{"id":518619,"date":"2026-06-01T16:03:16","date_gmt":"2026-06-01T16:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/518619\/"},"modified":"2026-06-01T16:03:16","modified_gmt":"2026-06-01T16:03:16","slug":"oriente-occidente-di-rampini-ce-una-guerra-parallela-arabi-che-combattono-al-fianco-di-usa-e-israele-contro-teheran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/518619\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | C&#8217;\u00e8 una guerra parallela: arabi che combattono al fianco di Usa e Israele contro Teheran"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra in Iran ha un combattente in pi\u00f9, oltre a quelli che dominano l\u2019attenzione. Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, uno degli sviluppi meno noti della guerra con l&#8217;Iran riguarda <b>il ruolo svolto dagli Emirati Arabi Uniti<\/b>. Mentre l&#8217;attenzione internazionale era concentrata sull&#8217;asse Washington-Gerusalemme e sulla risposta di Teheran, <b>Abu Dhabi avrebbe partecipato in modo assai pi\u00f9 attivo di quanto sia emerso finora<\/b>. Gli Emirati, che in passato furono spesso descritti come una \u00abSparta araba\u00bb, hanno compiuto <a href=\"\"><b>decine di attacchi aerei<\/b> contro obiettivi iraniani<\/a> e hanno contribuito direttamente alla campagna militare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_giugno_01\/guerra-in-iran-le-notizie-in-diretta-gli-usa-libano-e-israele-trattino-trump-giro-di-vite-sui-patti-con-teheran-mahmdami-e-un.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Guerra in Iran, le notizie in diretta<\/a>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La rivelazione conferma una trasformazione strategica gi\u00e0 in corso da anni nel Golfo. Gli Emirati \u2013 i cui poli principali sono la capitale politica e petrolifera Abu Dhabi, e la metropoli del business non-energetico che \u00e8 Dubai (finanza, trasporti, immobiliare) \u2013 non si comportano pi\u00f9 come una piccola monarchia commerciale interessata soprattutto agli affari e alla stabilit\u00e0 regionale. Ambiscono a essere <b>una potenza regionale capace di difendere i propri interessi con tutti gli strumenti disponibili<\/b>, con un ruolo determinante per la forza militare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli attacchi emiratini sono stati coordinati con Stati Uniti e Israele<\/b>, che hanno fornito intelligence e supporto informativo. Tra gli obiettivi figurano infrastrutture militari ed energetiche iraniane, comprese installazioni lungo lo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alcuni bombardamenti sono stati motivati come risposta diretta agli attacchi che l&#8217;Iran aveva lanciato contro infrastrutture energetiche emiratine. L&#8217;offensiva contro i complessi petrolchimici iraniani ha suscitato preoccupazioni internazionali per il rischio di destabilizzare ulteriormente i mercati energetici. A un certo punto gli stessi americani hanno esercitato pressioni sugli israeliani affinch\u00e9 interrompessero gli attacchi contro determinati impianti. Ma <b>gli emiratini sono sfuggiti all\u2019attenzione<\/b>, e in generale si sono riparati dietro la <b>logica dell\u2019autodifesa<\/b> per giustificare le proprie offensive armate.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un aspetto collaterale di questa vicenda riguarda la <b>divaricazione all&#8217;interno del mondo arabo sunnita<\/b>. Prima dello scoppio della guerra molti Paesi del Golfo avevano dichiarato che non avrebbero consentito l&#8217;utilizzo del proprio territorio o del proprio spazio aereo per operazioni offensive contro l&#8217;Iran. Quando per\u00f2 Teheran ha iniziato a colpire aeroporti, centri abitati e infrastrutture energetiche della regione, alcuni governi hanno modificato la propria posizione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli Emirati sono diventati il bersaglio principale della rappresaglia iraniana<\/b>. Secondo le informazioni raccolte dal quotidiano americano, Teheran ha lanciato contro il territorio emiratino migliaia di missili e droni, pi\u00f9 di quanti ne siano stati diretti contro qualunque altro Paese coinvolto nel conflitto. Questa pressione ha rafforzato ad Abu Dhabi la convinzione che la non-belligeranza non fosse pi\u00f9 sufficiente a garantire la sicurezza nazionale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La scelta emiratina non \u00e8 stata condivisa da tutti i partner regionali<\/b>. L&#8217;Arabia Saudita ha mantenuto una linea pi\u00f9 prudente, ancorch\u00e9 piena di ambiguit\u00e0. Nella fase iniziale del conflitto molti retroscena indicano che il principe saudita Mohammed Bin Salman (MbS) si \u00e8 schierato con i