{"id":524419,"date":"2026-06-05T06:47:22","date_gmt":"2026-06-05T06:47:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/524419\/"},"modified":"2026-06-05T06:47:22","modified_gmt":"2026-06-05T06:47:22","slug":"osteoporosi-come-prevenirla-occhio-alle-ossa-fragili-quanto-contano-cervello-e-ormoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/524419\/","title":{"rendered":"Osteoporosi, come prevenirla: occhio alle ossa fragili, quanto contano cervello e ormoni"},"content":{"rendered":"<p>Si fa presto a dire <strong>osteoporosi<\/strong>. Per\u00f2 dietro a questa malattia spesso invisibile ma capace di provocare in Italia pi\u00f9 di 60 fratture ogni giorno, tanti sono i meccanismi che entrano in gioco. E soprattutto ci si accorge che le chiavi di lettura troppo facili per spiegare quanto e come le varie componenti che entrano in gioco possano influire sulla comparsa del quadro non hanno significato.<\/p>\n<p><strong>Le ossa<\/strong> non sono una struttura inerte, n\u00e9 un semplice deposito di calcio. Sono <strong>un tessuto vivo,<\/strong> dinamico, capace di rinnovarsi continuamente e di dialogare con il resto dell\u2019organismo. A regolare questo equilibrio non sono soltanto calcio, vitamina D, estrogeni o paratormone, ma <strong>anche il cervello<\/strong>, il sistema nervoso e alcuni ormoni prodotti dall\u2019ipofisi. E proprio su questi aspetti si concentra un\u2019analisi pubblicata sul Journal of Clinical Investigation da un gruppo internazionale di esperti, tra cui Andrea Giustina, presidente GIOSEG e Mone Zaidi, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.\n<\/p>\n<p>Non solo invecchiamento<\/p>\n<p>Lo studio raccoglie gli ultimi studi e va a rileggere il modo in cui interpretiamo <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/osteoporosi-sintomi-cause-cura\/1864\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l\u2019osteoporosi<\/a> e <strong>le malattie metaboliche dell\u2019osso<\/strong>: la massa ossea \u00e8 controllata anche da circuiti neuroendocrini e nervosi.<\/p>\n<p>In altre parole, <strong>lo scheletro riceve segnali dal cervello<\/strong>, dagli ormoni ipofisari e dai nervi che innervano l\u2019osso, e questi segnali possono influenzare il delicato equilibrio tra formazione e riassorbimento osseo.<\/p>\n<p>\u201cPer molti anni abbiamo considerato <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/dieta-osteoporosi\/1662634\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l\u2019osteoporosi<\/a> soprattutto come una conseguenza dell\u2019invecchiamento, della carenza estrogenica o di alterazioni del metabolismo minerale. Oggi sappiamo che il quadro \u00e8 pi\u00f9 complesso: cervello, ipofisi, sistema nervoso e osso fanno parte di una rete integrata\u201d.<\/p>\n<p>A dirlo \u00e8 Andrea Giustina, Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele e Direttore dell\u2019Unit\u00e0 Operativa di Endocrinologia dell\u2019IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, Presidente GIOSEG. Sia chiaro: questa visione non sostituisce i fattori di rischio gi\u00e0 noti, ma li completa e aiuta a spiegare perch\u00e9 la fragilit\u00e0 scheletrica sia una condizione sistemica, da affrontare con un approccio sempre pi\u00f9 personalizzato.<\/p>\n<p>Osso e cervello<\/p>\n<p>L\u2019osso va quindi riconsiderato. E va riconosciuto come organo che <strong>dialoga con il cervello<\/strong>. La ricerca descrive <strong>due grandi sistemi di controllo della massa ossea<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il primo<\/strong> \u00e8 di tipo neuro-ormonale: alcuni ormoni ipofisari, come FSH, TSH, GH, ossitocina e vasopressina, possono agire direttamente sulle cellule dell\u2019osso, influenzando il lavoro di osteoblasti e osteoclasti, cio\u00e8 le cellule responsabili rispettivamente della formazione e del riassorbimento osseo.