{"id":526150,"date":"2026-06-06T08:25:19","date_gmt":"2026-06-06T08:25:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526150\/"},"modified":"2026-06-06T08:25:19","modified_gmt":"2026-06-06T08:25:19","slug":"keith-richards-e-ancora-keith-richards","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526150\/","title":{"rendered":"Keith Richards \u00e8 ancora Keith Richards"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo del rock ce lo presenta da sempre come il ricercato numero uno, l\u2019evaso dal carcere, colui che non bisognerebbe mai invitare al banchetto della cresima. Nel 2016, poche ore dopo l\u2019annuncio del conferimento del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, in rete era apparso un meme che gli attribuiva questa rivendicazione: adesso a me spetta quello per la chimica.<\/p>\n<p>Keith Richards, il rock nella peggiore delle ipotesi, sigaretta pendula, sguardo annebbiato dalle polverine e l\u2019aria di chi se ne strafrega di tutto e di tutti. Le rughe che gli solcano il viso oggi prefiguravano gi\u00e0 l\u2019avviso segnaletico quando di anni ne aveva soltanto trenta. Come l\u2019amico e compagno di spartito Mick Jagger, Richards fa ormai parte dell\u2019allegra combriccola degli ultraottantenni del rock. Di Hackney Diamonds, e cio\u00e8 l\u2019ultimo disco dato alle stampe dagli Stones nell\u2019ottobre del 2023, si pu\u00f2 pensare quel che pi\u00f9 garba, ma \u00e8 difficile non strabuzzare gli occhi di fronte al fatto che oggi, primi mesi del 2026, l\u2019et\u00e0 sommata dei tre membri storici rimasti \u2013 Jagger, Richards e Ronnie Wood \u2013 \u00e8 di 242 anni, l\u2019equivalente della durata del Regno dei Carolingi.<\/p>\n<p>Anni fa, vedendo il film-documentario Shine a light di Martin Scorsese, cronaca di un concerto tenuto dai Rolling Stones al Beacon Theatre di New York, mi chiesi come fosse possibile che quegli attempati signori fossero ancora cos\u00ec credibili nel ruolo di rock star. Quando gli Stones sono su un palco non v\u2019\u00e8 motivo di credere che siano nel posto sbagliato o che vi stiano rifilando un che di artificioso o di anacronistico. Nessuno pu\u00f2 insinuare che abbiano mai tradito l\u2019autenticit\u00e0 del ruolo, anche quando Richards, le dita deformate dall\u2019artrite, si limita ad accarezzare la chitarra anzich\u00e9 suonarla, sfoggiando un ghigno fra l\u2019allusivo e il divertito che par dire: che io suoni o meno ormai fa lo stesso. Partendo dal presupposto che il patto col diavolo pertiene al solo Robert Johnson, gli Stones rispetto alla maggior parte delle rock band che perdono i capelli e incrementano il girovita, restano ci\u00f2 che in fondo sono sempre stati: dei bluesman travestiti da rock star. A salvarli dall\u2019obsolescenza o soltanto dal ridicolo \u00e8 il blues, non i saltelli di Mick Jagger o l\u2019aura da Long John Silver di Keith Richards. Non c\u2019\u00e8 bluesman che non sia invecchiato con dignit\u00e0, e la credibilit\u00e0 degli Stones \u00e8 sempre parsa tale anche in virt\u00f9 del fatto che il blues innerva la loro musica anche quando non lo suonano: gli Stones sono blues, mai avuto niente a che fare col pop, anche quando gli strizzano l\u2019occhio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1e2b659e-88ce-48f5-9973-95e6207f35de\" height=\"572\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Foto di Graham Wiltshire - Getty.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFoto di Graham Wiltshire &#8211; Getty.<\/p>\n<p>Bandane che avrebbero potuto stare in fronte a Sandokan, anelli col teschio, sgargianti foulard, mise leopardate, eyeliner nero, collanine e orecchini, borchie, farfallini, cravatte allentate, petto nudo oppure sfoggiante pellicce degne di Wanda Osiris, per non dire dell\u2019immancabile Zippo da incendiario, Keith Richards negli anni non si \u00e8 fatto mancare nulla. \u00c8 involontariamente diventato un\u2019icona della trasandatezza chic, prototipo del look boho-rock poi sublimato da Steven Tyler degli Aerosmith e da Lenny Kravitz, testimonial di un\u2019incuria che attesta di una marginalit\u00e0 intenzionale oltre che, forse, di una visione del mondo; musa piratesca che ispir\u00f2 il Jack Sparrow di Johnny Depp, e da decenni l\u2019archetipo della rock star maledetta. Ma passano gli anni e Keith Richards \u00e8 sempre l\u00ec: la cenere della sigaretta perennemente in procinto di cadere sulla moquette, il centomilionesimo riff di chitarra che gli scava in volto l\u2019ennesimo crepaccio, i capelli arruffati e la cintura di sbieco. Ogni tanto le agenzie battono una notizia: Keith Richards che cade da un albero di cocco; Keith Richards che sniffa le ceneri del padre (beh, che altro avrebbe dovuto fare?); Keith Richards che annuncia di aver smesso di bere. Sar\u00e0 vero? Il fan accoglie queste notizie con un\u2019alzata di spalle e un gesto di sufficienza. Sommersi dalle campagne di sensibilizzazione contro il fumo passivo passiamo in rassegna le copertine dei dischi degli Stones chiedendoci chi mai avr\u00e0 imboccato la strada sbagliata, se lui, l\u2019eterno bad boy del rock, oppure noi, che avremmo tanto voluto nascondergli il pacchetto di sigarette perch\u00e9 non ci lasciasse anzitempo.