{"id":553001,"date":"2026-06-23T20:46:11","date_gmt":"2026-06-23T20:46:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/553001\/"},"modified":"2026-06-23T20:46:11","modified_gmt":"2026-06-23T20:46:11","slug":"tumore-prostata-trattamento-sperimentale-uccide-le-cellule-e-riattiva-limmunita-il-nuovo-studio-americano-e-cosa-potrebbe-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/553001\/","title":{"rendered":"Tumore prostata, trattamento sperimentale uccide le cellule e riattiva l&#8217;immunit\u00e0: il nuovo studio americano (e cosa potrebbe cambiare)"},"content":{"rendered":"<p>Si profila una nuova speranza per i pazienti affetti da <strong><a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/tumore-alla-prostata\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">tumore alla prostata<\/a><\/strong>. I ricercatori del <strong>Weill Cornell Medicine<\/strong> e del <strong>Cornell Duffield College of Engineering<\/strong> hanno condotto uno studio preclinico utilizzando nanoparticelle ingegnerizzate a base di silice amorfa. Indirizzate verso l\u2019organo malato, la scoperta \u00e8 incredibile: <strong>distruggono i tumori prostatici e potenziano l\u2019immunit\u00e0 antitumorale<\/strong>. Finanziata dal Dipartimento della Difesa, dal National Cancer Institute, parte dei National Institutes of Health, tramite il Cancer Center Support Grant, e da finanziamenti del programma Cycle for Survival\/Parker Institute, la ricerca \u00e8 stata pubblicata il 15 giugno sulla rivista Cancer Research.<\/p>\n<p>Il loro nome \u00e8 nanoparticelle di silice core-shell fluorescenti ultra-piccole, o punti Cornell Prime (punti C&#8217;) ed inizialmente il loro utilizzo era nella diagnostica per immagini. Ora, in fase avanzata, la loro applicazione va da quella chirurgica a quella terapeutica. Solo negli ultimi anni i ricercatori hanno scoperto il loro effetto sulle cellule cancerose, preservando quelle sane. Si \u00e8 visto come le particelle, derivate dal biossido di silicio, abbiano indotto nei topi la remissione totale del tumore aggressivo e ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che partissero studi clinici per un futuro utilizzo sull\u2019uomo.<\/p>\n<p><a class=\"link_item\" data-linked_from=\"null\" href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/salute\/ricerca\/batterio_mangia_tumori_divora_interno_studio_belga-9464807.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il batterio &#8220;mangia-tumori&#8221; che li divora dall&#8217;interno: cosa dice un nuovo studio belga<\/a><\/p>\n<p>Cos&#8217;\u00e8 la ferroptosi e come funzionano i punti C&#8217; nelle cellule tumorali <\/p>\n<p>Ma come agiscono sulle cellule tumorali aggressive nella prostata? Innescano un processo di autodistruzione chiamato ferroptosi: si ossidano e muoiono. Non \u00e8 ancora chiaro cosa inneschi la ferroptosi, ma gli esperti hanno trovato prove che le particelle, trasportando ioni di ferro a carica positiva nel flusso sanguigno fino all\u2019interno delle cellule tumorali, contribuiscono a scatenare un\u2019ossidazione incontrollata. Allo stesso tempo, convertono il microambiente immunitario del tumore prostatico. In sostanza diventa terreno fertile per altre immunoterapie, aumentandone quindi l\u2019efficacia.<\/p>\n<p>Le parole della dottoressa Michelle Bradbury sui risultati sono entusiaste: \u00abSiamo molto incoraggiati da questi risultati. Un trattamento che induca direttamente la morte delle cellule tumorali e al contempo trasformi il microambiente immunitario, come fa questo, rappresenterebbe un nuovo paradigma clinico\u00bb. Autrice senior dello studio, Bradbury \u00e8 anche professoressa titolare della cattedra di ricerca sull&#8217;imaging in radiologia e direttrice del Molecular Imaging Innovations Institute presso la Weill Cornell Medicine, nonch\u00e9 neuroradiologa presso il NewYork-Presbyterian\/Weill Cornell Medical Center.