{"id":526898,"date":"2026-06-06T19:43:17","date_gmt":"2026-06-06T19:43:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526898\/"},"modified":"2026-06-06T19:43:17","modified_gmt":"2026-06-06T19:43:17","slug":"linfoma-di-hodgkin-nuove-speranze-per-i-malati-terapia-mirata-efficace-in-1-paziente-su-2-con-recidive-italia-protagonista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/526898\/","title":{"rendered":"Linfoma di Hodgkin, nuove speranze per i malati: terapia mirata efficace in 1 paziente su 2 con recidive. Italia protagonista"},"content":{"rendered":"<p>Roma, 5 giugno 2026 \u2013 Natalia Paragoni, influencer ed ex volto di Uomini e Donne, ha riportato l\u2019attenzione pubblica sul <strong>linfoma di Hodgkin<\/strong> raccontando una <a rel=\"follow nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.quotidiano.net\/magazine\/natalia-paragoni-linfoma-hodgkin-rmfzvr2l\" target=\"_blank\">vicenda personale molto delicata<\/a>: la diagnosi arrivata durante l\u2019ottavo mese di gravidanza e l\u2019inizio della <strong>chemioterapia<\/strong> dopo la nascita della figlia.  Non \u00e8 la prima volta che un volto noto contribuisce ad accendere i riflettori sui linfomi. <strong>Michael C. Hall,<\/strong> l\u2019attore di \u201cDexter\u201d, rese pubblica nel 2010 la diagnosi di linfoma di Hodgkin, poi entrato in remissione. <strong>Andy Whitfield<\/strong>, protagonista di \u201cSpartacus\u201d, mor\u00ec invece nel 2011 per un<strong> linfoma non-Hodgkin<\/strong>: una <strong>malattia diversa, <\/strong>ma appartenente alla stessa grande famiglia dei tumori del sistema linfatico.  Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra notizia, altrettanto recente, e soprattutto incoraggiante, su questa patologia:<strong><a rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/clinicaltrials.gov\/study\/NCT06137144\" target=\"_blank\"> <\/a><\/strong><a rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/clinicaltrials.gov\/study\/NCT06137144\" target=\"_blank\">lo studio internazionale di fase 1 PRIMAVERA<\/a> (che para italiano) presentato al congresso dell\u2019American Society of Clinical Oncology, ASCO, a Chicago: una sperimentazione su una <strong>nuova terapia mirata<\/strong>, AZD3470, nei pazienti<strong> con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario<\/strong>, cio\u00e8 tornato dopo le cure o non pi\u00f9 sensibile ai trattamenti disponibili. I primi dati indicano che il farmaco \u00e8 risultato <strong>efficace<\/strong> <strong>in circa un paziente su due<\/strong> tra quelli coinvolti nello studio, persone gi\u00e0 sottoposte in media a sei precedenti linee di terapia. Alle dosi pi\u00f9 elevate, la risposta globale si \u00e8 avvicinata al 60% e le risposte complete sono state pari al 35%.  Si tratta, nel pratico, di una risposta terapeutica, laddove le altre opzioni hanno fallito. &#8220;Sono <strong>risultati<\/strong> <strong>straordinari&#8221;<\/strong>, ha spiegato <strong>Enrico Derenzini <\/strong>&#8211; Direttore della Divisione di Oncoematologia all&#8217;Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano<strong> <\/strong>e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano &#8211; &#8220;se si considera che si tratta di pazienti molto complessi e fragili, che hanno ricevuto in media 6 linee di terapia. \u00c8 la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario&#8221;.<\/p>\n<p>Sommario<\/p>\n<p>Il linfoma di Hodgkin \u00e8 un tumore del sistema linfatico. Origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e negli altri organi che compongono il tessuto linfatico. Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 2.200 nuovi casi. La malattia colpisce soprattutto<strong> i giovani, in particolare tra i 15 e i 35 anni, <\/strong>ma presenta anche un secondo picco di incidenza negli over 60.  