{"id":536691,"date":"2026-06-13T05:49:18","date_gmt":"2026-06-13T05:49:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/536691\/"},"modified":"2026-06-13T05:49:18","modified_gmt":"2026-06-13T05:49:18","slug":"su-produzione-industriale-e-occupati-opposizione-smentita-dalla-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/536691\/","title":{"rendered":"Su produzione industriale e occupati opposizione smentita dalla realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Istat ha diffuso ieri gli ultimi dati sulla produzione industriale. L\u2019Istituto stima una crescita ad aprile dello 0,5% rispetto a marzo e su base annua dell\u20191,3%. Quindi, per il terzo mese consecutivo si registra un aumento congiunturale. A fare da traino i beni intermedi e quelli strumentali, mentre i dati sono negativi per l\u2019energia e i beni di consumo. Decisamente positivi gli incrementi in ragione d\u2019anno per la produzione di mezzi di trasporto (+17,8%), prodotti farmaceutici (+7,9%), macchinari e attrezzature di alcuni settori. In frenata, invece, il tessile abbigliamento, il legno, la carta e la stampa. Certo non sono cifre da record, ma danno il segno di una produzione industriale che prosegue nel suo cammino di recupero, sostenuta dagli investimenti in macchinari e nei settori pi\u00f9 innovativi. In flessione invece la dinamica dei consumi, probabilmente legata all\u2019aumento dei costi dell\u2019energia che assorbe una parte pi\u00f9 ampia dei redditi disponibili. Insomma, la traiettoria appare positiva. Da un confronto con l\u2019Europa a 27 sul Pil del primo trimestre del 2026, mentre l\u2019Italia mostra una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, l\u2019Ue flette dello 0,1% e l\u2019eurozona dello 0,2%.<\/p>\n<p>Tinte in chiaroscuro caratterizzano anche la relazione che l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha presentato alla Camera sulla politica di Bilancio 2026. Il rapporto illustrato dalla presidente <strong>Lilia Cavallari<\/strong> ha sottolineato come la nostra  finanza pubblica appaia oggi pi\u00f9 solida e credibile ma come sia chiamata, al tempo stesso, anche  a fare i conti con le incertezze e le tensioni internazionali e alcuni problemi strutturali interni mai risolti.  Secondo l\u2019Upb, la gestione prudente della finanza pubblica negli ultimi anni ha fatto crescere la credibilit\u00e0 del nostro Paese, con un rapporto tra deficit e Pil in diminuzione e con il traguardo di scendere sotto il 3% che appare ormai a portata. Certo, per\u00f2, si deve essere ben consapevoli dei rischi geopolitici globali e delle tensioni internazionali con cui si manifestano. L\u2019ufficio parlamentare di bilancio conferma una crescita dello 0,5% quest\u2019anno e dello 0,6% nel 2027. Ma i conflitti in essere e le tensioni commerciali che ne conseguono potrebbero ridurre la crescita del Pil italiano tra lo 0,3% (nel 2026) e lo 0,4% (nel 2027). <\/p>\n<p>Un capitolo importante \u00e8 quello dedicato al Pnrr, la cui implementazione \u00e8 certamente per l\u2019Italia e per il governo Meloni una indubbia storia di successo. Il piano nazionale di ripresa e resilienza \u00e8 stato (e continua a essere)  un autentico motore per la nostra crescita economica. L\u2019impatto positivo sul Prodotto interno lordo italiano \u00e8 stimato a circa l\u20191,8% per il 2026. La sfida \u00e8 ora quella di trasformare davvero questi importanti fondi straordinari nelle riforme strutturali necessarie e in uno stabile rafforzamento della pubblica amministrazione. Allo stesso modo, ci sono elementi che nel lungo termine potrebbero minacciare la sostenibilit\u00e0 del sistema di welfare e, in particolare, della sanit\u00e0 pubblica. Si tratta dell\u2019invecchiamento della popolazione, che richiede pi\u00f9 cure e assistenza, degli effetti negativi dell\u2019inflazione sul potere d\u2019acquisto dei salari e il forte divario tra Nord e Sud. Tutti temi, questi, non da oggi al centro delle politiche di governo, come dimostrano anche i recentissimi rinnovi contrattuali del settore pubblico o le misure per gli investimenti nel Mezzogiorno, come la Zes unica.