{"id":526005,"date":"2026-06-06T06:18:14","date_gmt":"2026-06-06T06:18:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526005\/"},"modified":"2026-06-06T06:18:14","modified_gmt":"2026-06-06T06:18:14","slug":"affitti-brevi-grandi-investitori-bufera-giunte-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526005\/","title":{"rendered":"Affitti brevi grandi investitori bufera giunte di sinistra"},"content":{"rendered":"<p>Ieri se ne \u00e8 uscito con un \u00abc\u2019\u00e8 una parte della Procura che fa politica\u00bb. E ha aggiunto che la candidatura dell\u2019ex procuratrice aggiunta meneghina <strong>Tiziana<\/strong> <strong>Siciliano<\/strong> nella lista civica collegata a <strong>Massimiliano<\/strong> <strong>Lisa <\/strong>ne sarebbe \u00abuna solida dimostrazione\u00bb. Se queste parole fossero provenute da destra sarebbero state bollate come attacco alla magistratura o eversione verbale. Ma a parlare, questa volta, non \u00e8 il nemico storico delle Procure. \u00c8 uno di casa, cresciuto dentro quella cultura politica che da sempre considera la magistratura quasi una forma superiore di moralit\u00e0 pubblica. Da una parte c\u2019\u00e8 l\u2019inchiesta sui presunti favori nelle concessioni della Galleria, con ipotesi di turbativa d\u2019asta e corruzione per la concessione di spazi commerciali ed eventi (con otto indagati tra imprenditori, funzionari comunali e della Sovrintendenza), dall\u2019altra c\u2019\u00e8 il candidato sindaco <strong>Massimiliano<\/strong> <strong>Lisa<\/strong>, ideatore del museo Leonardo3 che ha sede proprio in Galleria. \u00c8 l\u2019imprenditore che contrasta il Municipio davanti alla magistratura amministrativa e autore dell\u2019esposto da cui \u00e8 partita l\u2019indagine. Da tempo \u00e8 in causa con il Comune per gli spazi che occupa e che secondo l\u2019amministrazione sono in subconcessione (che sarebbe vietata dal contratto). Il Tar ha dato ragione al Comune, ma l\u2019imprenditore continua a sostenere di essere vittima di un trattamento ingiusto e chiede trasparenza sulle concessioni. <\/p>\n<p>\u00abIo non faccio mai di tutta l\u2019erba un fascio, non lancio accuse, porto rispetto a tutte le istituzioni, anche alla Procura, per\u00f2 evidentemente c\u2019\u00e8 una parte della Procura che fa politica\u00bb, afferma <strong>Sala<\/strong>. E per dimostrare la sua tesi tira in ballo un\u2019ex toga: <strong>Tiziana<\/strong> <strong>Siciliano<\/strong>, gi\u00e0 procuratore aggiunto a Milano, pronta a scendere in campo proprio accanto a <strong>Lisa<\/strong>. Con il referendum sulla riforma della magistratura alle spalle <strong>Sala<\/strong>, per\u00f2, si accorge solo ora degli sconfinamenti delle toghe. La ex pm ha spiegato di non ricordare dell\u2019esposto di <strong>Lisa<\/strong> e di avere preso contatti con l\u2019imprenditore solo all\u2019inizio di questo anno. \u00abOgni giorno che passa resto sempre pi\u00f9 perplesso\u00bb, ha commentato <strong>Sala<\/strong> aggiungendo, a proposito dell\u2019esposto, di avere \u00abqualche dubbio\u00bb rispetto alla spiegazione della <strong>Siciliano<\/strong>. E ha lanciato una stoccata: \u00abMa una pm cos\u00ec esperta, che ha avuto un ruolo apicale in Procura, si candida con una persona che conosce poco, senza fare alcuna verifica? Ecco questo \u00e8 incomprensibile\u00bb. Il sindaco, insomma, sembra insinuare che dietro quell\u2019alleanza politica possa esserci qualcosa di pi\u00f9 di una semplice convergenza amministrativa. La replica di <strong>Lisa<\/strong> \u00e8 arrivata immediatamente: \u00abIl sindaco non riesce a concepire che due persone possano incontrarsi, condividere un programma per la citt\u00e0, stimarsi e impegnarsi insieme senza secondi fini, patti segreti o trame nascoste\u00bb. Poi l\u2019affondo politico: \u00abQuesto dice molto di <strong>Sala<\/strong> e del suo modo di vedere la politica. Sostiene che la candidatura della ex pm <strong>Siciliano<\/strong> dimostrerebbe che una parte della Procura fa politica. C\u2019\u00e8 un piccolo problema, <strong>Sala <\/strong>sembra sostenere che le inchieste sull\u2019urbanistica fossero mosse da finalit\u00e0 politiche per delegittimarlo. Eppure questa fuga di notizie, che ha