{"id":517270,"date":"2026-05-31T18:09:27","date_gmt":"2026-05-31T18:09:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/517270\/"},"modified":"2026-05-31T18:09:27","modified_gmt":"2026-05-31T18:09:27","slug":"arte-in-memoria-la-sinagoga-di-ostia-antica-interroga-il-presente-tra-guerra-assenza-e-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/517270\/","title":{"rendered":"Arte in Memoria, la sinagoga di Ostia antica interroga il presente tra guerra, assenza e memoria"},"content":{"rendered":"<p>\n                            Ogni giorno alle 16:00 le notizie dal quartiere<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n<p>Nella sinagoga del Parco archeologico di Ostia Antica, tra le rovine del pi\u00f9 antico edificio ebraico conosciuto dell\u2019Occidente romano, torna \u201cArte in Memoria\u201d, la rassegna biennale,\u00a0ideata da\u00a0Ada Chiara Zevi, che da ventiquattro anni mette in dialogo arte contemporanea, archeologia e identit\u00e0 culturale. L\u2019idea nasce da un\u2019intuizione semplice e potente, maturata a Stommeln, in provincia di Colonia: una sinagoga sopravvissuta al nazismo, dove dal 1990 ogni anno un artista \u00e8 invitato a creare un lavoro originale per quel luogo. Un gesto di presenza, di resistenza, di bellezza ostinata contro l\u2019oblio.<\/p>\n<p>Ad Ostia antica quel gesto si rinnova da dodici edizioni. Le opere non vengono importate da fuori: nascono per la Sinagoga, pensate e realizzate appositamente per quello spazio, per quella luce, per quella storia. \u00c8 un modo di fare arte che richiede umilt\u00e0 e ascolto. E i risultati, nel tempo, hanno costruito un patrimonio straordinario: cinquantasei artisti internazionali che hanno attraversato questo luogo lasciandovi una traccia indelebile. E dando vita a un museo di arte contemporanea all\u2019interno del Parco archeologico.<\/p>\n<p>La dodicesima edizione, inaugurata eccezionalmente il 24 maggio anzich\u00e9 il 27 gennaio, data tradizionale del Giorno della Memoria, si carica quest\u2019anno di un significato ancora pi\u00f9 intenso e dolorosamente attuale. La decisione di posticipare l\u2019apertura, \u00e8 stato spiegato durante la presentazione, \u00e8 maturata in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni e timori per la sicurezza. E proprio questa fragilit\u00e0 del presente attraversa profondamente i lavori delle due artiste invitate: l\u2019israeliana Ella Littwitz e la polacca Natalia Romik, entrambe chiamate a confrontarsi con uno spazio che non \u00e8 mai neutro, ma custode di una memoria stratificata, spirituale e civile.<\/p>\n<p>Ad aprire la cerimonia \u00e8 stato il direttore del Parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D\u2019Alessio, che ha ricordato il lungo cammino della manifestazione nata nel 2002 grazie ad Ada Chiara Zevi e ha sottolineato il valore simbolico di Ostia come luogo storico di integrazione culturale e religiosa, crocevia del Mediterraneo antico dove convivevano culti romani, orientali, ebraismo e cristianesimo. Un\u2019eredit\u00e0 che oggi continua attraverso il lavoro di tutela e valorizzazione della sinagoga, per la quale il Parco ha ottenuto importanti finanziamenti destinati al restauro e agli scavi dell\u2019area del mikvah, il bagno rituale ebraico scoperto recentemente.<\/p>\n<p>Accanto alla dimensione archeologica, la mostra si muove per\u00f2 soprattutto sul terreno della memoria morale. Lo storico dell\u2019arte Francesco Spina ha letto le opere esposte come una riflessione sull\u2019assenza: assenza che diventa presenza, vuoto che custodisce significato. Il riferimento centrale \u00e8 l\u2019arca santa evocata dall\u2019installazione\u00a0\u201cFor they have seen (y)our nakedness\u201d di Ella Littwitz, realizzata in legno e collocata nello spazio dell\u2019antico \u201cAron\u201d (arca santa) della sinagoga. <\/p>\n<p>Un\u2019arca \u201cestranea\u201d, portatile, aperta e priva dei rotoli della Torah (i testi sacri della Bibbia ebraica), che espone invece un frammento di testo tratto dalle Lamentazioni: \u201cPerch\u00e9 hanno visto la (vostra) nostra nudit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019opera dell\u2019artista israeliana diventa cos\u00ec una meditazione sulla perdita della moralit\u00e0 e sullo smarrimento spirituale contemporaneo. Tuttavia rimane l\u2019orientamento dell\u2019arca verso Gerusalemme: un gesto di \u201cTikkun\u201d di riparazione, una necessit\u00e0 di ricostruire un ordine etico dopo la distruzione.<\/p>\n<p>Ada Chiara Zevi, curatrice e anima storica della manifestazione, ha parlato esplicitamente della necessit\u00e0 di mantenere aperto il dialogo culturale proprio nel momento in cui il mondo appare dominato dalla violenza. \u201cMai come in questa edizione \u2013 ha detto \u2013 il lavoro delle artiste mette il dito nelle piaghe del presente per denunciare orrori e ingiustizie ma anche per indicare una via di riscatto nella memoria\u201d.<\/p>\n<p>Se Littwitz affronta il trauma del presente israeliano, Natalia Romik lavora invece sulla memoria cancellata dell\u2019ebraismo polacco. Architetta e artista, Romik da anni indaga i nascondigli utilizzati dagli ebrei durante la Shoah: cavit\u00e0, sottotetti, armadi, cantine, spazi invisibili diventati luoghi estremi di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Per Ostia ha realizzato \u201cFlickering Architecture\u201d, installazione composta da candele di purissima cera nera modellate sulle tracce architettoniche della Varsavia ebraica distrutta. Impronte di ringhiere, stele funerarie e frammenti urbani si adagiano sulle antiche superfici della sinagoga romana creando un dialogo tra rovine lontane nel tempo ma accomunate dalla vulnerabilit\u00e0 della memoria.<\/p>\n<p>Le candele, lentamente consumate dalla combustione, diventano metafora dell\u2019architettura stessa della memoria: fragile, instabile, bisognosa di cura continua per non scomparire. \u00c8 un\u2019opera che parla di erosione e oblio, ma anche della responsabilit\u00e0 collettiva di custodire le tracce del passato.<\/p>\n<p>In questo intreccio tra archeologia, spiritualit\u00e0 e contemporaneit\u00e0, \u201cArte in Memoria\u201d conferma la propria unicit\u00e0 nel panorama artistico italiano. Non una semplice mostra, ma un esercizio civile di ascolto e confronto dentro uno dei luoghi simbolicamente pi\u00f9 potenti del Mediterraneo antico. Qui, dove duemila anni fa convivevano lingue, culture e religioni differenti, l\u2019arte continua a interrogare il presente e a chiedere se sia ancora possibile trasformare il vuoto della storia in uno spazio di incontro.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni giorno alle 16:00 le notizie dal quartiere Iscriviti e ricevi le notizie via email Nella sinagoga del&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":517271,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,12572,60250,91219],"class_list":["post-517270","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-memoria","tag-roma-ostia","tag-sinagoga"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116670533920304216","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/517270","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=517270"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/517270\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/517271"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=517270"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=517270"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=517270"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}