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, pur tra le difficolt\u00e0 di quadro complessivo, a confortare sono i risultati nel mercato del lavoro. In aprile gli occupati sono cresciuti di 123.000 unit\u00e0, pari a +0,5%. Il tasso di occupazione \u00e8 aumentato dal 62,70% di marzo, al 63,10% in aprile, toccando il suo massimo storico: solo per dare un\u2019idea, il minimo storico del settembre 2013 era invece del 54,20%. Gli occupati sono oltre 24 milioni (24.336.920). Il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso al 5,10% e anche quello giovanile, pur preoccupante, \u00e8 diminuito di quasi un punto: siamo al 16,90% contro il 17,70% della rilevazione precedente. Finora, con il governo di centrodestra, sono stati creati quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato, a un ritmo che sfiora i 1.000 nuovi occupati al giorno. Certamente c\u2019\u00e8, come sottolinea l\u2019Upb, una situazione non soddisfacente dei salari reali, anche se nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%. Ma soprattutto va rilevato (si veda il grafico in pagina) che i salari orari reali, crollati nel biennio 2021-2022, poi dal 2023 ad oggi hanno visto  un significativo recupero, per quanto la strada sia ancora lunga. L\u2019ambizione \u00e8 quella di continuare su questa via, evitando al tempo stesso rischi inflazionistici.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Malgrado la congiuntura difficile, l\u2019Italia tiene botta: ad aprile la manifattura cresce (+0,5% mensile), cos\u00ec come il numero di lavoratori (+0,5%). E nel primo trimestre il Pil segna +0,3%, mentre l\u2019eurozona fa -0,2%.Malgrado le difficolt\u00e0 generate da fattori esterni come la crisi nello Stretto di Hormuz e il protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, che impattano negativamente su gran parte dell\u2019economia mondiale, per quanto riguarda l\u2019Italia le cassandre del campo largo continuano a essere smentite dai numeri. L\u2019Istat ha diffuso ieri gli ultimi dati sulla produzione industriale. L\u2019Istituto stima una crescita ad aprile dello 0,5% rispetto a marzo e su base annua dell\u20191,3%. Quindi, per il terzo mese consecutivo si registra un aumento congiunturale. A fare da traino i beni intermedi e quelli strumentali, mentre i dati sono negativi per l\u2019energia e i beni di consumo. Decisamente positivi gli incrementi in ragione d\u2019anno per la produzione di mezzi di trasporto (+17,8%), prodotti farmaceutici (+7,9%), macchinari e attrezzature di alcuni settori. In frenata, invece, il tessile abbigliamento, il legno, la carta e la stampa. Certo non sono cifre da record, ma danno il segno di una produzione industriale che prosegue nel suo cammino di recupero, sostenuta dagli investimenti in macchinari e nei settori pi\u00f9 innovativi. In flessione invece la dinamica dei consumi, probabilmente legata all\u2019aumento dei costi dell\u2019energia che assorbe una parte pi\u00f9 ampia dei redditi disponibili. Insomma, la traiettoria appare positiva. Da un confronto con l\u2019Europa a 27 sul Pil del primo trimestre del 2026, mentre l\u2019Italia mostra una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, l\u2019Ue flette dello 0,1% e l\u2019eurozona dello 0,2%.Tinte in chiaroscuro caratterizzano anche la relazione che l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha presentato alla Camera sulla politica di Bilancio 2026. Il rapporto illustrato dalla presidente Lilia Cavallari ha sottolineato come la nostra finanza pubblica appaia oggi pi\u00f9 solida e credibile ma come sia chiamata, al tempo stesso, anche a fare i conti con le incertezze e le tensioni internazionali e alcuni problemi strutturali interni mai risolti. Secondo l\u2019Upb, la gestione prudente della finanza pubblica negli ultimi anni ha fatto crescere la credibilit\u00e0 del nostro Paese, con un rapporto tra deficit e Pil in diminuzione e con il traguardo di scendere sotto il 3% che appare ormai a portata. Certo, per\u00f2, si deve essere ben consapevoli dei rischi geopolitici globali e delle tensioni internazionali con cui si manifestano. L\u2019ufficio parlamentare di bilancio conferma una crescita dello 0,5% quest\u2019anno e dello 0,6% nel 2027. Ma i conflitti in essere e