{"id":538403,"date":"2026-06-14T08:53:15","date_gmt":"2026-06-14T08:53:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/538403\/"},"modified":"2026-06-14T08:53:15","modified_gmt":"2026-06-14T08:53:15","slug":"le-insidie-al-g7-di-evian-le-manie-di-grandezza-di-macron-e-lagenda-green-che-si-scontra-con-la-realta-il-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/538403\/","title":{"rendered":"Le insidie al G7 di Evian. Le manie di grandezza di Macron e l&#8217;agenda &#8220;green&#8221; che si scontra con la realt\u00e0 \u2013 Il Tempo"},"content":{"rendered":"<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/063947797-85b3ce35-267b-4337-9e65-0a75223ae4cb.jpg\" class=\"lazy\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>        Foto: \u00a0Ansa\u00a0<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"\" class=\"author\">Gianni Pilo<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t14 giugno 2026<\/p>\n<p>Il summit annuale del G7 comincia domani a \u00c9vian, in Francia. In qualit\u00e0 di presidente di turno, spetta al presidente francese definire il tema del vertice 2026. Emmanuel Macron ha scelto la formula \u00abAddressing Global Imbalances\u00bb, traducibile come \u00abcorreggere gli squilibri globali\u00bb, niente meno! Un titolo ambiziosissimo, in linea con la grandeur francese. L\u2019agenda ufficiale richiama l\u2019obiettivo utopistico lasciato in eredit\u00e0 dal Cop29, la 29esima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si \u00e8 tenuta a Baku, Azerbaigian, nel novembre 2024, conclusa, per l\u2019appunto, con un \u00abaccordo\u00bb (?) su piani finanziari, tutti da definire, per aiutare i paesi in via di sviluppo a passare a fonti energetiche sostenibili, assumendo che sia possibile raccogliere la sbalorditiva somma di 1.300 miliardi di dollari all\u2019anno (una somma superiore al Pil di Germania, Francia e Italia messe insieme), da mettere a disposizione dei paesi meno industrializzati, per raggiungere i fantomatici obbiettivi \u00abclimatici\u00bb, che tuttora tormentano la nostra economia. A parole, l\u2019agenda scelta da Macron per il G7 si ricollega alle conclusioni del Cop29, presentando una versione tecnocratica della solidariet\u00e0 idealista e del wishful thinking tipico delle istituzioni europee. Peccato che una tale faraonica iniziativa dovrebbe basarsi su una revisione radicale dei meccanismi di funzionamento del mercato dei capitali (impraticabile). Tali obbiettivi (irrealizzabili) sono decisamente sproporzionati rispetto alle possibilit\u00e0 di accordo nel G7, soprattutto in una fase come questa: il G7 di \u00c9vian arriva in un momento tutt\u2019altro che ordinario. Nelle riunioni a porte chiuse \u00c9vian del G7, invece, il nocciolo sar\u00e0 tutto un altro. Gli effetti della crisi di Hormuz, che sono in primo piano, si sovrappongono e si intrecciano ai temi sui quali si sono gi\u00e0 accumulate tante tensioni irrisolte: difesa, alleanze, sicurezza globale, relazioni commerciali tra paesi occidentali, tensioni interne alla Nato, rapporti con la Cina. Sullo sfondo, i lasciti pesanti e indigesti delle ostinate politiche ambientaliste, che tanti danni hanno fatto all\u2019industria europea.