{"id":53786,"date":"2025-08-18T06:38:09","date_gmt":"2025-08-18T06:38:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/53786\/"},"modified":"2025-08-18T06:38:09","modified_gmt":"2025-08-18T06:38:09","slug":"lou-reed-poeta-buono-e-maledetto-il-lato-selvaggio-del-900-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/53786\/","title":{"rendered":"Lou Reed, poeta buono e maledetto Il lato selvaggio del \u2019900 americano"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non \u00e8 mai troppo tardi per conoscere Lou Reed, monumento del rock mai andato in frantumi, poeta problematico ed eminente del \u2018900 americano. <\/strong>Un buono che si scavava fino a rendersi maledetto. E se <strong>due libri sono usciti da poco<\/strong> per chi dall\u2019estate reclama letture coinvolgenti, vorr\u00e0 anche dire che &#8211; dodici anni dopo la scomparsa &#8211; <strong>il suo mondo pieno di incredibili contraddizioni \u00e8 alla conquista delle generazioni che se l\u2019erano perso <\/strong>e ne percepiscono ora l\u2019originalit\u00e0, la sincerit\u00e0 spavalda e, con la fragilit\u00e0 combattuta, anche la determinazione che ha accompagnato ogni <strong>sua lotta nelle dinamiche della vita: compresa quella contro l\u2019uso smodato di droghe che abbandon\u00f2 con l\u2019aiuto del Tai-Chi al quale uno dei due titoli \u00e8 dedicato, a cura della moglie Laurie Anderson.<\/strong>  <\/p>\n<p>Ma prima, il classico. <strong>Lou era un tipo ironico, al quale capitava di parlare come nei film d\u2019azione. <\/strong>Era difficile non essere aggrediti dal suo fascino e dalle sue verit\u00e0: nello scambio con Farida Khelfa dell\u2019ultima intervista (da vedere anche su You Tube) gli viene chiesto: \u00abPerch\u00e9 hai fatto musica? Perch\u00e9 hai iniziato a fare musica?\u00bb. E lui: \u00abMi piace. <strong>O fai quello che ti piace o va a finire che ti arrestano<\/strong>\u00bb. Era il 21 settembre 2013, Lou sarebbe morto il 27 ottobre successivo. Stava male ma era sempre lucido e sorprendente. <\/p>\n<p><strong>Il colloquio con Khelfa chiude questo volumetto di \u201cbest of\u201d intitolato Passeggiando sul lato selvaggio<\/strong><strong>, come il brano pi\u00f9 celebre dell\u2019artista. <\/strong>La casa editrice Wudz, una foresta di idee, ha battezzato con voluta banalit\u00e0 la sintesi di un libro che ha ormai 10 anni di vita, uscito negli Usa come<strong> <\/strong><strong>The last interview and other conversations<\/strong><strong>. Un classico tra gli adepti al suo culto per la presenza di dialoghi e botte di insulti fra Lou e personaggi memorabili come Lester Bangs,<\/strong> (1975, titolo: \u00abE ora un applauso ai famosi nani della morte o di come lottai fino all\u2019ultimo con Lou Reed rimanendo sveglio\u00bb).  <\/p>\n<p>Ma prima di Bangs c\u2019\u00e8 una chicca triste. Appena arrivata in spiaggia, una domenica mattina, <strong>Patty Smith riceve un messaggio dalla figlia Jesse: \u00ab\u00c8 morto Lou\u00bb.<\/strong> Si mette a scrivere seduta sulla sabbia ricordando l\u2019amico al quale deve artisticamente molto. Dice di averlo conosciuto nel 1970 ad un concerto dei Velvet Underground a Kansas City, e di aver ballato sulle loro canzoni. Quando toccher\u00e0 a lei esibirsi nella stessa sala, Lou si far\u00e0 vivo: \u00abSi fermava spesso a vedere quel che facevamo.<strong> Un uomo complesso, incoraggiava i nostri sforzi poi si girava e mi provocava in modo machiavellico. <\/strong>Cercavo di evitarlo ma come un gatto riappariva all\u2019improvviso e mi disarmava con alcuni versi di Delmore Schwartz sull\u2019amore e il coraggio\u00bb. Schwartz, l\u2019amore letterario del rocker (\u00abla vita \u00e8 un\u2019avventura audace o niente di niente\u00bb).  <\/p>\n<p><strong>Incredibile Lou, uscito vivo a 17 anni dalla serie di elettroshock imposti dai genitori per curare una forma di bisessualit\u00e0 della quale li aveva fatt<\/strong><strong>i partecipi<\/strong>: quel ricordo rielaborato nutr\u00ec la sua arte, in Sally Can Not Dance nel \u201875, una canzone si intitolava Kill Your Sons. Lui gi\u00e0 aveva raccontato: \u00abCosa ti capita dopo? Perdi la memoria e diventi un vegetale. Non puoi leggere perch\u00e9 arrivato a pagina 17 devi tornare di nuovo alla prima\u00bb. <\/p>\n<p>Ma i dialoghi del libro mostrano che uomo fosse diventato sopravvivendo a quel dirupo. <strong>Il confronto con William S. Borroughs \u00e8 leggendario, una partita a due di ricordi e cattiverie<\/strong>: \u00abSai Lou, una cosa che critico di Berlin \u00e8 che non restituisci mai il punto di vista femminile&#8230;\u201cTi prendo a cazzotti, puttana\u201d. \u201cSei morta, puttana\u201d\u00bb. E Lou: \u00abAveva una tresca con uno spacciatore\u00bb. <\/p>\n<p>Gustose e spesso sorprendenti le interviste. A David Fricke di Rolling Stone, che nell\u201989 gli chiedeva della schizofrenia nell\u2019ispirazione, quando passava da canzoni pop modaiole come The Ostrich a Heroin che nasceva di notte, rispose che anche Andy Warhol faceva arte commerciale: \u00ab<strong>Da dove pensano che tirassimo fuori i soldi per tenere tutto in piedi? Nessuno di noi aveva eredit\u00e0 o roba del genere. Eravamo al verde<\/strong>\u00bb.  <\/p>\n<p>Sbottava contro le domande con ironia feroce. Con David Marchese di Spin che lo provoca sulla critica e il giornalismo, Lou si adonta: \u00abParli di critici musicali e giornalisti. Non voglio affrontare un argomento cos\u00ec stupido con te&#8230;\u00bb.  <\/p>\n<p>Nel 1984, la mia prima intervista con Lou a Roma, per l\u2019album Live in Italy registrato al Circo Massimo, Alfredo Saitto, ufficio stampa RCA, mi accompagn\u00f2 e rest\u00f2 ad ascoltare, io mi innervosii. Mi spieg\u00f2 poi che <strong>spesso Lou maltrattava i giornalisti<\/strong>, ed essendo io l\u2019unica donna a occuparsi di rock, aveva voluto bont\u00e0 sua proteggermi. <\/p>\n<p><strong>A quel tempo, aveva cominciato ad affrontare il Tai-Chi. Fu affabile e forse paziente, nacque un\u2019amicizia di decenni attraverso tanti concerti per l\u2019Europa. <\/strong>Lo stridio di Metal Machine visto a Venezia nel 2002, gli ultimi fuochi con il maestro Ren GuangYi che gli si esibiva accanto sul palco perch\u00e9 Lou voleva diffondere quella tecnica che lo faceva star bene e gli dava forza. <strong>L\u2019ultima volta che lo vidi, a casa mia a cena con Laurie, la cagnetta Lolabelle e il produttore Hal Willner, fece fuori un piatto di gateau di patate indifferente ai rimproveri della moglie (\u00abpoi parli male dei carboidrati\u00bb).<\/strong>  <\/p>\n<p>Anche lei era entrata nel mondo del Tai-Chi e dei maestri, e sempre a Laurie si deve l\u2019uscita qualche settimana fa di Il mio Tai-Chi. L\u2019arte dell\u2019allineamento (Jimenez edizioni, traduzione di Natascia Pennacchietti). Sembra un libro dispersivo ma ha una sua omogeneit\u00e0 perch\u00e9 sa far convivere arte creativa e arte marziale, due stelle polari del rocker. Poche volte si leggono tante verit\u00e0. Si spiegano i maestri illustri, si confidano con Laurie altrettanti illustri colleghi: Iggy Pop, Julian Schnabel regista di Berlin, Wim Wenders, Anohni. <strong>Racconti che parlano dell\u2019uomo Lou e dei suoi amici artisti, con il sapore della vita vera, degli acciacchi e delle emozion<\/strong><strong>i. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 mai troppo tardi per conoscere Lou Reed, monumento del rock mai andato in frantumi, poeta problematico&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":53787,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609,15244],"class_list":{"0":"post-53786","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri","15":"tag-marinella-venegoni"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53786","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53786"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53786\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/53787"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}