le tensioni commerciali che ne conseguono potrebbero ridurre la crescita del Pil italiano tra lo 0,3% (nel 2026) e lo 0,4% (nel 2027). Un capitolo importante \u00e8 quello dedicato al Pnrr, la cui implementazione \u00e8 certamente per l\u2019Italia e per il governo Meloni una indubbia storia di successo. Il piano nazionale di ripresa e resilienza \u00e8 stato (e continua a essere) un autentico motore per la nostra crescita economica. L\u2019impatto positivo sul Prodotto interno lordo italiano \u00e8 stimato a circa l\u20191,8% per il 2026. La sfida \u00e8 ora quella di trasformare davvero questi importanti fondi straordinari nelle riforme strutturali necessarie e in uno stabile rafforzamento della pubblica amministrazione. Allo stesso modo, ci sono elementi che nel lungo termine potrebbero minacciare la sostenibilit\u00e0 del sistema di welfare e, in particolare, della sanit\u00e0 pubblica. Si tratta dell\u2019invecchiamento della popolazione, che richiede pi\u00f9 cure e assistenza, degli effetti negativi dell\u2019inflazione sul potere d\u2019acquisto dei salari e il forte divario tra Nord e Sud. Tutti temi, questi, non da oggi al centro delle politiche di governo, come dimostrano anche i recentissimi rinnovi contrattuali del settore pubblico o le misure per gli investimenti nel Mezzogiorno, come la Zes unica.D\u2019altra parte, pur tra le difficolt\u00e0 di quadro complessivo, a confortare sono i risultati nel mercato del lavoro. In aprile gli occupati sono cresciuti di 123.000 unit\u00e0, pari a +0,5%. Il tasso di occupazione \u00e8 aumentato dal 62,70% di marzo, al 63,10% in aprile, toccando il suo massimo storico: solo per dare un\u2019idea, il minimo storico del settembre 2013 era invece del 54,20%. Gli occupati sono oltre 24 milioni (24.336.920). Il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso al 5,10% e anche quello giovanile, pur preoccupante, \u00e8 diminuito di quasi un punto: siamo al 16,90% contro il 17,70% della rilevazione precedente. Finora, con il governo di centrodestra, sono stati creati quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato, a un ritmo che sfiora i 1.000 nuovi occupati al giorno. Certamente c\u2019\u00e8, come sottolinea l\u2019Upb, una situazione non soddisfacente dei salari reali, anche se nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%. Ma soprattutto va rilevato (si veda il grafico in pagina) che i salari orari reali, crollati nel biennio 2021-2022, poi dal 2023 ad oggi hanno visto un significativo recupero, per quanto la strada sia ancora lunga. L\u2019ambizione \u00e8 quella di continuare su questa via, evitando al tempo stesso rischi inflazionistici.\n<\/p>\n<p>Dietro i risultati economici ci sono investimenti continui nelle persone, nei servizi, nell\u2019innovazione e nel territorio: una strategia che ha permesso all\u2019azienda di consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama automotive italiano, affrontando con fiducia le sfide di un settore in profonda trasformazione.<\/p>\n<p>Parole che diventano realt\u00e0 guardando i numeri: il 2025 si \u00e8, infatti, chiuso con un fatturato globale di 478 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto all\u2019anno precedente. Un risultato che conferma la traiettoria di sviluppo del dealer. Ma \u00e8 il 2026 ad accendere davvero l\u2019entusiasmo: nel solo primo trimestre, il fatturato \u00e8 cresciuto del 42% rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente, segnando uno dei migliori avvii nella storia dell\u2019azienda.<\/p>\n<p>Il comparto Service &#8211; spesso il vero termometro della fiducia del cliente &#8211; ha raggiunto 26,3 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 6%. Un trend confermato nel primo trimestre 2026, con un ulteriore +8,31%. \u00abQuesti risultati confermano la solidit\u00e0 del nostro modello di business e la capacit\u00e0 di Fratelli Giacomel di generare crescita anche in un contesto di mercato in continua evoluzione. L\u2019ottimo avvio del 2026 rafforza la nostra fiducia e ci spinge a proseguire con determinazione nel percorso di sviluppo e innovazione che abbiamo intrapreso\u00bb, ha spiegato <strong>Alberto Giacomel<\/strong>, direttore generale Fratelli Giacomel. Nei primi tre mesi del 2026 sono state consegnate 4.242 vetture nuove: 1.478 unit\u00e0 in pi\u00f9 rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita superiore al 50%. Un\u2019accelerazione trainata in modo decisivo dal canale flotte aziendali.