{"id":515404,"date":"2026-05-30T11:49:15","date_gmt":"2026-05-30T11:49:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/515404\/"},"modified":"2026-05-30T11:49:15","modified_gmt":"2026-05-30T11:49:15","slug":"il-grande-gioco-del-mercato-dellarte-tra-status-e-meccanismi-di-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/515404\/","title":{"rendered":"Il grande gioco del mercato dell\u2019arte, tra status e meccanismi di potere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">LA PELLE DELL\u2019ORSO<\/p>\n<p>Il 2 marzo 1914, presso l\u2019H\u00f4tel Drouot a Parigi, si tenne un\u2019asta della collezione di opere contemporanee raccolta da Andr\u00e9 Level (1863-1946), giovane uomo d\u2019affari, e dai suoi dodici soci nel corso dei dieci anni precedenti. Chiamata \u00abLa Peau del\u2019Ours\u00bb, la raccolta prendeva il nome da una favola dello scrittore francese Jean de La Fontaine (1621-1695), che racconta di due cacciatori che vendono la pelle di un orso prima di partire per cercare di ucciderlo, senza poi per\u00f2 riuscirci (morale: non vendere la pelle dell\u2019orso prima di averlo ucciso). Level aveva cos\u00ec creato ci\u00f2 che pu\u00f2 essere considerato il primo fondo di investimento d\u2019arte della storia.<\/p>\n<p>Nel 1904, dopo essere rimasto profondamente colpito dalle opere esposte al Salon d\u2019Automne dell\u2019anno precedente, Level aveva convinto un gruppo di giovani investitori a versare ognuno 250 franchi all\u2019anno per l\u2019acquisto di opere d\u2019arte, da vendere dopo dieci anni. L\u2019iniziativa di Level fu coraggiosa e senza precedenti.\u00a0<\/p>\n<p>La struttura dell\u2019impresa stabiliva che, in caso di profitto, ciascun membro della Peau de l\u2019Ours avrebbe ricevuto l\u2019importo dell\u2019investimento pi\u00f9 un interesse del 3,5 per cento. Eventuali profitti aggiuntivi sarebbero stati distribuiti a Level (20 per cento) e agli artisti (20 per cento). Nel frattempo, gli investitori avrebbero anche avuto accesso alle opere d\u2019arte del fondo per decorare le proprie abitazioni. Level, in quanto amministratore unico del fondo, decideva sugli acquisti, coadiuvato da un comitato di due membri con diritto di veto.\u00a0<\/p>\n<p>Durante il decennio seguente, il gruppo spese 27.500 franchi per l\u2019acquisto di 145 opere, la grande maggioranza delle quali di artisti contemporanei. \u00abL\u2019esperienza fu audace\u00bb, scrive Judith Benhamou; \u00abnon era mai stato fatto nulla di simile fino ad allora. Oltre al suo aspetto speculativo, l\u2019operazione aveva il vantaggio di fornire denaro a una popolazione che ne aveva quantomai bisogno: i giovani artisti. [\u2026] Essi avrebbero ricevuto il 20 per cento dei profitti. Fu l\u2019invenzione del diritto di seguito, sedici anni prima della sua introduzione nella legislazione francese nel 1920\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019asta della Peau de l\u2019Ours, costituita dai 145 lotti del gruppo, principalmente di artisti d\u2019avanguardia, fu preceduta da una campagna pubblicitaria, da una mostra aperta al pubblico e da un catalogo illustrato di accompagnamento, tutte pratiche comuni oggi ma insolite all\u2019epoca.<\/p>\n<p>Il risultato fu straordinario. FitzGerald riferisce che l\u2019investimento iniziale fu pi\u00f9 che quadruplicato: 116.545 franchi contro i 27.500 spesi. Famille de saltimbanques (Famiglia di saltimbanchi, 1905) di Picasso, uno dei capolavori del suo Periodo rosa (ora nella collezione della National Gallery of Art di Washington), fu venduto per 12.650 franchi, dodici volte il prezzo pagato da Level.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della sua innovativa formula di investimento, l\u2019asta della Peau de l\u2019Ours rappresent\u00f2 un autentico punto di svolta nella storia del mercato dell\u2019arte moderna. Per la prima volta, l\u2019arte d\u2019avanguardia fu messa pubblicamente alla prova, prova che super\u00f2 con successo, dimostrando che l\u2019arte contemporanea poteva costituire un investimento redditizio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden wp-image-619845 size-large\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/allemandi-trading-beauty-01-1024x819.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"512\" data-lazy- data-lazy-\/>Trading Beauty, Cover. Societ\u00e0 Editrice Allemandi \/ Leo Gilardi<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.allemandi.com\/libro\/9788842227052\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Tratto da \u201cTrading Beauty. Il mercato dell\u2019arte dall\u2019altare alla galleria\u201d, di Valentina Castellani, Allemandi Editore, 2026, 34\u20ac, 312 pagine<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"LA PELLE DELL\u2019ORSO Il 2 marzo 1914, presso l\u2019H\u00f4tel Drouot a Parigi, si tenne un\u2019asta della collezione di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":515405,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,184,203,23237,204,1537,90,89],"class_list":["post-515404","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-economia","tag-entertainment","tag-estratto","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116663377154110959","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/515404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=515404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/515404\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/515405"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=515404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=515404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=515404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}