{"id":542343,"date":"2026-06-16T21:19:14","date_gmt":"2026-06-16T21:19:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/542343\/"},"modified":"2026-06-16T21:19:14","modified_gmt":"2026-06-16T21:19:14","slug":"oriente-occidente-di-rampini-la-cina-ha-superato-indenne-questa-crisi-energetica-grazie-a-unarma-segreta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/542343\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | La Cina ha superato indenne questa crisi energetica grazie a un&#8217;arma segreta"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">La grande sorpresa nell\u2019ultima crisi energetica \u00e8 stata cinese.<b> Il paese che pi\u00f9 di ogni altro importava<\/b> \u2013 e tuttora importa \u2013 <b>petrolio dall\u2019Iran, ha subito danni molto inferiori al previsto<\/b>. Nessuno aveva capito quale \u00abarma segreta\u00bb avrebbe consentito la sorprendente resilienza cinese\u2026<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha avuto un effetto inatteso: ha <b>messo alla prova i sistemi energetici di tutte le grandi economie<\/b> del pianeta. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/opinioni\/26_giugno_02\/effetto-hormuz-dal-petrolio-alle-perle-non-sara-facile-far-ripartire-i-mercati-e-l-europa-che-fa-b6235e81-4677-4787-b0da-9919c6a20xlk.shtml\" title=\"Effetto Hormuz, dal petrolio alle perle: non sar\u00e0 facile far ripartire i mercati (e l\u2019Europa che fa?)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il blocco dello Stretto di Hormuz<\/a>, il crollo delle esportazioni iraniane e<b> la perdita di oltre 14 milioni di barili al giorno<\/b> hanno provocato uno <b>choc petrolifero<\/b>. <b>Meno grave di quanto poteva essere<\/b>, per\u00f2. Molti osservatori si aspettavano un ritorno agli scenari degli anni Settanta. Invece il petrolio, pur salendo sensibilmente, non ha raggiunto i livelli catastrofici annunciati da alcune previsioni. <b>Una delle ragioni principali \u00e8 stata la Cin<\/b>a.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A prima vista, questo episodio sembrerebbe confermare il successo della strategia energetica di Pechino: anni di investimenti nelle energie rinnovabili, nell&#8217;auto elettrica, nell&#8217;alta velocit\u00e0 ferroviaria avrebbero reso la seconda economia del mondo meno vulnerabile agli choc esterni. C&#8217;\u00e8 del vero in questa interpretazione. Ma \u00e8 solo una parte della storia. L&#8217;altra parte, meno celebrata e pi\u00f9 scomoda, \u00e8 che <b>la resilienza energetica cinese continua a poggiare soprattutto sul carbone<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La Cina \u00e8 il maggiore importatore mondiale di petrolio<\/b>. Prima della guerra con l&#8217;Iran acquistava all&#8217;estero circa 11,6 milioni di barili al giorno. Nel pieno della crisi le sue importazioni sono scese sotto gli otto milioni di barili quotidiani, il livello pi\u00f9 basso degli ultimi otto anni. Secondo <b>Jason Bordoff<\/b> del Center on Global Energy Policy della Columbia University, <b>questa brusca contrazione della domanda cinese \u00e8 stata uno dei fattori decisivi nel contenere i prezzi internazionali del greggio<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come ha fatto Pechino a ridurre cos\u00ec rapidamente la dipendenza dalle importazioni? Anzitutto <b>attingendo alle proprie gigantesche riserve petrolifere<\/b>. Poi diminuendo l&#8217;attivit\u00e0 delle raffinerie e limitando le esportazioni di carburanti. Ma soprattutto <b>ricorrendo in misura maggiore alle fonti energetiche domestiche<\/b>. E qui emerge il vero protagonista della vicenda: il carbone.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per anni il dibattito internazionale sulla transizione energetica cinese si \u00e8 concentrato sui <b>primati conquistati dalla Repubblica Popolare nelle tecnologie verdi<\/b>. La Cina possiede una capacit\u00e0 installata di energia eolica e solare superiore a quella del resto del mondo messo insieme. Produce e vende pi\u00f9 veicoli elettrici di tutti gli altri Paesi sommati. L&#8217;espansione dell&#8217;alta velocit\u00e0 ferroviaria ha sottratto quote crescenti di domanda ai carburanti tradizionali. Tutto questo ha contribuito a rallentare la crescita dei consumi petroliferi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tuttavia<b> sarebbe un errore concludere che la sicurezza energetica cinese dipenda ormai dalle fonti rinnovabili<\/b>. <b>La crisi iraniana ha dimostrato