{"id":533519,"date":"2026-06-11T06:00:20","date_gmt":"2026-06-11T06:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/533519\/"},"modified":"2026-06-11T06:00:20","modified_gmt":"2026-06-11T06:00:20","slug":"spacex-e-la-lezione-delle-compagnie-delle-indie-i-rischi-enormi-di-un-monopolio-di-musk-sui-trasporti-spaziali-e-come-evitarli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/533519\/","title":{"rendered":"SpaceX e la lezione delle Compagnie delle Indie: i rischi (enormi) di un monopolio di Musk sui trasporti spaziali, e come evitarli"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Alessio Terzi e Stefano Marcuzzi*<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Quella dell\u2019azienda americana  \u00e8 una struttura di mercato che assomiglia pi\u00f9 alle compagnie commerciali del Seicento che ai mercati competitivi dei libri di testo di economia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Venerd\u00ec 12 giugno, SpaceX sbarcher\u00e0 al Nasdaq. Centotrentacinque dollari per azione,<b> 75 miliardi di dollari raccolti, una valutazione complessiva di circa 1.770 miliardi: numeri che faranno impallidire Saudi Aramco<\/b>, fino a oggi detentrice del primato di pi\u00f9 grande IPO della storia. I mercati sono in fermento, e in tanti si chiedono se l\u2019ambizione di Elon Musk arriver\u00e0 fino a Marte.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 una domanda diversa, meno celebrativa e pi\u00f9 scomoda, che vale la pena porsi mentre i banchieri d\u2019affari di Wall Street si sbracceranno all\u2019apertura delle contrattazioni.<b> Non quanto valga SpaceX, ma cosa significhi, per gli Stati, che un\u2019impresa privata abbia accumulato un tale dominio su una tecnologia di trasporto cos\u00ec strategica<\/b>. E se la storia ci offra qualche indicazione su come andr\u00e0 a finire.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    <b>Un monopolio che non ha precedenti da quattrocento anni<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I dati parlano da soli. Nel 2025, SpaceX ha lanciato quasi l\u201980 per cento di tutto il carico che l\u2019umanit\u00e0 ha inviato in orbita. Nei soli Stati Uniti, la quota raggiunge il 94 per cento. \u00c8 una concentrazione di mercato che non ha precedenti negli ultimi quattro secoli per una tecnologia di trasporto globalmente strategica.<b> L\u2019ultima volta che un\u2019entit\u00e0 privata aveva raggiunto una simile posizione dominante fu la Compagnia Inglese delle Indie Orientali <\/b>\u2014 la East India Company \u2014 al culmine del proprio potere nell\u2019Ottocento, quando controllava il commercio marittimo con l&#8217;Asia e governava di fatto il subcontinente indiano.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"SpaceX e la lezione delle Compagnie delle Indie: come evitare il monopolio di Musk sui trasporti spaziali\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/6a26b3c9c4afb.png\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/6a26b3c9c4afb.png\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il parallelo non \u00e8 retorico. In un saggio pubblicato la scorsa settimana all\u2019Universit\u00e0 di Cambridge, sosteniamo che le dinamiche strutturali che consentirono alle grandi compagnie commerciali dell\u2019Et\u00e0 della Vela di accumulare un potere quasi sovrano si stanno riproducendo oggi nell\u2019economia spaziale<b>. Una frontiera poco regolamentata. Costi fissi colossali che favoriscono il monopolio. Ambiguit\u00e0 giuridica che lascia spazio all\u2019azione autonoma degli operatori privati. <\/b>E una rivalit\u00e0 geopolitica \u2013 allora tra le potenze europee, oggi tra Washington e Pechino \u2013 che spinge i governi a sostenere i propri campioni nazionali piuttosto che imbrigliarli.<\/p>\n<p>    <b>Il meccanismo del dominio<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come \u00e8 arrivata SpaceX a questa posizione? La risposta sta in una combinazione di innovazione tecnologica e strategia industriale sempre pi\u00f9 difficilmente replicabile. La tecnologia dei razzi riutilizzabili, sviluppata a partire dal 2016, ha spezzato il paradigma del vettore usa e getta. Pi\u00f9 lanci implicano apprendimento operativo, minori costi, maggiore competitivit\u00e0. Ma la mossa davvero decisiva \u00e8 stata commerciale: <b>quando la domanda sembrava insufficiente a sostenere i ritmi necessari, SpaceX si \u00e8 costruita la propria domanda interna lanciando Starlink<\/b>, la costellazione di satelliti per la banda larga che oggi richiede centinaia di lanci all\u2019anno e genera profitti miliardari. Il risultato \u00e8 un circolo virtuoso (o vizioso, a seconda del punto di vista) che i concorrenti non riescono a interrompere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Con quasi diecimila satelliti gi\u00e0 in orbita e quarantaduemila pianificati, SpaceX sta assorbendo le fasce orbitali e le frequenze radio di cui avrebbero bisogno i potenziali concorrenti.