{"id":551740,"date":"2026-06-23T01:34:48","date_gmt":"2026-06-23T01:34:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/551740\/"},"modified":"2026-06-23T01:34:48","modified_gmt":"2026-06-23T01:34:48","slug":"recensione-mostra-pittura-napoli-caravaggio-forte-dei-marmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/551740\/","title":{"rendered":"Recensione mostra Pittura Napoli Caravaggio, Forte dei Marmi"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini<\/a> (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), pubblicato il 21\/06\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/16c_recensioni-mostre.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Recensioni mostre        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/collezionismo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Collezionismo<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> <\/p>\n<p>A Forte dei Marmi, quaranta capolavori della collezione De Vito ripercorrono il Seicento napoletano. Ma \u00e8 una rassegna bifronte, perch\u00e9 dietro il racconto storico emerge un\u2019altra mostra: quella dedicata all\u2019immaginazione, alle ossessioni e al progetto intellettuale di un grande collezionista. La recensione di Federico Giannini.<\/p>\n<p>Giuseppe De Vito ha dato carne all\u2019anima pi\u00f9 rigorosamente matematica del collezionismo d\u2019arte e la fondazione che porta il suo cognome, da alcuni anni, sta opportunamente e devotamente proseguendo quel suo alacre, caloroso progetto di recupero del Seicento napoletano avviato pi\u00f9 di cinquant\u2019anni fa. La mostra che quest\u2019estate, a Forte dei Marmi, seguiter\u00e0 a squadernare fino alle prime oscurit\u00e0 d\u2019autunno il grosso della collezione di De Vito, non \u00e8 che la pagina pi\u00f9 fresca d\u2019un lungo insieme di manovre, d\u2019un palinsesto a tempo indeterminato che la fondazione, costituita nel 2011, continua a seguire e a riscrivere per ottemperare all\u2019espressa volont\u00e0 del fondatore di concedere agli sguardi quel patrimonio ch\u2019era stato capace di radunare e d\u2019illuminare col suo lavoro. Si pu\u00f2 comunque supporre, anche senza timore d\u2019esser smentiti, che la curatrice Nadia Bastogi sia stata in grado d\u2019assemblare una curiosa macchina bifronte: al pubblico convocato al Forte Pietro Leopoldo \u00e8 quindi offerta una mostra che il visitatore pu\u00f2 decidere di seguire come fosse una sequenza storica o come fosse il disvelamento d\u2019una fantasticheria scandalosa. Due mostre, dunque, non una soltanto, e si pu\u00f2 ricavare dalla visita l\u2019impressione che le due mostre siano completamente staccate l\u2019una dall\u2019altra, un\u2019impressione tanto viva da indurre alla voglia d\u2019almeno un ritorno. La disposizione delle opere, in rigoroso ordine cronologico, certo favorisce una compiacente, ligia condiscendenza a un titolo (Pittura a Napoli dopo Caravaggio) che, da un lato, cerca d\u2019irretire le masse investendo sul nome del Merisi (il quale, al solito, non pu\u00f2 che agire da r\u00e9clame), e d\u2019altro canto promette un avvertito itinerario fra le vicende della pittura napoletana d\u2019inizio Seicento, peraltro insolito a queste latitudini. Occorre per\u00f2 anche riconoscere che dalle superfici dipinte affiora di continuo l\u2019ombra d\u2019un singolare demiurgo che, come tutti i collezionisti, fu uomo di raffinate, amabili spregiudicatezze, oltre che amante dell\u2019impossibile: la seconda mostra \u00e8 nascosta qui.<\/p>\n<p>Probabilmente De Vito avrebbe apprezzato la prima mostra, quella che s\u2019attiene ai suggerimenti dei pannelli che cadenzano il ritmo della visita, la mostra che serve a dare un ordine a quella sua attivit\u00e0 di catalogatore di meraviglie, a far emergere il pi\u00f9 velleitario dei propositi d\u2019un collezionista della specie di Giuseppe De Vito, ovvero quello di ricostruire, con coerenza e col massimo rigore possibile, un pezzo di storia dell\u2019arte appoggiandosi ai puntelli garantiti dalle opere che s\u2019\u00e8 riusciti a trovare sul mercato. A Forte dei Marmi sono esposti quaranta dei sessantaquattro lavori che formano il nucleo napoletano della collezione, cifra ragguardevole se si tiene conto che la collezione aveva uno scopo definito, ovvero documentare il primo Seicento partenopeo, e che i pezzi son tutti di qualit\u00e0 molto sostenuta, oltre a esser ben rappresentativi di tutte le diramazioni assunte dalla pittura napoletana nel periodo che va, grosso modo, dai primi caravaggeschi fino alla partenza di Luca Giordano per Firenze, con maggior concentrazione sui decenn\u00ee centrali del secolo XVIII.