{"id":522946,"date":"2026-06-04T09:06:19","date_gmt":"2026-06-04T09:06:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/522946\/"},"modified":"2026-06-04T09:06:19","modified_gmt":"2026-06-04T09:06:19","slug":"intervista-a-cesare-casella-due-anni-con-una-catena-alla-caviglia-e-una-al-collo-tra-topi-e-serpenti-il-momento-in-cui-mi-dissero-ti-lasciamo-libero-vai-a-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/522946\/","title":{"rendered":"Intervista a Cesare Casella: \u00abDue anni con una catena alla caviglia e una al collo, tra topi e serpenti. Il momento in cui mi dissero: &#8220;Ti lasciamo libero, vai a casa&#8221;\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Alessandra Coppola<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Casella fu rapito a Pavia nel 1988, quando aveva 19 anni. Trascorse in prigionia 743 giorni, la maggior parte dei quali sull&#8217;Aspromonte. \u00abDopo la liberazione volevo fare tante cose tutte insieme, poi ebbi un tracollo anche fisico: ero passato dallo stare in silenzio, da solo, a un\u2019attenzione enorme\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo yogurt, per esempio. \u00abL\u2019ho chiesto da mangiare\u00bb racconta <b>Cesare Casella,<\/b>\u00a0\u00abmi hanno risposto &#8220;E che cos\u2019\u00e8?&#8221;. L\u00ec ho capito dove ero finito\u00bb. Su un altro pianeta, <b>lontano anni luce dal mondo conosciuto. <\/b>\u00abNon dico che fosse come tornare al Medioevo, ma non mi sentivo in Italia\u00bb. Eppure, lo era; una porzione di Paese sperduto e dimenticato: <b>l\u2019Aspromonte del 1988.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutt\u2019attorno il mondo cambiava, nel cuore della <b>Calabria <\/b>restava una bolla spazio-temporale. E dentro una buca scavata nella montagna, <b>un diciottenne pavese incredulo<\/b> e spaventato cercava di capire dove fosse stato catapultato.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cesare Casella oggi \u00e8 <b>un imprenditore edile di 56 anni di grande gentilezza<\/b>, che crede nel karma e non porta rancore.\u00a0<b>\u00c8 stato il rapito pi\u00f9 noto d\u2019Italia<\/b>, dopo la liberazione coccolato e richiesto, ospite di ogni trasmissione tv, dal Maurizio Costanzo Show a Raffaella Carr\u00e0, in tribuna a vedere il Milan accanto a Berlusconi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Due anni atroci di prigionia<b>, 743 giorni con una catena al collo e la compagnia dei topi<\/b>, poi un turbinio di feste e riflettori. \u00ab\u00c8 durato per una stagione o due, dopodich\u00e9 ho avuto il rigetto e non ne ho pi\u00f9 voluto sapere\u00bb. Una vita normale, <b>due matrimoni e tre figli,<\/b> rarissime interviste. Ora, per la prima volta in un podcast e dopo anni di silenzio, Cesare Casella ripercorre la sua vicenda per la serie <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/podcast\/sottoterra\/26_giugno_02\/che-cos-yogurt-996c3508-5dad-11f1-8b62-d2f15bdc630a.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00abSottoterra. La lunga stagione dei sequestri\u00bb<\/a> della Fondazione Corriere della Sera. Un pezzo di storia d\u2019Italia.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi era Cesare prima del sequestro?<\/b><br \/>\u00abEro una un ragazzo abbastanza agitato, se non esagitato. Abitavo a Pavia, che in quel periodo era molto vivibile, divertente. Ci si ritrovava sempre in piazza, avevamo tutti i nostri punti di riferimento, gli amici erano una compagnia molto numerosa. Ci piaceva un po&#8217; trasgredire, violare le regole\u2026\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei truccava i motorini\u2026<\/b><br \/>\u00abE usavamo anche la macchina quando non si poteva, eravamo un po&#8217; indisciplinati, giovani. Facevamo sempre le vacanze in compagnia, si andava in montagna, al mare, si partiva magari il sabato sera per andare a ballare e si ritornava a casa senza aver dormito\u2026\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La stagione dei sequestri di \u2018ndrangheta era cominciata da tempo: ne sapeva qualcosa?<\/b><br \/>\u00abAll\u2019epoca non leggevo i quotidiani, della cronaca mi interessava poco. Non sapevo dell\u2019Aspromonte, n\u00e9 della \u2018ndrangheta, non avevo queste conoscenze\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In famiglia non avevate preso precauzioni?<\/b><br \/>\u00abNo, assolutamente. Non ce lo saremmo mai aspettati, anche perch\u00e9 io facevo una vita normalissima, mia mamma era casalinga, mio padre lavorava (aveva una concessionaria d\u2019auto, ndr); io avevo sempre frequentato scuole pubbliche, guidavo una macchina usata. Eravamo benestanti, ma non avevamo barche, per dire, non avevamo un tenore di vita appariscente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Arriviamo al 18 gennaio 1988.