<\/p>\n<p>Questo comparto, infatti, \u00e8 passato da oltre il 50% nel 2025 al 70% del primo trimestre 2026, per un totale di circa 3.000 vetture consegnate. Un dato che non \u00e8 solo la fotografia di un trimestre eccezionale: \u00e8 il segnale di una trasformazione strutturale del mercato, con le aziende che scelgono sempre pi\u00f9 motorizzazioni sostenibili &#8211; plug-in hybrid ed elettriche &#8211; spinte da vantaggi fiscali significativi sui fringe benefit.<\/p>\n<p>Nel 2025, le vendite di vetture usate sono cresciute del 17%, quelle del nuovo del 5,5%. Il post-vendita ha confermato il proprio ruolo strategico con un +6% di fatturato e un +3% dei contatti d\u2019officina. L\u2019usato continua a rappresentare uno dei pilastri della strategia di Fratelli Giacomel, non come alternativa al nuovo, ma come una scelta sempre pi\u00f9 consapevole da parte dei clienti. Nel 2025 oltre il 60% delle vetture ritirate \u00e8 stato destinato al mercato dei privati, mentre il restante 40% \u00e8 stato gestito attraverso canali professionali B2B.<\/p>\n<p>A fare la differenza \u00e8 soprattutto la qualit\u00e0 dell\u2019offerta: oltre il 90% delle vetture vendute ai clienti privati \u00e8 certificato secondo i programmi ufficiali delle Case rappresentate dal dealer e pu\u00f2 beneficiare di estensioni di garanzia fino a 48 mesi. <\/p>\n<p>Un livello di controllo, trasparenza e tutela che consente di affrontare l\u2019acquisto di un\u2019auto usata con la stessa serenit\u00e0 e affidabilit\u00e0 che si ricerca nel nuovo, trasformando questo comparto in uno dei principali punti di forza dell\u2019azienda. \u00abIl settore sta vivendo una trasformazione senza precedenti. I costruttori europei dovranno essere sempre pi\u00f9 rapidi e flessibili. Tuttavia disponiamo di un vantaggio competitivo straordinario: una rete di distribuzione fatta di competenze, relazioni e professionalit\u00e0 costruite nel tempo. Sar\u00e0 questo patrimonio umano a fare la differenza anche in futuro\u00bb, conclude <strong>Alberto Giacomel<\/strong>.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Mentre molti costruttori riducono progressivamente l\u2019offerta di motorizzazioni a gasolio, la Casa di Stoccarda continua a credere nelle potenzialit\u00e0 del diesel, soprattutto quando abbinato a sistemi elettrificati capaci di migliorarne efficienza e fluidit\u00e0. Il risultato? Un suv premium che, come nello stile della casa, coniuga prestazioni elevate e comfort. E, in questo caso, consumi tutto sommato contenuti. L\u2019abbiamo provata.<\/p>\n<p> Partiamo dal design. Dagli esterni. A guardarla, la Glc 450 d trasmette una sensazione di solida eleganza. Le proporzioni sono equilibrate. Riesce ad essere perfino sinuosa. La sua presenza su strada \u00e8 importante ma mai eccessiva. Il frontale \u00e8 dominato, come ormai abitudine, dalla grande calandra Mercedes. I gruppi ottici affilati e le superfici pulite contribuiscono a creare un design moderno e raffinato. Anche in questo caso, puro stile Mercedes.<\/p>\n<p>Saliamo a bordo. Nel nostro caso, l\u2019auto era dotata di interni chiari. Una volta entrati nell\u2019abitacolo, si viene accolti dalla pure tradizione Mercedes nel segmento premium, soprattutto nel caso in cui si possa scegliere la versione Amg. La qualit\u00e0 percepita \u00e8 elevata, grazie a materiali accuratamente selezionati, assemblaggi precisi e una cura dei dettagli che emerge in ogni elemento. La plancia \u00e8 dominata dal grande display centrale verticale del sistema Mbux, intuitivo e ricco di funzionalit\u00e0, mentre il quadro strumenti digitale offre numerose possibilit\u00e0 di personalizzazione.