{"id":540109,"date":"2026-06-15T12:46:13","date_gmt":"2026-06-15T12:46:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/540109\/"},"modified":"2026-06-15T12:46:13","modified_gmt":"2026-06-15T12:46:13","slug":"tumore-al-seno-iniziale-terapia-post-intervento-piu-efficace-e-meno-tossica-con-tamoxifene-a-basse-dosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/540109\/","title":{"rendered":"Tumore al seno iniziale: terapia post intervento pi\u00f9 efficace e meno tossica con tamoxifene a basse dosi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    V. Mart.<\/p>\n<p class=\"summary-art is--xlarge is-mr-b-15\">Cambia la cura standard  per le donne con carcinoma duttale in situ e lesioni ad alto rischio di recidiva: il farmaco a dosaggio ridotto funziona per la prevenzione di una ricaduta e di un secondo tumore<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uno studio pubblicato sul prestigioso <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1200\/JCO-26-00841\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Journal of Clinical Oncology<\/a> sancisce definitivamente l\u2019ingresso nella pratica clinica del <b>tamoxifene a basse dosi come terapia post-intervento per la prevenzione dei carcinomi mammari duttali in situ<\/b>, la forma iniziale non invasiva che rappresenta circa il 25% di tutti i tumori alla mammella diagnosticati attraverso lo <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/sportello_cancro\/cards\/tumori-cosa-sono-screening-come-funzionano-perche-ancora-pochi-li-fanno\/quali-sono-pro-tanti-contro-limitati-mammografia.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">screening mammografico<\/a>. Il beneficio del<b> tamoxifene ad alte dosi (ovvero 20 milligrammi al giorno) per cinque anni<\/b> \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/sportello_cancro\/18_ottobre_24\/cancro-seno-terapia-ormonale-allarme-oncologi-una-donna-sei-non-segue-come-indicato-2e27236e-d61c-11e8-aa4c-695e27b6fd57.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">noto da decenni, ma il suo impiego clinico \u00e8 stato limitato dalla tossicit\u00e0,<\/a> che include un aumento del rischio di tumore dell\u2019endometrio, tromboembolia venosa, vampate, sintomi ginecologici e disturbi sessuali. Mentre non c&#8217;erano finora studi dirimenti sull&#8217;efficacia di una dose ridotta per prevenire un&#8217;eventuale ricaduta.<\/p>\n<p>    Screening con mammografia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La <b>mammografia viene offerta ogni due anni a tutte le donne di et\u00e0 compresa tra i 50 ed i 69 anni<\/b> (molte regioni hanno ampliato l&#8217;invito a donne pi\u00f9 giovani, a partire dai 45 anni, e pi\u00f9 anziane, fino ai 75), <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/sportello_cancro\/25_maggio_21\/screening-50mila-tumori-non-scoperti-perche-gli-italiani-non-hanno-fatto-i-test-f4b99e0e-adc9-4ea5-a1bd-adabbd30exlk.shtml?refresh_ce\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">ma ancora troppe italiane rifiutano<\/a>. La media nazionale di <b>adesione allo screening mammografico<\/b>, infatti<b>,\u00a0<\/b>\u00e8 del<b> 49,3%<\/b>, ma le differenze tra Regioni sono marcate: si passa dall\u201982,5% della Provincia autonoma di Trento all\u20198,1% della Calabria. Tutte le Regioni del Sud hanno livelli di adesione inferiori alla media nazionale. Fare regolarmente la mammografi<b>a riduce il rischio di morire per tumore al seno del 40%:<\/b>\u00a0\u00a0in caso di esito positivo, viene avviato un percorso di approfondimento diagnostico con altri test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia. Con una diagnosi precoce, infatti, la malattia viene scoperta ai primi stadi, di piccole dimensioni, quando le possibilit\u00e0 di guarire sono maggiori e pu\u00f2 bastare un <b>intervento chirurgico poco invasivo<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Prevenire le ricadute<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sono circa 55mila i nuovi casi di cancro al seno diagnosticati ogni anno in Italia e una quota importante (tra gli 8mila e gli 11mila) di questi sono\u00a0<b>carcinomi mammari duttali in situ:<\/b>\u00a0tumori spesso scoperti tramite mammografia in stadio precoce quando le cellule cancerose si trovano all&#8217;interno dei dotti galattofori, ma non hanno invaso il tessuto mammario circostante n\u00e9 possono metastatizzare, e che (tempestivamente trattati)<br \/>hanno un<b> tasso di sopravvivenza a 10 anni prossimo al 100%<\/b>. \u00abOggi, nella maggior parte dei casi, <b>le pazienti con questa diagnosi\u00a0non ricevono alcuna terapia dopo la chirurgia (che asporta l&#8217;intera lesione) e la radioterapia<\/b> &#8211; spiega la prima autrice dello studio,\u00a0<b>Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, direttore dell\u2019Unit\u00e0 di Epidemiologia farmacologica e molecolare all\u2019Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano <\/b>-.<b>\u00a0<\/b>Molte donne, per\u00f2, hanno lesioni ad alto rischio di una ricaduta e ora sappiamo che possono trarre beneficio dalla terapia con tamoxifene a basse dosi.\u00a0 Evitando i possibili effetti collaterali della dose &#8220;piena&#8221; di 20 milligrammi al giorno\u00bb.