<\/p>\n<p>Dire del volto scavato di Keith Richards senza almeno accennare alle labbra di Mick Jagger lascerebbe per\u00f2 nell\u2019incompiutezza. Ogni medaglia ha due facce, e ogni ciurma, come insegnano i gruppi di rock, ha il suo yin e il suo yang. Le tumide labbra di Jagger nel corso degli anni si sono assottigliate, perdendo molta della loro adolescenziale predisposizione al bacio, ma non possiamo dimenticare che quelle labbra a suo tempo dischiusero una lingua indecente che fin\u00ec esibita ovunque, su accendini, tappetini del mouse, lunotti posteriori delle macchine, cappellini, portachiavi, magliette, maglioni, spille, poster, sfondi di computer e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Uno sberleffo fattosi logo, un marchio di fabbrica (\u2122) capace di rappresentare come meglio non si poteva l\u2019essenza e lo spirito della band. Pi\u00f9 che di musica quelle labbra e quella lingua potrebbero raccontare una storia del costume e del merchandising. Si presentarono da subito come un richiamo alla dissidenza, un avamposto di ribellione, un emblema di anti-conformismo diretto e facile da decifrare; oggi, per gli irrudicibili o i semplici ritardatari, quelle labbra e quella lingua mantengono forse in vita l\u2019illusione di non aver perso per sempre la propria giovinezza. A pensarci bene non c\u2019\u00e8 gesto pi\u00f9 infantile e leggibile che mostrare la lingua: un bambino di fronte alla minestra o un adolescente davanti all\u2019autorit\u00e0; mangiatela voi questa roba. L\u2019equivalente del bleah! nei Peanuts, e guarda caso la prima volta che Charles Schulz affid\u00f2 l\u2019espressione bleah! ai suoi personaggi fu nel 1965, poche settimane prima della pubblicazione di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nrIPxlFzDi0\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">(I can\u2019t get no) Satisfaction<\/a> degli Stones.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"4b88ca4a-a3d8-4137-83ae-a6fcdaccf847\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Peanuts.jpg\" width=\"616\" height=\"515\" alt=\"h\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Prima di venire a sua volta immortalato come brand della controcultura, Keith Richards ha avuto il merito di profilarsi come il miglior chitarrista non virtuoso del rock. La sua chitarra \u00e8 sempre stata al servizio delle canzoni e, prima ancora, della band. Richards non ha mai incarnato la figura del guitar hero comunemente inteso, gente come Jimmy Page o Eric Clapton (Clapton is God, si leggeva sui muri di Londra a met\u00e0 anni \u201860), Ritchie Blackmore o Jeff Beck, per non parlare di Jimi Hendrix. Proprio come John Lennon o George Harrison, Ray Davies e il fratello Dave dei Kinks, Hilton Valentine degli Animals, Chris Dreja degli Yardbirds o Steve Marriott degli Small Faces, la chitarra di Keith Richards ha sempre assolto una funzione meno pirotecnica, essenziale per\u00f2 alla quadratura del sound degli Stones. Quale? Condensato in una formula: riff, andamento e ritmo. Che questo fosse dovuto a un limite tecnico o al carattere schivo, poco importa. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che Keith Richards \u00e8 quasi sempre stato, al pari di tutti gli altri membri dei Rolling Stones, un membro dei Rolling Stones e basta, nonch\u00e9 l\u2019autore, in doppia firma con Jagger, di tutti i loro successi. Il riff di (I can\u2019t get no) Satisfaction, elementare come pochi, ha determinato la musica degli anni \u201860 pi\u00f9 di tanti virtuosismi che avevano come scopo principale quello di sbalordire. Nel tempo Richards ha perso la timidezza e la durezza dei modi; la sua maschera di tossica introversione si \u00e8 ammorbidita con l\u2019et\u00e0. Adesso \u00e8 un anziano signore che non fa che scherzare, forse stupito di come il titolo di principe degli strafatti abbia acquisito nel tempo una nobilt\u00e0 pi\u00f9 presentabile, fregiandolo di una pertinenza estetica se non proprio di una rettitudine morale. Da scellerato del sottosuolo a monarca da copertina, da patriarca degli abissi a feticcio di una trasgressione sostenibile, apparentemente priva di conseguenze \u2013 o quantomeno non tale da impedirgli di diventare nonno. Chi l\u2019avrebbe mai detto a met\u00e0 degli anni \u201970?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c27fdd0d-2047-42be-bbcb-c0f218a03375\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Foto di Douglas C. Pizac:Associated Press.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFoto di Douglas C. Pizac\/Associated Press.