<\/p>\n<p>In quest\u2019auto stanno comodi sia chi si trova nei sedili anteriori sia chi si trova in quelli posteriori. Questi ultimi, infatti, possono contare su una buona abitabilit\u00e0 anche nei lunghi viaggi, mentre il bagagliaio si dimostra adeguato alle esigenze di una famiglia. Tutto \u00e8 progettato per garantire comfort e praticit\u00e0, senza rinunciare a quell\u2019atmosfera tecnologica che caratterizza le Mercedes pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>Il vero protagonista, come sempre per la casa di Stoccarda, \u00e8 il motore. Sotto il cofano troviamo un sei cilindri in linea diesel da 3,0 litri abbinato alla tecnologia mild hybrid a 48 volt. Una configurazione sempre pi\u00f9 rara sul mercato che, per\u00f2, continua a offrire parecchi vantaggi. La potenza \u00e8 abbondante e la coppia disponibile praticamente a ogni regime, consentendo accelerazioni brillanti e riprese immediate.<\/p>\n<p>Alla guida, la Glc 450 d sorprende soprattutto per la fluidit\u00e0 di funzionamento. Il sei cilindri lavora con una regolarit\u00e0 quasi impercettibile, tanto che in molte situazioni \u00e8 facile dimenticare di essere al volante di un diesel. L\u2019assistenza elettrica contribuisce a rendere le partenze pi\u00f9 dolci e le transizioni ancora pi\u00f9 lineari, mentre il cambio automatico 9G-Tronic gestisce i rapporti con rapidit\u00e0 e precisione. Lo abbiamo provato sia su strade urbane sia extraurbane.<\/p>\n<p>In citt\u00e0 questo suv si muove con una disinvoltura superiore rispetto a quanto le dimensioni potrebbero far pensare. Lo sterzo \u00e8 leggero nelle manovre, la visibilit\u00e0 \u00e8 buona e i numerosi sistemi di assistenza aiutano a gestire traffico e parcheggi. \u00c8 per\u00f2 sulle strade extraurbane e in autostrada che emergono le sue qualit\u00e0 migliori. A velocit\u00e0 di crociera la Glc 450 d mostra una notevole capacit\u00e0 di isolamento acustico. Fruscii aerodinamici e rumori di rotolamento sono praticamente inesistenti, creando un ambiente rilassante anche dopo molte ore al volante. Le sospensioni assorbono efficacemente le irregolarit\u00e0 dell\u2019asfalto, mentre la trazione integrale 4Matic garantisce sempre elevati livelli di sicurezza e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nonostante il peso e la vocazione turistica, il comportamento dinamico risulta convincente anche tra le curve. Il telaio \u00e8 ben bilanciato e il controllo dei movimenti della carrozzeria \u00e8 efficace. Non si tratta di un suv sportivo in senso stretto, ma la precisione dell\u2019avantreno e la generosa spinta del sei cilindri permettono di affrontare i percorsi pi\u00f9 guidati con soddisfazione. Ma non solo. \u00c8 anche possibile utilizzare la trazione integrale, andando cos\u00ec ovunque. Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti riguarda i consumi. Pur disponendo di prestazioni di alto livello, la Glc 450 d riesce a mantenere valori parecchio contenuti. Nei lunghi trasferimenti autostradali \u00e8 possibile percorrere distanze importanti senza frequenti soste al distributore, confermando uno dei tradizionali punti di forza della tecnologia diesel. Sul fronte tecnologico, la dotazione \u00e8 ricca e comprende sistemi avanzati di assistenza alla guida, con funzioni di mantenimento della corsia, cruise control adattivo e monitoraggio dell\u2019ambiente circostante. Il sistema Mbux continua inoltre a rappresentare uno dei riferimenti del segmento per qualit\u00e0 grafica, rapidit\u00e0 di risposta e integrazione dei comandi vocali.<\/p>\n<p>In un panorama automobilistico dominato dall\u2019elettrificazione, la Glc 450 d dimostra che il diesel ha ancora molto da dire quando viene sviluppato con competenza e integrato con le tecnologie pi\u00f9 avanzate. Forse non sar\u00e0 questo il futuro a lungo termine dell\u2019automobile, ma oggi rappresenta una delle proposte pi\u00f9 convincenti per chi cerca un suv premium capace di macinare chilometri nel massimo comfort, senza sacrificare piacere di guida ed efficienza.