{"id":511689,"date":"2026-05-28T03:03:25","date_gmt":"2026-05-28T03:03:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511689\/"},"modified":"2026-05-28T03:03:25","modified_gmt":"2026-05-28T03:03:25","slug":"la-recensione-di-backrooms-di-kane-parsons","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/511689\/","title":{"rendered":"La recensione di &#8216;Backrooms&#8217; di Kane Parsons"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un rischio strutturale nel trasporre l\u2019horror di internet nell\u2019horror del cinema. Se adattare un libro in un film si rivela spesso un\u2019impresa fallimentare, incapace di restituire con le immagini la ricchezza della parola stampata, i creepypasta (storie agghiaccianti condivise dagli utenti sui vari forum delle rete) hanno una difficolt\u00e0 aggiuntiva: per design, non sono lineari. Funzionano proprio perch\u00e9 sono folkloristiche: la stessa storia viene ripetuta, deformata, stratificata all\u2019infinito da utenti anonimi, generando una mitologia ben pi\u00f9 interessante (e inquietante) di quella originale. Il mistero trascende il racconto, diventa reale: screenshot, thread, commenti, wiki, video, indizi, contraddizioni e vicoli ciechi nei meandri del web. Tu sei l\u00ec, da solo davanti allo schermo freddo, e inizi a chiederti dove finisca la finzione e dove inizi qualcos\u2019altro. Internet \u00e8 pieno di gente strana: come fai a essere davvero sicuro che sia tutto inventato?<\/p>\n<p>Invece un film, per quanto possa essere frammentato, esige una certa dose di progressione narrativa. E asfaltare una leggenda metropolitana con introduzione, svolgimento, conclusione tende a non funzionare (ricordate il film di Slender Man del 2018? No, esatto).<\/p>\n<p>Nel caso di Backrooms di Kane Parsons, esordio registico alla precoce et\u00e0 di 20 anni, al cinema in Italia dal 27 maggio con I Wonder Pictures, la storia copiata-e-incollata non \u00e8 nemmeno una storia, ma una singola immagine. Tutto il cosmo dei \u201cretrobottega\u201d \u2013 delle backrooms, appunto \u2013 nasce da uno scatto circolato online tra il 2011 e il 2018, poi approdato il 12 maggio 2019 su \/x\/, la board di 4chan dedicata al paranormale. A quell\u2019immagine, un utente anonimo aggiunse il commento che avrebbe dato il via a tutto: \u00abSe non stai attento e fai noclip fuori dalla realt\u00e0 nelle aree sbagliate, finirai nelle backrooms, dove non c\u2019\u00e8 altro che la puzza di vecchia moquette umida, la follia del mono-giallo, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio, e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui restare intrappolato. Dio ti salvi se senti qualcosa aggirarsi l\u00ec vicino, perch\u00e9 di sicuro quella cosa ha sentito te\u00bb.<\/p>\n<p>Da l\u00ec, con il solito effetto-valanga della rete, l\u2019immagine \u00e8 diventata prima meme, poi mitologia collaborativa, che su Reddit si \u00e8 stratificata in livelli, entit\u00e0, mappe, teorie, e persino una fazione di puristi irritati dalla fantasia degli altri utenti al punto da creare il subreddit rivale \/TrueBackrooms. Nel 2024, una ricerca collettiva ha infine rintracciato l\u2019origine della foto: il file Dsc00161.jpg fu caricato nel 2003 per documentare la ristrutturazione di un ex negozio di mobili, Rohner\u2019s Home Furnishings, al 807 e 811 di Oregon Street, a Oshkosh, Wisconsin. Una stanza vuota, senza finestre, con moquette e carta da parati gialle e luci al neon da ufficio. Nient\u2019altro.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il cinema sembrerebbe il posto perfetto per ospitare un\u2019iconografia del genere, essendo tipicamente fatto di corridoi bui, lunghi e silenziosi dalle moquette improbabili. Garantisco che uscendo da Backrooms, il vostro multisala di fiducia vi sembrer\u00e0 pi\u00f9 minaccioso del solito. Sicuramente lo \u00e8 sembrato l\u2019Anteo di Milano, con i suoi labirinti di scale e di piani sfalsati e tutti diversi, dove ho visto l\u2019anteprima del film e intervistato il regista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029512\" class=\"size-full wp-image-1029512\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-25-at-14.59.58.jpeg\" alt=\"backrooms\" width=\"1547\" height=\"1031\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029512\" class=\"wp-caption-text\">Chiwetel Ejiofor in \u2018Backrooms\u2019. Foto: