{"id":51520,"date":"2025-08-16T20:26:11","date_gmt":"2025-08-16T20:26:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51520\/"},"modified":"2025-08-16T20:26:11","modified_gmt":"2025-08-16T20:26:11","slug":"la-verita-sulla-strage-di-vergarolla-e-il-documentario-che-la-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/51520\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 sulla strage di Vergarolla e il documentario che la racconta"},"content":{"rendered":"<p>                <img itemprop=\"image\" loading=\"lazy\" data-original=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/1a4b9b8d1aae478ebe648054ebae72b5\/vergarolla_42257108.jpg?width=1024\" src-max=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/1a4b9b8d1aae478ebe648054ebae72b5\/vergarolla_42257108.jpg\" title=\"Una celebre immagine di una piccola vittima raccolta sulla spiaggia di Vergarolla dopo l'attentato\" alt=\"Una celebre immagine di una piccola vittima raccolta sulla spiaggia di Vergarolla dopo l'attentato\"\/><\/p>\n<p itemprop=\"description\" class=\"didascalia rs_skip\">Una celebre immagine di una piccola vittima raccolta sulla spiaggia di Vergarolla dopo l&#8217;attentato  &#8211; Archivio <\/p>\n<p>\u00abZelesco Edmondo d\u2019anni 6\u00bb. \u00c8 lui in ordine alfabetico sui giornali l\u2019ultimo dei corpi identificati, smembrati dall\u2019esplosione di 28 grandi ordigni scoppiati sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, la domenica del 18 agosto 1946, poco dopo le 14. \u00c8 una domenica affollata di famiglie al completo, naturalmente italiane (allora Pola \u00e8 ancora Italia, e la citt\u00e0 \u00e8 abitata per il 90% da italiani). Su quella spiaggia \u00e8 in corso una giornata di gare nautiche organizzate dalla societ\u00e0 Pietas Julia, una manifestazione di stampo patriottico con la quale la popolazione intende gridare alle grandi potenze, riunite a Parigi per la Conferenza di pace, che la citt\u00e0 \u00e8 \u2013 e vuole restare \u2013 italiana. Da un anno e mezzo la seconda guerra mondiale \u00e8 finita, nel maggio del \u201945 in tutta Europa folle oceaniche di cittadini festanti avevano accolto a braccia aperte gli eserciti liberatori e la fine dell\u2019incubo nazifascista, ma qui la storia ha preso una strada diversa: La guerra in Italia \u00e8 finita, aveva titolato \u201cIl Popolo\u201d il primo maggio del 1945 ma, subito sotto, il catenaccio profetizzava: Inquietudine del popolo italiano per la sorte di <b>Trieste e Pola<\/b><b>, le citt\u00e0 in cui i \u201cliberatori\u201d erano le truppe del maresciallo jugoslavo Tito, determinate a occupare, non a liberare<\/b>. Decise a una nuova guerra di annessione, non a una pace. A imporre una nuova dittatura, non la democrazia.<\/p>\n<p>Torniamo allora al 18 agosto 1946. Quei 28 ordigni, che giacciono l\u00ec fin dai tempi della guerra ma che sono stati disattivati, dunque innocui, esplodono nell\u2019ora della siesta: molti bambini ci stanno giocando a cavalcioni (come accadeva da mesi), le famiglie riposano nella pineta, qualcuno grazie al Cielo \u00e8 in barca e da l\u00ec vede tutto. In un istante oltre cento persone (un terzo sono bambini) vanno in pezzi, <b>tutta Pola sobbalza come per un terremoto, i vetri si frantumano, una colonna di fumo si allarga a fungo nel cielo, polvere e sassi ripiombano sulla folla attonita, i gabbiani si avventano impazziti sul mare rosso a mangiare<\/b>. Mani esperte prima dell\u2019alba hanno riattivato gli esplosivi e alla fine le vittime identificate saranno solo 65, di decine di altri morti i resti saranno raccolti in bare collettive, di altri ancora non rester\u00e0 pi\u00f9 nulla, evaporati, come per l\u2019atomica (tra questi il piccolo Renzo, figlio del medico eroe Geppino Micheletti, che nell\u2019attentato perse i suoi due bambini ma continu\u00f2 ad operare le centinaia di feriti. Quest\u2019anno il presidente Mattarella gli ha conferito la medaglia d\u2019oro al Merito della Sanit\u00e0 pubblica). Vergarolla \u00e8 la prima strage terroristica della Repubblica Italiana, e la pi\u00f9 sanguinosa, ma fu sepolta nel silenzio e non ebbe mai un processo. \u201cAvvenire\u201d negli anni ha rintracciato testimoni e racconti inediti, ha anche dato un volto al protagonista della celeberrima foto-simbolo, quella del soccorritore che corre portando tra le mani una bimba decapitata. Cos\u00ec pian piano la verit\u00e0 sta riemergendo.