{"id":528224,"date":"2026-06-07T18:17:13","date_gmt":"2026-06-07T18:17:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/528224\/"},"modified":"2026-06-07T18:17:13","modified_gmt":"2026-06-07T18:17:13","slug":"gli-inglesi-sottomessi-allislam-danno-dei-mafiosi-agli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/528224\/","title":{"rendered":"Gli inglesi sottomessi all&#8217;Islam danno dei mafiosi agli italiani"},"content":{"rendered":"<p>\n        Ansa\n    <\/p>\n<p>Anche <strong>Callum Turner<\/strong> \u00e8 inglese e fa l\u2019attore: di lui si sa soprattutto che \u00e8 uno di quelli in predicato di fare James Bond. A meno che non lo blocchi l\u2019accusa di\u2026 concorso esterno in associazione mafiosa, che la stampa inglese ha appiccicato addosso a lui e alla cantante, novella neomelodica. <\/p>\n<p>Ai due consigliamo di non sottovalutare questi articoli: in Italia sappiamo bene dove portino certe campagne stampa&#8230; Battute a parte, dopo il matrimonio in forma privata celebrato a Londra, i due si stanno dando alla pazza gioia in Sicilia: giorni interi di feste, gite, piatti tipici; con ospiti di prim\u2019ordine come <strong>Elton John<\/strong> (nei panni del testimone di nozze e performer di un mini show al pianoforte), <strong>Donatella Versace<\/strong>, le colleghe di lei, <strong>Olivia Dean<\/strong> e <strong>Charli XCX<\/strong>, e il produttore <strong>Mark Ronson<\/strong>. Per un costo totale che si aggira attorno a 1,7 milioni di dollari, e un giro d\u2019affari per l\u2019isola calcolato &#8211; indotto compreso &#8211; in addirittura 268 milioni di euro per il marchio della Trinacria. Ed \u00e8 qui che gli inglesi non ci hanno visto pi\u00f9: ma come, qui stiamo nella crisi economica pi\u00f9 nera, e voi andate a spendere i vostri soldi in Italia, in Sicilia? E cos\u00ec, accecati da un livore olimpico ineguagliabile, hanno commesso il pi\u00f9 stupido dei falli di reazione: accusare la coppia di aver portato i soldi nella terra dei mafiosi. Una specie di concorso esterno, appunto. <\/p>\n<p>Gli indizi, per i tabloid inglesi, sarebbero puntuali e precisi: un obbligo di tenere la bocca cucita e gli occhi chiusi, tipico delle famigghie \u00abNon vedo, non sento, non parlo. Nulla saccio\u00bb; e poi la location principale &#8211; Villa Valguarnera &#8211; individuata a Bagheria. Cascano pure male perch\u00e9 la principessa proprietaria del palazzo, <strong>Vittoria Alliata<\/strong>, \u00e8 stata protagonista di una coraggiosa denuncia proprio contro gli uomini di Cosa nostra. Il Telegraph aveva addirittura definito Bagheria \u00abcovo della mafia siciliana\u00bb, salvo poi aggiungerci un \u00abex\u00bb nel tentativo di metterci una pezza, ma aggiungendo un riferimento al \u00abtriangolo della morte\u00bb, una fabbrica di chiodi abbandonata dove, secondo il giornale, le vittime della criminalit\u00e0 organizzata venivano eliminate e disciolte nell\u2019acido. E qui, a corredo dell\u2019articolo, una bella foto di <strong>Bernardo Provenzano<\/strong>. <\/p>\n<p>Per non farsi mancare nulla l\u2019altro giornale popolare, The Sun ha titolato \u00abSole, mare e sopranos, il brutale passato dell\u2019isola amata dalle star\u00bb. E il Daily Mail ha paragonato queste nozze siciliane al matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli nel Padrino di <strong>Coppola<\/strong>: il pi\u00f9 importante celebrato sull\u2019isola da allora, a loro giudizio.