{"id":537031,"date":"2026-06-13T10:45:17","date_gmt":"2026-06-13T10:45:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/537031\/"},"modified":"2026-06-13T10:45:17","modified_gmt":"2026-06-13T10:45:17","slug":"la-verita-dietro-lo-smartphone-di-trump-e-un-htc-u24-pro-un-telefono-del-2024-sotto-mentite-spoglie-la-scelta-giusta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/537031\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 dietro lo smartphone di Trump: \u00e8 un HTC U24 Pro, un telefono del 2024 sotto mentite spoglie &#8211; La Scelta Giusta"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Lo <b>smartphone Trump T1<\/b> \u00e8 un <b>HTC U24 Pro<\/b> del 2024 con una mano di vernice dorata. La conferma definitiva \u00e8 arrivata l&#8217;11 giugno da iFixit, il portale americano specializzato in smontaggi e riparabilit\u00e0 dei dispositivi elettronici, che ha analizzato il telefono insieme a NBC News nel proprio laboratorio di San Luis Obispo, in California. Il verdetto non lascia spazio a interpretazioni: scheda madre, disposizione dei componenti, viti, connettori e persino gli adesivi anti-manomissione del T1 coincidono con quelli del modello taiwanese uscito due anni fa. Per il dispositivo che era stato annunciato come \u00abprogettato e costruito negli Stati Uniti\u00bb, il manifesto tecnologico dell&#8217;autarchia industriale promessa dall&#8217;amministrazione <b>Trump<\/b>, si tratta di una smentita difficile da aggirare, perch\u00e9 la quasi totalit\u00e0 dei componenti arriva dalla Cina, dove l&#8217;U24 Pro veniva assemblato.<\/p>\n<p>    Lo smontaggio che chiude il caso<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I sospetti circolavano dal giorno della presentazione, nel giugno 2025, quando le prime immagini del T1 avevano mostrato un design sovrapponibile a quello dell&#8217;U24 Pro. Mancava per\u00f2 la prova materiale, perch\u00e9 il telefono ha continuato a slittare per mesi e nessun esemplare era arrivato sui tavoli degli analisti indipendenti. Ora che NBC News ha ottenuto un&#8217;unit\u00e0 da <b>Trump Mobile<\/b> e l&#8217;ha portata a <b>iFixit<\/b>, la verifica \u00e8 stata condotta con il metodo pi\u00f9 rigoroso possibile. I tecnici hanno prima sottoposto il dispositivo a una scansione tomografica industriale, che ha rivelato un&#8217;architettura interna identica a quella del <b>telefono HTC<\/b>, e poi sono passati allo smontaggio completo. L&#8217;esperimento decisivo \u00e8 stato il pi\u00f9 semplice: hanno estratto la scheda madre da un <b>U24 Pro<\/b> e l&#8217;hanno installata nel telaio del T1. Il telefono si \u00e8 acceso e ha funzionato senza un solo errore. La prova del nove, nel senso letterale del termine, di due dispositivi intercambiabili.<br \/><b>iFixit<\/b> ha anche assegnato al T1 un punteggio di riparabilit\u00e0 di 3 su 10, sotto la media della categoria. Un dettaglio che pesa, considerando che il dispositivo viene venduto a 499 dollari, circa 460 euro al cambio attuale, per una piattaforma hardware di fascia media che nel 2024 era gi\u00e0 priva di ambizioni da primato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qualche modifica rispetto all&#8217;U24 Pro esiste, ed \u00e8 interessante capire perch\u00e9. La pi\u00f9 sostanziale riguarda la batteria: il T1 monta una cella da 5.000 mAh contro i 4.600 del modello HTC, a parit\u00e0 di ingombro. In cambio, per\u00f2, la ricarica rapida scende da 60 a 30 watt, la met\u00e0. Anche le memorie sono diverse: i 12 GB di RAM e i 512 GB di archiviazione del telefono di Trump sono forniti da Micron, mentre HTC si affidava a SK Hynix.\u00a0 Il resto \u00e8 cosmesi. La scocca dorata richiama l&#8217;estetica delle <b>Trump Tower<\/b>, sul retro campeggia una bandiera americana e la griglia dello speaker \u00e8 passata da sei fori a pillola a sette fori circolari. Il flash della fotocamera \u00e8 stato leggermente spostato, con un cavo flessibile pi\u00f9 lungo per raggiungere la nuova posizione. Tra le app preinstallate figurano <b>Truth Social<\/b>, il social network della famiglia Trump, e Doctegrity, un servizio di telemedicina incluso nei piani tariffari di Trump Mobile. Il piano di punta costa 47,45 dollari al mese, cifra scelta per evocare il 45esimo e il 47esimo mandato presidenziale.