Il primo segnale pu\u00f2 essere la comparsa di <strong>linfonodi<\/strong> <strong>aumentati<\/strong> <strong>di volume <\/strong>al collo, alle ascelle o all\u2019inguine, spesso in assenza di infezioni. Altri <strong>sintomi<\/strong> possibili sono <strong>febbre persistente<\/strong>, sudorazioni notturne profuse, perdita di peso o prurito intenso. Sono manifestazioni che nella maggior parte dei casi possono dipendere anche da cause non oncologiche, ma che, se persistenti, meritano una valutazione medica.  I progressi terapeutici hanno reso il linfoma di Hodgkin una delle neoplasie ematologiche con la prognosi migliore.<strong> La sopravvivenza a 5 anni supera l\u201985%. <\/strong>Questo tumore del sangue rappresenta quindi uno dei maggiori successi dell\u2019oncologia moderna. Resta per\u00f2 una quota di pazienti che va incontro a recidiva o che non risponde pi\u00f9 alle terapie disponibili. \u00c8 questa la popolazione studiata in PRIMAVERA: pazienti complessi, gi\u00e0 sottoposti a numerosi trattamenti.<\/p>\n<p>Lo studio internazionale PRIMAVERA \u00e8 promosso da AstraZeneca ed \u00e8 stato presentato all\u2019ASCO da Derenzini. <strong>L\u2019Italia<\/strong> ha avuto un <strong>ruolo centrale<\/strong>: i due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono italiani, lo<strong> IEO di Milano <\/strong>e<strong> l\u2019IRCCS Policlinico Sant\u2019Orsola di Bologna.<\/strong> Sono stati coinvolti 68 pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Si trattava di persone pesantemente pretrattate, che avevano gi\u00e0 ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Il farmaco sperimentale, AZD3470, \u00e8 una <strong>terapia orale mirata. Non \u00e8 una chemioterapia<\/strong>. \u00c8 un<strong> inibitore selettivo di PRMT5 di seconda generazion<\/strong>e, sviluppato per agire su una vulnerabilit\u00e0 biologica delle cellule tumorali.  I dati confermano che la terapia \u00e8\u00a0risultata <strong>efficace in circa il 50% dei pazienti trattati.<\/strong> Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli di dose pi\u00f9 elevati, la percentuale di risposta globale si \u00e8 avvicinata al 60%, con <strong>risposte complete nel 35% dei casi.<\/strong> Per risposta completa si intende l\u2019assenza di segni del tumore alle indagini radiologiche.  Un altro elemento rilevante riguarda la<strong> tollerabilit\u00e0. <\/strong>Secondo quanto riferito dai ricercatori, nello studio \u00e8 stato osservato un profilo di sicurezza favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi.<\/p>\n<p>Il razionale biologico dello studio \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 importanti. AZD3470 agisce attraverso un meccanismo epigenetico: <strong>modula cio\u00e8 l\u2019espressione genica delle cellule neoplastiche <\/strong>del linfoma di Hodgkin.  &#8220;In pi\u00f9 dell\u201980% dei casi, la malattia non esprime la proteina MTAP&#8221;, ha spiegato Derenzini. Questa condizione determina l\u2019accumulo di un metabolita, MTA, che inibisce l\u2019attivit\u00e0 di un altro enzima, PRMT5. Proprio PRMT5 \u00e8 il bersaglio del farmaco. &#8220;Siamo partiti dal presupposto che, se l\u2019attivit\u00e0 della proteina PRMT5 \u00e8 gi\u00e0 ridotta a causa di un\u2019alterazione preesistente nella cellula, l\u2019azione del farmaco possa essere ancora pi\u00f9 efficace, perch\u00e9 \u00e8 in grado di bloccare completamente l\u2019attivit\u00e0 di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. <strong>Le cellule malate<\/strong>, che gi\u00e0 presentano un difetto genetico, risultano <strong>estremamente sensibili all\u2019azione del farmaco.<\/strong> Questo approccio rappresenta il <strong>paradigma della medicina di precisione<\/strong>&#8220;.  In pratica il farmaco non agisce in modo generico sulle cellule che si dividono rapidamente, come avviene con molte chemioterapie, ma prova a colpire un punto debole specifico delle cellule tumorali.  Uno degli aspetti pi\u00f9 significativi dello studio PRIMAVERA \u00e8 che AZD3470 ha mostrato <strong>attivit\u00e0 senza ricorrere alla chemioterapia.