{"id":522710,"date":"2026-06-04T05:28:25","date_gmt":"2026-06-04T05:28:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/522710\/"},"modified":"2026-06-04T05:28:25","modified_gmt":"2026-06-04T05:28:25","slug":"la-citta-galleggiante-che-ospitera-80-000-persone-cosa-e-davvero-freedom-ship-e-quando-verra-costruita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/522710\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 galleggiante che ospiter\u00e0 80.000 persone: cosa \u00e8 (davvero) Freedom Ship e quando verr\u00e0 costruita"},"content":{"rendered":"<p>\n                            Risparmio e investimenti, ogni venerd\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n<p>Non chiamatela semplicemente nave da crociera. La Freedom Ship, nelle intenzioni dei suoi promotori, dovrebbe essere qualcosa di molto pi\u00f9 radicale: una citt\u00e0 mobile sull\u2019oceano, lunga circa un miglio, larga oltre 200 metri e alta decine di ponti, pensata per ospitare fino a 80.000 persone tra residenti, visitatori e personale di bordo. <a href=\"https:\/\/www.telegraph.co.uk\/travel\/news\/mile-long-80000-on-board-first-floating-city\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Ne scrive diffusamente il Telegraph in un articolo a firma di Dave Monk<\/a>.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n    APPROFONDIMENTI&#13;<br \/>\n    &#13;<\/p>\n<p>Il progetto, tornato al centro dell\u2019attenzione internazionale, immagina una piattaforma urbana capace di viaggiare lentamente intorno al mondo senza mai avere un vero porto di casa. <\/p>\n<p>A bordo non ci sarebbero soltanto cabine, piscine e ristoranti, ma interi quartieri: abitazioni permanenti, scuole, uffici, negozi, banche, spazi commerciali, strutture sanitarie, musei, impianti sportivi, aree verdi, luoghi per concerti e intrattenimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"wnv-lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/freedom2_02184157.jpg\"\/><\/p>\n<p><strong>L\u2019idea \u00e8 semplice da raccontare e difficilissima da realizzare<\/strong>. Secondo le stime pi\u00f9 recenti, Freedom Ship avrebbe case per circa 50.000 residenti permanenti, spazio per altri 10.000 turisti o visitatori giornalieri e un equipaggio di circa 20.000 persone. <strong>Sarebbe quindi una comunit\u00e0 grande quanto una citt\u00e0 media, con una popolazione superiore a quella di molti capoluoghi europei<\/strong>. Il paragone con le grandi navi da crociera attuali rende bene la scala dell\u2019ambizione: mentre i colossi pi\u00f9 moderni del settore accolgono alcune migliaia di passeggeri, Freedom Ship promette numeri moltiplicati per otto o dieci. Il progetto prevede anche un diverso rapporto con i porti. Una struttura di queste dimensioni sarebbe troppo grande per attraccare normalmente. Per questo dovrebbe rimanere al largo, in acque internazionali o comunque fuori dagli scali tradizionali, trasferendo persone e merci tramite traghetti, tender, elicotteri e forse altre unit\u00e0 di supporto. A <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/bordo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">bordo<\/a>, i passeggeri potrebbero muoversi attraverso sistemi interni di trasporto e lunghi percorsi pedonali, pi\u00f9 simili alla viabilit\u00e0 di un quartiere urbano che ai corridoi di una nave.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"wnv-lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/cittagalleggiante_freedomship_02184627.jpg\"\/><\/p>\n<p>Anche la velocit\u00e0 racconta la natura del progetto. Freedom Ship non nasce per correre da un porto all\u2019altro, ma per muoversi lentamente, compiendo il giro del mondo nell\u2019arco di due o tre anni. La nave-citt\u00e0 diventerebbe cos\u00ec una residenza stabile in un contesto mobile: gli abitanti resterebbero a casa, mentre cambierebbe il paesaggio fuori dalla finestra.