portato sui giornali il mio nome e quello della <strong>Siciliano<\/strong> invece di quelli degli indagati, avrebbe dovuto semmai favorire lui, non danneggiarlo\u00bb. Infine riporta il discorso sul terreno della campagna elettorale: \u00abMilano ha bisogno di risposte su sicurezza, degrado, casa e trasparenza. Non di teorie che si smentiscono da sole o di complotti immaginari. Io continuer\u00f2 a occuparmi dei fatti. Lascio volentieri ad altri i romanzi\u00bb. Ma l\u2019indagine sulla Galleria non \u00e8 l\u2019unica ad aver messo dei carboni ardenti sulla strada percorsa dall\u2019amministrazione Sala (che ha frignato pi\u00f9 di una volta al deflagrare delle attivit\u00e0 investigative). Arriva dopo quelle su presunti abusi edilizi e sulla vendita dello stadio di San Siro. Un clima pesante, da fine impero amministrativo. \u00abSull\u2019urbanistica chiediamo troppo poco ai costruttori, sulla Galleria chiediamo troppo&#8230; \u00e8 un po\u2019 difficile cos\u00ec\u00bb, sostiene ora il primo cittadino a proposito delle inchieste. E in parte il governatore lombardo <strong>Attilio<\/strong> <strong>Fontana<\/strong> gli d\u00e0 ragione: \u00abIo sono d\u2019accordo nel dire che in questi ultimi anni la magistratura sta facendo alcune scelte che lasciano un po\u2019 perplessi. Quella di <strong>Sala<\/strong> \u00e8 una delle ipotesi\u00bb. Il leader della Lega e vicepremier <strong>Matteo<\/strong> <strong>Salvini<\/strong>, invece, non pensa \u00abche ci siano strategie politiche e complotti giudiziari\u00bb. E, sorpreso, afferma: \u00abDi solito \u00e8 la sinistra a sostenere che siamo noi a evocare golpe giudiziari\u00bb. Alla fine per\u00f2 ritiene \u00abche la pm non andr\u00e0 lontano alle elezioni\u00bb. <\/p>\n<p>                Causa Cipriani, tremano i televolti di sinistra<\/p>\n<p>Per una volta <strong>Marco Travaglio<\/strong> ha dovuto fare una cosa poco travagliesca: prendersela con i magistrati. La sera del 4 giugno, a Otto e mezzo su La7, il direttore del Fatto quotidiano ha scelto lo scontro frontale con la Procura generale di Milano, dopo il comunicato con cui l\u2019ufficio guidato da <strong>Francesca Nanni<\/strong> ha scritto che le notizie di stampa sul caso Minetti \u00abnon corrispondono al vero\u00bb. <strong>Travaglio<\/strong> ha parlato di \u00abdiffamazione\u00bb e ha annunciato che, se la Procura non far\u00e0 marcia indietro e non chieder\u00e0 scusa, sar\u00e0 il Fatto a denunciarla. Dal tribunale milanese ieri non \u00e8 arrivata alcuna comunicazione. Del resto, la polemica, ormai, non \u00e8 pi\u00f9 solo televisiva. Mentre il giornale difende la propria inchiesta e promette nuovi sviluppi, nei giorni scorsi <strong>Giuseppe Cipriani<\/strong> ha aperto anche il fronte americano: una causa a New York che pu\u00f2 coinvolgere Fatto quotidiano, Report ed \u00c8 sempre Cartabianca. Se il contenzioso andr\u00e0 avanti, la partita rischia di diventare molto pi\u00f9 costosa di un confronto in studio. La richiesta americana da oltre 250 milioni di dollari non viene presentata come una cifra simbolica. Secondo la difesa, \u00e8 stata calcolata dai legali statunitensi sul valore del marchio, sul volume d\u2019affari e sul danno reputazionale per il gruppo Cipriani. Il punto \u00e8 che non si parla solo del danno personale a <strong>Minetti<\/strong> e <strong>Cipriani<\/strong>, ma del possibile pregiudizio a una realt\u00e0 internazionale dell\u2019ospitalit\u00e0 e della ristorazione. Il marchio, secondo stime commerciali non ufficiali, vanterebbe ricavi annui intorno ai 657,9 milioni di dollari. La questione potrebbe diventare rilevante anche per la nostra pubblica amministrazione. Se Report dovr\u00e0 difendersi a New York, nella pratica il conto legale potrebbe finire sulla Rai, perch\u00e9 Report \u00e8 un programma Rai. Se poi dovessero essere chiamati in causa anche <strong>Sigfrido Ranucci<\/strong> o singoli autori, la copertura dipenderebbe da manleve, contratti e assicurazioni. In caso di condanna della Rai, pagherebbe la Rai; in caso di condanna personale dei giornalisti, bisogner\u00e0 vedere se l\u2019azienda li coprir\u00e0 o se riterr\u00e0 la condotta fuori dal perimetro della tutela.