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" title=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/allestimenti-mostra-pittura-a-napoli-dopo-caravaggio-1.jpeg\" width=\"750\" height=\"566\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" title=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/allestimenti-mostra-pittura-a-napoli-dopo-caravaggio-2.jpeg\" width=\"750\" height=\"572\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" title=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/allestimenti-mostra-pittura-a-napoli-dopo-caravaggio-3.jpeg\" width=\"750\" height=\"556\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" title=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/allestimenti-mostra-pittura-a-napoli-dopo-caravaggio-4.jpeg\" width=\"750\" height=\"531\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" title=\"Allestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/allestimenti-mostra-pittura-a-napoli-dopo-caravaggio-5.jpeg\" width=\"750\" height=\"561\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito. Foto: Barbara Cardini&#13;<\/p>\n<p>La mostra procede pertanto seguendo una scansione piana, lineare, documentaria, ricostruendo con lena maniacale i caratteri d\u2019una pittura che aveva inseguito Caravaggio, lo aveva imitato, lo aveva impastato e lo aveva infine risputato, e ordinando i segni, le tracce, le presenze, la materia d\u2019una produzione artistica che fu ricca e recettiva, aperta e gelosa, teatrale e sporca. I titoli delle sezioni chiariscono le tappe di questo tour: \u201cL\u2019eredit\u00e0 di Caravaggio\u201d, \u201cIl naturalismo nella prima met\u00e0 del Seicento\u201d, \u201cIl genere della battaglia e la pittura di \u2018figure in piccolo\u2019\u201d, \u201cSante ed eroine\u201d, \u201cNaturalismo e classicismo. L\u2019apertura a nuove influenze\u201d, \u201cIl trionfo della natura morta\u201d, \u201cVerso il Barocco: Mattia Preti e Luca Giordano\u201d. \u00c8 una specie di piccolo compendio, sbilanciato certo sulle opere di cultura naturalista, come riconosce la stessa curatrice nel suo saggio, e tuttavia aperto anche a linguaggi meno tenebrosi. Lo sviluppo \u00e8, grosso modo, quello che ci s\u2019aspetta da una piccola mostra sul Seicento napoletano, ed \u00e8 certamente questo il miglior complimento che si possa rivolgere a chi, per met\u00e0 della propria esistenza, ha inseguito il desiderio d\u2019allestire una pinacoteca sulle pareti di casa propria con l\u2019intento, un domani, di condividere col pubblico quella sua enciclopedia farcita di caravaggeschi, di naturamortisti, di protobarocchi, di maestri e di anonimi. L\u2019armamentario \u00e8 dei pi\u00f9 intelligenti, dei pi\u00f9 adatti a stabilire una sorta di parentela coi musei, con quegl\u2019istituti che per mandato devono conservare, catalogare, classificare: ecco allora che la mostra parte con un San Giovannino di Battistello Caracciolo, il pi\u00f9 osservante dei caravaggeschi in collezione, con tanto di soggetto mutuato dal mentore (e lo stesso si pu\u00f2 dire di Massimo Stanzione, presente con un San Giovanni Battista nel deserto per dar conto di come il suo caravaggismo s\u2019unisca, ricorda Bastogi, \u201ca richiami classici, eleganza di gesti e un addolcimento espressivo mutuati da esempi di Guido Reni conosciuti a Roma\u201d), prosegue con l\u2019immancabile Jos\u00e9 de Ribera (il suo cupo Sant\u2019Antonio abate richiama quei suoi ossuti, scavati, macilenti filosofi che son forse il prodotto pi\u00f9 autentico della scuola napoletana del primo Seicento), e chiude la prima sezione col Maestro degli annunci ai pastori, artista che De Vito amava d\u2019amore corrisposto e di cui fu insigne studioso.<\/p>\n<p>I nuclei centrali della raccolta indugiano su quei pittori che stemperarono il naturalismo dei caravaggeschi della prima ora innestandovi ora il classicismo cristallino dei bolognesi (la Samaritana di Antonio De Bellis \u00e8 quasi una citazione del dipinto omologo di Annibale Carracci, oggi alla Pinacoteca di Brera, ma lo stesso si potrebbe dire per la Salom\u00e8 e la Giuditta di Stanzione che fanno quasi il verso ai David di Guido Reni), ora le eleganze neovenete (il composto Martirio di sant\u2019Orsola di Giovanni Ricca), ora le grazie sensuose dei Rubens e dei Van Dyck (la Santa Lucia di Bernardo Cavallino). Superati alcuni affondi tematici, su tutti quelli dedicati alle battaglie e alle nature morte (specie sulla natura morta \u00e8 documentatissima la collezione di Giuseppe De Vito), s\u2019arriva all\u2019apoteosi coi capolavori di Mattia Preti e Luca Giordano: dall\u2019unicum che \u00e8 la Scena di carit\u00e0 con tre fanciulli mendicanti di Mattia Preti fino alla sua Deposizione dalla croce che denota la piena adesione del pittore calabrese al gusto barocco, per