<\/p>\n<p>Numerosi sono anche gli effetti dei punti C\u2019 sul sistema immunitario. Cellule T, macrofagi e altre cellule immunitarie passano da uno stato di inattivit\u00e0 o immunosoppressione a un\u2019elevata azione antitumorale. Ma le particelle di silice come raggiungono la zona da colpire? Sono state progettate per raggiungere in modo mirato le cellule tumorali della prostata grazie a una molecola che riconosce il PSMA, una proteina tipica di queste cellule. Anche nei tessuti non prostatici in cui si sono temporaneamente accumulate, come la milza, non sono stati osservati effetti tossici.<\/p>\n<p>\u00abSembra irreale: com&#8217;\u00e8 possibile che, anzich\u00e9 un singolo percorso, osserviamo tutti questi effetti verificarsi simultaneamente, e solo nei tumori e non nei tessuti sani? Mi chiedo se la presenza fin dalle origini e onnipresente della silice ultrafine nell&#8217;ambiente e in alimenti come verdure a foglia verde o cereali non abbia creato una connessione con la biologia che stiamo solo ora iniziando a intravedere\u00bb ha affermato Wiesner, co-autore dello studio e professore titolare della cattedra Spencer T. Olin presso il Dipartimento di Scienza e Ingegneria dei Materiali e professore presso il Dipartimento di Tecnologia del Design del College di Architettura, Arte e Pianificazione.<\/p>\n<p><a class=\"link_item\" data-linked_from=\"null\" href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/salute\/ricerca\/cancro_nuovo_strumento_diagnosi_senza_esami-9582737.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cancro, c&#8217;\u00e8 un nuovo rivoluzionario strumento per la valutazione del rischio senza fare esami specifici<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;esperimento sui topi e le speranze per il futuro <\/p>\n<p>L\u2019esperimento sui topi ha portato ai risultati pi\u00f9 sorprendenti. Ai piccoli animali affetti da cancro aggressivo alla prostata \u00e8 stata somministrata la combinazione di particelle di silice con un&#8217;immunoterapia chiamata blocco del checkpoint immunitario. L\u2019esito ha prodotto sinergicamente remissioni complete o quasi complete e una sopravvivenza illimitata in quattro topi su 10 trattati in questo modo. L&#8217;aggiunta di un terzo trattamento chiamato blocco del CSF-1R, che ha come bersaglio i macrofagi associati al tumore, ha portato a cinque remissioni su dieci.<\/p>\n<p>\u00abRiteniamo che non esista nient&#8217;altro in grado di sopprimere la crescita tumorale in modo cos\u00ec forte e duraturo\u00bb ha affermato Bradbury. \u00abUno degli aspetti pi\u00f9 interessanti di questo lavoro \u00e8 la convergenza tra l&#8217;uccisione diretta delle cellule tumorali e un ampio rimodellamento immunitario\u00bb ha affermato il coautore dello studio, il\u00a0dottor Jedd Wolchok\u00a0, direttore del Sandra and Edward Meyer Cancer Center, professore di medicina presso la Weill Cornell Medicine, direttore del Parker Institute for Cancer Immunotherapy presso il Weill Cornell Medicine Meyer Cancer Center e oncologo presso il NewYork-Presbyterian\/Weill Cornell Medical Center. \u00abCreando condizioni che supportano una risposta immunitaria antitumorale pi\u00f9 efficace \u2013 conclude &#8211; queste particelle potrebbero contribuire a sbloccare il pieno potenziale dell&#8217;immunoterapia nel cancro alla prostata, dove storicamente \u00e8 stato difficile ottenere risposte durature\u00bb.<\/p>\n<p>I risultati incoraggianti dello studio portano i ricercatori a continuare a studiare le nanoparticelle di silice come nuovi farmaci antitumorali in grado di agire simultaneamente su pi\u00f9 fronti: a livello metabolico, antinfiammatorio e immunitario. L\u2019obiettivo \u00e8 valutarne la sicurezza e l\u2019efficacia negli studi clinici.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Ricerca, salute e nuove terapie, il gioved\u00ec alle 18<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si profila una nuova speranza per i pazienti affetti da tumore alla prostata. 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