<\/p>\n<p>Reiterare i clich\u00e9 su Keith Richards \u2013 faccia da bucaniere, fuorilegge torturato, totem del rock eccetera, quanto esposto fin qui, in sostanza \u2013 pu\u00f2 sembrare un esercizio scontato e privo di interesse, la maledetta leva su cui chiunque scrive di Richards s\u2019appoggia per dare pepe al racconto, spesso minimizzando o dimenticando i meriti del musicista: l\u2019intensit\u00e0 del fraseggio, la capacit\u00e0 di circostanziare emotivamente una canzone in modo viscerale ma al tempo stesso misurato, delineandone insieme il perimetro e il nucleo pulsante, lasciando semmai a Jagger il compito di turbare l\u2019equilibrio dell\u2019ascoltatore; il fatto \u00e8 che la maschera di Keith Richards e tutto quanto gli \u00e8 fiorito intorno sono la rappresentazione del rock nella migliore delle ipotesi. \u201cCredo che in un certo senso la tua personalit\u00e0, la tua immagine, come veniva chiamata una volta, sia come una palla al piede\u201d scriveva Richards in Life, la sua autobiografia. \u00c8 sicuramente vero, ed \u00e8 altrettanto vero che non deve essere stato facile controllare o soltanto tollerare la proiezione di quella parte di s\u00e9 nel mondo. \u201cL&#8217;immagine \u00e8 come una lunga ombra\u201d, scriveva anche. Difficile dargli torto, a maggior ragione se indugiare nei pressi di quell\u2019ombra \u00e8 quanto facciamo da sempre, consapevoli del clich\u00e9 ma incapaci di sottrarcene.<\/p>\n<p>Keith Richards, oltre all\u2019impegno con i Rolling Stones, ha avuto anche il merito di registrare dei dischi a suo nome. Il primo, pubblicato nel 1989, Talk is cheap, non ha nulla da invidiare ai migliori lavori degli Stones, un disco che d\u00e0 la misura di come l\u2019originalit\u00e0 della band, giustamente celebrata come l\u2019esito di uno sforzo collettivo, fu tale anche perch\u00e9 dietro quel lavoro v\u2019erano delle personalit\u00e0 e un talento individuale messi al servizio del gruppo. Appena due anni fa, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, Keith Richards ha reso omaggio a Lou Reed nel giorno del suo compleanno, interpretando <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5NcJvi5TYEk&amp;list=RD5NcJvi5TYEk&amp;start_radio=1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">I\u2019m waiting for the man<\/a> (poi uno se la va anche a cercare, hai voglia a deplorare il perpetuarsi di una certa immagine di s\u00e9 nel mondo, ma se c\u2019\u00e8 qualcuno che ancora oggi immagineremmo a cantare di un tale in piedi in un vicolo, ventisei dollari in mano, in attesa dello spacciatore, quello \u00e8 proprio Keith Richards).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"71e64d09-b416-4901-8b35-555e8c6e65f1\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Lingua.jpg\" width=\"780\" height=\"722\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un articolo che si sarebbe potuto scrivere negli anni \u201980 o negli anni \u201990 nel Novecento, un secolo fa. Non ci dice nulla che gi\u00e0 non sapevamo. Keith Richards \u00e8 ancora Keith Richards, e lo sar\u00e0 probabilmente per sempre: un personaggio di Jacovitti che suona la chitarra. Se poi a un alieno in visita un giorno venisse il capriccio di capire il rock, accanto all\u2019inquadratura stretta del bacino di Elvis o agli strilli delle ragazzine di fronte a John, Paul, George e Ringo, si dovr\u00e0 per forza presentare anche una fotografia di Keith Richards. Nessun commento, nessuna spiegazione, nessuna attenuante. La sua faccia e un riff sgangherato basteranno a convincere l\u2019extraterrestre che il genere umano non era poi tutto da buttare.<\/p>\n<p>The Rolling Stones, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Jwtyn-L-2gQ&amp;list=RDJwtyn-L-2gQ&amp;start_radio=1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sympathy for the devil<\/a><\/p>\n<p>In copertina, fotografia di \u00a9Mario Sorrenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il mondo del rock ce lo presenta da sempre come il ricercato numero uno, l\u2019evaso dal carcere, colui&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":526151,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,155228,1538,1539],"class_list":["post-526150","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-musica","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-keith-richards","tag-music","tag-musica"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116702212278255049","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/526150","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=526150"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/526150\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/526151"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=526150"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=526150"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=526150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}