arrivare alle primizie di Luca Giordano, su tutte il grande Riposo durante la fuga in Egitto, opera della maturit\u00e0, eseguita poco prima del trasferimento a Firenze, che s\u2019evidenzia \u201cper la pacata e armoniosa originalit\u00e0 dell\u2019invenzione\u201d, scrive Bastogi, e per la \u201ccomposizione, di calibrata ispirazione classicista\u201d, che \u201coffre una versione pi\u00f9 controllata degli evidenti riferimenti cortoneschi che improntano il linguaggio maturo di Giordano\u201d, gi\u00e0 impregnato di classicismo romano e d\u2019accenti neoveneti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Battistello Caracciolo, San Giovanni Battista fanciullo (1622 circa; olio su tela, 62,5 x 50 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 6)\" title=\"Battistello Caracciolo, San Giovanni Battista fanciullo (1622 circa; olio su tela, 62,5 x 50 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 6)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/battistello-caracciolo-san-giovanni-battista.jpg\" width=\"750\" height=\"897\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nBattistello Caracciolo, San Giovanni Battista fanciullo (1622 circa; olio su tela, 62,5 x 50 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 6)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Massimo Stanzione, San Giovanni Battista nel deserto (1630 circa; olio su tela, 180 x 151,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 10)\" title=\"Massimo Stanzione, San Giovanni Battista nel deserto (1630 circa; olio su tela, 180 x 151,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 10)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/massimo-stanzione-san-giovanni-battista.jpg\" width=\"750\" height=\"869\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMassimo Stanzione, San Giovanni Battista nel deserto (1630 circa; olio su tela, 180 x 151,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 10)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Jos\u00e9 de Ribera, Sant\u2019Antonio abate (1638; olio su tela, 71,5 x 65,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 2)\" title=\"Jos\u00e9 de Ribera, Sant\u2019Antonio abate (1638; olio su tela, 71,5 x 65,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 2)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/jose-de-ribera-sant-antonio-abate.jpg\" width=\"750\" height=\"827\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nJos\u00e9 de Ribera, Sant\u2019Antonio abate (1638; olio su tela, 71,5 x 65,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 2)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Maestro degli annunci ai pastori, Fanciulla che odora una rosa (Allegoria dell\u2019Olfatto) (1635-40; olio su tela, 104 x 79 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 25)\" title=\"Maestro degli annunci ai pastori, Fanciulla che odora una rosa (Allegoria dell\u2019Olfatto) (1635-40; olio su tela, 104 x 79 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 25)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/maestro-dell-annuncio-ai-pastori-giovane-che-odora-una-rosa.jpg\" width=\"750\" height=\"1007\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMaestro degli annunci ai pastori, Fanciulla che odora una rosa (Allegoria dell\u2019Olfatto) (1635-40; olio su tela, 104 x 79 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 25)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Antonio De Bellis, Cristo e la Samaritana al pozzo (1645-1650 circa; olio su tela, 224 x 170 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 5)\" title=\"Antonio De Bellis, Cristo e la Samaritana al pozzo (1645-1650 circa; olio su tela, 224 x 170 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 5)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/antonio-de-bellis-cristo-e-la-samaritana.jpg\" width=\"750\" height=\"974\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAntonio De Bellis, Cristo e la Samaritana al pozzo (1645-1650 circa; olio su tela, 224 x 170 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 5)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Massimo Stanzione e bottega, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1645 circa; olio su tela, 107 x 87 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 9)\" title=\"Massimo Stanzione e bottega, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1645 circa; olio su tela, 107 x 87 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 9)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/massimo-stanzione-e-bottega-salome.jpg\" width=\"750\" height=\"883\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMassimo Stanzione e bottega, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1645 