{"id":560910,"date":"2026-06-29T02:41:26","date_gmt":"2026-06-29T02:41:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/560910\/"},"modified":"2026-06-29T02:41:26","modified_gmt":"2026-06-29T02:41:26","slug":"pensavo-di-andare-incontro-al-paradiso-ma-stavo-precipitando-nellinferno-jihadista-il-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/560910\/","title":{"rendered":"&#8220;Pensavo di andare incontro al paradiso. Ma stavo precipitando nell&#8217;inferno jihadista&#8221; \u2013 Il Tempo"},"content":{"rendered":"<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/120954983-542f1c6d-26ce-4949-a326-1f214bfcd808.jpg\" class=\"lazy\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"\" class=\"author\">Francesca Musacchio<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t28 giugno 2026<\/p>\n<p>\u00abCredevo di andare in paradiso. In realt\u00e0 stavo precipitando all\u2019inferno\u00bb. Si chiama Youssef, ma non \u00e8 il suo vero nome. Quello \u00e8 rimasto sepolto insieme all\u2019uomo che stava diventando. Oggi vive da qualche parte nel mondo, lontano dalla Tunisia, dalla Francia, dall\u2019Italia e dalla Giordania. Si nasconde da chi un tempo chiamava fratelli e che oggi lo considera un traditore. Per loro doveva diventare un martire. Invece ha scelto di restare vivo. E di raccontare la sua storia a Il Tempo con la promessa di mantenere l\u2019anonimato.<\/p>\n<p><strong>Youssef, quando \u00e8 iniziato tutto?<\/strong><br \/>\u00abNon \u00e8 iniziato con l\u2019odio. \u00c8 questo l\u2019errore che fanno in molti. Pensano che un ragazzo si svegli una mattina, guardi un video su internet e decida di diventare un jihadista. Non funziona cos\u00ec. Prima arriva il vuoto. Poi arriva qualcunoche quel vuoto lo sa riempire. Sono nato a Sfax, in Tunisia, da una famiglia musulmana normale. Ramadan, preghiera, rispetto per i genitori. Nessuno parlava di guerra santa o sognava il martirio. Atredici anni sono arrivato in Francia passando per l\u2019Italia. Doveva essere l\u2019inizio di una vita migliore. In parte lo \u00e8 stato, in parte no. Non voglio fare il solito discorso sull\u2019Europa cattiva. La verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sporca e pi\u00f9 semplice: io non sapevo chi ero. In Tunisia ero quello partito. In Francia ero quello venuto da fuori. E in mezzo non c\u2019era niente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa cercava?<\/strong><br \/>\u00abUn posto. Una voce che mi dicesse: tu sei qualcuno. Non ero un criminale o un fanatico, ma un ragazzo senza direzione. La banlieue ti educa al silenzio. Vedi tutto, capisci tutto, ma nessuno ti chiede davvero cosa hai dentro. Poi ho iniziato ad andare pi\u00f9 spesso in moschea. Non perch\u00e9 fossi diventato improvvisamente religioso, ma perch\u00e9 l\u00ec qualcuno mi salutava e mi chiedeva come stavo. Sembra poco, ma per un ragazzo che si sente invisibile \u00e8 moltissimo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La moschea era radicale?<\/strong><br \/>\u00abNo. Ed \u00e8 importante dirlo. La moschea non era un covo. La maggior parte delle persone entrava, pregava e tornava a casa. Il problema non era la preghiera, ma quello che accadeva ai margini. La radicalizzazione non avviene sempre davanti a un predicatore che urla. Spesso avviene con una voce bassa. Con un uomo che ti mette una mano sulla spalla e ti dice: fratello, tu vali pi\u00f9 di quello che ti fanno credere. \u00c8 l\u00ec che comincia tutto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi erano?<\/strong><br \/>\u00abUomini normali, almeno in apparenza. Non arrivavano con il volto coperto o con il linguaggio della guerra. Parlavo con loro e sembravano pi\u00f9 maturi, centrati, sicuri. Ascoltavano, facevano domande su famiglia, lavoro, ragazze, rabbia e vergogna. Mi lasciavano parlare. Poi, piano piano, davano un nome a tutto quello che sentivo. La confusione diventava umiliazione e la solitudine prova. Mentre la rabbia diventava fede. Mi dicevano che non ero perso, ero stato scelto. E quando qualcuno trasforma il tuo fallimento in destino, tu inizia credergli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 arrivato il salto?<\/strong><br \/>\u00abCon gli incontri privati. Sempre uno a uno, mai davanti a tutti. \u00c8 questa la parte che spesso non si vuole vedere. Oggi si parla molto del web, dei canali Telegram, dei video. \u00c8 vero, esistono e contano. Ma l\u2019incontro personale resta decisivo. Un uomo davanti a te vale pi\u00f9 di cento video. Perch\u00e9 ti guarda, ti misura, capisce dove sei fragile. All\u2019inizio parlavamo di religione. Poi di identit\u00e0. Poi di guerra. Mi dicevano che l\u2019Islam vero era stato tradito, che gli imam ufficiali erano venduti, che i governi musulmani erano corrotti, che l\u2019Occidente avrebbe sempre odiato i musulmani. Non lo dicevano tutto insieme. Lo facevano entrare poco allavolta. Una frase oggi, un video domani, una storia la settimana dopo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E il martirio?<\/strong><br \/>\u00abIl martirio arriva quando sei gi\u00e0 dentro. Prima devono costruire la fiducia. Nessuno ti dice subito: devi morire. Sarebbe troppo brutale. Ti dicono il contrario. Ti dicono che il martire non muore, che entra direttamente in paradiso, incontra le vergini promesse e pu\u00f2 intercedere per la sua famiglia. E che il suo sangue cancella la vergogna, la povert\u00e0, l\u2019insignificanza. \u00c8 un racconto potente, malato, ma potente. Perch\u00e9 parla alla parte pi\u00f9 debole di te. Quella che vuole essere amata, ricordata, celebrata. Io non volevo morire. Volevo contare qualcosa. Loro mi convinsero che la morte fosse il modo pi\u00f9 alto per esistere. Pensavo di andare incontro al paradiso. In realt\u00e0 stavo camminando, passo dopo passo, verso il punto pi\u00f9 buio della mia vita\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Francesca Musacchio 28 giugno 2026 \u00abCredevo di andare in paradiso. In realt\u00e0 stavo precipitando all\u2019inferno\u00bb. 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