{"id":511386,"date":"2026-05-27T22:29:15","date_gmt":"2026-05-27T22:29:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511386\/"},"modified":"2026-05-27T22:29:15","modified_gmt":"2026-05-27T22:29:15","slug":"architettura-e-citta-la-modernita-concreta-di-mansutti-e-miozzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511386\/","title":{"rendered":"Architettura e citt\u00e0: la modernit\u00e0 concreta di Mansutti e Miozzo"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mansutti_miozzo_coinfoto_marco_lumini_copertina.jpg\" alt=\"Padova, Palazzo Coin in via Altinate. Foto di Marco Lumini\" title=\"Padova, Palazzo Coin in via Altinate. Foto di Marco Lumini\"\/><\/p>\n<p>    Padova, Palazzo Coin in via Altinate. Foto di Marco Lumini\n<\/p>\n<p>Ci sono architetti che entrano nella storia per la forza visionaria delle loro teorie, edifici diventati simboli, il gesto che spezza e rivoluziona. E poi ce ne sono altri, forse meno celebrati ma non meno decisivi, che modellano il volto quotidiano delle citt\u00e0 un progetto alla volta, quartiere dopo quartiere. Il loro nome non resta impresso nella memoria collettiva quanto le loro opere, ma sono proprio queste ultime a dare forma concreta al modo in cui abitiamo e stiamo insieme.<\/p>\n<p>Francesco Mansutti e Gino Miozzo appartengono a questa seconda, decisiva genealogia. Protagonisti di una stagione fondamentale della trasformazione urbana nel Novecento, i due architetti padovani sono oggi al centro di una mostra aperta fino al 31 luglio presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. <strong>Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la citt\u00e0 che cresce<\/strong>, promossa dalla Fondazione Barbara Cappochin e curata dagli storici dell\u2019architettura Elena Svalduz e Stefano Zaggia, entrambi docenti presso l\u2019Universit\u00e0 di Padova, si inserisce in un percorso di riflessione sulle trasformazioni urbane del Novecento e sul ruolo dell&#8217;architettura nella costruzione della citt\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 \u00e8 il vero soggetto della mostra: non sfondo ma organismo vivo attraversato da tensioni sociali, nuove esigenze e contraddizioni irrisolte. Ed \u00e8 dentro questa complessit\u00e0 che si muove il lavoro di Mansutti e Miozzo, il cui sodalizio \u2013 iniziato tra le due guerre e proseguito con successo negli anni della ricostruzione e del boom \u2013 trova proprio a Padova un laboratorio privilegiato con opere come le case Valle, vicino all\u2019attuale Piazza Insurrezione, il monoblocco ospedaliero, il quartiere Forcellini e gli edifici di via Altinate: progetti diversi ma accomunati da un&#8217;idea precisa, che hanno contribuito a ridisegnare il volto della citt\u00e0 testimoniando una visione dell&#8217;architettura come bene collettivo, capace di tenere insieme modernit\u00e0 e qualit\u00e0 della vita. La mostra \u00e8 in ideale continuit\u00e0 con <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/eventi\/mostra-diffusa-daniele-calabi-padova\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">quella<\/a> dedicata due anni fa a un\u2019altra figura importante dell\u2019architettura del Novecento come <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/daniele-calabi-architetto-fuga-dalle-leggi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Daniele Calabi<\/a>, confermando una linea di ricerca e di valorizzazione che il sistema universitario e culturale padovano sta percorrendo con coerenza.<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    Tra razionalismo, ricostruzione e boom economico, Mansutti e Miozzo progettano una modernit\u00e0 sobria, attenta alla citt\u00e0 e alla vita quotidiana<br \/>\n<\/strong>\n            <\/p><\/blockquote>\n<p>        <strong>Una modernit\u00e0 discreta<\/strong><\/p>\n<p>La complementarit\u00e0 delle due personalit\u00e0 contribuisce in parte a spiegare la forza del sodalizio: Gino Miozzo, formatosi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Venezia, \u00e8 soprattutto l&#8217;uomo al tavolo di disegno, tutto studio e ricerca di soluzioni tecniche e formali, mentre Francesco Mansutti, ingegnere di formazione, intreccia legami, riflette, scrive molto. I due si incontrano nel 1929 a un concorso di idee per la costruzione di una villa privata: una svolta che segna per entrambi \u2013 secondo <strong>Marco Mulazzani<\/strong>, direttore del Dipartimento di Architettura dell&#8217;Universit\u00e0 di Ferrara e tra i principali studiosi dell\u2019opera del duo padovano \u2013 una vera e propria \u201crinascita all\u2019architettura\u201d, con due professionisti ancora giovani ma gi\u00e0 esperti che trovano insieme una direzione comune.