circa; olio su tela, 107 x 87 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 9)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Bernardo Cavallino, Santa Lucia (1645-1648; olio su tela, 129,5 x 103 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 32)\" title=\"Bernardo Cavallino, Santa Lucia (1645-1648; olio su tela, 129,5 x 103 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 32)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/bernardo-cavallino-santa-lucia.jpg\" width=\"750\" height=\"911\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nBernardo Cavallino, Santa Lucia (1645-1648; olio su tela, 129,5 x 103 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 32)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Aniello Falcone, Battaglia con cavalieri in costumi moderni (1646; olio su tela, 120 x 142 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 18)\" title=\"Aniello Falcone, Battaglia con cavalieri in costumi moderni (1646; olio su tela, 120 x 142 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 18)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aniello-falcone-battaglia-con-cavalieri-in-costume.jpg\" width=\"750\" height=\"626\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAniello Falcone, Battaglia con cavalieri in costumi moderni (1646; olio su tela, 120 x 142 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 18)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Luca Forte, Vaso di fiori istoriato con rose e iris (1649; olio su tela, 115 x 81 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 12)\" title=\"Luca Forte, Vaso di fiori istoriato con rose e iris (1649; olio su tela, 115 x 81 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 12)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/luca-forte-vaso-di-fiori.jpg\" width=\"750\" height=\"1030\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLuca Forte, Vaso di fiori istoriato con rose e iris (1649; olio su tela, 115 x 81 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 12)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giuseppe Ruoppolo, Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica (1670-1680; olio su tela, 99 x 127,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 21)\" title=\"Giuseppe Ruoppolo, Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica (1670-1680; olio su tela, 99 x 127,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 21)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/giuseppe-ruoppolo-natura-morta.jpg\" width=\"750\" height=\"580\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiuseppe Ruoppolo, Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica (1670-1680; olio su tela, 99 x 127,5 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 21)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mattia Preti, Scena di carit\u00e0 con tre fanciulli mendicanti (1656 circa; olio su tela, 171 x 124 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 3)\" title=\"Mattia Preti, Scena di carit\u00e0 con tre fanciulli mendicanti (1656 circa; olio su tela, 171 x 124 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 3)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/mattia-preti-scena-di-carita.jpg\" width=\"750\" height=\"1004\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMattia Preti, Scena di carit\u00e0 con tre fanciulli mendicanti (1656 circa; olio su tela, 171 x 124 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 3)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mattia Preti, Deposizione di Cristo dalla croce (1675 circa; olio su tela, 179 x 128 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 1)\" title=\"Mattia Preti, Deposizione di Cristo dalla croce (1675 circa; olio su tela, 179 x 128 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 1)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/mattia-preti-deposizione.jpg\" width=\"750\" height=\"1048\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMattia Preti, Deposizione di Cristo dalla croce (1675 circa; olio su tela, 179 x 128 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 1)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Luca Giordano, Scena di osteria (1658-1660; olio su tela (163 x 139 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 48)\" title=\"Luca Giordano, Scena di osteria (1658-1660; olio su tela (163 x 139 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 48)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/luca-giordano-scena-di-osteria.jpg\" width=\"750\" height=\"871\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLuca Giordano, Scena di osteria (1658-1660; olio su tela (163 x 139 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 