<\/p>\n<p><strong>Il secondo<\/strong> \u00e8 di tipo nervoso: le fibre simpatiche, parasimpatiche e sensitive che raggiungono l\u2019osso modulano il rimodellamento scheletrico attraverso segnali provenienti dal sistema nervoso centrale. Gli autori definiscono questi due sistemi come due \u201cbracci\u201d del controllo centrale dell\u2019osso: uno legato alle variazioni dei livelli ormonali circolanti e l\u2019altro alla frequenza dei segnali nervosi che raggiungono il tessuto osseo.<\/p>\n<p>Questa visione amplia il concetto classico di osteoporosi che <strong>va oltre le \u201cossa fragili\u201d<\/strong>: stiamo parlando di una condizione in cui possono convergere menopausa, invecchiamento, malattie endocrine, alterazioni metaboliche, infiammazione, farmaci, disturbi neurologici e cambiamenti nei segnali ormonali.<\/p>\n<p>Il ruolo dell\u2019ormone Follicolo-Stimolante (FSH)<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 innovativi riguarda l\u2019FSH, <strong>l\u2019ormone follicolo-stimolante<\/strong>. Tradizionalmente associato alla funzione riproduttiva, l\u2019FSH viene oggi studiato anche per il suo possibile ruolo diretto sulla perdita ossea.<\/p>\n<p>Secondo la ricerca, la rapida riduzione della massa ossea che accompagna la transizione menopausale potrebbe non dipendere soltanto dal calo degli estrogeni, ma anche <strong>dall\u2019aumento dell\u2019FSH.<\/strong> Gli autori dello studio ricordano che il rialzo dell\u2019FSH pu\u00f2 iniziare gi\u00e0 nella fase perimenopausale, quando gli estrogeni non sono ancora stabilmente ridotti, e che diversi studi osservazionali hanno associato livelli pi\u00f9 elevati di FSH a maggiore riassorbimento osseo, minore densit\u00e0 minerale e aumento del rischio di frattura.<\/p>\n<p>La ricerca \u00a0richiama anche uno studio recente pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology &amp; Metabolism, secondo cui livelli pi\u00f9 elevati di FSH risultano associati a un aumento del rischio di frattura di femore negli anziani, indipendentemente dagli ormoni sessuali.<\/p>\n<p>Il messaggio, naturalmente, va letto con prudenza: non significa che esista gi\u00e0 una nuova terapia disponibile basata sull\u2019FSH, ma che questo ormone rappresenta oggi<strong> uno dei bersagli pi\u00f9 interessanti della ricerca sulla fragilit\u00e0 scheletrica.<\/strong> Nel paper si ricorda infatti che sono allo studio strategie sperimentali di blocco dell\u2019FSH, con potenziali applicazioni future nell\u2019osteoporosi e in altre condizioni legate all\u2019invecchiamento.<\/p>\n<p>Il peso degli altri ormoni<\/p>\n<p>L\u2019attenzione va anche portata a<a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/tiroide-segreti-mantenerla-salute\/545515\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> tiroide<\/a>, ipofisi e osso. Per esempio, <strong>livelli molto bassi di TSH<\/strong> (l\u2019ormone Tireo-stimolante), come accade in alcune forme di ipertiroidismo o in specifiche terapie soppressive per i tumori della tiroide, possono contribuire alla perdita ossea e all\u2019aumento del rischio di frattura.<\/p>\n<p>Gli autori ricordano che queste evidenze hanno gi\u00e0 avuto ricadute cliniche: nei pazienti in terapia con ormoni tiroidei, la soppressione eccessiva del TSH deve essere valutata con attenzione, salvo quando sia realmente necessaria, per esempio in alcuni casi di carcinoma tiroideo.<\/p>\n<p>Anche <strong>patologie ipofisarie<\/strong> come acromegalia, come dimostrato da Giustina nella recente review pubblicata sul New England Journal of Medicine, deficit di ormone della crescita e panipopituitarismo possono associarsi a fragilit\u00e0 scheletrica e richiedono un monitoraggio specifico della salute ossea.