falchi, ha premuto su Trump quasi quanto Netanyahu, perch\u00e9 risolvesse in modo drastico la minaccia iraniana. La linea ufficiale di MbS \u00e8 stata pi\u00f9 cauta, anche per la vicinanza dell\u2019Hajj, il pellegrinaggio islamico che ha portato come ogni anno alla Mecca e alla Medina fedeli dal mondo intero, inclusi diecimila iraniani. Superato il test dell\u2019Hajj, Riad continua a cercare una de-escalation, temendo le conseguenze economiche di una guerra prolungata nel Golfo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le divergenze tra Emirati e Arabia Saudita hanno riacceso tensioni gi\u00e0 esistenti. Da tempo le due monarchie competono per l&#8217;influenza politica e strategica nella regione, dal Mar Rosso allo Yemen fino al Corno d&#8217;Africa. <b>La guerra con l&#8217;Iran ha accentuato differenze che erano gi\u00e0 visibili su numerosi dossier regionali.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Abu Dhabi ha utilizzato strumenti aggiuntivi oltre a quelli militari. Ha sostenuto iniziative diplomatiche internazionali pi\u00f9 aggressive verso Teheran e ha adottato misure economiche che hanno colpito interessi iraniani presenti negli Emirati. Per anni Dubai aveva rappresentato una delle principali valvole di sfogo economiche per l&#8217;Iran sottoposto alle sanzioni occidentali. Come piazza finanziaria globale, paradiso fiscale, centro logistico, Dubai si era prestato (come Doha nel Qatar) a ospitare ragnatele di societ\u00e0-ombra attraverso cui il regime degli ayatollah aggirava le sanzioni americane. La riduzione recente di questi spazi ha avuto un impatto concreto sui rapporti economici tra i due Paesi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da parte iraniana le accuse non si sono fatte attendere. <b>Teheran sostiene da tempo che gli Emirati abbiano abbandonato ogni neutralit\u00e0 per allinearsi del tutto con Stati Uniti e Israele<\/b>. La guerra ha rafforzato questa percezione e pu\u00f2 compromettere per molto tempo i rapporti tra le due sponde del Golfo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La postura emiratina non nasce dal nulla. Negli ultimi anni Abu Dhabi ha dimostrato una crescente disponibilit\u00e0 a utilizzare la forza per perseguire obiettivi strategici. Ha sostenuto fazioni armate in Libia, \u00e8 intervenuta nello Yemen, ha cercato di estendere la propria influenza nel Corno d&#8217;Africa e nelle rotte marittime che collegano il Mediterraneo all&#8217;Oceano Indiano. In tutte queste occasioni ha mostrato una propensione al rischio assai superiore a quella di altri Stati arabi. Una mentalit\u00e0 guerriera alla \u00abSparta\u00bb, come hanno sottolineato esperti geopolitici della regione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Resta aperta una domanda: <b>fino a che punto un Paese piccolo pu\u00f2 sostenere uno scontro prolungato con una potenza molto pi\u00f9 grande e popolosa come l&#8217;Iran?<\/b> Per quanto significativa sul piano politico, la partecipazione emiratina \u00e8 rimasta quantitativamente modesta rispetto all&#8217;immenso sforzo militare sostenuto dagli Stati Uniti e da Israele. La capacit\u00e0 di deterrenza di Abu Dhabi nei confronti di Teheran resta da verificare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una risposta a questa incertezza \u00e8 il rafforzamento dell&#8217;asse tra Emirati e Israele. I rapporti bilaterali nati nel 2020 con gli Accordi di Abramo hanno assunto una dimensione strategica pi\u00f9 profonda di recente. Durante il conflitto <b>la cooperazione militare e di intelligence tra i due Paesi si \u00e8 intensificata<\/b>. Israele ha contribuito direttamente alla difesa dello spazio aereo emiratino e il dialogo tra i vertici politici e militari dei due governi \u00e8 diventato pressoch\u00e9 continuo. L\u2019alleanza militare fra i due \u00e8 ormai una nuova realt\u00e0 strategica del Golfo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Medio Oriente che esce da questa crisi appare dunque diverso da quello di pochi anni fa. Le vecchie divisioni tra mondo arabo e Israele contano meno di un tempo. A ridefinire alleanze e ostilit\u00e0 \u00e8 soprattutto il confronto con l&#8217;Iran. In questo nuovo scenario gli Emirati hanno scelto di non limitarsi pi\u00f9 al ruolo di intermediari commerciali e finanziari. <b>Vogliono essere riconosciuti come una potenza regionale a pieno titolo<\/b>.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-01T16:43:33+02:00\" content=\"2026-06-01\">1 giugno 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra in Iran ha un combattente in pi\u00f9, oltre a quelli che dominano l\u2019attenzione. 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