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Leone XIV (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Peraltro, rimarcando un caposaldo della dottrina sociale della Chiesa cattolica che aveva gi\u00e0 richiamato anche nel suo importante discorso al Parlamento spagnolo a Madrid marted\u00ec scorso. Ma deve esserci un qualche riflesso pavloviano che scatta inesorabile nelle redazioni quando si pensano i titoli sul Papa che parla di migranti. <\/p>\n<p>Il quotidiano Repubblica nella sua homepage titolava ieri sul grido morale del Papa che richiama l\u2019Europa a non abituarsi \u00aba un Mediterraneo cimitero dei migranti\u00bb, cos\u00ec allo stesso modo il Corriere della Sera. E il quotidiano devi vescovi italiani Avvenire altrettanto, pur ponendo l\u2019accento sul fatto sacrosanto che \u00abnessuno ha il diritto di disprezzarli\u00bb. Tutto vero, ma anche parziale. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 se il Papa alle Canarie nel suo sesto giorno di viaggio apostolico in Spagna ha certamente detto che \u00abl\u2019Europa [\u2026] non pu\u00f2 proclamare la dignit\u00e0 umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l\u2019Atlantico siano cimiteri senza lapidi\u00bb, lo ha fatto per\u00f2 in un ragionamento molto pi\u00f9 ampio, che chi ha letto il testo integrale non pu\u00f2 ignorare. Infatti, il Papa ha chiamato in causa tutti: i Paesi di origine, quelli di transito, l\u2019Europa e l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale, ciascuno con responsabilit\u00e0 precise. Non \u00e8 un dettaglio: \u00e8 la struttura stessa del discorso. Una complessit\u00e0 che troppo spesso passa in secondo piano, perch\u00e9 si vuole fare dell\u2019accoglienza un assoluto dal sapore politico, finendo per avere una lettura distorta come quella di chi \u00e8 animato da odio. Semplificazioni.<\/p>\n<p>Nella dottrina sociale della Chiesa, infatti, il diritto a emigrare \u00e8 inseparabile dal diritto a non emigrare. La persona ha diritto a cercare altrove condizioni di vita dignitose, ma ha anche diritto a non essere costretta a farlo. E questo implica un dovere politico preciso: creare condizioni di giustizia, pace e sviluppo nei Paesi di origine. Non solo. Lo stesso papa <strong>Leone<\/strong> nel novembre scorso, nell\u2019ormai consueto passaggio con i giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castelgandolfo, mentre commentava la dichiarazione del 13 novembre della Conferenza episcopale degli Stati Uniti su migranti e richiedenti asilo, richiamava alla necessit\u00e0 di trattare le persone con dignit\u00e0, aggiungendo: \u00abPenso che ogni Paese abbia il diritto di determinare chi, come e quando le persone entrano\u00bb. \u00c8 ancora una volta un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che appunto riconosce alle autorit\u00e0 politiche il diritto di porre condizioni al fenomeno migratorio per preservare il bene comune, controllare le frontiere e regolare i flussi. Questi sono i punti che di solito spariscono dai titoli, eppure aiutano a comprendere veramente la posizione della Chiesa e del Papa.<\/p>\n<p>\u00c8 una linea che tiene insieme due principi che nel dibattito pubblico vengono sistematicamente separati: sovranit\u00e0 e dignit\u00e0. Eppure, nei titoli, resta quasi sempre solo uno dei due. Il risultato \u00e8 un cortocircuito: il Papa viene arruolato a forza dentro categorie che non sono le sue. Diventa, a seconda dei casi, un campione dell\u2019accoglienza senza limiti o un moralista che ignora la realt\u00e0. Ma nessuna delle due caricature regge al discorso pronunciato ieri a Gran Canaria o a quanto detto dal Papa davanti ai Parlamentari spagnoli marted\u00ec.<\/p>\n<p>Il Papa fa il Papa e tiene insieme accoglienza e responsabilit\u00e0, diritti dei migranti e doveri delle istituzioni, solidariet\u00e0 immediata e giustizia strutturale. Dire che il Mediterraneo non pu\u00f2 essere un cimitero non significa ignorare il problema dei flussi. Significa rifiutare che la soluzione sia la morte. Cos\u00ec porre domande sulle possibilit\u00e0 e modalit\u00e0 di accoglienza non pu\u00f2 significare che chi le fa sia una qualcuno che si gira dall\u2019altra parte di fronte alle persone che chiedono aiuto. Dare letture parziali al fenomeno dei migranti, magari utilizzando il Papa, \u00e8 un altro modo per calare l\u2019ideologia sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        iStock\n    <\/p>\n<p> Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto pi\u00f9 di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attivit\u00e0, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese &#8211; preparata anche ad accogliere i bambini con disabilit\u00e0 &#8211; offre; e di questo non si pu\u00f2 che esser grati.