<\/p>\n<p>Presto la rilevanza del loro lavoro supera i confini locali: tra le due guerre il loro studio riceve ad esempio pi\u00f9 di quaranta incarichi dall&#8217;Opera Nazionale Balilla, della quale realizzano ventitr\u00e9 sedi in tutta Italia: da Bolzano a Padova, da Torino a Fiume. Un successo confermato anche da relazioni di stima come quella con Giuseppe Pagano, direttore di Casabella e protagonista del dibattito sul rinnovamento dell&#8217;architettura in quegli anni, che sulle pagine della rivista pubblica pi\u00f9 volte i loro progetti e nel 1935 ospita uno scritto di Mansutti, significativamente intitolato Professione dell&#8217;architetto.<\/p>\n<p>Secondo Mulazzani i progetti di Mansutti e Miozzo nascono anche da una concezione profondamente civile ed etica del costruire: l&#8217;architettura non come gesto autoreferenziale o esercizio di arbitrio estetico, quanto piuttosto risposta concreta ai bisogni del proprio tempo. Una posizione che si traduce non soltanto in un linguaggio formale moderno ma soprattutto in un metodo progettuale caratterizzato da chiarezza distributiva, leggibilit\u00e0 delle strutture e attenzione alle relazioni spaziali. Un\u2019estetica che, sottolinea lo studioso, pi\u00f9 che con il linguaggio codificato del razionalismo \u201cha a che vedere con una ricerca di funzionalit\u00e0, essenzialit\u00e0, semplicit\u00e0 ed economia\u201d.<\/p>\n<p>Soprattutto nel dopoguerra, con la spinta alla ricostruzione \u2013 anche dal punto di vista edilizio \u2013 di un Paese devastato, la questione decisiva \u00e8 quella del rinnovamento del tessuto urbano, con il nodo del rapporto tra modernit\u00e0 e citt\u00e0 storica. Come costruire senza rompere il dialogo con ci\u00f2 che esiste in contesti segnati da stratificazioni secolari? Da questo punto di vista il lavoro di MM si distingue, osserva Mulazzani, per un carattere innovativo e allo stesso tempo rispettoso che si manifesta nella scelta dei materiali, nelle proporzioni, nelle linee architettoniche. Elementi pensati per inserirsi nello spazio urbano distinguendosi ma senza stridere. Una modernit\u00e0 discreta, lontana tanto dal mimetismo quanto dalla rottura spettacolare.<\/p>\n<p>In particolare nei quartieri INA Casa, costruiti per soddisfare la fame di abitazioni nel dopoguerra, e negli interventi periferici l&#8217;architettura organizza spazi, percorsi e relazioni, contribuendo a costruire un&#8217;idea di comunit\u00e0: \u201cEdifici moderni e ben costruiti, con una spiccata attenzione per il ruolo pubblico dell&#8217;architettura nella citt\u00e0\u201d, osserva Mulazzani. Elemento tra i pi\u00f9 significativi del loro lavoro \u00e8 anche l&#8217;attenzione alla natura, tema su cui soprattutto Mansutti rifletter\u00e0 negli anni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche: <\/strong><a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/daniele-calabi-architetto-fuga-dalle-leggi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Daniele Calabi, un architetto in fuga dalle leggi razziali<\/strong><\/a><\/p>\n<p>        <strong>Gli archivi come memoria, la mostra come lezione<\/strong><\/p>\n<p>A rendere possibile la profondit\u00e0 critica della mostra \u00e8 un patrimonio documentario straordinario: l&#8217;archivio dello studio Mansutti-Miozzo, <a href=\"https:\/\/www.mart.tn.it\/fondi\/fondo-architetti-francesco-mansutti-gino-miozzo-136998\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">conservato presso il MART di Rovereto<\/a> grazie anche all\u2019impegno e alla determinazione della famiglia Mansutti. La ricerca condotta su questo materiale ha riportato alla luce centinaia di documenti tra disegni, fotografie e appunti, che consentono di comprendere non solo le opere realizzate ma le intenzioni progettuali, le dinamiche decisionali e le idee che guidavano il loro lavoro. \u201cUn archivio straordinario \u2013 sottolinea il curatore <strong>Stefano Zaggia<\/strong> \u2013 che restituisce dall&#8217;interno la storia della citt\u00e0\u201d, permettendo di leggere il contesto operativo, i materiali e i dettagli costruttivi fino alle forniture edilizie: strumenti fondamentali anche per il restauro e la conservazione.