<\/b> Le barriere all&#8217;ingresso crescono a ogni lancio, e con la recente esplosione del razzo New Glenn di Blue Origin, in molti hanno concluso che SpaceX \u00e8 10 anni avanti rispetto agli altri potenziali concorrenti. \u00c8 una struttura di mercato che assomiglia pi\u00f9 alle compagnie commerciali del Seicento che ai mercati competitivi dei libri di testo di economia.<\/p>\n<p>    <b>Il paradosso geopolitico<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui sta il cuore del problema, e la ragione per cui l\u2019Ipo di questi giorni merita pi\u00f9 prudente entusiasmo rispetto a quello dei mercati. <b>Washington dipende da SpaceX per lanciare satelliti militari e di intelligence, per portare astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale<\/b>, per il programma Artemis con cui gli Stati Uniti intendono tornare sulla Luna prima della Cina. Starlink ha gi\u00e0 dimostrato di essere un\u2019infrastruttura strategica nel senso pi\u00f9 concreto del termine: \u00e8 stata dispiegata in Ucraina e Iran sul campo di battaglia, e ha consentito comunicazioni in paesi in cui regimi autoritari avevano oscurato internet.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Eppure, proprio perch\u00e9 SpaceX \u00e8 cos\u00ec centrale per la competizione con Pechino, nessuna amministrazione americana ha un reale incentivo a regolamentarla. <b>Frenare SpaceX significherebbe rallentare l\u2019America nella corsa allo spazio.<\/b> La stessa logica si applicava alla East India Company: regolamentarne il potere avrebbe significato cedere terreno ai concorrenti olandesi e francesi. Il risultato fu decenni di laissez faire che si conclusero, molto pi\u00f9 tardi, con crisi finanziarie, carestie e la nazionalizzazione forzata delle compagnie.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La fragilit\u00e0 di questo equilibrio si \u00e8 gi\u00e0 manifestata. Pochi mesi fa, dopo uno scontro personale tra Trump e Musk, il presidente ha minacciato di tagliare i contratti governativi a SpaceX. Musk ha risposto minacciando di bloccare la capsula Dragon, di fatto l\u2019unico mezzo con cui gli astronauti americani possono raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Un episodio che rivela quanto sia precaria la dipendenza strategica di una superpotenza da un singolo operatore privato.<\/p>\n<p>    <b>Cosa fare prima che sia troppo tardi<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel nostro saggio proponiamo<b> cinque misure, ognuna ispirata alle modalit\u00e0 con cui i governi europei tentarono, tardivamente, di tenere a freno le grandi compagnie delle Indie<\/b>. Le prime due sono le meno controverse: usare il potere d\u2019acquisto pubblico per inserire nei contratti spaziali condizioni di concorrenza e accesso ai dati, e mantenere capacit\u00e0 di lancio alternative per evitare che la dipendenza da un unico fornitore diventi irreversibile. Le altre tre sono pi\u00f9 ambiziose: inserire rappresentanti pubblici nel consiglio di amministrazione delle aziende che gestiscono infrastrutture critiche; acquisire una quota di minoranza dello Stato \u2013 sul modello di quanto Washington ha gi\u00e0 fatto con Intel nel settore dei semiconduttori \u2013 che conferisca diritti di supervisione senza interferire nella gestione operativa; e promuovere un coordinamento tra gli alleati dell\u2019Accordo Artemis per evitare che l\u2019intero blocco occidentale finisca per dipendere da un solo fornitore privato.<\/p>\n<p>    <b>Una questione che riguarda anche l&#8217;Europa<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per il Vecchio Continente, la vicenda ha una doppia valenza. \u00c8 un avvertimento per chi in Europa, in India, in Giappone sta cercando di costruire i propri campioni nazionali nel settore spaziale: replicare il modello americano senza costruire parallelamente la governance equivale a creare gli stessi problemi tra vent\u2019anni. Ma \u00e8 anche, forse, uno spazio per una riflessione pi\u00f9 ampia. <b>L\u2019Europa ha una tradizione di partecipazioni pubbliche nelle infrastrutture strategiche <\/b>che gli Stati Uniti non hanno mai avuto. <b>Non si tratta di statalismo: si tratta di non cedere la sovranit\u00e0 su tecnologie che plasmeranno il prossimo mezzo secolo alla logica di mercato di un pugno di imprenditori, per quanto brillanti.<\/b><br \/>Venerd\u00ec, al suono della campanella del Nasdaq, gli investitori di mezzo mondo correranno a comprare SpaceX. Faranno bene, probabilmente, a farlo. Ma i governi farebbero bene a chiedersi cosa stanno comprando, e cosa stanno cedendo.<\/p>\n<p>*Alessio Terzi insegna alla Bennett School of Public Policy dell&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge. Stefano Marcuzzi \u00e8 ricercatore presso il Centro Alti Studi della Difesa (CASD) di Roma. Sono autori del saggio \u00abOutsourcing the Final Frontier: SpaceX, the East India Company, and the Political Economy of Space\u00bb<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. News, approfondimenti e l&#8217;assistente virtuale al tuo servizio.<\/p>\n<p>SCARICA L&#8217; APP<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/eco.png\"\/><\/a><\/p>\n<p>Iscriviti alle <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter de L&#8217;Economia<\/a>. 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