48)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Luca Giordano (e collaboratore?), Riposo durante la fuga in Egitto (1675 circa; olio su tela, 150 x 204 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 61)\" title=\"Luca Giordano (e collaboratore?), Riposo durante la fuga in Egitto (1675 circa; olio su tela, 150 x 204 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 61)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/luca-giordano-riposo-durante-la-fuga-in-egitto.jpg\" width=\"750\" height=\"548\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLuca Giordano (e collaboratore?), Riposo durante la fuga in Egitto (1675 circa; olio su tela, 150 x 204 cm; Vaglia, Fondazione De Vito, inv. 61)&#13;<\/p>\n<p>Sin qui, dunque, il racconto d\u2019una mostra limpida, senza sbavature, con un\u2019illuminazione ottimale e con tutto l\u2019attrezzario di cui una mostra buona dovrebbe disporre. Una mostra che vale la visita, si potrebbe suggerire al lettore che sfoglia le recensioni per sapere anzitutto se una mostra merita il suo tempo, e che qui si potrebbe anche fermare. Una mostra rassicurante, si potrebbe aggiungere, almeno a una visita un poco superficiale. Sarebbe tuttavia un errore imperdonabile seguire con diligenza notarile le didascalie della mostra ufficiale e perdersi, di conseguenza, le zone pi\u00f9 cupe e pi\u00f9 ombrose di questa rassegna, ch\u2019\u00e8 assai pi\u00f9 fosca di quel che possa sembrare, dacch\u00e9 vedere una mostra che espone una collezione, tanto pi\u00f9 se \u00e8 una collezione che risponde a un progetto tanto accurato e meticoloso, significa anche ricavare in tralice un\u2019immagine del collezionista. Cosa dicono, dunque, questi pezzi di tela dipinta del collezionista Giuseppe De Vito? Si sa che cominci\u00f2 a comprare arte napoletana del Seicento verso i cinquant\u2019anni d\u2019et\u00e0, in un\u2019epoca in cui, diranno i collezionisti d\u2019oggi, comperare era un\u2019avventura infinitamente pi\u00f9 imprevedibile di quanto non lo sia oggi, oggi che internet ha ampliato a dismisura le conoscenze e le possibilit\u00e0 di studio ma ha anche piallato ogni comparto dello scibile umano, e persino il pi\u00f9 ignorante possessore della pi\u00f9 ignobile crosta potrebbe esser propenso a far qualche verifica sui portali specializzati per farsi un\u2019idea anche vaga delle quotazioni prima d\u2019immettere sul mercato (e sui motori di ricerca) i quadri che ha ereditato e di cui vuol disfarsi. Si sa che De Vito \u00e8 stato collezionista, certo, ma anche fine studioso, un poroso autodidatta ch\u2019ebbe per mentore d\u2019elezione quel Raffaello Causa che fu soprintendente di Capodimonte, si sa che De Vito \u00e8 stato un connoisseur che intratteneva rapporti con gente come Clovis Whitfield, John Pope-Hennessy, Francis Haskell, Alvar Gonz\u00e1lez-Palacios, Giuliano Briganti, Mina Gregori, i coniugi Bertina Suida e Robert Manning. Si sa che scriveva regolarmente sul Burlington Magazine e che fond\u00f2 pure un suo periodico scientifico, Ricerche, ancor oggi pubblicato. Si sa che aveva interessi peculiari per certi filoni, a cominciare dal naturalismo caravaggesco, si sa che dovendo scegliere un pezzo d\u2019un artista del tempo privilegiava i periodi in cui meglio si notava il debito nei riguardi del Merisi, si sa che non comprava per rivendere, che per lui le opere d\u2019arte non erano degli asset speculativi ma erano lacerti necessari all\u2019attuazione d\u2019un disegno, e non sarebbero uscite dalla collezione neppure se si fossero sfacciatamente rivalutate. Si sa di certi suoi acquisti che dire rocamboleschi sarebbe poco: uno dei pezzi forti della raccolta, la Scena di carit\u00e0 con tre fanciulli ch\u2019\u00e8 tra i migliori dipinti del periodo napoletano di Mattia Preti, entr\u00f2 nella raccolta di De Vito dopo che Suida e Manning gliel\u2019avevano segnalata nei depositi della collezione di Walter Percy Chrysler Jr., e De Vito l\u2019acquist\u00f2 prima che il mercato s\u2019accorgesse di lei (un buon collezionista deve avere ottimi contatti e deve sapersi muovere prima degli altri). Sono per\u00f2 tutti elementi che pertengono al De Vito pubblico. Cosa dicono, invece, questi pezzi al di l\u00e0 di quel che sappiamo, di quel ch\u2019\u00e8 scritto sui cataloghi?