<\/p>\n<p>GLI EFFETTI DI HORMUZ<br \/>La retorica magniloquente dell\u2019agenda di Macron si sgretola completamente di fronte alla crisi di Hormuz, che non assomiglia a un embargo petrolifero del passato: questa volta, un solo punto di strozzatura militare localizzato si \u00e8 trasformato in un\u2019onda d\u2019urto economica, i cui effetti si stanno allargando a macchia d\u2019olio, e hanno scatenato una reazione a catena che sta agendo come un motore strutturale di inflazione. Questa crisi si presenta come una mutazione strutturale nelle fattispecie delle crisi conosciute: diesel e jet fuel pi\u00f9 cari colpiscono trasporti e commercio; gli aumenti nei trasporti sono i pi\u00f9 contagiosi, e il contagio \u00e8 immediato; la crisi si \u00e8 propagata ai prezzi alimentari, alla produzione industriale di diversi settori, alle filiere industriali e alla stabilit\u00e0 macroeconomica globale, perch\u00e9 dal petrolio e dal gas del Golfo persico non si ricavano solo combustibili per trasporti e energia. I Paesi del Golfo sono, collettivamente, i principali esportatori mondiali di zolfo, dal quale si ricavano i fertilizzanti fosfatici, uno dei tre tipi principali di fertilizzanti chimici. \u00c8 qui che la crisi energetica diventa crisi alimentare: il caro fertilizzanti spinge in alto i prezzi di grano, riso, mais, carne e latticini, si riducono le rese agricole. Il risultato \u00e8 una reazione a catena: meno fertilizzanti, rese agricole pi\u00f9 basse, prezzi alimentari in salita. Dallo zolfo, inoltre, si ricava l&#8217;acido solforico, che viene usato (anzi, \u00e8 indispensabile) per la lavorazione di rame, nichel, cobalto, litio, manganese, terre rare e uranio. La carenza di zolfo colpisce, solo per fare un esempio, la produzione delle batterie per automobili. Gli analisti del World Economic Forum hanno definito la crisi di Hormuz una \u00abPolycrisis\u00bb, in base a una definizione coniata dal filosofo francese Edgar Morin: \u00abIl problema vitale prioritario \u00e8 costituito non da un unico problema di vitale importanza, ma da molteplici problemi vitali legati fra loro, e dal complesso intreccio di problemi, conflitti, crisi e dinamiche incontrollate\u00bb.<\/p>\n<p>ATLANTISTI SE CONVIENE<br \/>La crisi di Hormuz del 2026 ha strappato il velo diplomatico a ciascun paese del G7, mettendo a nudo profonde fratture politiche dietro la retorica dell\u2019unit\u00e0. I partner europei del G7 sono allineati a parole con gli Stati Uniti (dichiarazioni che condannano l\u2019Iran, chiedono la riapertura e sostengono la navigazione sicura), ma hanno dimostrato scarsa disponibilit\u00e0 militare effettiva e zero entusiasmo. Quando Washington ha chiesto aiuto agli alleati per riaprire la navigazione nello Stretto, sono arrivate risposte pi\u00f9 fredde che tiepide, motivate da priorit\u00e0 domestiche e vincoli bellici difficili da aggirare, e questo ha molto irritato Washington. Il Canada si \u00e8 rifugiato nel solito, comodo allineamento retorico, ma nulla di pi\u00f9. La Germania si \u00e8 sfilata nettamente, liquidando il conflitto attivo come \u00abnon la nostra guerra\u00bb, un commento che potevano risparmiarsi, e che ha provocato l\u2019ira del presidente americano. Regno Unito e Francia hanno promesso, ma solo promesso, scorte navali, precisando per\u00f2 che saranno possibili solo dopo che sia stato raggiunto un cessate il fuoco stabilizzato. L\u2019Italia ha offerto un aiuto condizionato promettendo l\u2019invio di cacciamine, ma rifuggendo, come sempre, dal combattimento diretto.<br \/>Il nuovo governo del Giappone, che \u00e8 il paese pi\u00f9 esposto economicamente a questa crisi, con una dipendenza del 90% dal petrolio del Golfo potrebbe essere sensibile alle richieste di Washington, ma resta paralizzato dalla sua costituzione pacifista, limite che, peraltro, \u00e8 condiviso anche da Germania e Italia. Gli Stati Uniti per\u00f2 ritengono, non senza motivo, di essere nel giusto, per almeno due ragioni: &#8211; primo, la guerra era l\u2019unico strumento per bloccare l&#8217;atomica iraniana (come dimostrano decenni di ambiguit\u00e0 e bugie da parte dell\u2019Iran); fermando la costruzione della bomba, il governo americano ritiene di aver agito nell\u2019interesse di tutti; &#8211; secondo, il blocco dello stretto da parte dell\u2019Iran \u00e8 totalmente illegittimo. Gli americani ritengono che sia diritto-dovere da parte di tutti e di ciascuno far rispettare il diritto di navigazione nello stretto, La posizione americana si fonda su un principio preciso: lo Stretto di Hormuz \u00e8 una via di navigazione internazionale e non pu\u00f2 essere chiuso unilateralmente dall\u2019Iran.