-Gentile-1024x674.jpg\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"458\"  \/>ph. Tony Gentile<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Hibakusha (\u88ab\u7206\u8005) \u00e8 un termine giapponese che significa letteralmente \u201cpersona colpita dall\u2019esplosione\u201d. 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