<\/p>\n<p>    Il paradosso del made in Usa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vicenda del T1 \u00e8 soprattutto la storia di una promessa impossibile da mantenere. Quando <b>Trump Mobile<\/b> present\u00f2 il progetto, la comunicazione insisteva su un telefono interamente americano, dalla progettazione all&#8217;assemblaggio. Con il passare dei mesi il linguaggio si \u00e8 progressivamente ammorbidito: prima \u00abprogettato e costruito negli Stati Uniti\u00bb, poi \u00abassemblato\u00bb negli Stati Uniti, infine generici richiami ai \u00abvalori americani\u00bb incorporati nel dispositivo. Lo smontaggio ha chiarito quanto fosse fondata la prudenza lessicale: il T1 nasce da un progetto taiwanese e da una filiera produttiva cinese, come la quasi totalit\u00e0 degli smartphone in commercio. Gli analisti di settore considerano l&#8217;esito inevitabile. Costruire uno smartphone realmente americano richiederebbe, secondo le stime pi\u00f9 accreditate, circa un decennio di investimenti: servirebbero linee di produzione automatizzate che oggi negli Stati Uniti non esistono, una rete di fornitori locali da costruire da zero e un progetto pensato fin dall&#8217;inizio per quel tipo di fabbrica. Oggi il dispositivo pi\u00f9 vicino all&#8217;ideale \u00e8 il <b>Liberty Phone di Purism<\/b>, venduto a 2.000 dollari, e perfino in quel caso l&#8217;azienda pu\u00f2 rivendicare come americana soltanto la parte elettronica.\u00a0<\/p>\n<p>    HTC, il gigante che invent\u00f2 il telefono Android<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C&#8217;\u00e8 una seconda storia dentro questa storia, ed \u00e8 quella dell&#8217;azienda che il telefono lo ha progettato davvero. <b>HTC<\/b>, fondata a Taiwan nel 1997 da Cher Wang e Peter Chou, \u00e8 stata per anni uno dei nomi pi\u00f9 innovativi dell&#8217;industria mobile. Fu <b>HTC<\/b> a costruire nel 2008 il <b>T-Mobile G1<\/b>, conosciuto anche come <b>HTC Dream<\/b>: il primo smartphone Android mai arrivato sul mercato, il capostipite di un sistema operativo che oggi gira su oltre tre miliardi di dispositivi. Due anni dopo fu ancora HTC a produrre per Google il <b>Nexus One<\/b>, il telefono con cui Mountain View defin\u00ec la propria idea di Android. Nel 2011 l&#8217;azienda tocc\u00f2 il vertice: per alcuni trimestri fu il primo produttore di smartphone negli Stati Uniti, davanti ad Apple e Samsung, con una capitalizzazione di Borsa che arriv\u00f2 a superare quella di Nokia. Il 2013 port\u00f2 <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/provati-per-voi\/13_febbraio_20\/htc-one-review-smartphone-android_ded6a5a8-7b42-11e2-ba69-3fd719869bcf.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l&#8217;HTC One M7<\/a><\/b>, un telefono in alluminio unibody che fece incetta di premi per il design e che molti considerano ancora tra i pi\u00f9 eleganti mai costruiti.<br \/>Poi il declino, rapido quanto era stata la scalata: errori di marketing, la concorrenza cinese sulla fascia media, l&#8217;impossibilit\u00e0 di reggere il confronto con i budget di Samsung e Apple. Nel 2017 il capitolo si chiuse di fatto con la cessione a Google, per 1,1 miliardi di dollari, di gran parte della divisione smartphone: duemila ingegneri che oggi lavorano ai telefoni Pixel. Da allora HTC si \u00e8 concentrata sulla realt\u00e0 virtuale con i visori Vive, continuando a pubblicare sporadici smartphone, come appunto l&#8217;U24 Pro, prodotti da terzisti. \u00c8 il paradosso finale di questa vicenda: il telefono scelto per incarnare il nazionalismo tecnologico americano porta il dna dell&#8217;azienda taiwanese che ha reso grande Android, e che proprio in America visse la sua stagione migliore.<\/p>\n<p style=\"\">Ogni recensione \u00e8 curata dalla redazione in modo indipendente. 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