<\/p>\n<p>Insomma, agli amici inglesi \u00e8 scivolato il piede sulla frizione e hanno dimenticato alcune cosette che ci permettiamo di ricordare loro. La prima: la mafia esiste a Palermo, esiste in Sicilia ma opera ormai con modalit\u00e0 che nella City londinese e nei paradisi fiscali britannici conoscono ancora meglio; pertanto c\u2019\u00e8 pi\u00f9 capitale mafioso (di una mafia globale) nelle operazioni finanziarie che nelle mura di Villa Valguarnera o nelle strade di Palermo. Quella Palermo scelta dalle star perch\u00e9 \u00e8 una citt\u00e0 viva e la Sicilia sar\u00e0 pure \u00abbuttanissima\u00bb, per dirla col nostro amico <strong>Pietrangelo Buttafuoco<\/strong>, ma \u00e8 una delle terre pi\u00f9 belle al mondo. Gi\u00e0 a luglio dello scorso anni <strong>Dua Lipa<\/strong> e <strong>Callum Turner<\/strong> erano stati paparazzati a Palermo, senza scorta o altro, pienamente immersi in quell\u2019anima che evidentemente Londra non ha o non \u00e8 capace di trasmettere.<\/p>\n<p>I tabloid inglesi avrebbero potuto raccontare questo cambiamento, o cercare di strappare foto e video esclusivi della festa, o farsi coinvolgere. Invece no: hanno dovuto pescare nel peggior pregiudizio, dal sapore stantio. E dire che ai giornalisti inglesi certe notizie non mancano: in questi giorni per esempio avrebbero potuto seguire le polemiche sull\u2019omicidio di <strong>Henry Nowak<\/strong>, ammanettato e ucciso dalla polizia che &#8211; secondo le indicazioni &#8211; ha preferito credere alle ricostruzioni false di un giovane sikh che, ubriaco e armato, aveva sferrato alcune coltellate al ragazzo bianco, salvo poi accusarlo di razzismo. E cos\u00ec, il ragazzo bianco \u00e8 morto mentre continuava a dire che l\u2019avevano ferito e che non riusciva a respirare: un <strong>George Floyd<\/strong> al contrario? Boh, meglio non montare polemiche per non favorire la destra e <strong>Nigel Farage<\/strong> che gi\u00e0 vola nei sondaggi. <\/p>\n<p>Per lo stesso motivo, in Gran Bretagna la sinistra ha nascosto e silenziato le violenze e i soprusi compiuti da alcuni uomini delle comunit\u00e0 pakistane nei confronti di donne e ragazze inglesi: i sindaci dei diversi Comuni coinvolti diedero ordine alla polizia locale di tenere coperte queste situazioni per non favorire il razzismo. Poi il bubbone \u00e8 scoppiato e n\u00e9 il Partito laburista n\u00e9 il premier <strong>Starmer<\/strong> hanno potuto tenere la sordina attiva. E questi sono alcuni esempi di un fallimento sostanziale chiamato Londonistan. Poi certo, la stampa britannica pu\u00f2 andare alla caccia dei mafiosi siciliani invece di quelli che nella City ripuliscono il malaffare. Se non bastassero certi articoli, potranno sperare nel nuovo 007 (che a questo punto non sar\u00e0 Callum: troppo amico di don Vito Corleone&#8230;).<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>La stampa d\u2019Oltremanica infanga Palermo e Bagheria, teatro delle nozze tra i Vip Dua Lipa e Callum Turner. Peccato che i capitali dei boss siano pi\u00f9 a Londra che in Trinacria. Dove, semmai, mancano le gang pakistane. Ricapitoliamo per i non addetti alle cronache rosa. Dua Lipa \u00e8 una cantante pop britannico-albanese, nata a Londra da genitori kosovari. \u00c8 una delle artiste pi\u00f9 famose al mondo, conta circa 87 milioni di follower su Instagram ma soprattutto avrebbe un patrimonio tra i 100 e i 130 milioni di dollari, incassati tra streaming, tour e testimonial di brand come Versace, Prada e Puma.Anche Callum Turner \u00e8 inglese e fa l\u2019attore: di lui si sa soprattutto che \u00e8 uno di quelli in predicato di fare James Bond. A meno che non lo blocchi l\u2019accusa di\u2026 concorso esterno in associazione mafiosa, che la stampa inglese ha appiccicato addosso a lui e alla cantante, novella neomelodica. Ai due consigliamo di non sottovalutare questi articoli: in Italia sappiamo bene dove portino certe campagne stampa&#8230; Battute a parte, dopo il matrimonio in forma privata celebrato a Londra, i due si stanno dando alla pazza gioia in Sicilia: giorni interi di feste, gite, piatti tipici; con ospiti di prim\u2019ordine come Elton John (nei panni del testimone di nozze e performer di un mini show al pianoforte), Donatella Versace, le colleghe di lei, Olivia Dean e Charli XCX, e il produttore Mark Ronson. Per un costo totale che si aggira