<\/p>\n<p>Ricco di nuove voci e testimonianze \u00e8 ora il <b>documentario-inchiesta <\/b><b>Vergarolla, la strage cancellata<\/b> prodotto da Giampaolo Penco per Videoest con il sostegno di Aipi-Lcpe, l\u2019associazione che raccoglie i polesani esuli nel mondo (in onda su Rai 3 del Friuli-Venezia Giulia domenica 17 agosto alle 9.15 e in replica su Rai 3 bis il 20 agosto alle 21.20, prossimamente anche su Rai Storia). Con grande efficacia Penco contestualizza e scava su moventi e mandanti, dando la parola anche a storici croati\/sloveni e agli odierni cittadini di Pola, coloro che dal 1947 furono richiamati da ogni parte della Jugoslavia a riempire il vuoto lasciato dagli oltre 30mila italiani che, dopo Vergarolla, abbandonarono in massa la loro citt\u00e0.<\/p>\n<p>Scomode le domande di Penco, scomode le risposte, specie dopo 79 anni di insabbiamenti. La strage di Vergarolla \u2013 riflette Penco \u2013 avviene <b>in tempo di pace in una citt\u00e0 italiana che sta per diventare jugoslava ed \u00e8 sotto protettorato inglese, eppure nessuno dei 3 Stati avvia una commissione d\u2019inchiesta<\/b> (ci sar\u00e0 solo un\u2019indagine della Polizia Civile, che non porter\u00e0 a un risultato), invece ci si impegna tutti a cancellare quell\u2019apocalisse dalla memoria collettiva, perch\u00e9? Che cosa emerse dalle indagini della polizia? Dove sono finiti i verbali degli interrogatori? Ci furono anche arresti, ma gli indagati tornarono in libert\u00e0 e tutto fin\u00ec dopo sole tre settimane. Perch\u00e9 non si apr\u00ec alcun processo, almeno contro ignoti?<\/p>\n<p>Che clima si vivesse a Pola in quell\u2019agosto del 1946 \u00e8 ben ricordato nel documentario da Salvatore Palermo e Livio Dorigo, due ultranovantenni dalla memoria lucida: la citt\u00e0 viveva nel terrore di essere ceduta al regime jugoslavo, la vera mira dei cosiddetti \u201cliberatori\u201d titini era annessionistica e la propaganda in tal senso era opprimente. Paolo Radivo, autore di un corposo saggio dedicato a Vergarolla, spiega: volevano dimostrare alle grandi potenze riunite a Parigi che i polesani invocavano Tito, dunque bisognava cancellare duemila anni di romanit\u00e0 e secoli di italianit\u00e0 autoctona. Ma anche <b>lo storico croato Darko Dubovski descrive l\u2019angoscia della citt\u00e0, divisa tra le manifestazioni pro Italia e quelle pro Jugoslavia organizzate dal regime <\/b>\u00ab<b>e il problema nasceva perch\u00e9 Pola era una citt\u00e0 italiana<\/b>, il 90% della sua popolazione era italiano, ma c\u2019erano anche gli italiani pro Jugoslavia che erano operai e comunisti\u00bb e si scontravano con la stragrande maggioranza \u00abche voleva che l\u2019Istria restasse italiana\u00bb. In una Pola che, a guerra finita, nel 1945 aveva gi\u00e0 vissuto i terrificanti \u201cquaranta giorni\u201d di occupazione titina con rastrellamenti di civili ed eliminazioni nelle foibe, un anno e mezzo dopo la tensione restava dunque altissima. \u00abNei dintorni della citt\u00e0 c\u2019erano ancora 5 kilotoni di esplosivi, una quantit\u00e0 pari alla bomba di Hiroshima\u00bb, afferma Dubovski, ed erano presenti i servizi segreti inglesi, americani, jugoslavi e italiani.