<\/p>\n<p><strong>La storia, per\u00f2, invita alla prudenza. Freedom Ship non \u00e8 un\u2019idea nata oggi<\/strong>. Il concetto risale agli anni <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/novanta\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novanta<\/a> ed \u00e8 legato all\u2019ingegnere statunitense Norman Nixon, che immagin\u00f2 una comunit\u00e0 oceanica capace di unire residenze, commercio, turismo e servizi pubblici. Nel corso degli anni il progetto \u00e8 riemerso pi\u00f9 volte, attirando curiosit\u00e0, render spettacolari e titoli sensazionalistici, ma senza arrivare alla fase decisiva: l\u2019apertura di un cantiere. Dopo la morte di Nixon, il progetto fu ripreso e riorganizzato. Oggi il volto pi\u00f9 visibile \u00e8 Roger Gooch, amministratore delegato di Freedom Cruise Line International, affiancato da un team che comprende figure legate alla progettazione architettonica, alla gestione marittima, alla <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/sicurezza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sicurezza<\/a>, ai materiali e all\u2019ingegneria navale. Il masterplan \u00e8 associato all\u2019architetto Kevin Schopfer, noto per studi e proposte legate all\u2019arcologia, cio\u00e8 l\u2019incontro tra architettura ed ecologia, e alle citt\u00e0 galleggianti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"wnv-lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/freedom3_02184316.jpg\"\/><\/p>\n<p>La costruzione, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe avvenire per moduli: parti dello scafo e della sovrastruttura realizzate in bacini diversi, poi assemblate in mare in un\u2019area controllata. L\u2019ipotesi citata dai promotori parla dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/indonesia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Indonesia<\/a> come possibile luogo centrale per la costruzione, con un completamento stimato in tre o quattro anni una volta ottenuti i finanziamenti. \u00c8 stato anche suggerito che alcuni residenti potrebbero iniziare a vivere a bordo prima della fine completa dei <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/lavori\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">lavori<\/a>. Ed \u00e8 proprio qui che sta il nodo principale: i tempi non sono chiari perch\u00e9 dipendono ancora dal finanziamento, dalla progettazione esecutiva, dalle autorizzazioni, dalle verifiche tecniche e dalla classificazione navale. Il prezzo stimato supera i 12 miliardi di sterline, una cifra enorme anche per l\u2019industria marittima, e il modello economico dovrebbe reggersi su vendita o affitto di residenze, spazi commerciali, servizi, turismo, intrattenimento e attivit\u00e0 sanitarie.<\/p>\n<p><strong>Tra le ipotesi pi\u00f9 discusse c\u2019\u00e8 anche quella dell\u2019alimentazione nucleare, presentata come possibile soluzione per ridurre le emissioni rispetto ai sistemi tradizionali<\/strong>. Ma proprio questa scelta aprirebbe un ulteriore fronte di complessit\u00e0: sicurezza, autorizzazioni, assicurazioni, accettazione politica, controlli internazionali e gestione operativa di una centrale a bordo di una citt\u00e0 mobile. I promotori parlano di sostenibilit\u00e0, pulizia degli oceani e autosufficienza. Ma al momento queste restano ambizioni, non risultati dimostrati. Lo stesso vale per ospedali di ricerca, sistemi chiusi di gestione dei rifiuti, infrastrutture idriche, energia, trasporti interni e manutenzione continua dello scafo in mare: tutto \u00e8 descritto come possibile, ma non ancora realizzato su una scala paragonabile. Freedom Ship \u00e8 quindi un <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/progetto\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">progetto<\/a> a met\u00e0 tra urbanistica futuristica, industria navale estrema e visione immobiliare globale. Se mai venisse costruita, sarebbe una delle strutture mobili pi\u00f9 grandi e complesse mai realizzate dall\u2019uomo. Ma oggi resta soprattutto una promessa: affascinante, gigantesca, ricorrente, e ancora priva della prova decisiva del cantiere.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Risparmio e investimenti, ogni venerd\u00ec Iscriviti e ricevi le notizie via email Non chiamatela semplicemente nave da crociera.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":522711,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,177,288574,1537,90,89,52378,124504,243],"class_list":["post-522710","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-business","tag-freedom-ship","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-nave-crociera","tag-telegraph","tag-ultima-ora"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116690191047749944","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/522710","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=522710"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/522710\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/522711"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=522710"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=522710"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=522710"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}