attorno a 1,7 milioni di dollari, e un giro d\u2019affari per l\u2019isola calcolato &#8211; indotto compreso &#8211; in addirittura 268 milioni di euro per il marchio della Trinacria. Ed \u00e8 qui che gli inglesi non ci hanno visto pi\u00f9: ma come, qui stiamo nella crisi economica pi\u00f9 nera, e voi andate a spendere i vostri soldi in Italia, in Sicilia? E cos\u00ec, accecati da un livore olimpico ineguagliabile, hanno commesso il pi\u00f9 stupido dei falli di reazione: accusare la coppia di aver portato i soldi nella terra dei mafiosi. Una specie di concorso esterno, appunto. Gli indizi, per i tabloid inglesi, sarebbero puntuali e precisi: un obbligo di tenere la bocca cucita e gli occhi chiusi, tipico delle famigghie \u00abNon vedo, non sento, non parlo. Nulla saccio\u00bb; e poi la location principale &#8211; Villa Valguarnera &#8211; individuata a Bagheria. Cascano pure male perch\u00e9 la principessa proprietaria del palazzo, Vittoria Alliata, \u00e8 stata protagonista di una coraggiosa denuncia proprio contro gli uomini di Cosa nostra. Il Telegraph aveva addirittura definito Bagheria \u00abcovo della mafia siciliana\u00bb, salvo poi aggiungerci un \u00abex\u00bb nel tentativo di metterci una pezza, ma aggiungendo un riferimento al \u00abtriangolo della morte\u00bb, una fabbrica di chiodi abbandonata dove, secondo il giornale, le vittime della criminalit\u00e0 organizzata venivano eliminate e disciolte nell\u2019acido. E qui, a corredo dell\u2019articolo, una bella foto di Bernardo Provenzano. Per non farsi mancare nulla l\u2019altro giornale popolare, The Sun ha titolato \u00abSole, mare e sopranos, il brutale passato dell\u2019isola amata dalle star\u00bb. E il Daily Mail ha paragonato queste nozze siciliane al matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli nel Padrino di Coppola: il pi\u00f9 importante celebrato sull\u2019isola da allora, a loro giudizio.Insomma, agli amici inglesi \u00e8 scivolato il piede sulla frizione e hanno dimenticato alcune cosette che ci permettiamo di ricordare loro. La prima: la mafia esiste a Palermo, esiste in Sicilia ma opera ormai con modalit\u00e0 che nella City londinese e nei paradisi fiscali britannici conoscono ancora meglio; pertanto c\u2019\u00e8 pi\u00f9 capitale mafioso (di una mafia globale) nelle operazioni finanziarie che nelle mura di Villa Valguarnera o nelle strade di Palermo. Quella Palermo scelta dalle star perch\u00e9 \u00e8 una citt\u00e0 viva e la Sicilia sar\u00e0 pure \u00abbuttanissima\u00bb, per dirla col nostro amico Pietrangelo Buttafuoco, ma \u00e8 una delle terre pi\u00f9 belle al mondo. Gi\u00e0 a luglio dello scorso anni Dua Lipa e Callum Turner erano stati paparazzati a Palermo, senza scorta o altro, pienamente immersi in quell\u2019anima che evidentemente Londra non ha o non \u00e8 capace di trasmettere.I tabloid inglesi avrebbero potuto raccontare questo cambiamento, o cercare di strappare foto e video esclusivi della festa, o farsi coinvolgere. Invece no: hanno dovuto pescare nel peggior pregiudizio, dal sapore stantio. E dire che ai giornalisti inglesi certe notizie non mancano: in questi giorni per esempio avrebbero potuto seguire le polemiche sull\u2019omicidio di Henry Nowak, ammanettato e ucciso dalla polizia che &#8211; secondo le indicazioni &#8211; ha preferito credere alle ricostruzioni false di un giovane sikh che, ubriaco e armato, aveva sferrato alcune coltellate al ragazzo bianco, salvo poi accusarlo di razzismo. E cos\u00ec, il ragazzo bianco \u00e8 morto mentre continuava a dire che l\u2019avevano ferito e che non riusciva a respirare: un George Floyd al contrario? Boh, meglio non montare polemiche per non favorire la destra e Nigel Farage che gi\u00e0 vola nei sondaggi. Per lo stesso motivo, in Gran Bretagna la sinistra ha nascosto e silenziato le violenze e i soprusi compiuti da alcuni uomini delle comunit\u00e0 pakistane nei