{"id":548085,"date":"2026-06-20T12:59:28","date_gmt":"2026-06-20T12:59:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/548085\/"},"modified":"2026-06-20T12:59:28","modified_gmt":"2026-06-20T12:59:28","slug":"protesi-oltre-la-mano-bionica-la-sfida-dei-dispositivi-artificiali-che-il-cervello-puo-davvero-fare-propri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/548085\/","title":{"rendered":"Protesi, oltre la mano bionica: la sfida dei dispositivi artificiali che il cervello pu\u00f2 (davvero) fare propri"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Ruggiero Corcella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Tra la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma e la Sapienza Universit\u00e0 di Roma, la neuroscienziata Viviana Betti guida un programma di ricerca che combina realt\u00e0 virtuale, sensori personalizzati e intelligenza artificiale. Obiettivo, realizzare protesi non pi\u00f9 imitazione di quelle naturali<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per oltre trent&#8217;anni <b>la ricerca sulle<\/b> <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/protesi\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">protesi<\/a> ha inseguito lo stesso obiettivo: costruire mani artificiali sempre pi\u00f9 simili a quelle naturali. Pi\u00f9 sofisticate, pi\u00f9 realistiche, pi\u00f9 vicine possibile all&#8217;arto perduto. Eppure, nonostante i progressi tecnologici e gli ingenti investimenti internazionali, il problema principale rimane aperto. <b>Molte persone amputate continuano a non sentire quelle protesi come parte del proprio corpo e spesso finiscono per utilizzarle poco o addirittura abbandonarle.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da questa apparente contraddizione prende forma il lavoro di <b>Viviana Betti,<\/b> professoressa associata di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma e direttrice del Laboratorio di Neuroscienze e Tecnologie Applicate dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.hsantalucia.it\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">IRCCS Fondazione Santa Lucia<\/a>. Da anni studia il modo in cui il cervello rappresenta il corpo e gli strumenti e come queste conoscenze possano essere tradotte in nuove tecnologie per la riabilitazione. \u00abLe neuroscienze mostrano che, anche trent&#8217;anni dopo un&#8217;amputazione, <b>il cervello continua a conservare una rappresentazione della mano perduta.<\/b> \u00c8\u00a0\u00a0proprio <b>questa persistenza che potrebbe rendere difficile incorporare una protesi come parte del proprio corpo<\/b>\u00bb.<br \/>\u00c8 un&#8217;approdo che mette in discussione uno dei presupposti pi\u00f9 consolidati della neuroriabilitazione moderna. Forse il problema non consiste nel costruire copie sempre pi\u00f9 fedeli dell&#8217;arto perduto, ma nel <b>progettare strumenti che il cervello possa realmente integrare.<\/b> Non imitare una mano, ma comprendere come il cervello costruisce nuove possibilit\u00e0 di azione.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    <b>La palestra virtuale che riattiva i circuiti motori<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per verificare questa ipotesi, il gruppo di ricerca coordinato da Betti ha sviluppato <b>una piattaforma che integra realt\u00e0 virtuale immersiva e sensori<\/b> <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/elettromiografia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">elettromiografici<\/a> <b>personalizzati.<\/b> Il sistema registra in tempo reale l&#8217;attivit\u00e0 dei muscoli residui presenti nel moncone del paziente e la trasforma immediatamente in movimenti visibili all&#8217;interno di ambienti virtuali. <b>Chi ha perso un arto pu\u00f2 cos\u00ec tornare a compiere azioni complesse<\/b> come afferrare un oggetto, manipolare utensili o eseguire prese di precisione. Il paziente non si limita a osservare un avatar. Deve attivare volontariamente i muscoli e vedere il risultato del proprio gesto comparire davanti ai suoi occhi. In questo modo si ricostruisce<b> un legame tra intenzione motoria e azione,<\/b> un passaggio fondamentale per riattivare circuiti cerebrali rimasti inattivi per anni.