{"id":5407,"date":"2025-07-24T12:18:13","date_gmt":"2025-07-24T12:18:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/5407\/"},"modified":"2025-07-24T12:18:13","modified_gmt":"2025-07-24T12:18:13","slug":"una-mostra-sugli-shaker-americani-al-vitra-design-museum-di-weil-am-rhein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/5407\/","title":{"rendered":"Una mostra sugli \u201cShaker\u201d americani al Vitra Design Museum di Weil am Rhein"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019Ottocento erano alcune migliaia, distribuiti in diversi villaggi lungo la costa orientale degli Stati Uniti. Oggi sono solo due e hanno et\u00e0 non pi\u00f9 verdi, ma, come titolava il New York Times in un ampio servizio dedicato a loro pubblicato nel settembre del 2024, non hanno smesso di portare avanti il loro <strong>programma utopico fondato sulle tre \u201cc\u201d: la confessione dei peccati, una concessione molto rigida del celibato e una vita vissuta in comunit\u00e0<\/strong>, sacrificando il proprio ego al benessere collettivo. Sono gli <strong>Shaker<\/strong>, o \u201cquaccheri agitati\u201d \u2013 \u00e8 il significato dell\u2019espressione \u201cshaking Quakers\u201d, uno sfott\u00f2 coniato dagli spettatori delle loro danze basate su movimenti oscillatori, che poi venne accolto col sorriso e addirittura rivendicato come soprannome -, gli ultimi adepti di un culto puritano fondato in Inghilterra intorno alla met\u00e0 del Settecento da un gruppo di dissidenti quaccheri e ben presto trapiantato nel Nuovo Mondo, e noto anche come <strong>Societ\u00e0 Unita dei Credenti nella Seconda Apparizione del Cristo<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p>Lo \u201cstile Shaker\u201d e il suo ruolo nel design dal Modernismo a oggi<\/p>\n<p>Se \u00e8 facile che il loro nome non dica molto a chi vive fuori dal continente americano, l\u2019eredit\u00e0 degli Shaker \u00e8 invece conosciuta e apprezzata dagli appassionati di cultura materiale che riconoscono negli oggetti da loro immaginati e realizzati a mano \u2013 e spesso venduti, visto che l\u2019autoindulgenza e la vanit\u00e0 erano viste come colpe, ma non il commercio, utile semmai a garantire il sostentamento della comunit\u00e0 \u2013 <strong>una purezza di linee e un equilibrio tra forma e funzione capaci di anticipare i principi del moderno design<\/strong>. Tra i progettisti del Novecento che furono in qualche modo influenzati dalla loro produzione, dai mobili solidi e privi di inutili orpelli, e ciononostante resi aggraziati dalle leggere curvature e dagli intrecci colorati dei tessuti, come dagli interni domestici semplici e luminosi, ci sono <strong>George Nakashima<\/strong>, con le sue sedie di legno dagli alti schienali e le sue panche generose, frutto di un rapporto privilegiato con la setta nato durante un lungo soggiorno nella Pennsylvania rurale, il danese <strong>Kaare Klint<\/strong> al quale si deve la fortuna dell\u2019estetica Shaker in Scandinavia, ma anche diversi italiani. <strong>Maddalena De Padova<\/strong>, per esempio, con <strong>Achille Castiglioni<\/strong> e <strong>Vico Magistretti<\/strong>, fece conoscere lo stile dei quaccheri americani nel nostro paese con una linea di tavoli e una mostra nel suo showroom milanese. Anche <strong>Aldo Rossi<\/strong>, con il suo schedario Carteggio, del 1987, alto e stretto come un settimino, fa riecheggiare le proporzioni delle cassettiere degli Shaker pensate per un uso collettivo.