confronti di donne e ragazze inglesi: i sindaci dei diversi Comuni coinvolti diedero ordine alla polizia locale di tenere coperte queste situazioni per non favorire il razzismo. Poi il bubbone \u00e8 scoppiato e n\u00e9 il Partito laburista n\u00e9 il premier Starmer hanno potuto tenere la sordina attiva. E questi sono alcuni esempi di un fallimento sostanziale chiamato Londonistan. Poi certo, la stampa britannica pu\u00f2 andare alla caccia dei mafiosi siciliani invece di quelli che nella City ripuliscono il malaffare. Se non bastassero certi articoli, potranno sperare nel nuovo 007 (che a questo punto non sar\u00e0 Callum: troppo amico di don Vito Corleone&#8230;).\n<\/p>\n<p>\n        Alexander Zverev e Flavio Cobolli dopo la finale del Roland Garros (Getty Images)\n    <\/p>\n<p>\u00abComunque vada Flavio ha gi\u00e0 vinto\u00bb si diceva alla vigilia del match. Un italiano diverso da <strong>Jannik Sinner<\/strong> a giocarsi la finale di uno Slam era addirittura impensabile soltanto fino a pochi giorni fa. Soprattutto se lo Slam in questione \u00e8 il Roland Garros e l&#8217;ultimo italiano a vincerlo \u00e8 stato <strong>Adriano Panatta<\/strong> nel 1976.<\/p>\n<p><strong>Flavio Cobolli<\/strong> ha comunque vinto perch\u00e9 \u00e8 arrivato a tanto cos\u00ec dal compiere un&#8217;impresa che avrebbe scritto un&#8217;altra pagina indelebile del tennis azzurro. E se \u00e8 vero che nello sport arrivarci vicino conta relativamente, \u00e8 altrettanto vero che sulla terra rossa del Court Philippe-Chatrier il tennista romano ha gettato il cuore oltre l&#8217;ostacolo rendendo la vita complicatissima ad <strong>Alexander Zverev<\/strong>, numero 3 al mondo con tutto da perdere visto che a 29 anni, dopo 3 finali perse, non era ancora riuscito a vincere uno Slam e per riuscirci ha dovuto faticare non poco. Significative le lacrime del tedesco al momento del secondo match point concretizzato che ha sancito una vittoria inseguita per anni e sempre sfuggita. Una vittoria tanto desiderata quanto sofferta. Merito di un <strong>Cobolli<\/strong> a tratti leggendario, rimasto in partita fino all&#8217;inizio del quinto set. Poi la partita ha preso la direzione definitiva. <strong>Zverev<\/strong> \u00e8 partito forte nel parziale decisivo, salendo rapidamente 3-0 con due break di vantaggio. <strong>Cobolli<\/strong> ha provato a restare agganciato, ma la distanza si \u00e8 allargata subito e il tedesco ha trovato anche il terzo break nel settimo game, chiudendo di fatto i conti. L\u2019azzurro ha comunque continuato a giocare ogni punto, provando a restare dentro la finale fino all\u2019ultimo scambio.<\/p>\n<p>Il punteggio finale \u00e8 stato 6-1 4-6 6-4 6-7 (5) 6-1 dopo 4 ore e 16 minuti di gioco. Nel quinto set <strong>Cobolli<\/strong> ha avuto anche qualche occasione in risposta, senza per\u00f2 riuscire a concretizzare le palle break. <strong>Zverev<\/strong> ha gestito con maggiore solidit\u00e0 i propri turni di servizio, mentre l\u2019italiano ha iniziato a perdere brillantezza negli spostamenti laterali, pagando la fatica di una partita giocata ad altissima intensit\u00e0.<\/p>\n<p>La finale si era aperta nel segno del tedesco. Primo set a senso unico, con <strong>Zverev<\/strong> subito avanti di un break e poi capace di allungare fino al 6-1, approfittando delle difficolt\u00e0 di <strong>Cobolli<\/strong> negli scambi prolungati e al servizio. Il secondo parziale ha invece raccontato un\u2019altra partita: pi\u00f9 equilibrio, pi\u00f9 lotta, e un <strong>Cobolli<\/strong> cresciuto soprattutto nella gestione dei punti importanti. Il break decisivo \u00e8 arrivato nel settimo game e ha riportato la sfida in parit\u00e0. Nel terzo set <strong>Zverev<\/strong> ha ritrovato ordine nei propri turni di battuta, mentre <strong>Cobolli<\/strong> ha avuto due palle break nel quarto game senza sfruttarle. Il tedesco ha poi colpito nel