\u00a0<\/p>\n<p>    La sperimentazione su 12 pazienti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La sperimentazione ha coinvolto dodici persone con amputazione dell&#8217;arto superiore seguite per un mese.\u00a0<\/b>Attraverso <b>algoritmi di machine learning<\/b>, il sistema ha imparato a riconoscere i diversi schemi di attivazione <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/muscolo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">muscolare <\/a>\u00a0associati alle intenzioni di movimento dei partecipanti. <b>Non si tratta di immaginare il gesto, ma di eseguirlo realmente attraverso i muscoli ancora presenti.<\/b> Quando il software riconosce il comando, l&#8217;azione prende forma nello scenario virtuale, creando una corrispondenza immediata tra intenzione e risultato. <b>Un episodio raccontato dalla stessa professoressa Betti<\/b> mostra l&#8217;impatto che questo approccio pu\u00f2 avere. \u00abUn nostro partecipante era amputato da trent&#8217;anni e utilizzava una protesi puramente estetica. Dopo quindici o venti giorni di training mi chiam\u00f2 e mi disse: <b>\u201cPer la prima volta ho avuto l&#8217;intenzione di andare a prendere un bicchiere d&#8217;acqua con la mia mano finta\u201d<\/b>\u00bb. Per la neuroscienziata quel racconto rappresenta qualcosa di pi\u00f9 di una semplice impressione soggettiva. \u00abQuesto training aveva riattivato dei circuiti motori che fino a quel momento erano rimasti silenti\u00bb.<\/p>\n<p>    <b>Sensori intelligenti che costano pochi centesimi<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La realt\u00e0 virtuale rappresenta soltanto una parte dell&#8217;innovazione. L&#8217;altra componente fondamentale \u00e8 costituita dai <b>sensori sviluppati direttamente nei laboratori della Fondazione Santa Lucia<\/b>. <b>Gli elettrodi vengono realizzati attraverso una tecnologia di stampa a getto d&#8217;inchiostro, basata su nanoparticelle d&#8217;argento.<\/b> Questo permette di produrre dispositivi completamente personalizzati, adattati alle caratteristiche anatomiche e muscolari di ciascun paziente. <b>Il vantaggio \u00e8 anche economico.<\/b> I sensori normalmente utilizzati nelle protesi avanzate hanno costi molto alti. \u00abNoi invece possiamo stampare queste matrici spendendo pochi centesimi\u00bb, spiega Betti. \u00ab\u00c8 un costo praticamente irrisorio\u00bb. La possibilit\u00e0 di personalizzare il layout dei sensori consente inoltre di ottenere una <b>registrazione pi\u00f9 accurata dell&#8217;attivit\u00e0 muscolare<\/b> e di migliorare il controllo dei dispositivi. Un aspetto cruciale se si vuole portare queste tecnologie fuori dai laboratori e renderle accessibili a un numero crescente di pazienti.<\/p>\n<p>    <b>Non una mano artificiale, ma uno strumento<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vera rivoluzione, per\u00f2, non riguarda soltanto la tecnologia. Tocca il concetto stesso di protesi e il modo in cui la medicina ha interpretato per decenni la sostituzione degli arti. <b>Invece di inseguire una somiglianza sempre maggiore con la mano naturale, i ricercatori stanno esplorando una strada completamente diversa. L&#8217;idea \u00e8 progettare protesi non antropomorfe, <\/b>strumenti capaci di svolgere efficacemente le attivit\u00e0 quotidiane senza necessariamente assomigliare a una<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/mano\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> mano<\/a>. Questa intuizione nasce anche dall&#8217;<b>ascolto dei pazienti<\/b>. Uno