<\/p>\n<p>A quasi 80 anni dalla strage che costrinse gli italiani a fuggire in massa, nessuno sostiene pi\u00f9 l\u2019ipotesi di un incidente, <b>la matrice terroristica \u00e8 assodata, ma il silenzio da parte di tutti gli Stati coinvolti nella tragedia ha fatto s\u00ec che non si sia mai stabilito un colpevole n\u00e9 un movente<\/b>. Anche se la logica porta da una parte sola: \u00abL\u2019intento era chiarissimo, dal giorno dell\u2019attentato gli italiani capiscono che a Pola non si pu\u00f2 restare\u00bb, spiega lo storico Roberto Spazzali. Lo stesso che per\u00f2 ricorda come il silenzio non fu solo da parte jugoslava, ma anche da parte della Nazione colpita: \u00abL\u2019Italia espresse un cordoglio distaccato, l\u2019unica reazione da Roma fu un laconico telegramma di un sottosegretario\u2026\u00bb. Telegramma che, come i documenti riemersi dagli archivi \u201ctop secret\u201d di Londra, Washington e Belgrado, Penco mostra: \u00abAnche a nome Governo invio commossi sensi viva solidariet\u00e0 popolazione colpita esplosione\u00bb. Commenta Dubovski: strano il silenzio totale della Jugoslavia, \u00abma a me risulta pi\u00f9 strano che abbiano taciuto gli italiani\u2026 non era conveniente parlarne? Avrebbe provocato situazioni spiacevoli?\u00bb. Certo che s\u00ec: quei 28 ordigni disattivati non erano sorvegliati, compito che sarebbe toccato al Governo militare alleato che dal giugno 1945 (dopo i 40 giorni di terrore titino) si erano insediati in citt\u00e0. \u00c8 a loro che all\u2019indomani della strage i giornali di tutte le tendenze politiche diedero infatti la responsabilit\u00e0, sia l\u2019\u201cArena di Pola\u201d (il quotidiano italiano, tuttora edito come mensile degli esuli giuliano dalmati nel mondo, giunto a 80 anni ininterrotti di vita), sia \u201cIl nostro giornale\u201d dell\u2019Unione antifascista italo-slava. Solo nel mese successivo la stampa ufficializz\u00f2 ci\u00f2 che le indagini inglesi avevano appurato: \u00abEsplosione provocata deliberatamente!\u00bb. L\u2019agenzia Reuter batt\u00e9 la notizia: \u00abNon un fatto accidentale ma un attentato, riprese le indagini per accertare le ipotesi di un movente politico\u00bb. Molti testimoni furono ascoltati, pi\u00f9 d\u2019uno raccont\u00f2 di aver udito lo schiocco dell\u2019innesco subito prima della detonazione, altri di aver <b>visto un uomo giuntare un cavo proprio nell\u2019area in cui la polizia trover\u00e0 dispositivi per l\u2019innesco a distanza<\/b>; addirittura, un soldato inglese \u00abaveva sentito uno sfrigolio e poi aveva visto una miccia bruciare\u00bb.<\/p>\n<p>Ma incredibilmente le indagini si fermarono qui: agli anglo americani era sufficiente per dimostrare la loro innocenza, Roma chiuse tutto con il telegramma, e per gli jugoslavi il fatto semplicemente non era accaduto, nemmeno una notizia in breve usc\u00ec mai sulla stampa slava. \u00abChe cosa ha pensato Tito dopo la strage? Francamente non lo so\u00bb, sorride ironico lo storico sloveno Joze Pirjevec, \u00abnon ho mai trovato nessun accenno a questa vicenda, nella storia della Jugoslavia, nemmeno una parola\u00bb. Rincara la dose lo scrittore e diplomatico serbo Dragan Veliki\u0107, la cui famiglia \u00e8 tra quelle arrivate nel 1947 a ripopolare Pola ridotta a citt\u00e0 fantasma: \u00ab<b>La catastrofe di Vergarolla mi era del tutto sconosciuta, anche da liceale a Pola nessuno me ne parl\u00f2 mai, tutto era stato nascosto come dietro a una tenda<\/b>. Solo negli anni \u201980, a 40 anni, scrivevo il romanzo Via Pula e venni a conoscenza di come sono state uccise oltre cento persone, ma anche allora ne sentii parlare come attraverso una nebbia, era come se non fosse mai successo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/strage-di-vergarolla-pola-anniversario-foto-bambina\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La stessa nebbia che ad \u201cAvvenire\u201d aveva raccontato nel 