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo non racconta soltanto il risultato finale ma il progetto come processo critico di interpretazione della realt\u00e0 urbana. In questi materiali, osserva l\u2019altra curatrice <strong>Elena Svalduz<\/strong>, emerge con costanza la presenza di figure umane, famiglie, corpi: \u201c\u00c8 un&#8217;architettura fatta di vita, di attraversamenti, di portici e di verde \u2013 sottolinea \u2013. Alle studentesse e agli studenti oggi dico: alzate lo sguardo, perch\u00e9 in queste soluzioni si trova una lezione ancora attuale sul modo di pensare e costruire lo spazio urbano\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    Disegni, fotografie e archivi raccontano un\u2019idea di architettura come responsabilit\u00e0 civile e costruzione dello spazio collettivo<br \/>\n<\/strong>\n            <\/p><\/blockquote>\n<p>La mostra \u00e8 accompagnata dalla pubblicazione della monografia omonima, curata da Svalduz e Zaggia per <a href=\"https:\/\/letteraventidue.com\/it\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">LetteraVentidue<\/a>, corredata dalle fotografie di Marco Lumini e con contributi tra gli altri di Marco Mulazzani, Marta Nezzo, Paola Pettenella ed Edoardo Narne. Il volume si propone come nuovo punto di riferimento critico per lo studio dei due architetti, frutto di una vasta ricerca archivistica e di una nuova campagna fotografica, con l&#8217;obiettivo di rileggere il loro lavoro nel contesto di una citt\u00e0 in corso di modernizzazione.<\/p>\n<p>Resta alla fine sospesa nell&#8217;aria una domanda: \u00e8 ancora possibile un\u2019architettura che sia allo stesso tempo rispettosa del passato ma capace di innovare? \u201cLa questione \u00e8 soprattutto la fiducia della committenza\u201d, osserva Gloria Negri, presidente dell&#8217;Ordine degli Architetti di Padova, ricordando come oggi sembri spesso mancare quella visione condivisa tra professionisti e comunit\u00e0 che ha caratterizzato altre stagioni. Se allora esisteva una committenza lungimirante e un&#8217;idea condivisa di citt\u00e0, oggi il rischio \u00e8 che prevalgano logiche frammentate, concentrate su temi certamente importanti \u2013 come efficienza energetica e funzionalit\u00e0 \u2013 ma di per s\u00e9 insufficienti a creare una citt\u00e0 che appartenga a tutti. La risposta non \u00e8 nella nostalgia ma nel metodo: il concorso di progettazione come strumento di trasparenza e qualit\u00e0, l&#8217;apertura ai giovani, il confronto di idee. E soprattutto, il riconoscimento del fatto che \u201cil benessere deriva dalla bellezza, dall&#8217;identit\u00e0 e dalla riconoscibilit\u00e0 dei luoghi\u201d, perch\u00e9 abitare una citt\u00e0 significa prima di tutto sentirsi parte di essa.<\/p>\n<p>\u00c8 forse questa la lezione pi\u00f9 attuale di Mansutti e Miozzo: l&#8217;architettura non deve necessariamente imporsi per lasciare un segno duraturo. Talvolta costruire bene significa saper dialogare con ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste, accompagnarne le trasformazioni senza spezzarne la continuit\u00e0, immaginare il futuro senza dimenticare la memoria dei luoghi. Una lezione silenziosa, incisa nella pietra e nel mattone di una citt\u00e0 che ancora, ogni giorno, la porta con s\u00e9.<\/p>\n<p>                 <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/mansuttimiozzo_copertina.jpg\" alt=\"Mansutti Miozzo copertina\"\/><\/p>\n<p><strong>FRANCESCO MANSUTTI E GINO MIOZZO<\/strong><br \/><strong>Padova la citt\u00e0 che cresce<\/strong><\/p>\n<p>A cura di Elena Svalduz e Stefano Zaggia<\/p>\n<p>Palazzo del Monte, Padova<br \/>Fino al 31 luglio 2026<\/p>\n<p>Promossa dalla Fondazione Barbara Cappochin<br \/>Con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo<br \/>In collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Padova, Palazzo Coin in via Altinate. 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