<\/b><br \/>\u00abQuella sera, come tutti i pomeriggi, finito di studiare, avevo raggiunto la compagnia in centro. Ma era gennaio, era gi\u00e0 buio, faceva freddo, c&#8217;era la nebbia; saluto tutti alle 7,30 circa per andare a cena e sulla strada del ritorno, a 100 metri da casa, mi trovo una macchina di fronte, che mi ha taglia la strada. Faccio per ripartire e questa macchina fa retromarcia, mi urta. Escono degli uomini armati che mi chiedono: &#8220;Tu sei Casella?&#8221;. Io dico &#8220;S\u00ec&#8221; e quindi mi prendono di forza, mi caricano su questa vettura, mi bendano gli occhi con il nastro adesivo e mi puntano la pistola alla tempia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La prima tappa \u00e8 <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/cronaca\/cards\/beni-sequestrati-clan-va-scout-box-prigione-cesare-casella\/box-assegnato-scout-cngei_principale.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un garage di Buccinasco<\/a>, la \u00abPlat\u00ec del Nord\u00bb, alle porte di Milano.<\/b><br \/>\u00abIn quel box, dentro una macchina, ci restiamo circa due settimane. Io avevo 18 anni, i due carcerieri avranno avuto qualche anno pi\u00f9 di me, quindi abbiamo modo di chiacchierare, c&#8217;\u00e8 stato una sorta di rapporto umano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Di che cosa parlate?<\/b><br \/>\u00abMi dicevano che io ero fortunato perch\u00e9 ero nato in una famiglia benestante, in una zona dove c&#8217;era tanto lavoro; invece, loro erano sfortunati perch\u00e9 erano nati in un paese povero. Per loro era come una giustificazione dire &#8220;non abbiamo altre opportunit\u00e0 se non quella di delinquere\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non potendo chiamarli per nome, lei inventa due soprannomi.<\/b><br \/>\u00abSiccome parlavamo di calcio, io sono del Milan, loro tenevano al Napoli, era l\u2019epoca di Maradona, quindi alla fine io uno l&#8217;ho chiamato Maradona e l&#8217;altro Careca. Tra l\u2019altro il soprannome Maradona \u00e8 stato anche usato nei contatti tra la banda e la famiglia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Dopo due settimane, i banditi attrezzano il vano di un camion e la trasportano in Aspromonte. <\/b><br \/>\u00abHo capito che andavamo verso Sud dalla direzione del sole all\u2019alba. Ma io non sapevo nulla di Aspromonte, dove mi trovavo l\u2019ho capito poi da alcuni scontrini della spesa\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019arrivo \u00e8 brutale: ore di cammino bendato e legato, su per una\u00a0<\/b><b>montagna senza sentieri.<\/b><br \/>\u00abPercepivo dall&#8217;aria che eravamo dentro un bosco, in alta montagna, perch\u00e9 la salita era pesante. Avevano costruito un buco nella terra, coperto con delle lamiere, tutto camuffato sopra con dei rovi e del legname\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi sono stavolta i suoi carcerieri?<\/b><br \/>\u00abLivello di istruzione zero, l&#8217;italiano lo parlavano pochissimo, parlavano solo dialetto, era gente che viveva in latitanza, purtroppo gente disperata\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cominciano lunghi giorni di solitudine.<\/b><br \/>\u00abVenivano due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio, a vedere se ero ancora l\u00ec, a portarmi le vivande. Mi avevano messo una catena alla caviglia e una catena al collo che usciva fuori e quindi ero bloccato: non potevo alzarmi, non riuscivo neanche a sedermi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In due anni cambia \u00abtana\u00bb tre volte, l\u2019ultima \u00e8 pi\u00f9 larga e leggermente pi\u00f9 strutturata: lei capisce che il sequestro non sar\u00e0 breve.<\/b><br \/>\u00abEra di dimensione circa 2 metri per 2, scavata per un 1 metro e mezzo dentro la montagna con dei pali di legno, una struttura sopra metallica, si entrava in ginocchio. Dentro, queste assi di legno con delle coperte e tutto finiva l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Angusto e selvaggio.<\/b><br \/>\u00abIn montagna ci sono gli animali del bosco: ho convissuto anche con topi e serpenti. Per\u00f2 il corpo umano si adatta a tutto. L&#8217;importante \u00e8 che la mente resti lucida, perch\u00e9 poi \u00e8 quella che riesce a comandare il corpo. Se me l&#8217;avessero detto prima, \u201cguarda che adesso ti teniamo in un rifugio, in alta montagna in mezzo ai topi per due anni&#8221;, avrei detto: &#8220;No, impossibile&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Piccoli lussi: le concedono un fornello a gas e qualche giornale da leggere. E lei inventa una routine di sopravvivenza. <\/b><br \/>\u00abDovevo fare in modo che il mio fisico rimanesse in esercizio, anche se lo spazio era molto limitato. Avevo iniziato a fare ginnastica, stretching, le flessioni, perch\u00e9 vedevo che pian piano le gambe si si