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>La mostra sul design degli Shaker al Vitra Design Museum<\/p>\n<p>Il <strong>Vitra Design Museum di Weil am Rhein <\/strong>(in Germania, ma a pochi passi dalla svizzera Basilea), non nuovo all\u2019organizzazione di mostre di un respiro culturale che oltrepassi gli ambiti del design e dell\u2019architettura, dedica un approfondimento al movimento degli Shaker e alla loro eredit\u00e0 nel mondo contemporaneo. Aperta fino al 28 settembre <strong>The Shakers: A World in the Making<\/strong> (\u201cGli Shaker: un mondo in divenire\u201d, o \u201cin costruzione\u201d) raccoglie <strong>gli oggetti pi\u00f9 emblematici prodotti nell\u2019alveo del culto nordamericano<\/strong>. Le tipiche scatole ovali in legno di ciliegio curvato a vapore e pino chiaro, fissate con chiodini di rame, per esempio, che venivano usate per conservare alimenti non deperibili o riporre il necessario per il cucito. I tavoli da lavoro, dalle dimensioni generose ma al tempo stesso facili da spostare per permettere la pulizia dei pavimenti, e spesso provvisti di ruote. Gli attrezzi da lavoro e le piccole invenzioni come la scarpa \u201cplatform\u201d progettata intorno al 1890 per una donna con una gamba pi\u00f9 corta dell\u2019altra, che testimonia l\u2019attenzione per l\u2019inclusione di tutti membri della comunit\u00e0, anche con disabilit\u00e0. I contenitori e le insegne per il commercio delle sementi e dei medicinali, importanti pilastri dell\u2019economia Shaker. Tutti questi oggetti, valorizzati da un allestimento curato dal duo <strong>Formafantasma<\/strong>, sono come sono perch\u00e9 <strong>chi li ha creati considerava la pratica del fare e la spiritualit\u00e0 come un solo movimento e la bellezza una conseguenza naturale, e perfino ovvia, del nitore morale<\/strong>. Non sono, quindi, oggetti di design in senso stretto ma riescono in qualche modo a precorrerne le logiche.\u00a0<\/p>\n<p>Gli Shaker alla prova del presente<\/p>\n<p>A fianco delle tante testimonianze del passato, oltre 150 tra mobili, abiti e strumenti di lavoro, troviamo le <strong>opere realizzate su commissione da sette artisti e designer contemporanei<\/strong>. Il loro scopo? Mostrare che la vita degli Shaker aveva molte pi\u00f9 sfumature rispetto a quelle che potremmo immaginare \u2013 \u201cNon volevamo fare una \u00abbrown furniture exhibition\u00bb, una mostra di mobili marroni\u201d, spiega il direttore del Vitra Design Museum <strong>Mateo Kries<\/strong> \u2013 e interrogarsi su quanto il loro insegnamento possa tornare utile di fronte alle sfide del presente, dalla crisi ambientale all\u2019acuirsi delle disuguaglianze. Il video del coreografo americano <strong>Reggie Wilson<\/strong>, per esempio, basato su una reinterpretazione \u201cblack\u201d delle danze degli Shaker, ricorda il fatto che il gruppo religioso accoglieva chiunque, indipendentemente dal colore della pelle, e l\u2019esperienza di <strong>Mother Rebecca Cox Jackson<\/strong>, fondatrice di una comunit\u00e0 nera a Philadelphia. \u201cGli Shaker erano pacifisti e rigettavano gli stereotipi razzisti sui quali era costruita la societ\u00e0 intorno a loro\u201d, chiarisce <strong>Shoshana Resnikoff<\/strong>, curatrice del Milwaukee Art Museum. \u201cDiedero, per esempio, un importante e poco noto contributo alla \u00abferrovia sotterranea\u00bb che aiutava gli schiavi a fuggire dagli stati del Sud verso il Nord o il Canada, e durante la guerra di Secessione si rifiutarono di combattere diventando cos\u00ec i primi obiettori di coscienza\u201d. L\u2019installazione dell\u2019artista <strong>Amie Cunat <\/strong>reinterpreta invece le \u201c<strong>meeting<\/strong> <strong>houses<\/strong>\u201d, le case di riunione cos\u00ec importanti nella vita dei villaggi Shaker, ricostruendone una all\u2019interno del museo e dipingendola di un blu quasi abbagliante. \u201cIl loro mondo era un mondo colorato, malgrado conducessero esistenze frugali amavano usare il colore per infondere un tocco di umanit\u00e0 nelle loro architetture. \u00c8 un aspetto che ho voluto enfatizzare usando su tutte le pareti una tonalit\u00e0 intensa di blu che di solito era riservata agli interni\u201d, spiega l\u2019artista.<\/p>\n<p>Giulia Marani<\/p>\n<p>Tha Shakers. A World in the Making<br \/>Vitra Design Museum (Weil am Rhein, Germania)<br \/>Fino al 28 settembre 2025<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nell\u2019Ottocento erano alcune migliaia, distribuiti in diversi villaggi lungo la costa orientale degli Stati Uniti. 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