{"id":538310,"date":"2026-06-14T07:28:18","date_gmt":"2026-06-14T07:28:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/538310\/"},"modified":"2026-06-14T07:28:18","modified_gmt":"2026-06-14T07:28:18","slug":"perche-camminare-fa-bene-tutti-i-benefici-per-la-salute-fisica-e-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/538310\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 camminare fa bene: tutti i benefici per la salute fisica e mentale"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Anna Fregonara<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il cammino \u00e8 probabilmente la \u00abmedicina\u00bb pi\u00f9 trascurata, nonostante le sue enormi potenzialit\u00e0 in termini di prevenzione e la sua capacit\u00e0 di produrre effetti positivi non solo fisici ma anche psichici. Lo studio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Camminare <\/b>\u00e8 una delle medicine pi\u00f9 sottovalutate e la bella stagione \u00e8 il periodo in cui \u00e8 pi\u00f9 facile che venga voglia di farlo. Se il meteo favorevole non basta a convincerci, proviamo con i numeri: <b>5 minuti al giorno di cammino a passo svelto<\/b> (circa 4-5 km\/h), potrebbero contribuire a prevenire fino al 6% di tutti i decessi se il cambiamento riguardasse solo le persone pi\u00f9 inattive, che si muovono in media appena 2 minuti al giorno. Se lo stesso piccolo incremento coinvolgesse quasi tutta la popolazione (escluso il 20% gi\u00e0 pi\u00f9 attivo), la quota salirebbe al 10%; con 10 minuti in pi\u00f9 al giorno si arriverebbe al 15%.\u00a0A indicarlo \u00e8 uno <b>studio<\/b> da poco pubblicato su The Lancet, in cui sono stati monitorati con dispositivi indossabili oltre 135 mila adulti dai 40 anni in su in Europa e negli Usa per 8 anni. A livello individuale i <b>benefici<\/b> per chi parte da quasi zero sono ancora pi\u00f9 marcati: passare da 1 a 6 minuti al giorno \u00e8 associato a una riduzione del rischio di mortalit\u00e0 di circa il 30%.\u00a0\u00abPer capire come mai camminare faccia cos\u00ec bene, anche solo per pochi minuti, bisogna cercare la risposta nel <b>muscolo scheletrico<\/b>, che costituisce circa il 40% del peso e non serve solo a farci muovere. <b>Quando si contrae rilascia nel sangue centinaia di sostanze capaci di regolare il metabolismo di fegato, ossa, cervello e tessuto adiposo<\/b>. Si chiamano miochine e iniziano a essere prodotte gi\u00e0 durante i primi minuti di cammino\u00bb, spiega Gianfranco Beltrami, specialista Cardiologo e vicepresidente Federazione Medico Sportiva Italiana.<\/p>\n<p>    Siamo \u00abfatti\u00bb per camminare<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo studio su diverse popolazioni e sugli animali permette di tracciare   le ragioni evolutive che spiegano perch\u00e9 quest\u2019attivit\u00e0 rimanga fondamentale per la nostra specie, a dispetto del progresso tecnologico. \u00abLe miochine &#8211; specifica Beltrami &#8211; favoriscono il <b>controllo della<\/b> <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/glicemia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">glicemia<\/a> con un effetto protettivo contro il <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/diabete\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">diabete<\/a>, accelerano il metabolismo a riposo, cos\u00ec il corpo continua a bruciare energia anche dopo che ci si \u00e8 fermati, contribuiscono a <b>un miglioramento di tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare<\/b>: <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/pressione-sanguigna\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">pressione arteriosa<\/a>, livelli di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/colesterolo\/#p-2\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">colesterolo cattivo<\/a>, rallentamento della progressione delle placche aterosclerotiche. Aiutano inoltre a mantenere il