{"id":543028,"date":"2026-06-17T07:43:15","date_gmt":"2026-06-17T07:43:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/543028\/"},"modified":"2026-06-17T07:43:15","modified_gmt":"2026-06-17T07:43:15","slug":"morto-carlo-ginzburg-il-grande-storico-italiano-teorico-della-microstoria-aveva-87-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/543028\/","title":{"rendered":"Morto Carlo Ginzburg, il grande storico italiano teorico della \u00abmicrostoria\u00bb. Aveva 87 anni"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Antonio Carioti<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Innovatore e teorico della \u00abmicrostoria\u00bb, le sue ricerche senza steccati hanno fatto scuola. Figlio dell&#8217;intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, \u00e8 stato autore di testi su Inquisizione e stregoneria come \u00abI benandanti\u00bb e \u00abIl formaggio e i vermi\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Innovatore precoce, studioso profondo ed eclettico, era lo storico italiano pi\u00f9 famoso nel mondo, autore di libri tradotti in una trentina di lingue. <b>Carlo Ginzburg, scomparso all\u2019et\u00e0 di 87 anni,<\/b> aveva lasciato il segno sin da giovane con le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari, praticando la microstoria, di cui era un indiscusso maestro, ancora prima che venisse teorizzata come analisi di casi minuti in una prospettiva sperimentale e comparata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Abituato a indagare nelle pi\u00f9 diverse direzioni, convinto che il ricercatore debba lasciarsi sorprendere dal caso per inaugurare nuovi filoni di studio, Ginzburg amava raffigurare la storia non come una fortezza, ma come un <b>aeroporto da cui decollare per sempre nuove avventure intellettuali.<\/b> Perci\u00f2 era solito \u00abtrascurare gli steccati disciplinari\u00bb, contaminando il  lavoro storiografico con l\u2019antropologia, la filologia, la teologia, la letteratura, la storia dell\u2019arte. Passava con disinvoltura da Piero della Francesca a Niccol\u00f2 Machiavelli e Blaise Pascal.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In un\u2019intervista a \u00abla Lettura\u00bb del 2020 Ginzburg aveva confessato di provare <b>\u00abun impulso irresistibile ad addentrarmi in territori che non conosco,<\/b> ripartendo continuamente da zero\u00bb. Il che pu\u00f2 apparire sorprendente leggendo i suoi saggi, nei quali mostra un\u2019erudizione sconfinata e una scrupolosa cura per i dettagli e i rimandi a testi moderni e antichi del pi\u00f9 vario genere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Si era cimentato anche <b>con gli atti giudiziari contemporanei,<\/b> quando nel 1991 aveva pubblicato Il giudice e lo storico (Einaudi), un saggio sul processo per l\u2019omicidio del commissario Luigi Calabresi. In quelle pagine polemiche aveva esposto i motivi per cui riteneva del tutto inaffidabile la testimonianza di Leonardo Marino, in base alla quale erano stati condannati (allora si era ancora al primo grado) Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri. Ginzburg aveva rimproverato ai magistrati di aver adottato criteri analoghi a quelli da lui studiati dell\u2019Inquisizione, fino al punto di mettere l\u2019onere della prova a carico degli imputati.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nato a Torino il 15 aprile 1939, Carlo era <b>figlio di Leone Ginzburg,<\/b> letterato e antifascista morto in carcere a Roma nel 1944 per le torture subite, mentre sua madre era <b>la scrittrice Natalia Ginzburg,<\/b> figlia dello scienziato Giuseppe Levi. Aveva studiato alla Normale di Pisa e ventisettenne, nel 1966, aveva pubblicato un saggio destinato a diventare un piccolo classico della microstoria, I benandanti (Einaudi).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Pochi anni prima Ginzburg, neolaureato, aveva intrapreso <b>una ricerca sulla stregoneria.