momento chiave, strappando il servizio nel decimo game e portandosi avanti due set a uno. Il quarto parziale \u00e8 stato il pi\u00f9 equilibrato e il pi\u00f9 lungo sul piano emotivo. <strong>Cobolli<\/strong> ha avuto un primo break di vantaggio, poi \u00e8 stato ripreso e superato, quindi ha nuovamente ribaltato l\u2019andamento del set fino al 5-3. <strong>Zverev<\/strong> ha reagito ancora e si \u00e8 arrivati al tie-break. Qui l\u2019azzurro ha tenuto meglio la tensione: avanti 6-4, ha chiuso alla seconda occasione utile con un passante di dritto che ha portato il match al quinto set. Nel set decisivo per\u00f2 la partita si \u00e8 spostata subito verso il tedesco. <strong>Zverev<\/strong> ha preso il controllo con un avvio aggressivo e ha sfruttato gli errori di <strong>Cobolli<\/strong> nei momenti chiave. L\u2019italiano ha avuto alcune chance in risposta, ma non \u00e8 riuscito a trasformarle e il divario si \u00e8 ampliato fino al 6-1 finale.<\/p>\n<p>Al momento del punto decisivo <strong>Zverev<\/strong> si \u00e8 lasciato andare in lacrime, disteso sulla terra rossa del Philippe-Chatrier. Per lui \u00e8 il primo titolo Slam della carriera, dopo tre finali perse. <strong>Cobolli<\/strong>, invece, lascia Parigi con una finale che segna comunque un passaggio importante: il primo grande appuntamento giocato fino in fondo e la sensazione di poter stare stabilmente ad alto livello.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Orazio Schillaci (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Poi, con noncuranza mette in discussione una scelta del governo Meloni. \u00abL\u2019astensione sull\u2019accordo pandemico dell\u2019Oms non \u00e8 un no definitivo. Il piano pandemico non \u00e8 stato approvato, \u00e8 ancora sotto discussione perch\u00e9 mancano tutti quanti gli allegati, che sono la parte essenziale. \u00c8 stato rinviato nell\u2019ultima seduta dell\u2019Oms e verr\u00e0 credo riproposto nel prossimo maggio. Quindi c\u2019\u00e8 tempo per vedere cosa ci sar\u00e0 all\u2019interno del piano pandemico\u00bb, ha fatto sapere durante il suo intervento. <\/p>\n<p>Ma che cosa fa il ministro del centrodestra, apre all\u2019accordo adottato dall\u2019Assemblea mondiale della sanit\u00e0? Dopo che nel maggio dello scorso anno l\u2019Italia si era astenuta, intendendo cos\u00ec \u00abribadire la propria posizione in merito alla necessit\u00e0 di riaffermare la sovranit\u00e0 degli Stati nell\u2019affrontare le questioni di salute pubblica\u00bb. Quale altra posizione contraria all\u2019esecutivo intende prendere, il professor <strong>Schillaci<\/strong>?<\/p>\n<p>Il decreto, sul quale a Lungotevere Ripa stava lavorando d\u2019intesa con le Regioni si \u00e8 arenato: sono le stesse associazioni di categoria dei medici di medicina generale a parlare di fallimento annunciato, eppure il ministro della Salute deve dimostrare di tenere la barra dritta. <\/p>\n<p>\u00abLa quadra va trovata nell\u2019interesse dei cittadini, io difendo solo la salute pubblica e i cittadini e in particolare difendo le persone pi\u00f9 deboli e pi\u00f9 fragili. Questa \u00e8 una rivoluzione dalla quale noi non possiamo tirarci indietro e credo che nessuno si tirer\u00e0 indietro capendo quanto sia importante la salute pubblica per tutti e quanto sia importante dotare il Servizio sanitario nazionale di una visione pi\u00f9 moderna che \u00e8 quella della medicina territoriale\u00bb, ha detto tutto d\u2019un fiato. <\/p>\n<p><strong>Schillaci<\/strong> sa bene che, in base al Pnrr, a fine giugno devono aprire almeno 1.038 Case di comunit\u00e0, per la cui organizzazione sono arrivati dall\u2019Europa 2 miliardi di euro. Devono entrare a regime, ci saranno i controlli di Bruxelles, ma senza personale medico come possono funzionare? Perch\u00e9 diventino operative, la riforma Schillaci ridisegna la medicina del territorio intervenendo sulle norme