2021 Bruno Castro, 14 anni all\u2019epoca della carneficina, riuscito a fuggire in Canada solo nel 1963<\/a>: \u00abHo anche dovuto fare il soldato sotto Tito \u2013 ci aveva detto, svelando da queste pagine che il vigile del fuoco fotografato mentre correva con la salma della bimba decapitata era suo cognato Mario Angelini \u2013. Sotto il regime nessuno fiatava, c\u2019era tanta paura. Persino Mario ha sempre taciuto per decenni, \u00e8 morto a Pola 15 anni fa senza mai parlare di Vergarolla. Bisognava dimenticare e vivere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abC\u2019era un\u2019attenzione a parlare \u2013 conferma ora nel documentario il sociologo Elio Varutti \u2013 meno sai e forse vivi di pi\u00f9\u00bb. Ancora oggi chi sa tace, ma molto sta cambiando: alle cerimonie di commemorazione del 18 agosto da qualche anno partecipano non pi\u00f9 solo gli esuli polesani tornati apposta in Istria, ma le autorit\u00e0 della Pola croata, perch\u00e9 Vergarolla \u00e8 storia cittadina. <b>Anche quest\u2019anno luned\u00ec mattina presenzieranno il sindaco croato Pe<\/b><b>\u0111<\/b><b>a Grbin e il vicesindaco italiano Vito Paoleti<\/b><b>\u0107<\/b><b>, mentre gli esuli, capitanati dalla presidente di Aipi-Lcpe Graziella Cazzaniga, lanceranno dal mare una corona di fiori<\/b>.<\/p>\n<p>In contemporanea su Rai 3 l\u2019inchiesta-documentario di Giampaolo Penco far\u00e0 parlare per la prima volta personaggi eclatanti come Anton Vratu\u0161a, partigiano e politico jugoslavo, nel 1946 membro della Commissione internazionale che doveva investigare sull\u2019identit\u00e0 etnica dei polesani: \u00abOvunque sui muri erano state dipinte scritte inneggianti, ho\u010demo Tito, vogliamo Tito, ho\u010demo Jugoslavia\u00bb, ammette. Invano negli stessi giorni l\u2019\u201cArena di Pola\u201d chiedeva alle potenze vincitrici un plebiscito: \u00abUna sterminata moltitudine invoca l\u2019Italia e chiede la liberazione dalla tirannide jugoslava\u00bb. Parole da soppesare una per una: si era in tempo di pace ma qui si invocava ancora la liberazione. Penco d\u00e0 poi la parola a <b>Roman Leljak, nientemeno che ex agente della Ozna, la polizia segreta di Tito, creata \u2013 dice lui stesso \u2013 <\/b>\u00ab<b>con il compito di liberare un\u2019area dai nemici quando i partigiani la conquistavano<\/b>\u00bb<b>, ovvero di eliminare i civili italiani appena i partigiani di Tito arrivavano in una contrada<\/b>. \u00abSi trattava di liquidazioni. A Pola c\u2019erano 200\/250 agenti dell\u2019Ozna, i miei colleghi hanno iniziato a lavorare dall\u2019immediato dopoguerra\u00bb, spiega l\u2019ex agente di Tito, \u00aberano tempi difficili, l\u2019esercito partigiano non era ancora strutturato, gli uomini arrivati nel 1945 pensavano che fosse tutto loro, che potessero fare quello che volevano. E purtroppo \u00e8 stato cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>Fatto sta che il 10 febbraio 1947 (oggi Giorno del Ricordo) Pola e i territori italiani del confine orientale passarono alla Jugoslavia e gli inglesi abbandonano definitivamente le indagini. L\u2019anno dopo Tito e Stalin si scontrano e cos\u00ec il primo diventa un prezioso alleato dell\u2019Occidente, da blandire e cui tutto perdonare. Le 100 e pi\u00f9 vittime di Vergarolla vengono semplicemente cassate, ma la vox populi, quella che ancora oggi bisbiglia, ha continuato a tramandare <b>due nomi dei presunti responsabili, Giuseppe Kovacich e Ivan Nini Brljafa<\/b>. Il report della polizia inglese ritrae Kovacich come \u00aban Ozna agent, responsible for numerous crimes\u00bb, per di pi\u00f9 \u00abnotevole per il suo zelo nel perseguitare gli italiani\u00bb. L\u2019identikit lo descrive come alto, magro, biondo, elettricista di 30 anni, ex militare nella Marina italiana durante la guerra poi passato ai servizi segreti di