di loro, quarantenne, ha scritto una frase che per Betti riassume perfettamente il problema: \u00abDa quando ho avuto un incidente come il mio, mi accorgo che servono strumenti funzionali pi\u00f9 che protesi esteticamente belle ma meno funzionali\u00bb. <b>Secondo la neuroscienziata, le protesi attualmente disponibili hanno raggiunto livelli straordinari di sofisticazione tecnologica ma continuano a mostrare limiti importanti nelle attivit\u00e0 quotidiane<\/b>. \u00abSono molto belle, molto sofisticate. Tuttavia, non consentono azioni come abbottonarsi una camicia, mettersi una lente a contatto o allacciarsi le scarpe. Molte persone riferiscono che, una volta a casa, le tolgono\u00bb. La spiegazione potrebbe trovarsi proprio nel modo in cui il cervello continua a rappresentare la mano biologica. \u00abPer il cervello una protesi non diventa una mano solo perch\u00e9 le somiglia. Ci\u00f2 che conta \u00e8 la funzione che permette di svolgere\u00bb. Da qui nasce l&#8217;idea di <b>sfruttare meccanismi cerebrali differenti.<\/b> Le neuroscienze mostrano infatti che esistono aree coinvolte nell&#8217;uso degli strumenti, una capacit\u00e0 che accompagna l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo da migliaia di anni.<b> Invece di chiedere al cervello di incorporare una falsa mano, i ricercatori vogliono aiutarlo a incorporare direttamente uno strumento.<\/b><\/p>\n<p>    <b>Ripensare il corpo nell&#8217;era delle neurotecnologie<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dietro questo progetto si nasconde una riflessione pi\u00f9 ampia che riguarda il significato stesso del corpo nell&#8217;epoca delle neurotecnologie. Per molto tempo<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/riabilitazione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> la medicina riabilitativa<\/a> ha cercato di riportare il paziente alla condizione precedente all&#8217;incidente o alla malattia. Oggi, secondo Betti, potrebbe essere necessario adottare una prospettiva diversa. \u00ab<b>I tempi sono maturi per immaginare un corpo che non deve necessariamente rispondere al canone della normalit\u00e0, ma che sia funzionale.<\/b> L\u2019obiettivo non \u00e8 sostituire il corpo biologico, ma aumentare le possibilit\u00e0 di azione e di autonomia della persona\u00bb.<br \/>Non si tratta di rinunciare all&#8217;identit\u00e0 corporea. La sfida consiste piuttosto nel ridefinire il rapporto tra corpo, tecnologia e autonomia personale. \u00abEvidentemente non saremo pi\u00f9 gli stessi che eravamo prima. L&#8217;importante per\u00f2 \u00e8 continuare a realizzare le nostre attivit\u00e0 e farlo con un certo grado di autonomia\u00bb. In questa prospettiva la protesi non deve necessariamente nascondersi o imitare il corpo biologico. <b>Potrebbe assumere forme, colori e design inaspettati, diventando un elemento distintivo della persona e non semplicemente un surrogato dell&#8217;arto perduto.<\/b> Una tecnologia pensata per l&#8217;empowerment dell&#8217;individuo piuttosto che per il ripristino di un ideale estetico di normalit\u00e0.<\/p>\n<p>    <b>Dal laboratorio alla vita quotidiana<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il gruppo di ricerca ha recentemente ottenuto il<b> finanziamento di circa 3,5 milioni di euro <\/b>dal Ministero dell&#8217;Universit\u00e0 e della Ricerca <b>per sviluppare, nei prossimi cinque anni, una nuova generazione di protesi adattative<\/b>. Il progetto coinvolger\u00e0 neuroscienziati, ingegneri robotici e un&#8217;azienda specializzata nello sviluppo di nuovi materiali: \u00abL\u2019obiettivo \u00e8 arrivare, nel giro di quattro o cinque anni, ad un primo prototipo: <b>non pi\u00f9 una mano, ma uno strumento personalizzato sulle esigenze del paziente<\/b>\u00bb spiega Betti.