che regolano il rapporto dei medici di medicina generale e il Servizio sanitario nazionale (Ssn). <\/p>\n<p>I medici di famiglia per\u00f2 non vogliono saperne che si metta mano sulla loro convenzione con il Ssn di cui alcuni diventerebbero dipendenti con il cosiddetto doppio binario dell\u2019assistenza primaria. I sindacati avevano osteggiato la riforma e minacciato scioperi, quindi la trattativa resta impossibile se non c\u2019\u00e8 \u00abnegoziato\u00bb, come continua a chiedere <strong>Silvestro Scotti<\/strong>, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). \u00abNo alla retribuzione per obiettivi. S\u00ec al rilancio della medicina dei servizi\u00bb, sostiene <strong>Pina Onotri<\/strong>, segretario generale del sindacato medici italiani (Smi).<\/p>\n<p>Il flop della riforma viene attribuito a <strong>Schillaci<\/strong>. \u00abDopo quasi quattro anni di governo Meloni sembra di ascoltare un ministro appena arrivato, non chi ha avuto il compito di guidare per quasi quattro anni il Servizio sanitario nazionale\u00bb, ha commentato ironico <strong>Francesco Boccia<\/strong>, presidente dei senatori del Pd. \u00abOggi il ministro parla di una rivoluzione indispensabile. Ma quella rivoluzione avrebbe dovuto essere gi\u00e0 in corso\u00bb.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Imagoeconomica\n    <\/p>\n<p>Parlava di \u00abfuria ideologica e iconoclasta\u00bb, di un \u00abSud condannato alla marginalit\u00e0\u00bb, di una norma bandiera smantellata per pura ostilit\u00e0 ideologica. \u00abStanno cancellando tutto\u00bb, accusava, rivendicando il Piano 2030 come un\u2019architettura coerente per il Mezzogiorno produttivo.<\/p>\n<p>A distanza di quasi due anni, la Banca d\u2019Italia ha pubblicato uno studio che vale pi\u00f9 di mille dichiarazioni. Si intitola The effects of a large place-based reduction of social security employers\u2019 contributions: the case of Decontribuzione Sud  ed \u00e8 firmato da cinque ricercatori dell\u2019istituto. La conclusione \u00e8 sobria e impietosa: la decontribuzione non ha creato occupazione. Non ha aumentato i salari. Non ha stimolato gli investimenti. Ha migliorato la liquidit\u00e0 delle imprese &#8211; cio\u00e8 ha messo soldi in tasca agli imprenditori &#8211; ma non ha trasformato il tessuto produttivo del Sud.<\/p>\n<p>Il cuore della polemica di <strong>Provenzano<\/strong> era questo: senza lo sgravio del 30% sui contributi sociali, le aziende meridionali avrebbero ridotto le assunzioni. La decontribuzione era presentata come lo strumento per \u00abmassimizzare l\u2019impatto degli investimenti\u00bb e costruire un \u00abSud produttivo\u00bb. I ricercatori di Bankitalia hanno analizzato l\u2019effetto della misura su circa 140.000 piccole e medie imprese, usando un disegno a discontinuit\u00e0 geografica che confronta le imprese situate ai due lati del confine amministrativo Nord-Sud, per isolare l\u2019effetto della policy dal boom edilizio post-pandemia e dalle assunzioni nel pubblico impiego. Il risultato \u00e8 netto: effetto sull\u2019occupazione pari a zero. Effetto sui salari medi: zero. Effetto sugli investimenti: anch\u2019esso statisticamente indistinguibile da zero.<\/p>\n<p>Lo sgravio ha ridotto i costi del lavoro di circa il 4,2% &#8211; in linea con le attese &#8211; e ha migliorato la redditivit\u00e0 delle imprese. Ma quei margini in pi\u00f9 non sono stati reinvestiti in macchinari, stabilimenti o nuovi dipendenti. Sono stati accumulati come riserva di cassa. Le imprese, di fronte a una misura rinnovata di sei mesi in sei mesi dalla Commissione europea nell\u2019ambito dei cosiddetti Temporary Frameworks, hanno razionalmente scelto di non scommettere su di essa per pianificare il futuro. Hanno incassato, non investito.