<\/b> E si era imbattuto a Modena nella vicenda di una donna, accusata di aver gettato un maleficio contro la sua padrona. L\u2019imputata prima aveva sostenuto di aver incontrato la Madonna, poi aveva ammesso, incalzata da un inquisitore, che si trattava del demonio. Incuriosito, Ginzburg aveva proseguito la sua indagine presso l\u2019archivio di Stato di Venezia. Qui aveva scoperto l\u2019esistenza dei benandanti, una setta di uomini nati con la camicia, cio\u00e8 \u00abinvolti nella membrana amniotica\u00bb, che nelle campagne friulane tra il XVI e il XVII secolo celebravano riti di fertilit\u00e0 e sostenevano di lottare contro le streghe per salvaguardare i raccolti. Ginzburg aveva ricostruito come gli inquisitori, chiamati a occuparsi del fenomeno, lo avessero progressivamente ricondotto ai loro schemi mentali. Cos\u00ec, nel giro di un secolo i benandanti vengono classificati come stregoni \u00abe i loro convegni notturni volti a procurare fertilit\u00e0 si trasformano nel sabba diabolico, col suo corredo di tempeste e di distruzioni\u00bb. Ci\u00f2 nondimeno le inchieste contro i benandanti aprivano <b>uno squarcio  sulle credenze rurali di quell\u2019epoca.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un altro popolano del Friuli vissuto nel Cinquecento aveva poi <b>attirato l\u2019attenzione di Ginzburg:<\/b> il mugnaio Domenico Scandella, detto Menocchio, due volte processato dall\u2019Inquisizione e infine messo a morte. In questo caso per\u00f2 non si trattava di stregoneria. La vicenda, trattata nel libro Il formaggio e i vermi (Einaudi, 1976), appariva particolarmente interessante in quanto Menocchio, pur influenzato da \u00aboscure mitologie contadine\u00bb, su di esse aveva innestato \u00abun complesso di idee estremamente chiaro e conseguente, che vanno dal radicalismo religioso, a un naturalismo tendenzialmente scientifico, ad aspirazioni utopistiche di rinnovamento sociale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Agli occhi del potere costituito, notava Ginzburg, Menocchio era<b> una figura sovversiva, <\/b>che disconosceva le gerarchie tradizionali. Ma non era neppure un seguace  di Lutero. Semmai la sua posizione rientrava \u00abin un filone autonomo di radicalismo contadino, che il sommovimento della Riforma aveva contribuito a far emergere, ma che era molto pi\u00f9 antico della Riforma\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019originalit\u00e0 del lavoro di Ginzburg, fondato sulla convinzione che si possa e si debba \u00abcercare di leggere i documenti contro le intenzioni di chi li ha prodotti\u00bb (nel suo caso gli inquisitori), gli aveva consentito di arrivare a <b>insegnare nei pi\u00f9 prestigiosi atenei americani<\/b> e in particolare presso la University of California Los Angeles. Poi dal 2006 al 2010 era stato docente alla Normale di Pisa. Di  ferme convinzioni progressiste, ma molto critico verso eccessi come la distruzione dei monumenti sgraditi, Ginzburg aveva abbandonato la casa editrice Einaudi quando ne  era stato assunto il controllo da Silvio Berlusconi. Era passato a  Feltrinelli, poi ad  Adelphi e Quodlibet.<br \/>In uno dei suoi ultimi libri Einaudi, Storia notturna (1989), aveva sviscerato la questione del sabba infernale, nell\u2019immagine del quale a suo avviso erano confluiti \u00abdue filoni culturali di provenienza eterogenea: da un lato, il tema, elaborato da inquisitori e giudici laici, del complotto ordito da una setta o da un gruppo sociale ostile; dall\u2019altro elementi di provenienza sciamanica ormai radicati nella cultura folklorica, come il volo magico e le metamorfosi animalesche\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un punto che a Ginzburg stava a cuore era la polemica contro lo scetticismo postmoderno che riduce la storiografia \u00aballa sua dimensione narrativa e retorica\u00bb, rifiutando il concetto stesso di prova. Ne aveva confutato le tesi in  Rapporti di forza (Feltrinelli, 2000), affermando che lo storico, al contrario del romanziere, <b>deve sottoporre il suo racconto alle conferme o smentite del principio di realt\u00e0,<\/b> il che implica fare i conti con il criterio del vero e del falso per raggiungere un grado pi\u00f9 raffinato di conoscenza. Pur senza mai dimenticare che \u00abdella storia umana sappiamo e sapremo sempre troppo poco\u00bb.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-17T09:02:37+02:00\">17 giugno 2026 ( modifica il 17 giugno 2026 | 09:02)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Antonio Carioti Innovatore e teorico della \u00abmicrostoria\u00bb, le sue ricerche senza steccati hanno fatto scuola. 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