<\/p>\n<p>Sempre su La7 <strong>Travaglio<\/strong> ha poi allargato l\u2019attacco al Quirinale, accusato di aver affidato la verifica alla stessa Procura generale che aveva gi\u00e0 espresso il parere favorevole sulla grazia a <strong>Nicole Minetti<\/strong>. \u00abHanno chiesto all\u2019oste se il vino \u00e8 buono\u00bb, ha detto. Poi il passaggio su <strong>Sergio Mattarella<\/strong>: \u00abSecondo me, <strong>Mattarella<\/strong> \u00e8 un amante del pericolo\u00bb, ha aggiunto, definendolo \u00abuno spericolato\u00bb e \u00abun amante del brivido\u00bb, nonostante la sua fama di uomo prudente. Nel ragionamento del direttore del Fatto, il Colle avrebbe corso un rischio politico e istituzionale affidandosi allo stesso ufficio che aveva seguito l\u2019istruttoria originaria sulla grazia. La linea di difesa del Fatto \u00e8 chiara: la Procura generale non avrebbe potuto liquidare come false le notizie pubblicate senza ascoltare direttamente le fonti del giornale, a partire dalla massaggiatrice <strong>Graciela De Los Santos Torres<\/strong>. Ma la Procura non stava celebrando un processo penale: doveva verificare se quelle notizie modificassero i presupposti della grazia. Per questo, spiega nel comunicato, non \u00e8 stata disposta una rogatoria internazionale: il trattato di cooperazione penale tra Italia e Uruguay serve ad acquisire prove in un procedimento penale, mentre qui si trattava di un accertamento diverso.<\/p>\n<p>Non solo. La Procura scrive di avere delegato accertamenti a Carabinieri e Interpol e conclude che le notizie di stampa \u00abnon corrispondono al vero\u00bb. In particolare, le accuse della massaggiatrice sui presunti festini con droga e sesso risultano smentite da numerose dichiarazioni raccolte sia in sede difensiva sia dai Carabinieri da persone informate sui fatti: per verificare quel racconto sarebbero state sentite decine di persone. Anche la credibilit\u00e0 della fonte \u00e8 diventata oggetto di scontro. Il racconto iniziale la presentava come una persona legata da vent\u2019anni alla tenuta di <strong>Cipriani <\/strong>ma secondo la difesa, invece, i documenti dimostrerebbero che il rapporto di lavoro dur\u00f2 pochi mesi, non vent\u2019anni. \u00c8 qui che si giocher\u00e0 una parte della partita: non solo se la donna sia stata ascoltata, ma se il suo racconto regga davanti a contratti, presenze, spostamenti e testimonianze raccolte. Il comunicato della Procura concentra le smentite poi sugli altri punti principali: sull\u2019adozione non emergono irregolarit\u00e0; il legale morto in Uruguay era il legale del minore, favorevole all\u2019adozione, non quello dei genitori biologici; il quadro clinico del bambino, in cura al Boston Children\u2019s Hospital, \u00e8 confermato; per la coppia non risultano pendenze o indagini in Uruguay e Spagna. Nel frattempo, i legali di <strong>Minetti<\/strong> e <strong>Cipriani<\/strong> &#8211; <strong>Antonella Calcaterra<\/strong>, <strong>Emanuele Fisicaro<\/strong> e <strong>Paolo Siniscalchi<\/strong> &#8211; hanno gi\u00e0 annunciato richieste risarcitorie per oltre cinquanta articoli del Fatto quotidiano, per la puntata di \u00c8 sempre Cartabianca del 28 aprile e per quella di Report del 3 maggio. In Italia il terreno potr\u00e0 essere quello della diffamazione a mezzo stampa e del risarcimento del danno. Resta il profilo pi\u00f9 delicato, quello del minore. Il diritto di cronaca sulla grazia esisteva, ma non imponeva di rendere riconoscibile un bambino adottato, n\u00e9 di esporne storia personale, condizioni cliniche, cure o rapporti con la famiglia biologica. Se sono stati pubblicati il nome del minore o elementi capaci di identificarlo, la questione potr\u00e0 essere valutata sul piano deontologico, civile e, nei casi pi\u00f9 gravi, anche penale. \u00c8 il punto pi\u00f9 pesante. Ci\u00f2 che oggi resta online pu\u00f2 essere ritrovato domani dallo stesso bambino. La notizia era la grazia a <strong>Minetti<\/strong>; il minore, secondo i legali, non doveva diventare il centro del racconto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ieri se ne \u00e8 uscito con un \u00abc\u2019\u00e8 una parte della Procura che fa politica\u00bb. 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