A24<\/p>\n<p>Parsons, se non altro, \u00e8 la scelta pi\u00f9 sensata possibile per trasformare le backrooms in cinema. Con i suoi cortometraggi su YouTube, il primo dei quali pubblicato nel 2022 e arrivato oggi a quasi 80 milioni di visualizzazioni, \u00e8 stato lui pi\u00f9 di chiunque altro a dare forma all\u2019idea contemporanea delle backrooms e a portarla nel mainstream. Classe 2005, ha iniziato a guardare video di luoghi abbandonati a otto anni, aperto il suo canale Kane Pixels a dieci, imparato a usare Adobe After Effects a dodici e poi Blender, il software di modellazione 3D con cui ha realizzato i suoi corti sulle backrooms a quattordici anni. A vent\u2019anni appena compiuti ha girato il suo debutto cinematografico, diventando il regista pi\u00f9 giovane nella storia di A24.<\/p>\n<p>Parsons viene da un sobborgo del Nord della California, a quindici minuti di macchina dalle colline dello sfondo predefinito di Windows XP. In una recente conversazione con James Wan, regista di Insidious e The Conjuring nonch\u00e9 produttore di Backrooms, ha raccontato di aver \u00abpiratato fin troppo software\u00bb, preso \u00abun sacco di virus\u00bb e iniziato a fare filmmaking con il telefono dei genitori, prima di approfittare delle licenze studentesche per imparare After Effects e della pandemia per insegnarsi Blender da autodidatta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029513\" class=\"size-full wp-image-1029513\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-25-at-15.02.50.jpeg\" alt=\"backrooms\" width=\"1600\" height=\"1066\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029513\" class=\"wp-caption-text\">Parsons ed Ejiofor insieme nelle backrooms. Foto: A24<\/p>\n<p>Ma mentre leggevo questa prodigiosa (breve) biografia, emergeva il secondo rischio del film: quello in cui sono cascati tanti registi geniali con progetti fatti in casa o a bassissimo budget, poi travolti dalle possibilit\u00e0 offerte dai grandi Studios. Non sempre pi\u00f9 soldi e pi\u00f9 libert\u00e0 producono un\u2019opera migliore, a volte le limitazioni sono pi\u00f9 utili della carta bianca.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi con grande piacere che posso dire che Backrooms \u00e8, prima di tutto, un film riuscito. Funziona come horror per il pubblico generalista sacrificando sorprendentemente poco dell\u2019inquietudine della fonte di partenza. Anzi, la sorpresa maggiore \u00e8 che l\u2019estetica delle backrooms non perde nel passaggio dallo schermo del computer a quello del cinema. Nei video di Parsons, il filtro VHS serviva innanzitutto a coprire le carenze tecniche di un sedicenne al lavoro sul suo \u00abportatile di merda\u00bb, come lo ha definito lui stesso. Le backrooms assumono un\u2019inquietudine inedita quando rappresentate cos\u00ec limpidamente: se la grana della pellicola crea atmosfera e fa confondere ogni ombra per una presenza, l\u2019alta definizione fa sembrare le stanze ancora pi\u00f9 vuote, oggettive e spietate.<\/p>\n<p>Parsons si muove con notevole controllo tra i momenti pi\u00f9 astratti, quasi lynchiani, in cui il film ritrova il nucleo disturbante dell\u2019immaginario originale, e gli aspetti pi\u00f9 prosaici della narrazione. Gli affidabili Chiwetel Ejiofor (candidato all\u2019Oscar per 12 anni schiavo) e Renate Reinsve (la nuova preferita del cinema d\u2019autore internazionale, tra Sentimental Value e Fjord) aiutano a tenere insieme un impianto narrativo che resta l\u2019anello pi\u00f9 debole del film: a tratti prevedibile, a tratti non riuscito, ma comunque pi\u00f9 vivo e meno meccanico di quanto fosse lecito temere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029514\" class=\"size-full wp-image-1029514\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-25-at-15.05.47.jpeg\" alt=\"backrooms\" width=\"1600\" height=\"900\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029514\" class=\"wp-caption-text\">Lukita Maxwell e Finn Bennett in \u2018Backrooms\u2019. Foto: A24<\/p>\n<p>Ejiofor interpreta un architetto mancato, lasciato dalla moglie e alcolizzato, diventato proprietario di un fallimentare negozio di arredamento (come quello della foto originale!) nel cui seminterrato scopre un portale per le backrooms. La sua terapeuta (Reinsve) non gli crede quando lui le vomita addosso la sua scoperta, cos\u00ec decide di coinvolgere i suoi due giovani assistenti (Lukita Maxwell e Finn Bennett) muniti di telecamera per ottenerne una prova video. Ma proprio quando il film sembra avviarsi verso la traiettoria pi\u00f9 prevedibile, con i nostri tre intrappolati e le riprese in VHS in soggettiva, Parsons scarta altrove, verso una seconda met\u00e0 inaspettatamente cupa, meno derivativa e decisamente pi\u00f9 disturbante, con tanto di orrori inediti che non sembrano appendici della lore online.