peso, stimolando la conversione del grasso di deposito in grasso metabolicamente attivo: questo brucia energia invece di accumularsi, con effetti particolarmente rilevanti in chi \u00e8 sovrappeso o soffre di diabete perch\u00e9 <b>si riduce il grasso viscerale<\/b>, uno dei principali fattori di rischio per <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/infarto\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">infarti<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/neuroscienze\/25_ottobre_29\/ictus-sintomi-cure-riabilitazione-si-puo-prevenire-come-ridurre-il-rischio-i-consigli-degli-esperti-c52f4d58-b343-4430-8c58-7959e1100xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ictus<\/a>\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Camminare nella natura, migliora anche l&#8217;umore e riduce lo stress<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Ma non \u00e8 tutto. \u00c8 neurobiologicamente dimostrato che <b>brevi sessioni di camminata migliorano l\u2019umore, aumentano la lucidit\u00e0 mentale, riducono lo <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/stress\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">stress<\/a> e alleviano<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/ansia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> ansia<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/depressione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">depressione<\/a><\/b>. Gli scienziati ritengono che i benefici derivino da una combinazione di cambiamenti fisiologici: il movimento aumenta il flusso sanguigno al cervello e stimola il rilascio di neurotrasmettitori legati al benessere, tra cui endorfine e dopamina. <b>Se <\/b>poi <b>si cammina nella natura<\/b> &#8211; che sia un parco in citt\u00e0 o un bosco o un lungomare mete di una gita fuori porta &#8211; <b>i benefici si amplificano<\/b>, complice la sincronizzazione tra i nostri neuroni e l\u2019ambiente che ci circonda. <br \/>A suggerirlo \u00e8 una ricerca appena pubblicata su Neuroscience and Biobehavioral Reviews che ha analizzato 108 studi di neuroimaging sull\u2019esposizione alla natura, osservando come il cervello produca pi\u00f9 onde associate al rilassamento vigile e meno onde legate allo sforzo cognitivo. <br \/>Il cervello non diventa passivo, smette semplicemente di essere sovraccarico come accade in citt\u00e0 a causa del traffico, del rumore, del continuo processo decisionale a cui siamo sottoposti.\u00a0<\/p>\n<p>    Amigdala e frattali<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questi effetti possono comparire in pochi minuti, a volte anche soltanto tre, e si rafforzano con esposizioni pi\u00f9 lunghe, intorno ai 15 minuti. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/amigdala\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">amigdala<\/a>, la regione coinvolta nella risposta allo stress, diventa meno attiva. Si riduce anche la ruminazione mentale, quel pensiero negativo ripetitivo che ci fa vivere meno bene. Una possibile spiegazione \u00e8 che gli ambienti naturali seguono schemi geometrici ricorrenti, i cosiddetti modelli frattali che vediamo nella ripetitivit\u00e0 delle foglie, dei profili degli alberi o delle coste, nelle nuvole, e che il cervello elabora in modo efficiente, riducendo il carico sensoriale e percettivo. Quando questo accade, i nostri sistemi legati allo stress si stabilizzano e riusciamo a uscire dalla modalit\u00e0 di lotta e fuga.