il contrario<\/b>. Quando il mercato globale del petrolio \u00e8 entrato in fibrillazione, Pechino non ha potuto affidarsi al sole o al vento per sostituire rapidamente milioni di barili di greggio. <b>Ha fatto ricorso al carbone<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il carbone resta<\/b> il \u00abballast stone\u00bb, <b>il fondamento del sistema energetico cinese<\/b>, secondo la definizione ufficiale usata dalle autorit\u00e0 di Pechino. <b>\u00c8 l&#8217;ancora di sicurezza che garantisce continuit\u00e0 alle forniture quando il contesto internazionale diventa instabile<\/b>. Mentre altri Paesi asiatici soffrivano l&#8217;impennata dei costi energetici provocata dalla guerra, la disponibilit\u00e0 di abbondanti riserve carbonifere interne ha permesso alla Cina di limitare i danni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno<\/b>. La Cina produce oltre la met\u00e0 del carbone estratto nel mondo. <b>Nel 2024 la sua produzione ha raggiunto livelli senza precedenti<\/b>. Nessun altro Paese dispone di una simile assicurazione energetica nazionale. Le centrali a carbone continuano a fornire una quota decisiva dell&#8217;elettricit\u00e0 consumata da 1,4 miliardi di persone e da un apparato industriale senza equivalenti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La dipendenza dal carbone si estende anche ad ambiti meno noti<\/b>. Una delle risposte pi\u00f9 sorprendenti di Pechino alla crisi mediorientale \u00e8 stata la <b>riattivazione di progetti per trasformare il carbone in gas naturale sintetico<\/b>. Tecnologie considerate fino a pochi anni fa troppo costose e troppo inquinanti sono tornate improvvisamente d&#8217;attualit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella citt\u00e0 di Fuxin, nel Nord-Est della Cina, <b>il gruppo statale China Datang ha ripreso i lavori per un gigantesco impianto di conversione del carbone in gas<\/b>. Il progetto era stato avviato nel 2011 e sospeso nel 2014 per problemi tecnici, difficolt\u00e0 logistiche e preoccupazioni ambientali. Oggi viene <b>rilanciato nel nome della sicurezza energetica<\/b>. L&#8217;obiettivo \u00e8 sfruttare il carbone nazionale a basso costo per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas naturale, diventate pi\u00f9 rischiose in un mondo attraversato da guerre e tensioni geopolitiche.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Fuxin non \u00e8 un caso isolato. <b>Sono almeno tredici i nuovi progetti di carbone-gas in costruzione o in fase di pianificazione<\/b>. Secondo le stime della societ\u00e0 OilChem, la capacit\u00e0 produttiva di gas sintetico potrebbe aumentare di quasi sette volte nei prossimi anni. Gran parte di questi investimenti si concentra <b>nello Xinjiang,<\/b> regione ricca di risorse minerarie e strategica per gli equilibri economici interni della Repubblica Popolare (\u00e8 stata pi\u00f9 volte al centro di scontri etnici, \u00e8 popolata dall\u2019etn\u00eca uigura di religione islamica).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dal punto di vista economico <b>la logica \u00e8 difficile da contestare<\/b>. Il carbone dello Xinjiang ha costi estremamente bassi. Convertirlo in gas e trasportarlo verso le grandi aree urbane dell&#8217;Est <b>garantisce margini elevati<\/b>. Durante la guerra con l&#8217;Iran, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/energie\/26_aprile_23\/petrolio-attenti-alla-carenza-di-gas-ecco-perche-da-hormuz-le-ultime-a-ripartire-saranno-le-metaniere-6b167eed-4e3f-47b3-9e47-422738228xlk.shtml\" title=\"Petrolio? Attenti alla carenza di gas: ecco perch\u00e9 da Hormuz le ultime a ripartire saranno le metaniere\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">mentre i prezzi internazionali del gas naturale liquefatto<\/a> salivano fino a 25 dollari per milione di Btu (British thermal unit), i costi di produzione del gas sintetico cinese rimanevano compresi tra 5 e 9 dollari.