<\/p>\n<p>Quando gli ho chiesto per chi avesse realizzato il film, Parsons mi ha spiegato che lo ha fatto prima di tutto per s\u00e9 stesso e per chi lo segue da anni, ma anche con l\u2019intenzione di \u00absemplificarlo, cos\u00ec da reintrodurre il pubblico all\u2019idea: qualcosa di simile all\u2019effetto prodotto dal post originale, o dalla scoperta del mio primo cortometraggio. Una specie di ritorno a quella semplicit\u00e0 iniziale, che credo possa parlare anche a un pubblico horror\u00bb.<\/p>\n<p>E ce l\u2019ha fatta. Ma se Backrooms \u00e8 perfettamente godibile come film horror autonomo per il grande pubblico, funziona ancora meglio come rampa di lancio per futuri sviluppi, sul grande schermo e in rete. Parsons ha subito rassicurato i fan: non abbandoner\u00e0 YouTube dopo il suo ingresso nel cinema. Anzi, dopo l\u2019annuncio del film si \u00e8 preso il tempo di proseguire anche con altre due delle sue serie, The Oldest View e People Still Live Here. La speranza \u00e8 che, ora che premessa e personaggi sono stati presentati, Parsons possa concentrarsi sul creare immagini e atmosfere apparentemente banali ma effettivamente inquietanti, che \u00e8 ci\u00f2 che gli riesce meglio.<\/p>\n<p>Alla domanda se le backrooms fossero una sorta di ritorno della casa infestata per una generazione digitale, Parsons mi ha risposto che non sa se le collocherebbe esattamente in quella categoria, ma che appartengono certamente \u00abal regno delle leggende urbane\u00bb, per poi prendere una tangente pi\u00f9 interessante della risposta diretta. Le backrooms, dice, sono \u00abpi\u00f9 ampie di qualunque singola incarnazione dell\u2019idea\u00bb, poich\u00e9 \u00abper loro natura, essendo un concetto cos\u00ec astratto che ha origine solo da un singolo paragrafo di testo, penso siano intrinsecamente cos\u00ec diffuse che molte persone che vedono questo film hanno un\u2019idea di ci\u00f2 che le backrooms potrebbero essere, pi\u00f9 che di che cosa tratti effettivamente questa narrazione\u00bb. Narrazione che, nella conversazione con Wan, ha definito \u00abuna sorta di mystery technothriller consumato, logoro, con elementi soprannaturali sottostanti\u00bb, aggiungendo con eccessiva modestia: \u00abNon sono bravissimo con le etichette di genere, ma direi che \u00e8 pi\u00f9 o meno quello che \u00e8 diventato\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029515\" class=\"size-full wp-image-1029515\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/IWP_BACKROOMS_EFG_LOCK-R5Changes_Clean_A24_20260326.00_37_55_22.Still016_CropR.jpg\" alt=\"backrooms\" width=\"1830\" height=\"1029\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029515\" class=\"wp-caption-text\">Chiwetel Ejiofor in \u2018Backrooms\u2019. Foto: A24<\/p>\n<p>Altri, invece, un\u2019etichetta gliel\u2019hanno gi\u00e0 trovata. Shira Chess, Associate Professor of Entertainment and Media Studies alla University of Georgia, considera le backrooms il capostipite di un nuovo genere mediale, che ha proposto nel saggio Backrooms e l\u2019ascesa del gotico istituzionale, pubblicato su The MIT Press Reader. In esso, argomenta che \u00abcome il gotico tradizionale, il Gotico Istituzionale coinvolge spazi perturbanti, forze malevole e un disagio schiacciante legato alla spazialit\u00e0 e al potere. Ma dove il gotico tradizionale \u00e8 oscuro e minaccioso, con architetture ornate, il Gotico Istituzionale si svolge in spazi d\u2019ufficio tortuosi o altrimenti vuoti, consumati dalla banalit\u00e0 prodotta dalle macchine e dallo sguardo spietato delle rumorose luci fluorescenti sopra la testa. Gli antagonisti, un tempo signori assetati di sangue, sono invece corporation senz\u2019anima. [\u2026] Trasforma un genere un tempo alimentato dal terrore fantasmatico nel terrore familiare e mondano dell\u2019alienazione lavorativa\u00bb.