<br \/>Gli Stati Uniti, nonostante siano grandi produttori di petrolio, soffrono anche loro (sebbene meno di altri) per l\u2019aumento dei prezzi: l\u2019inflazione complica la vita di qualunque governo democratico, e gli Americano sono molto sensibili al prezzo della benzina. Negli ultimi mesi, Trump ha attaccato alcuni degli alleati pi\u00f9 stretti degli Stati Uniti nella Nato per la loro riluttanza a sostenere la sua campagna nel Golfo, e, per tali motivi, il presidente americano arriver\u00e0 al vertice col dente avvelenato.<\/p>\n<p>L\u2019AGENDA DEL G7<br \/>Torniamo all\u2019agenda del G7, e guardiamola dal punto di vista degli Usa. Mentre la riapertura dello Stretto \u00e8 la priorit\u00e0 numero 1, e su questo sono tutti d\u2019accordo, l\u2019agenda del governo di Washington contiene anche altre priorit\u00e0, sulle quali i partners del G7 fanno orecchie da mercante. Nella sua audizione davanti al Senato degli Stati Uniti, il 2 giugno scorso, il Segretario di Stato Marco Rubio, ne ha illustrate molte (e su questo torneremo), mettendo in risalto tre macro-temi: il primo macro-tema, la priorit\u00e0 assoluta, \u00e8 riaprire Hormuz, perch\u00e9 i flussi fisici di energia, logistica, fertilizzanti, agricoltura e industria non sono sostituibili nel breve periodo, e, senza la riapertura dello Stretto, c\u2019\u00e8 il rischio che si innesti una crisi sistemica, capace di colpire sicurezza alimentare, inflazione e stabilit\u00e0 globale (in parole povere, sarebbe una recessione). Il secondo macro-tema del vertice riguarda la ridefinizione dell\u2019architettura di sicurezza transatlantica. La competizione con la Cina costringe Washington a impegnarsi di pi\u00f9 nell&#8217;area del Pacifico. Gli Stati Uniti chiedono agli alleati europei capacit\u00e0 operative credibili, interoperabilit\u00e0 con la Nato e filiere industriali sicure. Gli europei devono diventare pi\u00f9 autonomi, ma senza indebolire la Nato. L\u2019Unione Europea, dal canto suo, ha risposto con un piano rafforzare la propria base industriale, ma persegue anche una riduzione non amichevole dalla dipendenza americana. Su queste pagine abbiamo gi\u00e0 espresso il timore che sia in corso un piano di distacco non dichiarato dalla Nato. Per evitare fratture, l\u2019autonomia europea dovrebbe trovare modo di essere complementare alla Nato, non alternativa. Il rischio \u00e8 restare a met\u00e0 strada: abbastanza autonomi da irritare Washington, non abbastanza forti da difendersi da sola. Una scelta suicida.<br \/>Frattanto, il limite di spese militari da centrare \u00e8 stato innalzato al 5% del Pil, una soglia difficile da raggiungere per paesi che, per dirlo con le parole di Rubio \u00abhanno smesso di crescere\u00bb.<\/p>\n<p>I governi europei sono sotto pressione per riuscire ad aumentare i budget della difesa senza intaccare la spesa sociale. Le tensioni politiche sono fortissime in tutti i paesi. Il Segretario alla Difesa britannico John Healey ha annunciato le sue dimissioni gioved\u00ec 11 giugno criticando il Primo Ministro Keir Starmer (un laburista come lui) per la sua riluttanza a spendere quanto \u00e8 necessario per la difesa della Gran Bretagna. La pressione sulla spesa militare non arriva pi\u00f9 solo da Washington, ma dalla Ue stessa, e si fa fatica a raccapezzarsi tra sforamenti di spesa ammessi e non ammessi. E poi, c\u2019\u00e8 il problema nel problema: i margini di manovra nei bilanci statali, non sono uguali per tutti i paesi. Prendi per esempio Germania e Italia: chi avrebbe pi\u00f9 spazio per indebitarsi \u00e8 meno incline a farlo; chi sarebbe pi\u00f9 favorevole alla flessibilit\u00e0 ha meno margini per sostenerla.