{"id":51262,"date":"2025-08-16T17:17:10","date_gmt":"2025-08-16T17:17:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51262\/"},"modified":"2025-08-16T17:17:10","modified_gmt":"2025-08-16T17:17:10","slug":"toni-negri-raccontato-dagli-occhi-di-sua-figlia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51262\/","title":{"rendered":"Toni Negri raccontato dagli occhi di sua figlia"},"content":{"rendered":"<p>\u00abVolevo capirlo. Non l\u2019ho pi\u00f9 visto da quando avevo 14 anni\u00bb.  <\/p>\n<p>Tra un paio di settimane, alle Giornate degli Autori, durante la <strong>Mostra del Cinema di Venezia<\/strong> verr\u00e0 presentato \u201c<strong>Toni, mio padre<\/strong>\u201d, il documentario diretto da <strong>Anna Negri<\/strong> che spiega: \u00abHo cercato di ricostruire l\u2019itinerario umano e politico di una persona. Mi \u00e8 stato detto cos\u00ec tanto di come era mio padre prima che io avessi veramente la capacit\u00e0 di capirlo. Io non l\u2019ho pi\u00f9 visto da quando avevo 14 anni. Questa \u00e8 stata anche l\u2019occasione di stare un po\u2019 insieme, di capire come era andata quella vicenda\u00bb. <\/p>\n<p>L\u2019intento \u00e8 chiaro fin dal titolo. Il padre, <strong>suo padre, prima di tutto<\/strong>. Il racconto \u00e8 quello di un confronto tra due generazioni, tra un mondo che c\u2019\u00e8 stato e quello che c\u2019\u00e8 ora. Gli ultimi mesi, Toni Negri, li ha vissuti a <strong>Venezia<\/strong>. Citt\u00e0 che ha amato, luogo dove ha conosciuto sua moglie, dove \u00e8 nata Anna. Accanto, Porto Marghera, i primi grandi scioperi. L\u2019inizio di <strong>Potere Operaio<\/strong>.  <\/p>\n<p>Toni Negri, affaticato, tra le calli e tra le stanze di una grande casa, parla con la figlia. All\u2019inizio quelle riprese dovevano essere il materiale per una ricerca, poi, complice anche il dialogo con <strong>l\u2019amico documentarista<\/strong> <strong>Stefano Savona<\/strong> (autore de \u201cLe mura di Bergamo\u201d, probabilmente il pi\u00f9 bel lavoro dedicato alla pandemia) si \u00e8 trasformato in un documentario nel quale Anna \u00e8 presente accanto a Toni, in un lungo intimo confronto. <\/p>\n<p>\u00abSavona mi ha aiutato tantissimo. Io non avevo mai fatto documentari, avevo tutto questo materiale. E\u2019 stato lui a farmi capire che la nostra relazione era il \u201cdispositivo\u201d capace di raccontare una persona e un personaggio cos\u00ec complesso. Successivamente ho capito che se quella era la chiave, io stessa dovevo mettermi nell\u2019inquadratura, cos\u00ec Stefano mi ha aiutato riprendendoci come lui sa fare, in modo discreto\u00bb. <\/p>\n<p>Forse \u00e8 un caso o forse \u00e8 un\u2019astuta accortezza registica, ma nel documentario che dura 110 minuti, esattamente a met\u00e0 film, al 55esimo minuto, compare una foto. E\u2019 la famosa immagine usata da \u201cL\u2019Espresso\u201d che al tempo titol\u00f2: \u201cI guerriglieri\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un ragazzo con le braccia tese, le mani stringono una pistola. La polizia all\u2019orizzonte. L\u00ec, in quel preciso momento, Anna sembra circoscrivere il cuore del suo lavoro. Come se quegli anni fossero un corpo. Ci sono i pensieri nati nelle teste, e gli atti che pulsano divenendo a volte danze, altre volte mani che stringono molotov. Il centro di tutto \u00e8 il racconto di una relazione, lei sta parlando con lui, proprio di quella foto. Lei ha i suoi pensieri, lui prova a cercare delle risposte.<\/p>\n<p>Mentre scorrono quelle immagini di guerriglia sentiamo la regista che fuori campo racconta: \u00abHo 12 anni, su tutti i giornali che mio nonno porta a casa, in prima pagina, ci sono quei tizi con il passamontagna. Guardo quelle brutte foto in bianco e nero con la didascalia \u201cAutonomi\u201d e non riesco a capire qual \u00e8 la relazione tra mio padre e quelle immagini. Si va in quella zona del cervello dove ci sono cose impronunciabili, cose che \u00e8 meglio non investigare perch\u00e9 troppo difficili da capire\u00bb. <\/p>\n<p>Per Anna, quell\u2019immagine rischia di cancellare tutto il positivo di quel periodo, per Toni se quei fotogrammi mettono cos\u00ec in crisi l\u2019immaginario collettivo, allora bisognerebbe avere il coraggio di inserire altre immagini. Quelle della polizia di Cossiga che alzava il livello della guerriglia, quelle delle stragi di Stato. <\/p>\n<p>\u00abSe ci sparano addosso la gente inizia a dire \u201cvogliamo anche noi rispondergli\u201d\u00bb, queste le parole di Toni Negri quando prova a raccontare il momento di svolta tra la contestazione e la rivoluzione armata. \u00abEra molto difficile dire \u201cstiamo attenti\u201d. Avevamo sopravvalutato la nostra forza rendendocene perfettamente conto, ma nascondendocelo, e sottovalutavamo la capacit\u00e0 di provocazione e la massa d\u2019urto che lo Stato avrebbe potuto mettere nei nostri confronti\u00bb. <\/p>\n<p>\u201cToni, mio padre\u201d, prodotto con coraggio da <strong>Francesco Virga, Fedele Gubitosi e Traudi Messini<\/strong>, in uscita a inizio 2026 grazie a Wanted \u00e8 un prezioso tassello sulla ricostruzione di un periodo molto complesso. <\/p>\n<p>\u00abSugli anni di piombo gli unici che hanno fatto o tentato di fare un lavoro di analisi, di dare un senso, sono i figli, sia quelli delle vittime sia quelli di altri soggetti coinvolti &#8211; spiega Anna Negri &#8211; Il problema \u00e8 che degli anni settanta non c\u2019\u00e8 stata una elaborazione storica, collettiva e culturale. Ora, magari, anche grazie a questo film spero che il pubblico possa trarre le proprie conclusioni su questa persona, Toni, mio padre\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abVolevo capirlo. Non l\u2019ho pi\u00f9 visto da quando avevo 14 anni\u00bb. 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