{"id":535601,"date":"2026-06-12T13:22:16","date_gmt":"2026-06-12T13:22:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/535601\/"},"modified":"2026-06-12T13:22:16","modified_gmt":"2026-06-12T13:22:16","slug":"belpaese-viaggio-fotografico-in-italia-i-grandi-maestri-in-mostra-al-museo-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/535601\/","title":{"rendered":"Belpaese, viaggio fotografico in Italia: i grandi maestri in mostra al Museo del Novecento"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/mestre\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">MESTRE<\/a><\/strong> &#8211; Benedetto Belpaese. Quello che Denis Curti dedica all&#8217;Italia stessa: ai suoi paesaggi fisici, ai suoi tessuti sociali, ai suoi luoghi e alle sue persone. E come recita il perfetto titolo dell&#8217;esposizione &#8220;Belpaese. A Photographic Journey&#8221; che lo vede protagonista al museo <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/m9\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">M9<\/a><\/strong> di Mestre. La grande fotografia italiana, in questa prospettiva proveniente dalle collezioni della Fondazione di Venezia, \u00e8 al tempo stesso il soggetto della mostra, ma anche il medium straordinario con cui ripercorrere la storia collettiva italiana nel corso di un secolo. Attraverso lo sguardo di grandi fotografi, Belpaese racconta la trasformazione della societ\u00e0, la condizione dell&#8217;uomo, i suoi rapporti con il territorio e il modo in cui una nazione \u00e8 stata letta e rappresentata da coloro che hanno saputo registrare e interpretare il presente.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nIL VIAGGIO<\/p>\n<p>La mostra si configura come un viaggio tra due modalit\u00e0 interpretative, due modi diversi di guardare l&#8217;Italia: da un lato la prospettiva documentaria, attraverso la quale molti autori hanno saputo raccontare la condizione dell&#8217;uomo e il suo tessuto sociale con estrema lucidit\u00e0, registrando la realt\u00e0 con occhio attento e responsabile. Dall&#8217;altro, emerge una forte propensione a dedicarsi alla sfera evocativa, a quel processo figurativo che richiede all&#8217;osservatore una partecipazione attiva nel decifrare i messaggi nascosti sotto la superficie ambigua di ogni fotogramma. Due modi entrambi essenziali per comprendere nel profondo il nostro Paese. La selezione operata per questa mostra procede da una curatela attenta delle collezioni Zannier e Forma, due nuclei che rappresentano due diverse stagioni della fotografia italiana nel secondo Novecento.<\/p>\n<p>Due acquisizioni distinte che, riunite in un unico corpo, inquadrano lo spettro fluido della storia fotografica. Il focus della mostra \u00e8 circoscritto a un preciso segmento della storia italiana collettiva che va dal Secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri: proprio il periodo in cui l&#8217;Italia ha trasformato il suo volto, dal dopoguerra alla contemporaneit\u00e0, dalla ricostruzione alle sfide del presente. Il cuore pulsante di questo patrimonio \u00e8 certamente il fondo acquisito nel 2007 da Italo Zannier, critico, studioso e docente, che ha fatto della fotografia la sua &#8220;fantastica ossessione&#8221;.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nIL PERCORSO<\/p>\n<p>\u00abQuesta raccolta non \u00e8 un semplice accumulo di oggetti &#8211; spiega Denis Curti, figura di rilievo nel panorama internazionale della critica e della curatela fotografica -, ma un&#8217;opera in s\u00e9, strutturata attraverso le scelte del suo artefice, che ha voluto documentare e diffondere la cultura visiva del nostro Paese. Il fondo Zannier vanta circa 12.000 volumi e 1.300 fotografie originali, che spaziano dalla dagherrotipia alla stampa digitale. La sua unicit\u00e0 risiede anche nel &#8220;furore&#8221; del ricercatore: materiali eterogenei come locandine, inviti, riviste e preziosi carteggi con i grandi maestri dell&#8217;eredit\u00e0 artistica italiana del Novecento\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;acquisizione di tutti questi materiali da parte della Fondazione di Venezia, insieme alla pi\u00f9 recente integrazione di una consistente quantit\u00e0 di opere provenienti dall&#8217;archivio di Forma fabbrica intellettuale la cui avventura meneghina ha contribuito a consolidare l&#8217;arte dell&#8217;immagine come linguaggio critico e interdisciplinare ha scongiurato la dispersione di una visione d&#8217;insieme rarissima, garantendo la permanenza e la riscoperta di questo tesoro nella citt\u00e0 lagunare. Attraverso un meticoloso lavoro di restauro e digitalizzazione, le immagini sono tornate al loro splendore originale, rendendo possibile un viaggio attraverso 170 anni di stili e autori. In mostra si potranno ammirare oltre 50 opere, tra cui scatti di Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna, Italo Zannier, Aldo Beltrame, Fulvio Roiter, Nino Migliori, Tazio Secchiaroli, Luca Campigotto, Mimmo Jodice, Maurizio Galimberti, Gianni Berengo Gardin, Francesca Spanio, Elio Luxardo e Elisabetta Catalano.<br \/>&#13;<br \/>\n\u00abSalvaguardare il nostro repertorio mnemonico significa proteggere un &#8220;furore delle immagini&#8221; &#8211; conclude Curti &#8211; che continua a parlarci della nostra identit\u00e0, del nostro passato e del nostro futuro, trasformando un immenso archivio in un organismo vivo e accessibile al pubblico\u00bb. Fino al 13 settembre.<br \/>&#13;<br \/>\n\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"MESTRE &#8211; Benedetto Belpaese. 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