<\/p>\n<p>Fin qui, non sono dettagli, ma problemi belli grossi. Tuttavia, il G7 si trover\u00e0 ad affrontare un problema ancora pi\u00f9 grosso, un dilemma esistenziale: che cosa resta del vecchio patto atlantico se l\u2019America guarda al Pacifico e l\u2019Europa prova a diventare autonoma sul piano militare, ma nel modo sbagliato? Non dimentichiamo che qui saremo in sede G7, e altre discussioni saranno certamente rimandate al prossimo vertice Nato del prossimo luglio in Turchia. Il terzo grande macro-tema apportato dall\u2019agenda americana riguarda il controllo delle tecnologie del futuro. Qui il tema non \u00e8 semplicemente l\u2019\u00abinnovazione\u00bb, ma, secondo il punto di vista statunitense, il controllo delle tecnologie fondative del potere geopolitico: IA, semiconduttori, terre rare, standard tecnici, catene di fornitura e alleanze industriali. Per Washington, la competizione tecnologica con la Cina non \u00e8 un dossier economico tra gli altri: \u00e8 il terreno su cui si decide la gerarchia di potenza dei prossimi decenni. Chi controlla semiconduttori avanzati, modelli di IA, capacit\u00e0 di calcolo, terre rare e standard tecnologici controlla non solo mercati, ma anche apparati militari, intelligence, industria, finanza, cybersicurezza e capacit\u00e0 di sorveglianza.<\/p>\n<p>In questa logica, gli Usa hanno lanciato nel dicembre 2025 l\u2019iniziativa \u00abPax Silica\u00bb, un\u2019iniziativa internazionale focalizzata sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento per tecnologie avanzate come semiconduttori, intelligenza artificiale ed elementi delle terre rare, con l\u2019obbiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina e contrastare il suo dominio in questi settori. \u00c8 primo passo per una Nato-2, o Nato-Tech. \u00c8 interessante notare che dei 15 paesi che hanno aderito (per adesso) all\u2019iniziativa, 6 sono Paesi europei membri della Nato (Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito). Qui sono maggiori le frizioni. Molti partner europei sembrano fare orecchie da mercante. Vorrebbero restare agganciati alla protezione americana, alla Nato, alla deterrenza nucleare spaziale e sottomarina, ma senza condividere fino in fondo la priorit\u00e0 strategica americana sulla tecnologia. In parte per interessi commerciali con la Cina, in parte perch\u00e9 credono che tutto sia a loro dovuto, con il solito snobismo UE, come quei nobili decaduti di certi film, proteggono i propri interessi commerciali e continuano a trattare il tema come materia che possa essere soggiogata con gli strumenti della regolamentazione della Ue.<\/p>\n<p>Detto per inciso: cosa intende fare l\u2019Italia? \u00abGli europei iniziano a pensare a una vita con meno America\u00bb, ha detto Victor Cha, responsabile della politica estera presso il Center for Strategic and International Studies di Washington. Ma \u00e8 un pensiero chiaramente adolescenziale, anzi, quello di un adolescente viziato. Ma se gli europei non riconoscono che la guerra in campo tecnologico \u00e8 parte integrante della sicurezza occidentale, non dovrebbero poi stupirsi se Trump adotter\u00e0 anche su questo dossier un approccio transazionale: non so cosa chieder\u00e0, per\u00f2 la sordit\u00e0 alle istanze americane comporta un prezzo da pagare, e lo si \u00e8 gi\u00e0 visto. Le carte, almeno per ora, ce le ha in mano Washington.