{"id":52984,"date":"2025-08-17T17:33:09","date_gmt":"2025-08-17T17:33:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/52984\/"},"modified":"2025-08-17T17:33:09","modified_gmt":"2025-08-17T17:33:09","slug":"dove-nacquero-i-capolavori-di-virgina-woolf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/52984\/","title":{"rendered":"dove nacquero i capolavori di Virgina Woolf"},"content":{"rendered":"<p>Monk\u2019s House \u00e8 immersa nel verde. A differenza della vicina Charleston, luogo elettivo della sorella Vanessa, la casa di Virginia Woolf, quella a cui lei e il marito Leonard destinarono lunghi soggiorni vacanzieri e buona parte della seconda guerra mondiale, almeno fino a quando Virginia non si uccise nel 1941, \u00e8 nascosta dal fitto fogliame degli alberi. Non si concede, si sottrae alla vista<\/p>\n<p>Monk\u2019s House \u00e8 immersa nel verde. A differenza della vicina Charleston, luogo elettivo della sorella Vanessa, la casa di Virginia Woolf, quella a cui lei e il marito Leonard destinarono lunghi soggiorni vacanzieri e buona parte della seconda guerra mondiale, almeno fino a quando Virginia non si uccise nel 1941, \u00e8 nascosta dal fitto fogliame degli alberi. Non si concede, si sottrae alla vista.<\/p>\n<p>A pochi chilometri da Lewes, nel cuore dell\u2019East Sussex, dove prati sconfinati ospitano bestiame al pascolo e quasi nessuna costruzione all\u2019orizzonte, Virginia si dedicava prevalentemente alla scrittura. Si alzava, smistava la posta, scriveva, nel pomeriggio correggeva ci\u00f2 che aveva scritto la mattina. Difficile trovare un\u2019autrice del passato con la vita pi\u00f9 scandita dall\u2019esercizio letterario, pi\u00f9 dedita all\u2019opera, al romanzo, al suo universo immaginifico: proprio a Monk\u2019s House vennero alla luce alcuni dei suoi capolavori, <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-straniera\/narrativa-di-lingua-inglese\/la-signora-dalloway-virginia-woolf-9788806222659\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La signora Dalloway<\/a> nel 1925, <a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/al-faro-1\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Al faro<\/a> nel 1927, <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-straniera\/narrativa-di-lingua-inglese\/le-onde-virginia-woolf-9788806222666\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Le onde<\/a> nel 1931.<\/p>\n<p>Gli interni decorati dalla sorella Vanessa in un clima contemporaneamente intimo e austero che contrasta con le rigogliose e fitte trame del giardino, degli alberi da frutto, delle siepi potate in modo tale da creare oasi quadrate di prato sono del tutto separati dal luogo in cui Virginia scriveva. L\u2019ampia camera da letto dove pure si coricava rigorosamente da sola non le riusciva a genio, non si confaceva alla produzione creativa. E lo spazio in cui la mente si sforza di partorire un\u2019idea, soprattutto se letteraria, ha bisogno di assumere su di s\u00e9 una speciale forza magica, un potere di attrazione vitale; necessita di un\u2019atmosfera.<\/p>\n<p>Virginia lo sapeva, pertanto si era spostata poco pi\u00f9 in l\u00e0, precisamente dall\u2019altra parte del giardino, in fondo a quello che in origine era forse un capanno degli attrezzi, o per usare un\u2019espressione pi\u00f9 raffinata, una garden room: le pareti di vetro su cui batte incessantemente il riflesso dei rami degli alberi e delle foglie, un immenso tavolo di legno ingombro di fogli e di volumi. Altro che <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/idee\/cultura\/alle-scrittrici-forse-non-basta-avere-una-stanza-tutta-per-se-ptop3mwl\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">una stanza tutta per s\u00e9 <\/a>\u2013 la cui stesura avvenne peraltro proprio qui.<\/p>\n<p>Viene da sorridere se si pensa che alcune delle pagine di quello che \u00e8 a\u00a0oggi uno dei pi\u00f9 celebri, sagaci, brillanti saggi sulla condizione femminile del ventesimo secolo sono dedicate allo scrittoio di Jane Austen, collocato diversi chilometri pi\u00f9 a ovest, nella cittadina di Chawton: muoveva perplessit\u00e0, in Virginia, il fatto che Jane Austen fosse riuscita a concepire i suoi romanzi seduta in un angolo del suo soggiorno domestico, sprovvista dunque di quella fantomatica stanza chiusa a chiave, esposta anzi a interruzioni, distrazioni, incombenze che sono solite scandire l\u2019esistenza di una donna e colpevoli, secondo l\u2019autrice, di inibire la sua predisposizione artistica \u2013 o addirittura di metterla a tacere per sempre.