<\/p>\n<p>    Ricerca su oltre 1.500 pazienti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il <a href=\"https:\/\/ascopubs.org\/doi\/10.1200\/JCO-26-00841\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">nuovo studio<\/a>, che ha come ultimo autore <b>Andrea DeCensi, oncologo della Fondazione Champalimaud di Lisbona,<\/b>\u00a0combina i dati individuali di tre studi clinici. \u00abSi tratta della casistica pi\u00f9 ampia mai studiata fino ad oggi: <b>1.545 pazienti seguite per oltre nove anni <\/b>i cui dati sono stati raccolti dalla Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica Ieo, di cui sono responsabili Bernardo Bonanni e Aliana Guerrieri Gonzaga, in collaborazione con l\u2019Ospedale Galliera di Genova e la Fondazione Champalimaud &#8211; si legge nella nota dell&#8217;ospedale -. Per l\u2019importanza dei risultati e l\u2019impatto immediato sulla pratica clinica, lo studio \u00e8 stato selezionato tra i <b>lavori destinati a cambiare l&#8217;attuale pratica standard<\/b> e presentato nella sessione &#8220;Best of ASCO&#8221;\u00a0del congresso annuale dell\u2019American Society of Clinical Oncology (Asco) 2026, il pi\u00f9 importante appuntamento mondiale dell\u2019oncologia medica\u00bb.<\/p>\n<p>    I risultati del nuovo studio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I risultati indicano che<b> il tamoxifene a basse dosi ha dimezzato significativamente gli eventi oncologici mammari<\/b>, con un beneficio particolarmente evidente nelle donne <b>in post-menopausa<\/b>, nelle quali si \u00e8 osservata una <b>riduzione del 59% del rischio di recidiva o nuovo tumore mammario rispetto alle donne senza terapia<\/b>. Nelle donne in pre-menopausa, invece, il beneficio maggiore \u00e8 stato osservato nella riduzione del 55% dei tumori insorti nella mammella opposta a quella gi\u00e0 operata. \u00abQuesti esiti dimostrano in modo definitivo che, nei carcinomi duttali in situ e nelle lesioni mammarie ad alto rischio,<b> la diminuzione della dose della terapia anti-ormonale con tamoxifene permette di mantenere l\u2019efficacia preventiva della dose standard, riducendo per\u00f2 in modo sostanziale gli effetti collaterali &#8211; <\/b>dice Andrea DeCensi<b> &#8211;<\/b>. Il tamoxifene a 5 milligrammi al giorno, o a 10 milligrammi a giorni alterni, pu\u00f2 oggi essere considerato uno standard di cura preventivo dopo l\u2019intervento chirurgico\u00bb.\u00a0Dai dati emerge anche che l\u2019effetto protettivo del tamoxifene a basse dosi persiste per molti anni dopo la fine della terapia, senza incremento significativo degli eventi avversi gravi. \u00abQuesta ricerca risponde finalmente a interrogativi rimasti aperti, grazie a un\u2019analisi combinata con il follow-up pi\u00f9 lungo disponibile &#8211; commenta Gandini -. E cambia realmente la pratica clinica perch\u00e9<b> elimina le principali incertezze sull\u2019impiego del tamoxifene a basse dosi<\/b>. Oggi sappiamo con maggiore precisione quali pazienti ne traggono il massimo beneficio e possiamo offrire una terapia preventiva pi\u00f9 tollerabile e sostenibile nel lungo periodo\u00bb.<\/p>\n<p>    I prossimi passi nelle donne con alto rischio genetico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo i ricercatori, questi risultati aprono inoltre nuove prospettive per la prevenzione primaria nelle donne sane ma ad alto rischio di sviluppare un tumore mammario, ad esempio per <b>familiarit\u00e0 o presenza di lesioni precancerose<\/b>. \u00abIl prossimo passo sar\u00e0 valutare strategie di prevenzione sempre pi\u00f9 personalizzate nelle donne ad alto rischio, soprattutto nelle <b>pazienti pi\u00f9 giovani<\/b>, che spesso rifiutano il trattamento standard a causa degli effetti collaterali &#8211; racconta\u00a0<b>Bernardo Bonanni &#8211;<\/b>. Una terapia efficace e meglio tollerata potrebbe aumentare significativamente l\u2019adesione alla prevenzione farmacologica. Allo Ieo stiamo estendendo gli studi multicentrici con tamoxifene a basse dosi alle donne sane ad alto rischio familiare\/germinale\u00bb. Il nuovo obiettivo \u00e8 dunque<b> verificare l&#8217;utilit\u00e0 di\u00a0tamoxifene a basse dosi anche per prevenire un tumore in donne sane con un alto rischio genetico<\/b> (ad esempio per la per la presenza di mutazione nel gene\u00a0Brca2). \u00abQuesta ricerca dimostra come la collaborazione tra epidemiologia, biostatistica, oncologia e biologia traslazionale possa generare risultati concreti per migliorare la qualit\u00e0 di vita delle pazienti e l\u2019efficacia delle cure preventive\u00bb conclude\u00a0<b>Aliana Guerrieri Gonzaga<\/b>. Alla Fondazione Champalimaud \u00e8 prevista l\u2019attivazione di un programma personalizzato di diagnosi precoce e determinazione del rischio con intelligenza artificiale per offrire una terapia preventiva efficace e sicura alle donne con rischio aumentato di sviluppare il cancro alla mammella.<\/p>\n<p class=\"overtitle\">Hai un dubbio o un quesito medico?<\/p>\n<p class=\"caption\">I nostri medici e specialisti rispondo ai tuoi quesiti su temi sanitari<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-15T06:20:05+02:00\">15 giugno 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di V. Mart. 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