<\/strong> Questo \u00e8 particolarmente importante nel linfoma di Hodgkin, che spesso riguarda pazienti giovani. Le cure attuali hanno migliorato in modo decisivo la prognosi, ma la <strong>chemioterapia<\/strong> pu\u00f2 comportare effetti collaterali nel medio e lungo periodo. Per questo la ricerca punta a trattamenti capaci di mantenere l\u2019efficacia riducendo, quando possibile, la tossicit\u00e0.\u00a0&#8220;Va considerato che si tratta molto spesso di persone giovani, in cui la chemioterapia pu\u00f2 determinare effetti avversi nel medio e lungo termine&#8221;, hanno rammentato gli esperti.<\/p>\n<p>PRIMAVERA resta uno studio di <strong>fase 1. <\/strong>Questo significa che si trova in una <strong>fase precoce della sperimentazione clinica<\/strong>. Lo scopo principale \u00e8 valutare <strong>sicurezza, tollerabilit\u00e0, dose e primi segnali di efficacia.<\/strong> Per questo non si pu\u00f2 ancora parlare di farmaco disponibile nella pratica clinica. &#8220;Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui <strong>serviranno anni<\/strong> prima della disponibilit\u00e0 della molecola nella pratica clinica&#8221;, ha sottolineato Derenzini.  Ma gli studi di fase 1 sono anche il punto da cui partono molte terapie innovative. Come sottolinea <strong>Gennaro Daniele,<\/strong> segretario di Fondazione <strong>AIOM <\/strong>e direttore del programma e dell\u2019UOC di fase I della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS.  &#8220;Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1&#8221;, ha spiegato Daniele. &#8220;Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuit\u00e0 e tradursi concretamente in nuove opportunit\u00e0 di cura&#8221;. Secondo Daniele,<strong> l\u2019Italia ha competenze e centri di alto livello, ma sconta ancora tempi troppo lunghi <\/strong>nell\u2019avvio degli studi clinici precoci. &#8220;Troppo spesso l\u2019Italia resta indietro nell\u2019avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso pi\u00f9 agili negli iter di approvazione&#8221;, ha detto. &#8220;In Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall\u2019agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni&#8221;. Il tema \u00e8 rilevante perch\u00e9<strong> gli studi di fase 1<\/strong>, soprattutto in oncologia, possono rappresentare <strong>per alcuni pazienti l\u2019accesso anticipato a farmaci innovativi<\/strong> quando le terapie standard non sono pi\u00f9 efficaci. &#8220;Oggi, in Italia, circa l\u201980% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori&#8221;, ha aggiunto Daniele. &#8220;Solo centri attrezzati per rispondere a elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l\u2019opportunit\u00e0 di <strong>accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione&#8221;.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma, 5 giugno 2026 \u2013 Natalia Paragoni, influencer ed ex volto di Uomini e Donne, ha riportato l\u2019attenzione&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":526899,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[6391,239,93805,1537,90,89,93806,20129,290795,2508,6224,655,106202,240,15929,610],"class_list":["post-526898","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-efficace","tag-health","tag-hodgkin","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-linfoma","tag-malati","tag-mirata","tag-nuove","tag-paziente","tag-protagonista","tag-recidive","tag-salute","tag-speranze","tag-terapia"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116704877850438151","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/526898","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=526898"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/526898\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/526899"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=526898"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=526898"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=526898"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}