{"id":546621,"date":"2026-06-19T14:52:16","date_gmt":"2026-06-19T14:52:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/546621\/"},"modified":"2026-06-19T14:52:16","modified_gmt":"2026-06-19T14:52:16","slug":"laccordo-tra-stati-uniti-e-iran-non-risolve-niente-piotr-smolar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/546621\/","title":{"rendered":"L\u2019accordo tra Stati Uniti e Iran non risolve niente &#8211; Piotr Smolar"},"content":{"rendered":"<p>Per il suo ottantesimo compleanno Donald Trump ha tirato un sospiro di sollievo. Il 14 giugno, prima dell\u2019inizio di una serata all\u2019interno della Casa Bianca dedicata alle arti marziali miste, il presidente statunitense ha annunciato la conclusione di un accordo con l\u2019Iran. Negoziato faticosamente per settimane, il testo stabilisce i princ\u00ecpi per mettere fine alla guerra prima dell\u2019avvio di una nuova fase diplomatica di sessanta giorni, destinata a risolvere le questioni pi\u00f9 spinose: il futuro del programma nucleare iraniano, la sorte delle scorte di uranio altamente arricchito, la graduale revoca delle sanzioni statunitensi. Si sta tirando su un castello di carte. Molti venti potrebbero abbatterlo.<\/p>\n<p>\u201cAutorizzo la riapertura dello stretto di Hormuz senza diritti di transito e la revoca immediata del blocco navale statunitense. Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra a fiumi!\u201d, ha scritto Trump in un primo messaggio sul suo social media Truth, esprimendo le sue priorit\u00e0. In un secondo messaggio, il presidente promette \u201cpace e sicurezza a tutta la regione\u201d. Precisando che, dopo le operazioni di sminamento nel passaggio marittimo, l\u2019oro nero circoler\u00e0 di nuovo liberamente dal 19 giugno, giorno della firma ufficiale dell\u2019accordo.  <\/p>\n<p>L\u2019attacco israeliano in un sobborgo a sud di Beirut, la mattina del 14 giugno, ha rischiato di far deragliare lo sforzo diplomatico, per l\u2019ennesima volta. L\u2019Iran si apprestava a lanciare missili per rappresaglia. Ci sono volute lunghe trattative per trattenerlo. Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, che ha svolto un ruolo chiave nella mediazione, \u00e8 stato il primo ad annunciare su X che era stato finalmente raggiunto un accordo quadro. Ha ringraziato il Qatar, l\u2019Arabia Saudita e la Turchia per il loro impegno al suo fianco.  <\/p>\n<p>Senza mai menzionare Israele, relegato al ruolo di subalterno degli Stati Uniti \u2013 cosa che non corrisponde alla natura del rapporto bilaterale \u2013, il leader pachistano ha precisato che le due parti hanno accettato una \u201ccessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso\u201d. Questa precisazione \u00e8 fondamentale. Washington aveva tentato, invano, di separare i negoziati con l\u2019Iran da quelli condotti tra lo stato ebraico e il governo libanese. Teheran \u00e8 riuscita a integrare Beirut nei parametri imprescindibili della fine delle ostilit\u00e0. Una vittoria. I prossimi giorni in Libano saranno un test decisivo di credibilit\u00e0 per tutti.  <\/p>\n<p>In assenza di dettagli sul calendario e sugli impegni, prevale una strana impressione di ritorno al passato, cio\u00e8 all\u20198 aprile, quando Trump aveva annunciato un cessate il fuoco di due settimane e la riapertura dello stretto di Hormuz. I negoziati finali avrebbero dovuto aprirsi in seguito a Islamabad, in Pakistan. Ma non \u00e8 successo. Stavolta l\u2019accordo si firma in Svizzera, dopo una serie di colloqui per preparare il prossimo ciclo di negoziati, definiti \u201ctecnici\u201d. Sempre in Svizzera, sotto l\u2019egida dell\u2019Oman, l\u2019inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, aveva incontrato il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, il 17 e il 26 febbraio. Teheran era pronta a compiere passi avanti inediti, ma insufficienti, in particolare riguardo alla rinuncia allo stoccaggio di uranio arricchito sul suo territorio. Ma a Washington la decisione di andare in guerra era gi\u00e0 stata presa, in mancanza di una capitolazione incondizionata del regime iraniano. Una capitolazione che non sarebbe mai arrivata.  <\/p>\n<p>Dopo molte dichiarazioni perentorie sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero recuperato le scorte di uranio arricchito della Repubblica islamica, con le buone o con le cattive, la Casa Bianca ha dovuto, anche in questo caso, moderare le ambizioni. Si parla ora di un\u2019eventuale diluizione delle scorte, direttamente in Iran. \u201cPer quanto riguarda la questione nucleare\u201d, ha scritto su X Dan Shapiro, ex ambasciatore statunitense in Israele ed esperto dell\u2019Atlantic council, \u201cnon c\u2019\u00e8 un accordo, se non quello di negoziare sulle scorte di uranio altamente arricchito e su una moratoria sull\u2019arricchimento. L\u2019Iran sa come trascinare i negoziati e cercare di ottenere concessioni lungo il percorso. \u00c8 possibile che non si giunga a nessun accordo, ed \u00e8 molto probabile che, se ce ne fosse uno, sarebbe peggiore di quello che avremmo ottenuto con la diplomazia prima della guerra\u201d.  <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e Israele sono entrati in guerra il 28 febbraio con molte certezze. Queste riguardavano la portata delle loro forze militari congiunte e la capacit\u00e0 di coordinamento, dimostrata nelle operazioni del giugno 2025, quando Washington aveva compiuto un passo senza precedenti, bombardando tre siti nucleari iraniani. Ancora una volta, la propensione di Trump alla trasgressione e all\u2019operazione militare lampo sembrava essere stata premiata. Otto mesi dopo, la decapitazione del potere iraniano la prima mattina della guerra aveva rafforzato questa convinzione. I due alleati erano inoltre convinti che il regime di Teheran non fosse mai stato cos\u00ec vulnerabile dalla rivoluzione islamica del 1979. Dopo i duri colpi inferti da Israele a Hamas e Hezbollah in seguito al 7 ottobre 2023, e la caduta del regime di Assad in Siria alla fine del 2024, l\u2019Iran si trovava a un passo da una riconfigurazione storica.  <\/p>\n<p>Dall\u2019Iran<\/p>\n<p>Un risultato positivo<\/p>\n<p>\u25c6 L\u2019accordo raggiunto con Washington \u00e8 stato accolto positivamente dai mezzi d\u2019informazione iraniani, sia quelli conservatori, che hanno esaltato la \u201cvittoria\u201d della Repubblica islamica sui suoi nemici storici (Stati Uniti e Israele), sia quelli moderati, sollevati dalla prospettiva della fine delle sofferenze provocate dalla guerra tra la popolazione. L\u2019agenzia <strong>Fars News<\/strong>, vicina ai Guardiani della rivoluzione, si rallegra del fatto che \u201cchi voleva distruggere per sempre la nostra industria nucleare, ridurre la portata dei nostri missili, interrompere il nostro sostegno alla resistenza, rovesciare la Repubblica islamica e dividere l\u2019Iran si \u00e8 inginocchiato davanti alla gloria della nazione\u201d.  <\/p>\n<p>Saeed Laylaz, consigliere economico di vari presidenti iraniani, sul giornale riformista <strong>Etemad<\/strong> conferma: \u201cNessuno immaginava che l\u2019Iran sarebbe stato in grado di raggiungere una posizione simile sul terreno e poi al tavolo dei negoziati. I successi di Teheran oggi sono indiscutibili\u201d. Ma aggiunge che il governo dovrebbe approfittare dell\u2019accordo per \u201cavviare le riforme necessarie\u201d in modo da \u201centrare in una nuova epoca e permettere un notevole sviluppo del paese\u201d.  <\/p>\n<p><strong>Shargh<\/strong> riferisce del tentativo dell\u2019ala pi\u00f9 oltranzista del regime di ostacolare l\u2019intesa con una vasta campagna mediatica, politica e sociale. \u201cAl momento in Iran si affrontano due tendenze diverse\u201d, commenta il quotidiano riformista. \u201cLa prima considera la diplomazia l\u2019unico mezzo per consolidare i risultati nazionali e portare stabilit\u00e0; la seconda si oppone all\u2019accordo\u201d.  <\/p>\n<p>        &#13;<\/p>\n<p>Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e i suoi alleati statunitensi \u2013 i falchi neoconservatori convinti delle virt\u00f9 trasformative del solo potere militare \u2013 hanno fatto di tutto per convincere l\u2019amministrazione Trump che quella fosse la via maestra per arrivare a Teheran. La cecit\u00e0 di Stati Uniti e Israele \u00e8 stata terribile. Testimonia un\u2019intelligence scadente, un\u2019analisi difettosa, un\u2019assenza di strategia e di previsione. Insomma, un\u2019improvvisazione, accelerata dalle manifestazioni popolari represse nel sangue dal regime iraniano all\u2019inizio di gennaio.  <\/p>\n<p>Il risultato, dopo 106 giorni di guerra, \u00e8 una sconfitta strategica su vari livelli, nonostante alcuni successi tattici e la riduzione del potenziale militare iraniano. Ci\u00f2 spiega un paradosso: per quanto incompleto e precario sia l\u2019accordo negoziato, era impossibile sperare in qualcosa di meglio. Gli Stati Uniti non avevano previsto che l\u2019Iran sarebbe stato in grado di attaccare gli alleati arabi nel Golfo, n\u00e9 di appropriarsi dello stretto di Hormuz come strumento di ricatto o merce di scambio. Chiudere uno dei rubinetti del petrolio mondiale e un asse della circolazione marittima sembra ben pi\u00f9 concreto e devastante delle derive del programma nucleare iraniano dopo l\u2019uscita degli Stati Uniti dall\u2019accordo di Vienna nel 2018. Non si conosce ancora, ufficialmente, il testo completo dell\u2019accordo. Ma secondo le versioni circolate grazie a fughe di notizie organizzate, non ci sono riferimenti al programma balistico iraniano. N\u00e9 ai collaboratori del regime nella regione (Hezbollah, ribelli huthi nello Yemen, Hamas), al tempo stesso autonomi e organicamente legati a Teheran. N\u00e9, infine, al popolo iraniano, che si \u00e8 ribellato contro il regime al costo di migliaia di morti. Trump gli aveva assicurato che \u201cgli aiuti erano in arrivo\u201d. Ai suoi occhi, ora conta solo un ritorno alla normalit\u00e0 sul piano commerciale.  <\/p>\n<p>Quello che incombe, nonostante le energiche smentite del presidente statunitense, \u00e8 l\u2019ombra di una sorta di rivisitazione dell\u2019accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015: restrizioni negoziate sul programma in cambio di una graduale revoca delle sanzioni economiche. Trump respinge questo parallelo. Nonostante l\u2019evidenza, sostiene che l\u2019accordo concluso durante l\u2019amministrazione di Barack Obama spianasse la strada verso la bomba, mentre quello attuale sarebbe un \u201cmuro\u201d che ostacola questa ambizione. Nell\u2019accordo del 2015, tuttavia, l\u2019Iran aveva rinnovato il suo impegno a non dotarsi di armi nucleari. Nei primi tre anni successivi l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) aveva osservato che gli impegni assunti erano stati rispettati.  <\/p>\n<p>La riapertura dello stretto di Hormuz non significa un ritorno immediato alla normalit\u00e0. La sfiducia tra le parti \u00e8 notevole. In una dichiarazione congiunta i leader di Francia, Regno Unito, Germania e Italia hanno ribadito la disponibilit\u00e0 ad assumersi le proprie responsabilit\u00e0, \u201canche attraverso una missione strettamente difensiva e indipendente volta a rassicurare il traffico commerciale e a condurre operazioni di sminamento\u201d.  <\/p>\n<p>Il governo israeliano pensava di coronare il suo ciclo di campagne militari seguite al 7 ottobre abbattendo quella che considerava la fonte principale della minaccia alla sua esistenza. In realt\u00e0, si ritrova pi\u00f9 isolato e criticato che mai in Medio Oriente. Inoltre rischia una rottura storica con il protettore statunitense. Un tempo Trump aveva legato il suo destino a quello di Netanyahu. Ora \u00e8 finita. Finge di dargli ordini, esige la fine delle operazioni israeliane in Libano. Sul sito Axios il presidente ha confidato la sua esasperazione dopo l\u2019attacco a Beirut del 14 giugno: \u201cPerch\u00e9 Bibi si \u00e8 sentito in dovere di lanciare questo fottuto attacco? Ero cos\u00ec furioso. Gliel\u2019ho fatto sapere. Non ha alcun senso della misura\u201d.  <\/p>\n<p>Il miliardario \u00e8 consapevole della sua impopolarit\u00e0 nei sondaggi e delle crescenti critiche al rapporto speciale con Israele. \u00c8 capace di rivolgere la sua retorica brutale contro \u201cBibi\u201d, il soprannome di Netanyahu. Senza il sostegno logistico e le forniture degli Stati Uniti, l\u2019esercito israeliano non avrebbe pi\u00f9 i mezzi per realizzare le proprie ambizioni. Netanyahu voleva continuare la guerra. Trump voleva fermarla. Per entrambi il conto politico dell\u2019impresa si annuncia salato, nonostante il loro talento per la propaganda.  <\/p>\n<p>Il 14 giugno sul canale conservatore Fox News il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha cominciato il pericoloso esercizio di cosmesi politica: \u201cPenso che il mio primo messaggio al popolo americano sia \u2018grazie\u2019. Grazie alla vostra pazienza, credo che abbiamo risolto un problema che ha avvelenato questo paese da prima della mia nascita\u201d. Il verbo \u201crisolvere\u201d testimonia una rara audacia oratoria. \u25c6 adg  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/piotr-smolar\/2026\/06\/18\/mailto:posta@internazionale.it?subject=L\u2019accordo tra Stati Uniti e Iran non risolve niente\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per il suo ottantesimo compleanno Donald Trump ha tirato un sospiro di sollievo. 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