<\/p>\n<p>DIFESA DELL\u2019OCCIDENTE<br \/>A \u00c9vian non ci sar\u00e0 davvero il vertice su come \u00abcorreggere gli squilibri globali\u00bb. Forse ci verr\u00e0 risparmiata la pantomima del gioco del cerino per trovare chi debba racimolare 13.000 miliardi (!) per finanziare la transizione climatica di qualcun altro. La crisi di Hormuz, sommata alla guerra in Ucraina, ha mostrato i limiti delle priorit\u00e0 europee fondate su clima, finanza e proclamazioni multilaterali politically-correct. L\u2019agenda climatica europea appare improvvisamente secondaria. A \u00c9vian non si discuter\u00e0 di come rimettere in ordine il mondo con formule eleganti, ma di quanto regga ancora il fronte occidentale del mondo e di chi sia pronto a difenderlo.<\/p>\n<p>MACRON COME IL RE SOLE<br \/>Prima che si alzi il sipario sul vertice, torniamo per un attimo a Macron. Anche questa volta, l\u2019astuta diplomazia del presidente francese si trasformer\u00e0 in un boomerang: ha voluto invitare i leader del Global South al tavolo dei grandi, per discutere di come finanziare lo sviluppo (i famosi 1.300 miliardi per dieci anni), ma non avrebbe potuto scegliere momento peggiore: i \u00abGrandi\u00bb hanno i loro grandi problemi, faranno fatica a far fronte agli impegni propri, e non hanno niente da offrire. Ma non aspettatevi mea-culpa dal presidente francese. Nel XVII secolo, il Re Sole decise di trasformare un capanno da caccia a Versailles nella reggia pi\u00f9 sontuosa del mondo, per centralizzare il potere e mostrare la superiorit\u00e0 della Francia sul resto d\u2019Europa. Per finanziare Versailles le finanze statali vennero prosciugate. Il segnale pi\u00f9 grottesco dell\u2019eccesso fu che le fontane della reggia richiedevano cos\u00ec tanta acqua da superare la capacit\u00e0 dei fiumi locali. Venne allora appositamente costruita la Macchina di Marly, un\u2019ingegneria colossale e costosissima, solo per pompare l\u2019acqua dalla Senna. Eppure, non bastava ancora: quando il re passeggiava nei giardini, i custodi dovevano fischiare per far attivare le fontane davanti a lui e far spegnere subito quelle alle sue spalle per risparmiare pressione. Anche la grandeur del Re Sole non poteva superare un limite fisico insuperabile. Chiss\u00e0 se il re era a conoscenza della cosa. Molto pi\u00f9 saggio di Macron \u00e8 stato, pochi giorni fa, Stavros Papastavrou, ministro greco dell\u2019ambiente e dell\u2019energia, il quale, intervenendo al Forum globale sull&#8217;energia, ha sostenuto che questa crisi sta facendo comprendere ai leader europei che le ambizioni nel settore delle energie rinnovabili, pur essendo \u00abnobili\u00bb, si basavano su \u00abprincipi morali\u00bb ma \u00abnon tenevano conto della competitivit\u00e0 dell\u2019economia\u00bb. In Europa avremmo bisogno di pi\u00f9 Papastavrou e meno Macron. Chi lo avrebbe detto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Foto: \u00a0Ansa\u00a0 Gianni Pilo 14 giugno 2026 Il summit annuale del G7 comincia domani a \u00c9vian, in Francia.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":538404,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[14,164,165,296854,8940,166,7,15,39493,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-538403","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-evian","tag-macron","tag-mondo","tag-news","tag-notizie","tag-summit","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116747620653115884","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/538403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=538403"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/538403\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/538404"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=538403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=538403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=538403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}