stavano atrofizzando. Quindi mi alzavo la mattina, facevo prima la ginnastica, poi facevo colazione, poi leggevo qualcosa, poi mi facevo da mangiare, poi ancora un po&#8217; di ginnastica: cercavo di scadenzare la giornata per cercare di ingannare il tempo. Avevo trovato il modo di tenermi pulito, mi lavavo a pezzi. Avevo dei ricambi, delle mutande, mi facevo il bucato. Non avevo il dentifricio, ma mi lavavo i denti col sapone della cucina. Lo spirito di sopravvivenza ti fa trovare delle soluzioni che io mai avrei immaginato di poter trovare\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La lettura dei giornali porta sorprese. I carcerieri li censurano, per evitare che abbia notizie del suo sequestro, ma si fanno sfuggire il Bestiario di Giampaolo Pansa\u2026 <\/b><br \/>\u00abMi portavano le riviste a colori come Panorama e L\u2019espresso perch\u00e9 credevano che fossero di costume e che non parlassero di fatti di cronaca. E cos\u00ec io leggo questo editoriale di Pansa che parlava di mia mamma Angelina, soprannominata \u201cmadre coraggio\u201d (arrivata nella Locride per sensibilizzare la popolazione e chiedere aiuto per Cesare, ndr). \u00c8 stata un\u2019emozione. Mi sono detto: &#8220;Caspita, allora non mi hanno dimenticato, allora vuol dire che stanno facendo in modo che io torni a casa. La cosa mi ha rallegrato parecchio\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I rapitori, per\u00f2, reagiscono con nervosismo.<\/b><br \/>\u00abMia mamma scendendo in Calabria, parlando, indirizzando le proprie richieste dava fastidio non tanto a loro ma alle mogli, alle madri. Anche questi delinquenti avevano una moglie, avevano delle figlie, avevano delle fidanzate e probabilmente in famiglia se ne parlava, quindi ho notato il cambio di atteggiamento. \u00c8 come se mia madre avesse aperto il tappo di una bottiglia e l\u00ec fosse uscito tutto quello che prima non poteva uscire\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Finch\u00e9 si arriva alla consegna concordata di un\u2019altra tranche di riscatto, Natale 1989, e i Carabinieri nello scontro feriscono il latitante Giovanni Strangio, il quale dal letto di ospedale inizia a parlare.\u00a0<\/b>\u00c8<b>\u00a0la svolta. <\/b><br \/>\u00abUn pomeriggio arrivano due di questi carcerieri e dicono: &#8220;Guarda, ti lasciamo libero, vai a casa&#8221;.  Io ci volevo credere, ma nell&#8217;inconscio avevo il timore che potesse essere la fine, che mi volessero uccidere. Mi slegano e io facevo molta fatica a camminare, anche se cercavo di tenermi in allenamento. Mi aiutano, scendiamo da questa montagna, camminiamo per ore. Mi lasciano sul greto di un torrente legato a un oleandro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei esita un po\u2019, poi si libera e cerca aiuto in strada. Due auto non si fermano, la terza accetta di portarla a un incrocio e le indica la via per Natile di Careri. <\/b><br \/>\u00abMi dirigo verso la prima casa illuminata, suono, mi aprono e si mettono piangere, mi fanno entrare, mi danno da bere, chiamano i Carabinieri, il sindaco, arriva quasi tutto il paese. \u00c8 cos\u00ec che ho scoperto che la grossa maggioranza di quel territorio ha una grande umanit\u00e0 e purtroppo subisce le violenze di una piccola minoranza. Ancora adesso, quando incontro qualcuno che proviene da quelle zone, \u00e8 come se si sentisse un po&#8217; colpevole, come se si volessero scusare a nome di tutti. Ho notato questa grossa differenza tra la parte la parte buona, sana, e la parte violenta e cattiva\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cesare \u00e8 libero, il 30 gennaio 1990, e torna il ragazzo che era.<\/b><br \/>\u00abI momenti successivi alla liberazione sono stati unici, indimenticabili. Per qualche giorno non sono pi\u00f9 riuscito a dormire. Ho riacquistato il giusto ritmo dopo qualche mese, forse anche un anno. Perch\u00e9 all&#8217;inizio avevo proprio la voglia di riprendermi quello che mi era stato tolto e quindi di fare tante cose tutte insieme. Non mi fermavo mai. Poi ho avuto un tracollo anche fisico, perch\u00e9 ero passato dallo stare in silenzio, da solo, in solitudine per due anni, a un\u2019attenzione enorme. Quindi ho preferito poi ritirarmi da tutto il caos, il clamore e quanto ce n&#8217;\u00e8, e proseguire nella mia vita normale\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Casella con la famiglia\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/6a212fa41bd62.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/6a212fa41bd62.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-04T09:56:36+02:00\">4 giugno 2026 ( modifica il 4 giugno 2026 | 09:56)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Alessandra Coppola Casella fu rapito a Pavia nel 1988, quando aveva 19 anni. 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