\u00a0<\/p>\n<p>    Tramonto o rumore delle onde<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab\u00c8 cos\u00ec, e si tratta di intuizioni che culture antiche hanno codificato nel corso dei millenni e che oggi abbiamo in parte dimenticato. L\u2019idea che la \u201c<b>foresta dei neuroni<\/b>\u201d possa entrare in risonanza con la \u201cforesta degli alberi\u201d, quindi con le geometrie delle foglie che oscillano nel vento o i loro giochi di luce che si rifanno ai modelli frattali, \u00e8 qualcosa che le popolazioni indigene dell\u2019Amazzonia hanno sempre saputo\u00bb, spiega Marcello Massimini, medico neurofisiologo e professore di Neurofisiologia all\u2019universit\u00e0 Statale di Milano. \u00abPer loro la foresta non \u00e8 un insieme di elementi separati, ma una comunit\u00e0 di relazioni, un\u2019unit\u00e0 vivente. E in fondo anche il nostro cervello \u00e8 cos\u00ec. <b>La parte pi\u00f9 ricca e complessa della nostra foresta neurale si trova nelle regioni posteriori, quelle aree percettive grazie alle quali vediamo un tramonto o sentiamo il rumore delle onde<\/b>. Il lobo frontale, che pianifica e sceglie, tende invece a prendere il sopravvento: \u00e8 la macchina del fare. Nel nostro cervello esiste una tensione costante tra la necessit\u00e0 di agire e la possibilit\u00e0 di contemplare. L\u2019esposizione alla natura attenua l\u2019attivit\u00e0 delle aree frontali e risveglia quella delle aree posteriori. Ecco perch\u00e9 stiamo meglio quando camminiamo in questo tipo di ambiente\u00bb.\u00a0A questo punto non resta che cominciare.\u00a0Camminare a passo svelto \u00e8 semplice.<\/p>\n<p>    <b>I passi degli Hadza<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi esistono ancora popolazioni che vivono cacciando e raccogliendo cibo, come gli Hadza della Tanzania o gli Tsimane della Bolivia, i cui livelli di attivit\u00e0 offrono uno sguardo sul nostro passato evolutivo che ci aiuta a capire che non siamo stati programmati per stare seduti a lungo. <br \/>Secondo uno studio pubblicato su Current Biology, queste popolazioni percorrono in media tra 10 mila e 18 mila passi al giorno. Un livello che si \u00e8 mantenuto stabile per quasi due milioni di anni, dall\u2019emergere del sistema di caccia e raccolta fino all\u2019avvento della rivoluzione industriale, quando il lavoro umano \u00e8 stato a poco a poco sostituito da macchine.<br \/><b\/><\/p>\n<p>    <b>Scimpanz\u00e8<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00a0<\/b>Oggi il quadro \u00e8 diverso. Nelle societ\u00e0 industrializzate si registrano in media circa 5 mila passi al giorno, un volume che i ricercatori paragonano a quello dei nostri parenti pi\u00f9 prossimi: gli scimpanz\u00e9, per esempio, si muovono intorno ai 4 mila passi quotidiani. Questo ritorno a livelli di attivit\u00e0 \u201cda primate\u201d rappresenta ci\u00f2 che gli studiosi definiscono un disallineamento evolutivo: il nostro organismo, selezionato per un\u2019elevata attivit\u00e0 motoria, si trova immerso in un ambiente che favorisce la sedentariet\u00e0 e che ha conseguenze sulla salute. Livelli di attivit\u00e0 cos\u00ec bassi sono, infatti, associati a un aumento significativo del rischio di morbilit\u00e0 e mortalit\u00e0, in particolare per le malattie croniche non trasmissibili.<\/p>\n<p>    <b>I Tsimane\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Al contrario, <b>le popolazioni ad alta attivit\u00e0 fisica mostrano profili di salute migliori<\/b>: tra gli Tsimane, per esempio, \u00e8 stato osservato il pi\u00f9 basso livello di aterosclerosi coronarica mai registrato in una popolazione umana. Il movimento non \u00e8 solo esercizio. \u00abPensiamo, per esempio, alle nostre ossa &#8211; precisa il professor Beltrami -. Sottoponendo lo scheletro a carico e a trazione muscolare, si stimolano gli osteoblasti a produrre nuovo tessuto osseo, contrastando la naturale perdita di massa e riducendo il rischio di fratture. L\u2019incremento del cammino quotidiano \u00e8 una necessit\u00e0 biologica, prima ancora che una raccomandazione medica\u00bb.<\/p>\n<p>    <b>La \u00abteoria dei nonni\u00bb<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il perch\u00e9 lo spiega Daniel Lieberman, antropologo evoluzionista di Harvard, nella cosiddetta ipotesi dei <b>nonni attivi<\/b>, sviluppata in un articolo pubblicato su PNAS. Secondo questo modello, l\u2019essere umano \u00e8 stato selezionato non solo per vivere decenni oltre l\u2019et\u00e0 riproduttiva, ma per farlo rimanendo fisicamente attivo per provvedere alla sopravvivenza di figli e nipoti.