<\/p>\n<p>Uno studio pubblicato nel 2025 su Osteoporosis International, condotto su oltre 3.800 pazienti over 50 con panipopituitarismo, ha mostrato un aumento significativo del rischio di fratture osteoporotiche maggiori, vertebrali e di femore rispetto alla popolazione di controllo. Questo rafforza un concetto centrale per GIOSEG:<strong> la salute dell\u2019osso<\/strong> deve entrare stabilmente nella valutazione del <strong>paziente endocrinologico.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019osteoporosi in cifre e il bisogno di diagnosi<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/dilei.it\/benessere\/osteoporosi-cosa-fa-bene-e-cosa-no-alle-tue-ossa\/758085\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019osteoporosi<\/a> interessa circa 200 milioni di persone nel mondo e rappresenta una delle principali cause di fratture da fragilit\u00e0, soprattutto nella popolazione anziana. In Italia, secondo le stime europee SCOPE\/International Osteoporosis Foundation, riguarda oltre 4,3 milioni di persone, in<strong> larga maggioranza donne.<\/strong> Tra gli over 50, la condizione interessa circa una donna su quattro e quasi un uomo su quindici.<\/p>\n<p>Ogni anno nel nostro Paese si stimano circa 568.000 nuove fratture da fragilit\u00e0: significa circa 1.560 fratture al giorno, 65 ogni ora. Con l\u2019invecchiamento della popolazione, il numero annuo di fratture potrebbe superare 700.000 entro il 2034, con un incremento stimato di oltre il 23% rispetto al 2019. L\u2019impatto non \u00e8 solo clinico, ma anche sociale ed economico.<\/p>\n<p><strong>Le fratture da fragilit\u00e0,<\/strong> in particolare quelle di femore e vertebre, possono compromettere autonomia, mobilit\u00e0, qualit\u00e0 di vita e sopravvivenza, soprattutto negli anziani. In Italia il costo delle fratture osteoporotiche \u00e8 stato stimato in circa 9,45 miliardi di euro l\u2019anno, pari a circa il 6% della spesa sanitaria.<\/p>\n<p>Nonostante questi numeri, la fragilit\u00e0 ossea resta spesso sottovalutata. La frattura dovrebbe rappresentare<strong> un campanello d\u2019allarme<\/strong>, ma troppo spesso non attiva un percorso diagnostico-terapeutico adeguato.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019International Osteoporosis Foundation, anche dopo una frattura da fragilit\u00e0 fino all\u201980% dei pazienti con <a href=\"https:\/\/dilei.it\/salute\/osteoporosi-colazione-cena-studio\/1865264\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">osteoporosi<\/a> non viene identificato e trattato.<\/p>\n<p>Un dato coerente emerge anche da uno studio italiano del 2025 su pazienti seguiti da una Fracture Liaison Service: oltre 8 pazienti su 10 avevano ricevuto la prima terapia anti-osteoporotica con un ritardo superiore a due mesi dalla frattura, con un ritardo mediano di 24 mesi.<\/p>\n<p>\u201c<strong>L\u2019osso<\/strong> \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaramente<strong> lo specchio del nostro benessere psicofisico e<\/strong> gli eventi fratturativi possono essere visti come il punto di rottura del nostro equilibrio fra mente e corpo\u201d \u2013 conclude Giustina -. Una frattura da fragilit\u00e0 deve sempre portare ad esami diagnostici e provvedimenti terapeutici adeguati anti-osteoporotici. Tuttavia, il nostro lavoro allarga la prospettiva alla necessit\u00e0 di approfondire i possibili meccanismi sistemici che hanno portato alla frattura, in modo da poter prevenire nella maniera pi\u00f9 efficace possibili successive fratture\u201d.<\/p>\n<p class=\"note\">Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e\/o per la prescrizione di terapie personalizzate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si fa presto a dire osteoporosi. 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