<\/p>\n<p> GEMDIAZ, Homenaje a Virginia Woolf &#8211; wikicommonLei e Jane Austen<\/p>\n<p>Ecco, paragonata a Jane Austen, Virginia rappresenta a tutti gli effetti un balzo in avanti politico oltre che temporale: la garden room adattata alle proprie esigenze letterarie, trasformata in tutto e per tutto in uno studio, a debita distanza non solo dalle altre camere, ma da tutti i luoghi in cui si svolgeva la vita domestica, la rende un\u2019autentica privilegiata, la tenutaria di un potere d\u2019espressione impensabile fino a qualche decennio prima. Di pi\u00f9: si pu\u00f2 dire che la sua condizione restasse un\u2019eccezione anche allora. Si pensi che il desiderio di emancipazione di Virginia la condusse a fondare, insieme al marito, una casa editrice, la Hogarth Press, con la quale gestiva personalmente le uscite dei suoi testi, senza passare dal tritacarne delle attese, dei rifiuti editoriali, dei manoscritti infilati in una buca delle lettere e spesso restituiti senza una sola parola a corredo \u2013 come accadeva a molti degli autori della sua generazione. L\u2019unico consulente di Virginia, il solo cio\u00e8 ad avvallare il suo lavoro era Leonard: e lo stesso ci sono giunti i dettagli dello stato d\u2019ansia in cui si crogiolava ogni volta che gli consegnava un nuovo romanzo e doveva attendere un suo responso.<\/p>\n<p>Di fronte a un mondo culturale e accademico censorio, che puntualmente si rivelava ostile alle donne, il monito di Virginia Woolf \u00e8: fate da voi. Un compito quanto mai arduo, soprattutto per l\u2019attuale assetto sociale, che ha senz\u2019altro spuntato molte differenze di genere, ma ancora rende impraticabile vivere del lavoro letterario, a meno che non si sia gi\u00e0 ricchi e non si disponga di una rendita familiare: le famose \u00abcinquecento sterline l\u2019anno\u00bb che Virginia auspicava qualunque scrittrice sarebbe stata in grado di guadagnarsi, un domani, con il proprio lavoro. Tradotti secondo la valuta corrente, di quanto denaro avremmo bisogno oggi per raggiungere la cosiddetta libert\u00e0 economica necessaria per scrivere? Dodicimila euro basterebbero? Forse no, a giudicare dal prezzo della vita continuamente in rialzo, e in particolare di quello al metro quadro, che impone alla maggior parte dei giovani di gettare met\u00e0 dello stipendio in affitto; tant\u2019\u00e8 che quasi tutti decidono di condividerlo.<\/p>\n<p> La sorella di Shakespeare<\/p>\n<p>Immaginiamo che Shakespeare avesse una sorella, ipotizzava Virginia Woolf un secolo fa, arrivando a concludere che si sarebbe probabilmente uccisa. Sarebbe divertente traslare l\u2019esercizio al presente: cosa succederebbe se Shakespeare fosse un promettente genio contemporaneo e avesse una sorella, pi\u00f9 o meno sua coetanea, dotata delle stesse aspirazioni e, si presume, dello stesso talento? Finirebbero schiacciati in un appartamento del centro cittadino a contendersi il soggiorno \u2013 il solo spazio casalingo compatibile con lo sforzo di concentrazione richiesto dalla scrittura \u2013 e a met\u00e0 mese starebbero gi\u00e0 domandandosi dove e come hanno finito le entrate da poche centinaia di euro raggranellate in collaborazioni o a partita Iva.<\/p>\n<p>Si accuserebbero l\u2019un l\u2019altra di non sapere tenere i conti, di indulgere in spese superflue; tenterebbero di chiudersi in casa, di lesinare su qualunque forma di consumo \u2013 un arduo slalom in mezzo alle pi\u00f9 diverse tentazioni, considerando che la societ\u00e0 attuale si regge proprio sul potere d\u2019acquisto, e nessuna esperienza di condivisione \u00e8 pi\u00f9 possibile senza pagare. La pressione si rivelerebbe presto eccessiva, e li ritroveremmo seduti fuori da un locale alla moda al terzo bicchiere di vino.<\/p>\n<p>A chi volesse sapere che ne \u00e8 stato delle loro ambizioni, risponderebbero che con la cultura non si mangia. Tradotto: si saranno adeguati ad accettare un lavoro in un circuito aziendale che si serve di giovani talenti letterari per investire sulle proprie campagne di marketing. Assuefatti dal conto improvvisamente non pi\u00f9 in rosso e da ritmi quotidiani sfibranti, diventerebbero cinici; comincerebbero a predicare astiosamente l\u2019esigenza di essere realisti e con i piedi per terra. A provare un discreto, misurato odio verso chiunque dica di non avere ancora perso le speranze.<\/p>\n<p>Pertanto non serve chiedersi cosa succederebbe se Shakespeare avesse una sorella nel 2025. Perch\u00e9 con ogni probabilit\u00e0 non avremmo neanche Shakespeare.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Monk\u2019s House \u00e8 immersa nel verde. 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