<\/p>\n<p>    <b>Una piattaforma per la riabilitazione del futuro<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un altro elemento centrale del progetto riguarda <b>la possibilit\u00e0 di portare la neuroriabilitazione fuori dagli ospedali.<\/b> La piattaforma integra una dashboard che permette ai clinici di<b> monitorare a distanza le prestazioni dei pazienti<\/b>, valutando parametri come quantit\u00e0 di movimento, tempi di reazione ed errori commessi durante gli esercizi. In questo modo il training pu\u00f2 essere svolto direttamente a casa, riducendo gli spostamenti e alleggerendo il carico delle strutture sanitarie.<br \/>Secondo la neuroscienziata, questa \u00e8 una delle direzioni pi\u00f9 promettenti per il futuro della riabilitazione. \u00abNon soltanto uscire dall&#8217;idea che i training debbano essere necessariamente fatti in ospedale. Grazie alle nuove tecnologie,<b> possono essere svolti a casa, in completa autonomia<\/b> e mantenendo un collegamento costante con il clinico\u00bb. \u00c8 la stessa direzione verso cui si sta muovendo la medicina contemporanea, sempre pi\u00f9 orientata verso interventi costruiti sulle caratteristiche biologiche, cliniche e comportamentali del singolo individuo. \u00abLa neuroriabilitazione del futuro sar\u00e0 altamente personalizzata e completamente su misura del paziente\u00bb. <br \/>Questa visione sta gi\u00e0 trovando applicazione attraverso <b>EMBODIA, iniziativa nata grazie a un finanziamento per l\u2019Imprenditorialit\u00e0 Sapienza. <\/b>L\u2019obiettivo \u00e8 estendere la piattaforma anche alla riabilitazione del declino motorio e cognitivo associato all\u2019<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/invecchiamento\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">invecchiamento<\/a>, sviluppando tecnologie capaci di <b>adattare il training in tempo reale sulla base dei segnali psicofisiologici della persona.<\/b> Una prospettiva che apre la strada a interventi domiciliari pi\u00f9 personalizzati, scalabili e accessibili.<\/p>\n<p>    <b>Intelligenza artificiale ed etica delle neurotecnologie<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">All&#8217;interno della piattaforma sono gi\u00e0 presenti algoritmi di machine learning che apprendono gli schemi di movimento e di attivazione muscolare dei singoli partecipanti. In prospettiva, l&#8217;intelligenza artificiale potrebbe assumere un ruolo ancora pi\u00f9 importante. \u00abAbbiamo gi\u00e0 immaginato una possibile estensione della piattaforma con <b>agenti di intelligenza artificiale che leggono i risultati del training e aggiustano automaticamente la difficolt\u00e0 degli esercizi e obiettivi in funzione delle caratteristiche della persona<\/b>\u00bb. La riabilitazione del futuro, secondo Betti, sar\u00e0 sempre meno standardizzata e sempre pi\u00f9 dinamica, costruita intorno ai bisogni del singolo individuo. <br \/>Parallelamente <b>cresce il dibattito sulle Brain-Computer Interface (BCI) e sulle nuove neurotecnologie sviluppate in tutto il mondo.<\/b> La professoressa Betti guarda con interesse a questi progressi, ma ritiene indispensabile accompagnarli con regole chiare. \u00ab<b>Abbiamo bisogno di linee guida che garantiscano uno sviluppo sicuro, trasparente e orientato al benessere delle persone<\/b>. La rivoluzione che si sta delineando non riguarda soltanto i pazienti. Riguarda il modo in cui concepiamo il corpo, la disabilit\u00e0 e il rapporto tra essere umano e macchina. Pi\u00f9 che sostituire il corpo, le tecnologie del futuro potrebbero ampliare le possibilit\u00e0 di azione, restituendo autonomia e qualit\u00e0 della vita a un numero crescente di persone\u00bb,\u00a0 conclude.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-06-19T06:40:06+02:00\">19 giugno 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Ruggiero Corcella Tra la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma e la 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