Tito. Fece perdere le sue tracce, probabilmente la Ozna gli cambi\u00f2 identit\u00e0. Di Brljafa ebbe il coraggio di fare il nome il giornalista croato di \u201cGlas Istre\u201d, David Fi\u0161trovi\u0107, solo nel 1999. Brljafa, attivissimo agente dell\u2019Ozna e, negli anni \u201960, anche presidente dell\u2019Assemblea comunale di Pola, <b>mor\u00ec infine suicida per impiccagione, dopo aver scritto il suo rimorso per Vergarolla su una lettera<\/b> a lungo rimasta nelle mani dei familiari. Ce ne aveva gi\u00e0 parlato l\u2019esule istriano e ricercatore Lino Vivoda, che quella lettera stava acquistando, ma che all\u2019ultimo non si fid\u00f2 di recarsi da solo (cos\u00ec gli era stato chiesto) all\u2019appuntamento per la consegna. La lettera \u00e8 oggi sparita\u2026 \u00abConosco il giornalista investigativo David Fi\u0161trovi\u0107 \u2013 commenta lo storico Darko Dubovski \u2013 non ha in mano documenti ma ha ascoltato attentamente quello che gli diceva la gente\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec <b>di Kovacich e Brljafa restano i nomi come \u201cattentatori di Vergarolla\u201d, ma nessuna prova<\/b>. Lo storico Spazzali: \u00abGli incartamenti del Tribunale di Pola sono spariti, dove sono?\u00bb. \u00abDa subito si diffuse l\u2019opinione che erano stati i titini, in particolare la Lega della Giovent\u00f9 comunista di Jugoslavia\u00bb, conclude Dubovski. <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/vergarolla-1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">E questo ci riporta alla forte testimonianza rilasciata ad \u201cAvvenire\u201d nel 2016 da Claudio Perucich, fuggito con la sua famiglia in Australia a 7 anni, nel 1949<\/a>: \u00abI mandanti di Vergarolla sono nella gerarchia titina presente a Pola in quel primo dopoguerra e tra di loro, purtroppo, anche alcuni polesani, per ideologia alleatisi con Tito. <b>Mio zio Antonio Riboni \u00e8 morto a 33 anni perch\u00e9 non sopportava pi\u00f9 il peso della coscienza<\/b>. Per due anni era stato con i partigiani ed era anche lui membro di quella gerarchia, ma non per questo disposto a tradire l\u2019Italia e a caldeggiare l\u2019annessione di Pola, dell\u2019Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia, come invece altri italiani obbedienti a Togliatti. Quel 18 agosto 1946 zio Antonio era a Vergarolla per una nuotata, anche se si tenne lontano dagli ordigni. Conosceva gran parte delle persone rimaste uccise, era tutta gente nostra e questo lo devast\u00f2 dentro. Voleva capire chi era stato e di nascosto dai compagni di partito inizi\u00f2 a indagare nei suoi ambienti, essendo lui connesso al comando filo titino di Pola\u00bb. Ottenne cos\u00ec la verit\u00e0 che cercava \u00abe quello che seppe lo lasci\u00f2 distrutto\u00bb, ci ha riferito il nipote. \u00abSi tolse la vita, ma prima rivel\u00f2 tutto a mia madre\u00bb.<\/p>\n<p>Claudio Bronzin, testimone oculare della strage, giocava sui siluri insieme a una ventina di amichetti. Per fortuna dopo il pranzo si spost\u00f2 in pineta, \u00abho perso buona parte della famiglia e decine di amici\u00bb. Nel cimitero di Pola ci ha mostrato la tomba di sua zia, tra i morti di quel giorno. Nella tomba vicina riposa un uomo che si \u00e8 impiccato, sulla lapide il nome, Ivan Nini Brljafa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una celebre immagine di una piccola vittima raccolta sulla spiaggia di Vergarolla dopo l&#8217;attentato &#8211; Archivio \u00abZelesco Edmondo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":51521,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-51520","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51520"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51520\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/51521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}