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 scomodo per chi ha gestito quella politica \u00e8 che la decontribuzione \u00e8 nata, come ricordava <strong>Provenzano<\/strong>, grazie alla trattativa con l\u2019allora commissario <strong>Nicolas Schmit<\/strong>. Ma \u00e8 nata con un difetto originale: il suo inquadramento come aiuto di Stato temporaneo l\u2019ha condannata a una vita precaria, scandita da rinnovi annuali. Le imprese lo sapevano, e lo studio lo certifica: \u00e8 stata proprio l\u2019instabilit\u00e0 del quadro regolatorio &#8211; non la sua assenza &#8211; a vanificare gli effetti potenziali sulla crescita. Un incentivo che pu\u00f2 sparire da un momento all\u2019altro non pu\u00f2 essere la base di una decisione di investimento pluriennale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro dato illuminante. Nonostante la generosit\u00e0 della misura &#8211; 41,7 miliardi stanziati su undici anni &#8211; la percentuale di lavoratori che ne ha effettivamente beneficiato si \u00e8 fermata intorno al 60% degli aventi diritto. Il motivo principale non \u00e8 la burocrazia generica: \u00e8 la non conformit\u00e0 contributiva. Circa il 23% delle imprese del Sud, secondo i dati Inps citati nello studio, non \u00e8 in regola con i contributi e non pu\u00f2 quindi accedere alla misura. Il sommerso, il lavoro irregolare, l\u2019economia informale hanno eroso dall\u2019interno l\u2019efficacia di uno strumento costruito per aziende che gi\u00e0 funzionano secondo le regole.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 un fallimento della decontribuzione in s\u00e9: \u00e8 la prova che interventi di fiscalit\u00e0 di vantaggio orizzontali &#8211; validi per tutti i datori di lavoro del Sud indipendentemente dal settore o dal progetto imprenditoriale &#8211; non riescono a raggiungere proprio quella parte del tessuto economico che ne avrebbe pi\u00f9 bisogno, perch\u00e9 quella parte vive ai margini della legalit\u00e0 contributiva.<\/p>\n<p>Insomma, la decontribuzione era, nelle parole di <strong>Provenzano<\/strong>, \u00abun tassello della strategia in quattro pilastri\u00bb. Ma lo studio di Bankitalia dimostra che quel tassello, nella sua applicazione concreta, non ha spostato di un millimetro gli indicatori che davvero contano per lo sviluppo: occupazione, salari, investimenti produttivi. Ha aumentato i profitti delle imprese gi\u00e0 sane, ha lasciato fuori le micro-imprese irregolari, ha generato zero posti di lavoro aggiuntivi misurabili. Le Pmi beneficiarie hanno usato i risparmi per rafforzare la propria solidit\u00e0 finanziaria &#8211; scelta razionale, ma lontanissima dagli obiettivi prefissati.<\/p>\n<p>Ah, per non dimenticare: da quando \u00e8 stato mandato in soffitta il piano <strong>Provenzano <\/strong>  gli occupati al Sud sono da record. Questo perch\u00e9 gli incentivi sono andati agli investimenti, non nelle tasche di qualcuno.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ansa Anche Callum Turner \u00e8 inglese e fa l\u2019attore: di lui si sa soprattutto che \u00e8 uno di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":528225,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[174],"tags":[6651,203,204,1634,1537,90,89,17939],"class_list":["post-528224","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-intrattenimento","tag-dua-lipa","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-islam","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-uk"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116710201843061689","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/528224","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=528224"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/528224\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/528225"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=528224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=528224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=528224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}