<br \/>L\u2019evoluzione ha collegato il movimento alla manutenzione del corpo, in modo inseparabile: l\u2019attivit\u00e0 fisica genera una serie di stress meccanici, metabolici, ossidativi che danneggiano in modo temporaneo cellule e tessuti, proprio per questo per\u00f2 stimolano il corpo a investire energia in processi di riparazione e manutenzione. Poich\u00e9 <b>nella nostra storia evolutiva la sedentariet\u00e0 cronica era praticamente inesistente<\/b>, non c\u2019\u00e8 stata pressione selettiva per mantenere questi sistemi \u00abaccesi\u00bb in assenza di stimolo. Questo meccanismo ha anche un costo energetico. Nell\u2019arco di vent\u2019anni, infatti, si stima che un individuo attivo quanto un cacciatore-raccoglitore possa investire oltre 260.000 chilocalorie in pi\u00f9 in questi processi rispetto a un sedentario.<\/p>\n<p>    Privilegiare il tempo rispetto alla distanza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Alla domanda su <b>quanti passi compiere ogni giorno<\/b> si risponde spesso diecimila, numero che nasce da una strategia di marketing di un\u2019azienda giapponese degli anni Sessanta per lanciare un contapassi, un numero tondo e piacevole, non per\u00f2 un dato scientifico. \u00abPossiamo considerarlo un <b>traguardo quotidiano per chi ha meno di 60 anni. Sopra i 60 ne bastano 8 mila, oltre i 70 anche 5 mila<\/b>\u00bb, spiega   Beltrami, cardiologo e vicepresidente Fmsi. \u00abSono indicazioni di massima, perch\u00e9 non esiste un numero ideale uguale per tutti. Entrano, infatti, <b>in gioco tanti fattori come et\u00e0, peso ed eventuali patologie<\/b>. In genere non si pu\u00f2 chiedere a un ottantenne di fare i passi di un quarantenne, tuttavia talvolta accade il contrario: un anziano allenato e senza problemi articolari pu\u00f2 camminare pi\u00f9 di un giovane sedentario. Un altro suggerimento \u00e8 <b>privilegiare il tempo rispetto alla distanza<\/b>. Il <b>minimo per garantire i benefici possibili \u00e8 camminare 30 minuti dalle 3 alle 5 volte a settimana<\/b>, non \u00e8 necessario in un\u2019unica sessione. Alcune ricerche hanno mostrato che frazionare il tempo lungo l\u2019arco della giornata \u00e8 altrettanto efficace e pu\u00f2 essere il punto di partenza per chi non \u00e8 abituato a muoversi. Camminare in gruppo pu\u00f2 diventare anche un momento di socializzazione, un antidoto alla solitudine, oggi classificata tra le malattie del secolo\u00bb. Un\u2019altra possibilit\u00e0 per trovare uno stimolo a muoversi \u00e8 la cosiddetta <b>passeggiata di riflessione<\/b>. Diversamente da quella intesa come esercizio, serve a staccare dalla tecnologia, elaborare i pensieri, stimolare la creativit\u00e0. Per lasciare che la mente vaghi libera, bisogna rinunciare ai podcast, agli audiolibri, alla musica e alle telefonate di aggiornamento, che di solito sono compagni di passeggiata ma che alimentano il flusso costante di stimoli a cui siamo abituati. Pu\u00f2 sembrare innaturale all\u2019inizio, per\u00f2 \u00e8 in quel silenzio che il cervello ottiene un raro momento di quiete. Spesso \u00e8 l\u00ec che arrivano le soluzioni che non si trovavano.<\/p>\n<p>    Utile combinare i passi con la frequenza cardiaca<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association nel 2025, che ha coinvolto quasi settemila persone, dice che combinare il numero di passi giornalieri con la frequenza cardiaca media d\u00e0 un\u2019indicazione pi\u00f9 precisa del rischio cardiovascolare rispetto al solo conteggio dei passi. Il rapporto si chiama Dhrps (Daily Heart Rate Per Step) e si calcola dividendo la frequenza cardiaca media giornaliera per i passi compiuti. Con 80 battiti al minuto e 4 mila passi il Dhrps \u00e8 0,02; con 6 mila passi scende a 0,013. Pi\u00f9 \u00e8 basso, meglio \u00e8: <b>il cuore \u00e8 pi\u00f9 efficiente e fatica meno quando ci si muove<\/b>.  \u00abPer stimare l\u2019et\u00e0 biologica e avere un quadro completo \u00e8, per\u00f2, bene integrarlo con un test da sforzo cardiopolmonare\u00bb commenta Beltrami.<\/p>\n<p>    Conta anche il modo di restare seduti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sostituire anche solo una parte del tempo sedentario con attivit\u00e0 mentalmente attive \u00e8 associato a un minor rischio di sviluppare <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/demenza\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">demenza<\/a>. <br \/>\u00abNon tutti i comportamenti sedentari sono equivalenti, <b>conta anche come utilizziamo il cervello quando si \u00e8 seduti<\/b>\u00bb, ha detto Mats Hallgren del Karolinska Institutet di Stoccolma, coautore di una ricerca pubblicata sull\u2019American Journal of Preventive Medicine. Lo studio, che ha seguito per 19 anni oltre ventimila adulti tra i 35 e i 64 anni, mostra che <b>chi trascorre molte ore in attivit\u00e0 sedentarie passive, come guardare la televisione, presenta un rischio pi\u00f9 elevato di demenza<\/b>. Al contrario, dedicare lo stesso tempo ad attivit\u00e0 cognitivamente stimolanti, come <b>leggere o fare cruciverba<\/b>, \u00e8 associato a un <b>effetto protettivo<\/b>. Questo risultato si mantiene anche tenendo conto dei livelli complessivi di attivit\u00e0 fisica, suggerendo che non \u00e8 solo quanto ci muoviamo a fare la differenza, ma anche come utilizziamo il tempo in cui restiamo fermi.<\/p>\n<p>    L\u2019ambiente urbano adatto \u00e8 un incentivo notevole<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi si trasferisce in una citt\u00e0 pi\u00f9 adatta ai pedoni arriva a compiere in media circa 1.100 passi in pi\u00f9 al giorno, l\u2019equivalente di 11 minuti di cammino quotidiano in pi\u00f9, secondo uno studio pubblicato su Nature. \u00abUn dato che apre una prospettiva inaspettata: camminare non \u00e8 solo una questione di salute individuale, ma di giustizia urbana. \u00c8 la forma di mobilit\u00e0 pi\u00f9 universale, la pi\u00f9 usata dalle popolazioni vulnerabili come anziani, bambini, migranti. Lavorare sulla camminabilit\u00e0 di una citt\u00e0 significa lavorare sull\u2019inclusione sociale\u00bb, dice Luca Daconto, professore associato di Sociologia dell\u2019Ambiente e del Territorio all\u2019universit\u00e0 di Milano-Bicocca. \u00abLe caratteristiche dell\u2019ambiente incentivano o ostacolano la possibilit\u00e0 di spostarsi a piedi. Ma tale relazione \u00e8 mediata dalle motivazioni e abitudini individuali. I dati italiani confermano quanto contino anche i fattori soggettivi e culturali. Lo si evince dalla forte prevalenza dell\u2019uso dell\u2019auto anche per gli spostamenti pi\u00f9 brevi e nelle citt\u00e0 medio-piccole, dove ci si aspetterebbe invece che si camminasse di pi\u00f9, proprio per le caratteristiche dell\u2019ambiente urbano\u00bb.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p>    Legame tra sedentariet\u00e0 e alcuni tipi di tumori<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abNumerosi studi hanno dimostrato un legame tra scarsa attivit\u00e0 fisica e rischio di alcuni <b>tumori<\/b>, in particolare colon, prostata, polmone, endometrio e seno. Per quest\u2019ultimo, l\u2019esercizio regolare, a ogni et\u00e0 indipendentemente dal peso, migliora anche la tollerabilit\u00e0 delle terapie e riduce il rischio di ricaduta\u00bb, dice Beltrami.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-14T08:37:28+02:00\">13 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 08:37)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Anna Fregonara Il cammino \u00e8 probabilmente 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