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto questo ha per\u00f2 un<b> prezzo elevato dal punto di vista ambientale e umano<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il carbone \u00e8 il combustibile fossile pi\u00f9 inquinante<\/b>. \u00c8 il principale responsabile delle emissioni di anidride carbonica che alimentano il cambiamento climatico. Inoltre, <b>la sua estrazione continua a essere una delle attivit\u00e0 industriali pi\u00f9 pericolose al mondo<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La tragedia avvenuta il 22 maggio nella miniera di Liushenyu<\/b>, nella provincia dello Shanxi, ne \u00e8 una drammatica testimonianza. Un&#8217;esplosione <b>ha provocato la morte di 82 persone<\/b> e il ferimento di oltre 120 lavoratori. \u00c8 stato il pi\u00f9 grave incidente minerario registrato in Cina negli ultimi quindici anni. <b>Per decenni lo Shanxi \u00e8 stato sinonimo di prosperit\u00e0 e lutti<\/b>. In questa regione si concentra circa il 30% della produzione carbonifera nazionale. Qui sono nati modi di dire crudeli ma eloquenti: i minatori \u00abscambiano la vita con il denaro\u00bb, oppure \u00abrischiano la vita per il domani\u00bb. Dietro queste espressioni c&#8217;\u00e8 la memoria di esplosioni di gris\u00f9, allagamenti e crolli che hanno segnato la storia industriale cinese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi anni le riforme sulla sicurezza avevano prodotto risultati significativi. <b>Il numero delle vittime si era ridotto<\/b> grazie a controlli pi\u00f9 severi, sistemi di monitoraggio pi\u00f9 sofisticati e alla chiusura di migliaia di miniere illegali. Tuttavia <b>il disastro di Liushenyu dimostra che i vecchi problemi non sono scomparsi del tutto<\/b>. Le prime indagini hanno individuato gravi violazioni delle norme di sicurezza. Parte dei lavoratori presenti sottoterra non risultava registrata ufficialmente. Alcuni non disponevano dei dispositivi di tracciamento obbligatori. Sarebbero emersi anche<b> tunnel clandestini e planimetrie inesatte che hanno complicato i soccorsi<\/b>. La miniera era gi\u00e0 stata segnalata in passato per carenze nei sistemi di prevenzione. L&#8217;incidente solleva interrogativi che vanno oltre la responsabilit\u00e0 dei singoli dirigenti. <b>Quanto \u00e8 sostenibile una strategia energetica che continua ad assegnare al carbone un ruolo centrale?<\/b> Fino a che punto la sicurezza nazionale pu\u00f2 giustificare il ricorso a una fonte cos\u00ec dannosa per l&#8217;ambiente e per i lavoratori?<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La risposta di Pechino \u00e8 improntata al pragmatismo.<\/b> Le rinnovabili rappresentano il futuro, ma il carbone resta indispensabile nel presente. In una fase storica caratterizzata da conflitti, sanzioni e frammentazione della globalizzazione,<b> i dirigenti cinesi privilegiano l&#8217;autosufficienza rispetto alla purezza ideologica<\/b> della<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/pianeta2030\/26_giugno_06\/la-transizione-energetica-tra-nuovi-equilibri-globali-352c1bb1-1703-4eff-bd08-66ad1eebcxlk.shtml\" title=\"La transizione energetica tra nuovi equilibri globali\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> transizione verde<\/a>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La Cina porta ogni contraddizione alle estreme conseguenze.<b> \u00c8 allo stesso tempo il campione mondiale delle tecnologie pulite e il maggiore utilizzatore di carbone del pianeta<\/b>. Costruisce distese di pannelli solari nel deserto del Gobi e investe miliardi nella conversione del carbone in gas. Produce milioni di auto elettriche e continua a scavare miniere sempre pi\u00f9 profonde.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo choc petrolifero legato alla guerra in Iran ricorda che<b> la transizione energetica non procede in linea retta<\/b>. Dietro le statistiche trionfali sulle energie rinnovabili sopravvivono le logiche pi\u00f9 antiche della geopolitica: l&#8217;ossessione per la sicurezza degli approvvigionamenti, la ricerca dell&#8217;autonomia strategica, la disponibilit\u00e0 a sacrificare altri obiettivi in nome della stabilit\u00e0 economica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Se la Cina ha attraversato meglio di altri questa tempesta energetica, il merito non va attribuito alle pale eoliche o alle batterie delle auto elettriche<\/b>. Una parte importante della spiegazione si trova ancora sottoterra, nelle miniere dello Shanxi e dello Xinjiang. \u00c8 il volto meno celebrato del miracolo energetico cinese: nero come il carbone, indispensabile per la crescita, carico di costi ambientali e umani.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-16T18:42:53+02:00\" content=\"2026-06-16\">16 giugno 2026, 18:13  &#8211; modifica il 16 giugno 2026 | 18:42<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La grande sorpresa nell\u2019ultima crisi energetica \u00e8 stata cinese. 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