<\/p>\n<p>Non si sa se Parsons rivendichi tale possibile sottotesto politico, o se abbia ambientato la serie negli anni Novanta per l\u2019efficacia del filtro VHS nel rendere credibile un mondo costruito in Blender o, come afferma Chess, perch\u00e9 era \u00abun periodo di grande prosperit\u00e0 per la classe media americana. Era l\u2019apogeo dei cubicoli, dove spazi d\u2019ufficio infinitamente riutilizzabili, nonostante i boom e i crolli del capitalismo moderno, sembravano destinati a essere utili per sempre. All\u2019inizio degli anni Duemila, i cubicoli sono stati in gran parte eclissati dagli open space favorevoli al panopticon\u00bb. Ma ridurre l\u2019apporto di Parsons alle backrooms a quello di un talentuoso informatico o di un bimbo prodigio sarebbe un errore: prima ancora che tecnico, il suo contributo \u00e8 teorico. Ci\u00f2 che sta portando avanti da anni con i cortometraggi e ora con il film \u00e8 un pensiero profondo e consapevole.<\/p>\n<p>Nell\u2019intervista con Wan, spiega di faticare con \u00abuna visione eccessivamente umana dell\u2019esistenza e della vita\u00bb, mentre \u00e8 attratto da ci\u00f2 che fa sembrare \u00abgli esseri umani incidentali alla natura, invece di essere un fattore trainante del mondo in cui viviamo\u00bb. \u00abLe leggi dell\u2019universo\u00bb, dice, \u00abhanno portato la nostra coscienza a essere com\u2019\u00e8 e a percepire una sorta di senso di importanza derivato semplicemente dal caso\u00bb. Prosegue analizzando il presente digitale e l\u2019ossessione per il liminale: \u00abAbbiamo pi\u00f9 informazioni che mai. Iniziano a significare sempre meno, pi\u00f9 ne riceviamo. Vengono messe in un frullatore e restituite a noi in un modo in cui la razza umana sta iniziando ora a fare roleplay di s\u00e9 stessa. \u00c8 un fenomeno naturale che emerge in tipo ogni cultura ed \u00e8 una cosa sistemica che \u00e8 quasi impossibile da sradicare dalla nostra specie\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029516\" class=\"size-full wp-image-1029516\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/WhatsApp-Image-2026-05-25-at-15.11.57.jpeg\" alt=\"backrooms\" width=\"1600\" height=\"900\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1029516\" class=\"wp-caption-text\">Renate Reinsve in \u2018Backrooms\u2019. Foto: A24<\/p>\n<p>Sono affermazioni da media theorist, e invece arrivano da un ventenne che ha iniziato facendo fan art di Portal e Attack on Titan. Se Parsons ha l\u2019infanzia di un ragazzo molto online e appassionato di videogiochi, forse un po\u2019 nerd come tantissimi altri, me incluso, a distinguerlo \u00e8 una consapevolezza spiazzante di ci\u00f2 che assorbe e crea.<\/p>\n<p>Backrooms si inserisce a pieno titolo nella nuova generazione di horror di livello realizzati da giovani autori nati su YouTube: Talk to Me e Bring Her Back dei fratelli Philippou, Lights Out di David F. Sandberg, Skinamarink di Kyle Edward Ball. Parsons non \u00e8 quindi un caso isolato, e il suo film non \u00e8 nemmeno il migliore tra questi (quello rimane Skinamarink). \u00c8 un buon horror, un ottimo debutto e un\u2019opera assurda per un ventenne. Ma spero sia un trampolino di lancio ancora migliore. Non tanto per la mitologia delle backrooms, quanto per Kane Parsons. Che, a differenza dei suoi colleghi, sembra gi\u00e0 meno una promessa da seguire e pi\u00f9 un autore da prendere sul serio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un rischio strutturale nel trasporre l\u2019horror di internet nell\u2019horror del cinema. Se adattare un libro in un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":511690,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[239245,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":["post-511689","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-backrooms","tag-entertainment","tag-film","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-movies"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116649984866250634","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511689","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=511689"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511689\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/511690"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=511689"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=511689"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=511689"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}