<\/p>\n<p>Il punctum dolens dell\u2019attivit\u00e0 di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don <strong>Giovanni Salatino<\/strong>, di renderlo \u00abinclusivo e aperto al dialogo\u00bb fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l\u2019appunto, e perfino animatori del Grest\u2026gi\u00e0 islamici. Nessuna esagerazione, \u00e8 lo stesso don <strong>Salatino<\/strong> &#8211; intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it &#8211; a dichiarare di avere \u00abla fortuna di avere alcuni animatori, gi\u00e0 grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato\u00bb. Da quanto \u00e8 dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell\u2019anno, sulla vita di San <strong>Francesco<\/strong>.<\/p>\n<p>Poi per\u00f2 a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch\u2019essi musulmani, sar\u00e0 concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. \u00abImmagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah\u00bb, \u00e8 al riguardo il commento del parroco, secondo cui \u00ab\u00e8 sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare\u00bb dato che, prosegue don <strong>Salatino<\/strong>, \u00abpreghiamo lo stesso Dio, certamente all\u2019interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all\u2019altro la propria identit\u00e0 \u00e8 nello spirito del Vangelo\u00bb. Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessit\u00e0. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che \u00abnon sono molti i ragazzi di fede musulmana\u00bb nel quartiere di Baggio.<\/p>\n<p>Non che una pi\u00f9 sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l\u2019iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor pi\u00f9 un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessit\u00e0 di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulit\u00e0. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che \u00abla Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi \u00e8 giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di l\u00e0 della religione\u00bb. \u00abMa\u00bb, aggiunge questa stessa persona, \u00abmomenti di preghiera islamica &#8211; o di qualsivoglia altra religione &#8211; in oratorio no. Questo \u00e8 sbagliato\u00bb.<\/p>\n<p>Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: \u00abSi pu\u00f2 fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell\u2019oratorio!\u00bb. C\u2019\u00e8 perfino chi, conoscendo e stimando molto don <strong>Giovanni Salatino<\/strong> (\u00abci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!\u00bb), lascia trasparire un certo disappunto: \u00abFar pregare i musulmani in oratorio non mi \u00e8 mai andato a genio\u00bb. <\/p>\n<p>Dulcis in fundo, non ci si pu\u00f2 non chiedere &#8211; dato che la sala di preghiera musulmana verr\u00e0 concessa durante un\u2019\u00abestate francescana\u00bb, come si legge su ChiesadiMilano.it &#8211; cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano <strong>Malik al-Kami<\/strong>, anzich\u00e9 tessere l\u2019elogio del dialogo ad oltranza non esit\u00f2 a ricorrere a parole oggettivamente forti: \u00abGes\u00f9 ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell\u2019occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall\u2019amore del nostro Dio\u00bb. \u00abProprio per questo\u00bb, concludeva, \u00abi cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perch\u00e9 voi bestemmiate il nome di Cristo\u00bb. <\/p>\n<p>Erano tutt\u2019altri tempi, certo: ma san <strong>Francesco<\/strong> quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo &#8211; anche dove \u00abnon sono molti i ragazzi di fede musulmana\u00bb &#8211; spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attivit\u00e0 lodevoli, finiscano con l\u2019essere appaltati ad altre fedi; con l\u2019amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l\u2019ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Istat ha diffuso ieri gli ultimi dati sulla produzione industriale. 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