<\/p>\n<p>Potrebbero dire, intanto, che De Vito \u00e8 stato qualcosa pi\u00f9 che un collezionista: lo si potrebbe immaginare, piuttosto, come un inesauribile progettatore di visioni. Progettatore, intanto, perch\u00e9 un collezionista che decide di concentrarsi con tanta lena su di una raccolta costruita in omaggio a un qualche criterio classificatorio \u00e8 qualcuno che decide d\u2019inventarsi una professione parallela, e d\u2019offrirsi con dedizione a questo mestiere improvvisato. E come ogni raccolta che aderisce a un criterio preciso, anche la collezione di Giuseppe De Vito \u00e8 fondata su di un modello che insegue una visione, o forse ancor meglio un sogno, uno di quei sogni che son nitidi finch\u00e9 si dorme ma sfuggono al controllo della memoria appena ci si sveglia, si dileguano dentro una nebbia che non potr\u00e0 mai diradarsi completamente. E poich\u00e9 il sogno, ch\u2019\u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 qualcosa d\u2019instabile, era meraviglioso e pieno, allora si cerca di riportarlo alla mente, di ricordarlo. De Vito ha dunque trascorso met\u00e0 della sua esistenza nel tentativo di rimettere assieme i frantumi di quel sogno, ha passato quasi cinquant\u2019anni a rincorrere l\u2019idea di ricostruire un pezzo di mondo, di rimodellarlo a sua immagine, e di farlo con lo strumento pi\u00f9 improbabile di tutti: una pinacoteca. Una pinacoteca, quella di Giuseppe De Vito, ch\u2019\u00e8 al contempo un catalogo dei suoi interessi di studioso, un album di famiglia, la pagina d\u2019un manuale, un diario, un\u2019accozzaglia di stravaganze, una congerie di luminose ossessioni, un autoritratto involontario, una fotografia congelata, un inventario di ritratti altrui, un atto d\u2019amore, un atto di prevaricazione, un testamento. De Vito teneva le opere nelle sale di casa sua, ma la collezione, s\u2019\u00e8 detto sopra, ha pi\u00f9 consanguineit\u00e0 con un museo che con una collezione domestica, e probabilmente lui stesso ne era consapevole, cos\u00ec com\u2019era consapevole che il suo fosse un lavoro, e che quel lavoro non sarebbe mai finito: \u201cla raccolta\u201d, scrive Bastogi, \u201cappare una sorta di \u2018laboratorio\u2019, di work in progress, la cui frequentazione quotidiana non solo arrecava godimento estetico al collezionista ma ne stimolava le riflessioni: ogni opera \u00e8 una precisa tessera nel mosaico della sua ricostruzione della scena artistica napoletana\u201d. Quest\u2019idea della collezione come un laboratorio ne dimostra il carattere sostanzialmente sovversivo, si potrebbe dire, ed \u00e8 anche una dimostrazione della sua hybris e della sua feconda astrattezza.<\/p>\n<p>Adesso, sottratta al tempo e sottratta alla storia, la collezione di Giuseppe De Vito vive da s\u00e9. Vedere i pezzi della raccolta, vedere questa mostra di Forte dei Marmi, mostra misurata, opportuna e irreprensibile nella sua esattezza e nella sua esaustivit\u00e0, fa venire in mente lo straniero delle Rovine circolari di Borges. Forse, anche Giuseppe De Vito \u00e8 stato quello straniero che aveva compreso che l\u2019impegno di modellare la materia dei sogni \u00e8 il pi\u00f9 difficile che un essere umano possa assumere. Ci\u00f2 nondimeno, De Vito ha continuato a sognare, e poi forse alla fine ha scoperto che qualcun altro lo stava sognando, ha scoperto d\u2019esser diventato lui stesso la creatura del proprio sogno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.castellogamba.vda.it\/it\/sole-caduto-aosta-gio-pomodoro\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/castellogamba_2026_pomodoro_adv_728x90pxl.jpg\" alt=\"Sole caduto Aosta. Gio' Pomodoro - Castello Gamba, fino al 21 giugno\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Castello Gamba, Pomodoro', 1);\" title=\"Sole caduto Aosta. 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Credenze, errori e falsit\u00e0 nel mondo dell&#8217;arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all&#8217;Universit\u00e0 di Genova e all&#8217;Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n    <\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), pubblicato il 21\/06\/2026 Categorie: Recensioni mostre \/ Argomenti: Arte antica &#8211; Collezionismo &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":551741,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,1613,1614,1611,1610,289174,1612,203,204,1537,90,89,6052],"class_list":["post-551740","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-antica","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-collezionismo","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-seicento"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116796855537911909","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/551740","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=551740"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/551740\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/551741"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=551740"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=551740"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=551740"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}